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giovedì 16 novembre 2017

Creare, incidere, consacrare e attivare le Rune


Skayler - Post Office



Ciao Skayler scusami se ti disturbo ma sei ormai un punto di riferimento per me ; vorrei sapere come possao attivare la mia scala della strega e le rune se mi poi aiutare con queste due cose ti ringrazio tantissimo .
-B


Era una vita che non facevo un Post Office!
Questo tuttavia era un argomento che volevo trattare da molto tempo, anche se non c'è certo bisogno di me. Molti sapranno bene come attivare sia la scaletta della Strega che le Rune.
Per quanto riguarda la Scaletta della strega, nel lontano 2011 feci un video e anche un post qui sul blog. che vi lascio linkato La scala della Strega.




Passiamo quindi invece all'attivazione dell Rune. Già agli albori del mio percorso, quando ancora pensavo che le Rune fossero utili solo per fare divinazioni, conobbi quello che ne più ne meno è il metodo "giusto" per attivatele. Qualche anno fa, ho creati per me un nuovo set, affinando la tecnica di attivazione, sebbene anche il mio vecchio set abbia sempre funzionato alla perfezione. Avrei voluto riprendervi le mie 9 notti e farne un video, ma durante le prime notti, mi resi conto che era un lavoro troppo intimo da mostrare, per altro non avrebbe nemmeno reso davvero per il suo valore spirituale, poiché alcuni passaggi erano davvero troppo privati per riprenderli.
Visto che, al di la di cosa si pensa, non mostro affatto quello che in realtà faccio in video, anche quella volta desistetti e il mio rituale resta un segreto, e vincolo tra me, le mie Rune e Odino.
Moltissimi libri a tema Rune, parlano di questo procedimento che dura diversi giorni. Tutti i testi seguono una linea guida simile, starebbe a voi trovare quella che più "sentite" da seguire.
Oggi però per rispondere alla ragazza che mi ha scritto, mi avvarrò di alcuni testi, per rendere il discorso più semplice possibile adatto ai neofiti anche se mi sento di NON INCORAGGIARE all'uso delle rune se prima non avete uno studio approfondito di queste, e della Tradizione Nordica.
E' sbagliato presumere che chiunque può usarle. esse appartengono a una specifica tradizione a una specifica nascita/ consegna. che deve essere capita prima di intraprendere questo percorso. Perché si, l'uso delle rune è un percorso, lungo e complesso, che è stato minato molto negli anni dal neopaganesimo che le ha lasciate alla mercé di chiunque, con misere paginette di definizioni divinatorie.
Fate attenzione dunque, e prima di continuare a leggere questo articolo, ricordate le parole di Odino:

Tu sai come incidere?
Tu sai come interpretare?
Tu sai come dipingere?
Tu sai come provare?
Tu sai come invocare?
Tu sai come sacrificare?
Tu sai come mandare?
Tu sai come immolare?

È meglio non essere invocato
che [ricevere] troppi sacrifici:
un dono è sempre per un compenso.
È meglio essere senza offerte
che [ricevere] troppe immolazioni.
Così Þundr incise
prima della storia dei popoli;
poi egli si levò su
                                                    dove era venuto                                                                          

    Havamal- 144- 145 Rúnatal


Non sono nessuno tuttavia per dire a qualcuno cosa fare o non fare. Ho iniziato a usare le Rune fin da quando ero Neopagana e non ho mai rinnegato il mio percorso, perche comunque mi ha permesso di maturare di pari passo con le informazioni ed esperienze con cui mi scontravo.
Forse non dovrei nemmeno scrivere un post del genere, e lasciare che ognuno Trovi, se deve trovarlo, il modo per usare le Rune da se, cosi come ho fatto io. Tuttavia, il mio "mestiere" è quello comunque di porgere una manina, per quello che posso fare.
Invece di "dare" del mio come volevo fare anni fa, ho deciso di utilizzare il testo di: Galina Krasskova. The Whispering of Woden: Nine nights of Devotionale Practice. Che con questo libro mi ha aiutato molto ad avere una pratica devozionale verso Odino, all'inizio della mia "vita con lui".
Integrerò il testo con qualcosa tratto da Rune Tomo I  di Norak Odal e Fiordo Bianco, sperando di dare uno spunto abbastanza valido per quantomeno indirizzare un primo lavoro, alcune parti hanno davvero un impronta molto neopagana più che nordica, ma ve le lascio comunque anche se non le ho eseguite ne lo farei, vi possono essere utili e di spunto. Troverete anche qualche mio commento e rielaborazione personale qui e li che vuole essere un consiglio e un esemplificazione di come io ho fatto.




  •    Creare le Rune.


Strumenti necessari :
• Tondini di legno su cui intagliare le rune (circa di 2,5 cm)
• Un dremel o piu comunemente un pirografo. O un attrezzo da carving /Ristir
• Incenso di Odino
• Olio di Odino
• Tintura delle nove erbe di Odino e/o la combinazione libera di nove erbe.
• Terra
• Tabacco (un sigaro è perfetto)
• Uno spillo
• Colore rosso/ ocra rossa/ resina di sangue di drago
• Idromele, birra o vino rosso

(Tutte le ricette le lascio a fondo pagina.)

La meditazione di questa sera è la quintessenza Odinica. Si tratta di lavorare un set di rune consentendo loro di essere uno strumento di comunicazione tra voi e il Vecchio. Le rune possono essere usate per la meditazione con Odino, infatti, vi suggerisco di meditare per 24 notti consecutive, una runa per notte, scrivendo una personale poesia runica per ogni runa.
L'ottenimento delle rune è una parte potente della storia di Odino, sembra giusto quindi, includere questa divinità in qualsiasi devozione legata a lui.
Anche se il più delle volte le rune sono presentate come strumento di divinazione o di magia, esse sono potenti strumenti di contemplazione, meditazione, e di connessione con il Dio dell'Albero.
Nel creare il proprio set di rune stasera, ci concentreremo sull'approfondire la vostra comunicazione con Odino. Indipendentemente dal fatto che le rune sono utilizzati in meditazione o per la lettura e per districare di Wyrd, si tratta di strumenti rivolti a una maggiore comunicazione. Essi sono le chiavi che aprono le porte della chiarezza e della comprensione. Le affronteremo come strumenti semi-viventi, ottenute e apprezzate da Odino stesso.

⌘ Creare il proprio set di rune non è così difficile o così scoraggiante come può sembrare. Il primo passo è quello di selezionare il vostro legno, (io ho preferito il Frassino, albero cosmico Norreno) tagliare i tondini di dimensioni adeguate, e sabbiatele se ci sono spuntoni di corteccia o schegge varie.
Potete anche acquistatele se non vi sentita di tagliarle voi stessi, io ho portato il ramo scelto da un falegname per avere un taglio preciso e netto. È possibile scegliere tra una selezione di legni anche se, ovviamente, vi consiglio il tasso, il frassino o l'olmo. Alcune persone possono scegliere di utilizzare pietre di fiume e di scolpire la runa nella pietra, altri in argilla o qualche altra sostanza naturale, come le ossa, o palchi di corna.
Se scegliete di tagliare un ramo per le vostre. rune, siate rispettosi dell' albero e lasciare un'offerta per il vættir quando prendete il ramo necessario per il vostro lavoro.
Potete fare una piccola cerimonia di protezione personale, e prima di tagliare il ramo dire qualcosa di adeguato come:

Salute a te, o (nome dell'albero)

Antico (nome dell' albero), offri a me un pezzo del tuo legno
e io offro a te un pezzo di me
quando diventerò un albero,
In questo ramo invia il tuo potere,
 che il potere agisca attraverso esso
per il bene di tutti

Tuttavia, personalmente non amo comunque tagliare i rami, preferisco raccogliere quelli che sono danti spontaneamente dall'albero scelto, e lasciare un offerta per questo dono.
Ad ogni modo secondo le indicazioni di Rune Tomo I, il ramo va tagliato di netto, dal basso verso l'alto, senza che cada al suolo altrimenti il suo potere andrebbe perso.
Ringraziate dunque l'albero:
Antico (nome dell'albero)
 accetta il mio ringraziamento
per il dono del tuo potere in questo ramo,
Che il tuo potere dimori sempre,
e operi per il bene di tutti.
Così sia.

segue un offerta, Monete, nastro rosso, libagioni o accendere una candela e restare in attesa finché non è estinta.

Insisto sul Legno più che parlarvi di altre piattaforme, perche è quello preferibile. Gli alberi sono esseri spirituali, capaci di convogliare energie universali. Essi sono simboli cosmologici in tante tradizioni. Le radici affondano in regni sotterranei, mentre le fronde si ergono a piani celesti, superiori. L'albero è attraversato dall'energia cosmica, sicché il legno è un materiale sacro.
Se questo non bastasse, nel poema eddico Voluspà si narra che quando il mondo era giovane Odino e i suoi fratelli Vili e Vè trovarono su una spiaggia un ciocco di legno di frassino e un altro di olmo e da essi crearono rispettivamente il primo uomo: Askr (frassino in norreno)e la prima donna Embla (olmo). L tre divinità donarono ad essi la vita, Odino, come diremo dopo infuse loro l'alito Vitale, Vè i sensi e la parola e Vili lo spirito, le emozioni, e il calore della vita.
Incidere le rune vedremo, segue esattamente questo percorso: si canta il loro nome intagliandole donandogli l'alito della vita e l'energia del nome stesso, si donano i sensi (forma) tracciando il simbolo che verrà marchiato di sangue e colore rosso, per donare calore della vita.
In ultimo Alcuni testi, indicano come alberi prediletti quelli da frutta, in cui è compreso il tasso (spesso sostituto del Frassino comico Yggdrasil), quindi, melo, ciliegio, pino cedro rosso e olivo. Il ramo scelto secondo testi anche nordici, va preso in primavera prima che i fiori dell'albero diventino frutti, secondo il rituale della magia del legno. I momenti ideale solo al sorgere del sole, a mezzogiorno o al tramonto. Il ramo prima di essere tagliato, deve essere un ramo dritto, orientato in una posizione runica adatta.

Una volta scelto il vostro legno e tagliati (o acquistati) i 24 tondini mettili sul tuo altare.
Il numero è 24, non 25! La runa Bianca o del Wyrd è una leggenda senza alcuna attestazione, una dischetto vuoto può essere tenuto per sostituire una Runa se va persa, nulla di più.
Potete usufruire dell energia Lunare e quindi scegliere la Luna Piena. In tal caso, esponete i tondini vergini alla luce lunare, prima di iniziare il lavoro con esse.
Lavate i tondini con acqua consacrata se volete, e fategli una prima fumigazione purificativa: una mistura di cedro, verbena, salvia, resina d'ambra.

⌘ Fumigate successivamente le piastrelline con l' incenso di Odino. Questo è simbolo di Odino che  respirava la vita nel genere umano all'inizio del mondo. Chiediamo a Lui, quindi, di dare vita a queste piastrelle bianche, che presto diventeranno rune.

⌘ Il passo successivo è quello di scolpire o bruciare le rune in ciascuna delle piastrelle. Hai due
scelte: è utilizzare uno strumento Dremel/ pirografo per bruciare la forma di ogni runa, o si può intagliare la runa nel legno con uno strumento come il Ristir che è un punteruolo.
Scegliete come momento per l'incisione la Luna crescente, momento prospero, fecondo, ricco di energia positiva. Oppure partite seguendo le corrispondenze orarie di ogni runa, e tracciatele nell'arco dell 24 ore.
Eseguite prima il rito di protezione di Hammer, p del Martello di Thor. Tracciando una linea che parte dall'alto, verso il basso -sinistra destra- destra come nella foto. Eseguite questa benedizione, verso le quattro direzioni e in alto e in basso. Potete recitare qualcosa tipo: Martello di Thor santifica il (punto cardinale) e rendi sacro questo luogo. In alternativa qualsiasi chiamata degli Angoli andrà bene.
E' possibile anche invitare propriamente le divinità nel rituale, non solo Odino quindi ma anche Freyja, Freyr, Thor, le Norne, o qualsiasi sia la divinità a cui siete più legati. Invitare anche gli antenati, in particolare coloro che hanno lavorato con la magia, se possedete qualche famigliare del genere. Invitate gli alleati animali, e le entità iperprotettive con cui lavorate.

La tracciatura di ogni runa andrebbe fatta seguendo un ordine di tracciatura preciso per esempio la runa Fehu: tracciare prima stanghetta dall'alto verso il basso, tracciare la seconda dal basso verso l'alto e poi la sgarra laterale dal basso verso l'alto. Uruz: stanghetta trasversale dall'alto sinistra verso il basso destra - Asta di sinistra dall'alto verso il basso, asta di destra dall'alto verso il basso... etc.( Per queste indicazioni dovete riverirvi a un testo)

Una volta eseguita la tracciatura, prendete il vostro tempo per questo passo. Leggi su ogni singola runa. Meditate su di esse, non solo in senso tradizionale, ma che cosa significano per voi personalmente, come si manifestano nella tua vita, come hanno la capacità di connettersi a Odino. Esaminare attentamente la piastrella per vedere come tracciare nella posizione migliore la runa. Leggermente tracciare la runa con una matita e poi o bruciare o scolpire la forma sopra.
Deponete le rune tracciate su un telo bianco, che potrete poi lasciare in un bosco, o sotterrato ( quindi deve essere di materiale naturale).

⌘ Una volta terminato, cantare il nome della runa tre volte. (Questa è una forma di Galdr.) Continuare fino a completare tutto il Futhark.
L'importanza del canto di preghiera, cantare le rune, vocalizzare le proprie intenzioni è una parte molto importante non solo del lavoro con le rune, ma anche per rivendicare il proprio potere creativo. Odino è un Dio di ispirazione e di comunicazione, e vi è molto da guadagnare ad indagare a fondo in tali pratiche vocali. Puoi sentirti a disagio in un primo momento, ma imparare a usare con fiducia la propria voce per chiamare gli dei o invocare una runa è uno dei più potenti e spiritualmente forti metodi che una persona in grado di eseguire. E 'ancora, è un altro canale attraverso il quale ci si può collegare alla presenza e alla potenza di Odino.

Una volta che hai scolpito o bruciato le rune, iniziare il processo attivazione. Come ogni essere vivente, che devono essere nutriti e deve essergli dato uno scopo.
La prima cosa che dobbiamo fare è dare loro sangue. Runologi e occultisti direbbero (e giustamente) che condividendo il vostro sangue con le rune si sta creando una connessione tra loro e voi stessi, così come simbolicamente fece Odino durante il suo calvario sull'Albero. Si tratta di un accordo di do ut des «io do affinché tu dia».
Marchiare con il sangue le rune è un atto personale, (ecco perche no al video) non è qualcosa che dovrebbe essere fatto con gli altri e in ogni caso è bene munirsi di qualcosa di sterile per far fuoriuscire il sangue. Usate il buon senso.
Riprendendo ogni runa, a partire Fehu, spalmare poche gocce di sangue sul runa e intonare ancora una volta il suo nome. Fate questo fino a completare l'intero Futhark. Disinfettatevi se vi siete tagliati.
Personalmente e come recitano diversi testi, invece che macchiare di sangue ogni runa, ho preferito creare una mistura e dipingere il solco con un pennello.
Se non avete a disposizione molto sangue, potete aggiungere ad esso del colore rosso; ocra rossa e sangue di drago sono due soluzioni naturali ottime. Ovviamente direi no alla pittura acrilica.
Se non ti senti a tuo agio nel usare del sangue, o non vuoi procurati alcuna ferita, puoi preparare una mistura rossa, con altri liquidi corporei, come la saliva, lo sperma, l'uria, il sudore, e il sangue mestruale. Solo il sangue "fresco" però fa parte della tradizione, indicato dai testi, come "il liquido della vita".
Sentitevi però liberei di usare ciò che vi fa sentire sicuri. Lo scopo di questo passaggio è quello di marcare le rune perche siano vostre, e vostre soltanto.. Se un altra persona le usa, non potrà lasciare un segno psichico in esse, poiché il vostro sangue annullerà altre influenze.

Intonata e tracciata anche l'ultima Runa, cantate infine la formula Alu.
ALU è composto da 3 rune As, Lagu e Ur : "dei e potere divino"- "acqua e flusso". "forza primitiva" rendendo così questo termine una kenning che significa "l'acqua degli dei, primitiva e forte".
la birra e ALU ( termine ancora tutt'oggi molto discusso, che va ben oltre la semplicità del suo significato letterale: alu accettato come "ale", ovvero "bevanda inebriante". Guardando più affondo infatti, le prime etimologie proposte collegavano il termine al Proto-Germanico aluh (amuleto, tabù) da alh "proteggere" con altrettante derivazioni che vedrebbero questa parola come una formula magica o che sia una metafora dello stesso.)
Questa formula, o un altra se preferite, severe a concludere questa parte, sigillando le energie dei fluidi.
* Per alcuni il rito di attivazione potrebbe terminare qui.

⌘ Quindi, prendere le rune di nuovo e ungete ciascuna con le seguenti sostanze, galdring il loro  nome mentre lo fate, mentre cantate, tenete ogni runa sul cuore, in modo che le vibrazioni siano piu intense.
Ungere le rune se volete con questi componenti consecutivamente, ma se desiderate, potete gestire le unzioni nell'arco di 9 Notti, cosa che vi consiglio.
• Notte uno: intagliare le rune
• Notte due: marchiare le rune
• Notte tre: ungere con olio
• Notte quattro: ungere con l'incenso
• Notte cinque: ungere con fluidi sessuali
• Notte sei: ungere con la tintura delle nove erbe
• Notte sette: ungere con nove erbe
• Notte otto: ungere con terreno
• Notte nove: ungere con il tabacco

Dopo ogni unzione e canto - Galdr, chiedete a Odino di infondere a queste rune, il potere, affinché siano strumenti efficaci di comunicazione tra voi e gli dei, per vive con la sua essenza. Desiderate uno strumento che garantirà intuizione in ogni aspetto della tua vita e che fornirà una comunicazione chiara e precisa. Ungendo le rune nel modo descritto, si sta dando ad esse anche un contributo nell'infondere loro l'energia di Odino. Questo può sembrare piuttosto esoterico per la gli Eteni, ma credo che sia  utile comunque.
Potete "sigillare" ogni runa ancora con la formula Alu.
Potete scegliere anche di lucidarle con della cera d'api alla fine di ogni procedura.

⌘ Prima di ogni unzione, meditare la runa come discusso sopra. Dopo ogni unzione, cantate la runa e pregare Odino. Una volta che tutto questo è fatto, mettere le rune in un sacchetto o scatola di vostra scelta e di gestitela nel modo seguente:
-Per tre notti, lasciarle sul vostro altare (se ne avete uno devozionale per Odino meglio). Potete portare con voi durante il giorno, ma non sono ancora pronte per essere usate.
-Dormire con loro sotto il cuscino per una notte.
-Lasciateli sul tuo altare ancestrale per tre notti chiedendo i vostri antenati di benedirle e prestare la loro potenza a questo strumento di comunicazione.
-Dormire con loro sotto il cuscino.
-Seppellirle nella terra per tre notti.
-Dormire con loro sotto il cuscino.

Ora le rune sono pronte anche per diventare.

⌘ In alternativa, potete fare una semplice unzione con un Olio base al quale aggiungere erbe scelte per particolari poteri che secondo voi devono esser infusi alle rune ( es: chiaroveggenza) e gocce di oli essenziali.
Allo stesso modo poette scegliere una mistura di erbe da sfregare su ogni runa, o fare un decotto con cui bagnare leggermente ogni runa.

Se si dispone di un set di rune al quale siete gia affezionati potete comunque seguire questo procedimento. Basta omettere l'intaglio / bruciatura.

Offrire un bicchiere di vino o idromele a Odino, e trascorrere tutto il tempo che desiderate a meditare e fare ricerca per le rune.




  • Conservare le Rune.

Non da meno importanza, è il contenitore dove deciderete di conservare le Rune. Solitamente si optra pe runa borsa, essa rappresenta in un certo qual senso l' intero universo, il luogo dove il macrocosmo si riflette sul Microcosomo uomo.
 Le rune ad ogni modo devono essere preservate da agenti esterni, nocivi. sporcizia ed energie.
Fin dall'antichità sono state usate borse di materiali naturali, pelle e lino sopratutto. E' importante anche oggi scegliere un materiale morbido e naturale. Potete abbellirla di ricami e disegni e personalizzarla come volete.

Il panno dove si lanciano le rune per le letture è chiamato Shdat, segna uno spazio delimitato, qual'ora non si lancino a terra.Lo Shdat è un quadrato di circa 45 cm di colore rigorosamente bianco, ovviamente di materiale naturale..
Può prevedere alcune tracciature per orientare la lettura, ad esempio 3 cerchi (30 cm- 20 cm- 10 cm) che sono rispettivamente FUTURO, PRESENTE, PASSATO.
Vi è un ulteriore divisone a 4 ( a forma di X) per segnare quattro settori che corrispondono ai punti cardinali  e quindi  EST: luogo del decidere, SUD luogo del dare, OVEST, luogo dell trattenere e NORD luogo del ricevere


Per imparare i Galdr: Songs of Yggdrasil - Freya Aswinn - futhark video for rune meditation

RICETTE al post precedente: L'incantesimo delle nove erbe e strumenti devozionali per Odino



FONTI:
Galina Krasskova. The Whispering of Woden: Nine nights of Devotionale Practice
 Rune Tomo I  di Norak Odal e Fiordo Bianco
Si prega di non copiare, ma nel caso in cui lo facciate riportate almeno il link - Grazie :P

L'incantesimo delle nove erbe e strumenti devozionali per Odino


L'incantesimo delle nove erbe, in inglese moderno Nine Herbs Charm, è un incantesimo in antico inglese del 9° o 10° secolo registrato nel manoscritto Lacnunga (una raccolta di metodi pagani di cura) del 10° secolo (Gordon, R. K., Anglo-Saxon Poetry, Everyman's Library #794, 1962, M. Dent & Sons, LTD).

L'incantesimo è inteso per il trattamento dell'avvelenamento e dell'infezione tramite una preparazione con nove erbe. I numeri nove e tre sono citati numerose volte all'interno dell'incantesimo e sono numeri significativi nel paganesimo germanico, e più tardi nel folklore germanico (Macleod, Mindy; Mees, Bernard, Runic Amulets and Magic Objects, Boydell Press, 2006).
Il poema contiene riferimenti sia a elementi pagani inglesi che ad elementi cristiani, incluso un cenno alla divinità principale germanica, Odino.
Secondo R. K. Gordon, il poema è "sicuramente qualcosa di anticamente pagano che è stato soggetto alla censura cristiana" (Gordon, R. K., cit.).

Malcolm Laurence Cameron propone un valore psicologico per il componimento, sostenendo che cantare i suoi versi risultava, per gli "antichi" pazienti, in un "effetto meravigliosamente incantatorio" (Cameron, Malcolm Laurence, Anglo-Saxon Medicine; Cambridge University Press, 1993).

L’incantesimo fa riferimento a nove erbe: Mucgwyrt (Artemisia vulgaris), Attorlaðe (identificata da R. K. Gordon (op. cit.) come il giavone (Echinochloa crus-galli), definita da altri come Betonica comune (Stachys officinalis), Stune (Cardamine hirsuta); Wegbrade (piantaggine, ovvero Plantago sp.); Mægðe (Matricaria, ovvero camomilla), Stiðe (ortica), Wergulu (melo), Fille (timo) e Finule (finocchio).

Alla fine dell’incantesimo, vengono date istruzioni in prosa per prendere le suddette erbe, pestarle fino a polverizzarle, mischiarle poi con sapone vecchio e succo di mela. Ulteriori istruzioni indicano di fare una pasta di cenere e acqua, bollire il finocchio nella pasta, mischiarla ad uovo battuto - entrambi prima e dopo l’applicazione del balsamo preparato -. Inoltre, l’incantesimo indica al lettore di cantare le parole tre volte per ognuna delle erbe, mela inclusa, prima che esse siano preparate, mentre si mettono nella bocca del ferito, su entrambe le orecchie, e sulla ferita stessa prima dell’applicazione del balsamo.
Il poema contiene una delle due menzioni di Odino in antico inglese (l’altra è Maxims I nell’Exeter Book).
Il testo indica quanto segue: “un serpente giunse strisciando, morse un uomo. Poi Odino prese nove rametti gloriosi, distrusse il serpente così che esso volò via in nove parti. Poi la mela fece sì da passare attraverso il veleno, così che il serpente non sarebbe più entrato in casa”.
Alcuni hanno suggerito che questo passaggio descrive Odino che chiede aiuto alle erbe tramite l’uso da parte sua dei nove rametti, su ognuno dei quali era stata incisa l’iniziale del nome della pianta in caratteri runici. (Mayr-Harting, Henry, The Coming of Christianity to Anglo-Saxon England, 1991, Penn State Press).

***

Il testo consiste di tre parti: l'incantesimo delle erbe, la formula magica e la ricetta. Ci si rivolge a turno a nove erbe e vengono dati i motivi per l'azione da intraprendere. Quest'ultimo aspetto è spesso fatto per analogia: la resistenza della piantaggine ai bordi della strada, ad esempio, dovrebbe essere trasferita al paziente:

Ond þu, wegbrade, wyrta modor,
eastan Openo, innan mihtigu;
ofer dE crætu curran, ofer dE cwene reodan,
ofer dE bryde bryodedon, ofer þe fearras fnærdon.
Eallum þu Thon wiðstode and wiðstunedest;
swa ðu wiðstonde Attre and onflyge
and þæm Ladan þe lond geond Fered

"E tu, piantaggine, madre delle erbe,
aperta a oriente, potente dentro;
carri passano su di te, la regina cavalca su di te,
urlano su di te le spose, rumorosi buoi.
Tu puoi resistere a tutto e resistente rimani in piedi;
così tu puoi resistere ad ogni veleno e contagio
e all'odiato (il nemico) che attraversa il paese"

(versi 7-13).

È stato possibile identificare chiaramente le erbe solo in parte:

mucgwirt = inglese Mugwort, latino Artemisia vulgaris (artemisia)
wegbrade = inglese Plantain, latino Plantago maior (piantaggine)
stune = inglese Lamb's cress, latino Cardamine hirsuta
ma anche inglese Corn salad, latino Valerianella locusta
ma anche inglese Watercress, latino Nasturtium officinale o Rorippa nasturtium-aquaticum (crescione)
stiðe = inglese Nettle, latino Urtica dioica e Urtica urens (ortica)
attorlaðe = inglese Betony, e anche bishop word o woundwort, latino Stachys betonica, Betonica officinalis (Betonica comune)
oppure inglese Black nightshade, latino Solanum nigrum (Morella comune)
oppure inglese Viper's bugloss, latino Echium vulgare (Viperina azzurra)
oppure inglese Cock's spur grass, latino Panicum crus galli e Echinochloa crus-galli (giavone)
maids, inglese Chamomile o anche mayweed o Maythe, latino Anthemis cotula (camomilla)
wergulu, inglese crab-apple o wood-sour apple, latino Pyrus malus (mela selvatica)
fille, inglese chervil, latino Anthriscus cerefolium (cerfoglio)
finule, inglese fennel, latino Foeniculum vulgare (finocchio selvatico)
Queste erbe aiutano contro il veleno dei serpenti e dei vermi e contro le infezioni, stando alla formula magica.

Nella seconda parte del testo si racconta di come Odino ha abbattuto un serpente spezzandolo in nove pezzi, e ci sono tutte le malattie e i veleni elencati in ripetizioni a mo' di formule, contro le quali vengono elencate le erbe che aiutano la guarigione. Il potere della benedizione ovvero l'impressione di una raccolta di ricette splendono attraverso le righe di questo antico incantesimo germanico (Alfred Philipsson, Germanic paganism among the Anglo-Saxons, publishing B. Tauchnitz, Leipzig 1929. S. 153).

Gli incantesimi anglosassoni mischiano, sembra, la magia con la medicina, il folklore pagano con il cristianesimo, la scienza con il miracolo - sebbene tali distinzioni (che, come tutte le differenze, hanno qualcosa di artificiale in realtà) non sarebbero piaciute ai progenitori anglosassoni, cristiani o no -.
Nella filosofia medico-magica degli antichi germani i serpenti (wyrmas) ed il loro veleno (attor) sono agente simbolico di malattia e dolore. In effetti, molte antiche poesie indoeuropee celebrano la sconfitta dei serpenti da parte di divinità o di eroi, dall'indiano Rg Veda alle storie norrene dell'uccisione, da parte di Þórr, del Miðgarðsormr (il serpente del mondo). Lo stesso poema Beowulf si conclude con l'eroica lotta di Beowulf con il dragone, probabilmente un'eco inglese dello stesso racconto primordiale indoeuropeo che sta dietro alla lotta di Indra contro Vrtra (Rg-Veda I.32, I.80).
Appare qui una fusione o sincretismo tra magia/teologia/folklore germanici pre-cristiani (ad esempio il serpente inteso come malattia, il sacrificio di se stesso da parte di Odino come sciamano per il mistero delle rune) ed il mito cristiano (ad esempio Cristo sulla croce, la mela ed il serpente). Infatti, la distinzione tra Cristo e Odino è oscurata ulteriormente dal riferimento al "signore appeso", apparentemente Cristo sulla croce, ma che richiama il sacrificio di Odino su se stesso per cui si è appeso ad un albero per nove notti (nove erbe?) e si è trafitto con la sua stessa emblematica lancia per acquisire la conoscenza dei misteri delle rune (Hávamál 138-9 nell'Edda antica).

Il manoscritto MS BL Harley 585 che contiene il Lacnunga (così chiamato da Cockayne) in cui appare l'incantesimo delle nove erbe di Odino sembra datare intorno al 10° o 11° secolo. Questa data tarda significa che bisogna considerare le possibili influenze scandinave sull'incantesimo, in quanto esistono pochi racconti "aperti" di Odino in antico inglese (ad esempio, nella poesia in anglosassone egli appare solo negli Exeter Book Maxims che lo confrontano, sfavorevolmente, a Yahweh: Woden worhte weos, wuldor alwalda, / rume roderas - "Odino creava idoli, il potente (Yahweh) [creava] gloria, gli spaziosi cieli" -; Odino appare anche nella maggior parte delle genealogie reali delle famiglie reali anglosassoni, ad esempio Fram ðan Wódne áwóc eall úre cynecynn, and Súðan-Hymbra eác. (Cronaca Anglosassone, anno 449; Earle 13, 20).

Bisogna prestare particolare attenzione nell'attribuire qualunque forma di culto nei confronti di Odino ai Sassoni pre-cristiani a causa dell'aspetto "denso di folklore" di questi incantesimi. Ad esempio, molti incantesimi anglosassoni mischiano le preghiere latine con formule in antico inglese e diversi incantesimi contengono versi in greco o antico irlandese - se in realtà è di incantesimi che si tratta - così corrotti da non essere interpretabili. Per questo motivo le stesse preghiere in latino potevano essere difficilmente interpretabili per molti læcas (guaritori, medici) anglosassoni. Tuttavia, Odino appare in numerosi toponimi soprattutto nell'Inghilterra meridionale, ben al di fuori delle aree del Danelaw - ad esempio: Woddesgeat nel Wiltshire, Wodnesbeorg sempre nel Wiltshire, così come Wodnesdene; Wensley nel Derbyshire, Wodnesfeld nell'Essex, Woodnesborough nel Kent, etc. (v. Gelling, pagg. 154-61) che suggeriscono un culto primordiale di Odino in località dell'Inghilterra meridionale prima dell'epoca vichinga.


Le erbe associate con Woden
(Alcune di queste erbe sono associati con Odino nel folklore, altri provengono da ricerche neopagane di suoi devoti. Le erbe contrassegnati con l'asterisco provengono dal Cantico delle nove erbe sacre, sopra citato. Leopinioni variano sull'opportunità di usare Belladonna o Vipera Blu...)

Frassino
Marrubio
 Basilico
Jalap
Belladonna*
Lavanda
Bergamotto
Artemisia*
Betonica
Nasturzio
Cedro
Ortica*
Sandalo
Prezzemolo
Camomilla*
Pervinca
Cerfoglio*
Piantaggine
Cinquefoil
Rosa
Melo*
Nardo
Tarassaco
Vaniglia
Lingua di Cervo
Echium - Vipera azzurra*
Eufrasia
Noce
Finocchio*
Rumex crispus – Bacino Giallo
Amanita muscaria T
asso
Olibano
Yohimbina
Zenzero Blu -Galangal 

Una combinazione di qualsiasi nove di questi fa un ottimo bagno di pulizia per centrasi con Odino.


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 ALTRI STRUMENTI DEVOZIONALI

Odhinn Devotional Oil
-1/2 oz ciascuno: olio di muschio di quercia, olio di mirra, olio di sandalo, olio di rosa oz olio di ambra grigia (un sintetico va bene)
-Un pezzo di galangal
-Se si utilizza un olio per tagliare questa miscela, usare olio di mandorle dolci.

Odhinn Incenso # 1
Mescolare i seguenti oli / essenze su nero woodbase:
• Resina di Ambea
• olio di Ambra Grigia
• essenza di vaniglia
• Bayberry essenza
• Mettere a bagno i fiori di trifoglio secchi in olio muschio.
• Mettere a bagno in olio di muschio di quercia, muschio di quercia
(Consentire sia alla base di trifoglio che al muschio di quercia di asciugare completamente prima di aggiungere le seguenti erbe:)
• Mandragira
• Lingua di cervo
• nardo
• Sangue di drago
• Anice stellato
• balsamo di Gilead
• Cedro
• Issopo
• Melissa
• Vischio
• Rovere
Mescolare il tutto in parti quasi uguali. Lasciare Odino per guidarvi in questo.

 Woden Incenso # 2
• 7 cucchiai di legno di sandalo rosso
• 3 1/2 cucchiai di incenso
• 1 1/2-2 cucchiaio di cannella
• 1-2 cucchiai di cedro
• 2 cucchiai di muschio di quercia finemente tritate
• 1 1/2 cucchiai di foglie di frassino sbriciolati
• 1 1/2 cucchiai di nardo
A 1 - 1 1/2 cucchiai di vischio
• 1 cucchiaio di camomilla
• 1 cucchiaio di rosmarino
• 1 cucchiaio di lingua di cervo
• 9 gocce di olio di fico
• 9 gocce di olio di ambra
• 9 gocce di olio di bergamotto

Macinare e miscelare accuratamente insieme. Questo dovrebbe, idealmente, riposare per nove settimane in un luogo buio prima di essere utilizzato. Il profumo cambia drasticamente più a lungo gli ingredienti restano fondersi. Dovrebbe essere conservato in vetro. Gli oli possono penetrare contenitori di plastica o legno.


Fonti: 
-www.niederngasse.it/rubriche/approfondimenti/lincantesimo-delle-nove-erbe
Galina Krasskova. The Whispering of Woden: Nine nights of Devotionale Practice
Si prega di non copiare, ma nel caso in cui lo facciate riportate almeno il link - Grazie :P




giovedì 3 agosto 2017

Lagertha

Voli lo sapete sono una Fans di Vikings, e Lagertha è il mio personaggio preferito esempio di forza ama anche di fragilità. Nella saga di Ragnar, il personaggio di Lagertha non è menzionato, difatti viene menzionata come prima moglie di Lodbrok Thora.
Nelle mie varie letture di settore non ho incontrato Lagertha in nessun'altra saga, tanto che pensavo che gli autori del celebre telefilm avessero inventato il suo personaggio invece no. Bastava una semplice ricerchina ed ecco che vi riporto le fonti.


Lagertha era, secondo la leggenda, una shieldmaiden e governatrice di quella che ora è la Norvegia, Fu moglie un tempo, del famoso Vichingo Ragnar Lodbrok . La sua storia, è registrata dal cronista Saxo nel XII secolo, può essere il riflesso dei racconti su Thorgerd (Þorgerðr Hölgabrúðr), una divinità nordica.
Il suo nome registrato da Saxo, Lathgertha , è probabilmente una latinizzazione del vecchio norvegese Hlaðgerðr (Hlathgerth). È spesso citato nelle fonti in lingua inglese come "Lagertha", ed è stato anche registrato come Ladgertha , Ladgerda o simili.

Secondo Saxo Grammaticus 

Secondo Saxo, Lagertha ha vissuto nella valle di Gaula nella Norvegia meridionale.
La storia di Lagertha è registrata nei passaggi del nono libro della Gesta Danorum, un lavoro del secolo dodicesimo della storia danese di Saxo Grammaticus . Secondo la Gesta (¶ 9.4.1-9.4.11), la carriera di Lagertha come guerriera cominciò quando Frø, re di Svezia, invase la Norvegia e uccise il re norvegese Siward . Frø miseo le donne della famiglia del re morto in un bordello per umiliarle pubblicamente e umiliare la memoria dello stesso re. Sentendo questa notizia, Ragnar Lodbrok venne con un esercito per vendicare suo nonno Siward. Molte delle donne che Frø aveva umiliato e abusato si vestivano in abbigliamento maschile e combatterono con Ragnar.  Ragnar diviene il loro capo insieme a Lagertha e ottennero la vittoria.

Ladgerda, era un abile "amazzone", che, pur essendo una fanciulla, era famosa per avere il coraggio di un uomo, il suo valore venne decretato dall'aver combattuto di fronte ai più coraggiosi uomini. Tutti rimasero meravigliati per le sue azioni ineguagliabili, i capelli sciolti sulle spalle e le sue forme però la tradirono e dimostrarono che era una donna.

Impressionato per il suo coraggio, Ragnar la corteggiava da lontano. Lagertha fece un'offerta e Ragnar arrivò a chiedere la sua mano, chiedendo ai suoi compagni di attenderlo nella valle Gaular. Fu attaccato da un orso e da un grande cane che Lagertha aveva accudito  nella sua casa, ma uccise l'orso con la sua lancia e soffocò il cane fino alla morte. Così vinse la mano di Lagertha e si unì a lei in matrimonio. Secondo Saxo, Ragnar ebbe un figlio con lei, Fridleif, e due figlie, i cui nomi non sono registrati.

Dopo essere tornato in Danimarca per combattere una guerra civile, Ragnar (che, secondo Saxo, era ancora infastidito nel fatto che Lagertha avesse mosso delle bestie contro di lui) divorziò da Lagertha per sposare Thora Borgarhjört (Þóra Borgarhj ǫrtr), figlia del re Herraud (Herrauðr) Svezia, e qui inizia la Ragnar's Saga:
Ottenne la mano del suo nuovo amore dopo numerose avventure, ma tornato in Danimarca, di fronte a una guerra civile, Ragnar mandò in Norvegia una richiesta di sostegno a Lagertha, che lo amava ancora, e andò in suo aiuto con 120 navi, secondo Saxo. Quando durante della battaglia, il figlio di Ragnar, Siward fu ferito, Lagertha salvò Ragnar con un contrattacco:
Ladgerda, che aveva uno spirito senza pari, sebbene fosse una delicata fanciulla, coperta dal suo splendido coraggio, fece vacillare i soldati nemici. Poi fece una pausa, e volò verso le retroguardie del nemico, prendendoli alla sprovvista inaspettatamente e trasformando così il panico dei suoi amici nella sua vittoria.
Al suo ritorno in Norvegia, Lagertha che si era risposata dopo il divorzio da Ragnar,  uccise suo marito con una lancia che lei nascose nel suo abito. Saxo conclude dicendo che lei "ha usurpato il marito di tutto, il suo nome e la sua sovranità, perché la signora ha ritenuto più piacevole governare senza il marito che condividere il trono con lui".

Identificata con Thorgerd 

Secondo Judith Jesch, la ricca varietà di racconti nei primi nove libri di Gesta di Saxo, che comprendono il racconto di Lagertha, sono "generalmente considerati in gran parte fittizi". Nel ritrarre le varie donne guerriere in questi racconti, Saxo ha richiamato la leggenda delle Amazzoni dall'antichità classica, attingendo anche ad una varietà di vecchie fonti  (soprattutto islandesi), che non sono state chiaramente identificate. La rappresentazione di Saxo delle guerriere donne è anche colorata dalla misoginia: come la maggior parte dei religiosi del tempo, Saxo pensava alle donne solo come esseri sessuali. Per lui ,i Vichinghi che hanno rifiutato questo ruolo della donna, rappresentavano un esempio del disordine nella vecchia religione pagana in Danimarca che è stata successivamente curata dalla Chiesa e da una monarchia stabile.

Una donna chiamata Hlaðgerðr, che sostenne Hlaðeyjar, appare anche nelle saghe del Scylding King Halfdan del VI secolo . Lei gli invia venti navi per aiutare a sconfiggere i suoi nemici. Hilda Ellis Davidson , nel suo commento sulle Gesta, nota anche suggerimenti nella letteratura, dove il nome venne usato anche dai Franchi, ad esempio da Luitgarde di Vermandois (914-978) ed il racconto di Lagertha potrebbe avere origini dalla tradizione franca. [4]

Quando Saxo descrive Lagertha come "volare" ( circumvolare ) nelle retroguardie del nemico, le attribuisce il potere della fuga, secondo Jesch, indicando una parentela con le valchirie.  Il racconto ricorda notevolmente quello di Kára , l'amata valkiria di Helgi Haddingjaskati , che vola sopra Helgi in battaglia come un cigno, lanciando incantesimi per sostenere l'amato.

Davidson ritiene possibile, come Nora K. Chadwick riteneva molto probabile, che Lagertha è identico a Thorgerd (Þorgerðr Hölgabrúðr), una dea riflessa in diverse storie.

Thorgerd è stata venerata dal sovrano norvegese Haakon Sigurdsson (937-995), che ha vissuto a Hlaðir ( Lade ). Questo può essere l'origine del nome Hlaðgerðr . Gaulardal, la valle Gaular - dove Lagertha abitava secondo Saxo - si trova nelle vicinanze ed è stato il centro del culto di Thorgerd. Era anche, secondo Snorri Sturluson, la dimora della moglie di Haakon, Thora. Infine, la descrizione di Lagertha che arriva in aiuto di Ragnar con i capelli volanti è simile a come Flateyjarbók descrive Thorgerd e sua sorella Irpa.


martedì 2 maggio 2017

Volsi - Vingull. Feticci nordici di fertilità

Una delle leggende più strane su un sacrificio per la fertilità è data nella leggenda di Volsi - Il þáttr völsa ( "Detto Volsi"). Un þáttr è uno scritto che evoca la conversione della Scandinavia al Cristianesimo, Völsa þáttr riporta la persistenza del culto fallico in una parte remota della Norvegia e l'intervento del re Óláfr Haraldsson, il futuro santo Óláfr, come colui che mise termine a tale culto.
Il "Vǫlsa þáttr" si svolge nel 1029, quando la Scandinavia e Islanda erano ancora in parte pagana. Egli cita anche un altro rituale dove due uomini sollevano la padrona di casa oltre la soglia della porta per aiutarla a vedere il mondo delle fate. Questo rituale è anche narrato da Ahmad ibn Fadlan, che lo osserva durante un funerale rito scandinavo ( di cui vi parlai in: Riti funebri Resoconto di del Rus di Ibn Fadlan: Risala)
La leggenda Vǫlsa þáttr è inserita nella Saga di sant' Olaf nel Flateyjabok (II, 331)xiv° secolo 1 .  Cosi come detto in questa leggenda, si legge come un racconto burlesco di un sofisticato autore che era di moda tra gli illetterati contadini che vivevano in una remota contrada della Norvegia Settentrionale.
Si racconta che sant'Olaf, ben sapendo la persistenza di pubbliche pratiche pagane nelle zone più lontane del suo regno, senti parlare di un vecchio e una vecchia che vivevano in una plaga isolata del nord. Essi avevano un figlio e una figlia e pure un servo e una serva. Un autunno, un grosso cavallo mori e secondo l'usanza pagana, fu macellato e cotto; quando il cavallo fu spellato, il figlio del fattore, in vena di fare uno scherzo pesante, ne prese gli organi genitali (vingull). corse in casa e li agito davanti alla donna con queste parole

Qui tu puoi vedere
un buon forte vingull tagliato dal
padre del cavallo.
Per te, serva, questo Volsi (fallo)
sarà abbastanza vivo fra le cosce.

La sorella, disgusta chiese di eliminare  questi da davanti alla sua faccia, ma la donna padrona di casa (la madre dei due) afferrò il vingull dicendo che né questa né altra parte del corpo del cavallo doveva andare perduta. Essa lo disseccò, lo avvolse in un panno di lino con cipolle ed erbe per conservarlo e lo mise in uno scrigno.
Ogni sera iniziando in autunno, lo tirava fuori, proferiva una formula da ella inventata, e riponeva tutta la sua fede in esso, sostenendo che era il suo dio (gudh, sinn ) e andò persuadendo tutta la casata a fa stesso. Il vingull venne riempito di tale potere demoniaco che crebbe forte e e poteva stare ritto accanto alla padrona di casa. Ogni sera questa recitava un verso su di esso, lo passava per l'assemblea riunita e ognuno contribuiva con un verso.
Una sera, sul tardi, re'Olaf  sapendo di tale culto, arrivo con i suoi amici, Finn Arnasom e il poeta islandese Thurmodh, sotto mentite spoglie ( Grìm) sedettero nella grande sala in attesa che la gente di casa si riunisse. Per ultima venne la padrona con il vringull che chiamava affettuosamente Volsi  e teneva stretto al petto. Volsi fu passato di mano in mano e chi lo riceveva diceva un verso, spesso osceno, accompagnato dal ritornello:
Þiggi mörnir
Þetta blæti 
Possa Mörnir
ricevere questo sacrificio.

Se potessimo sapere cosa o chi Momir era, potremmo capire meglio la leggenda. La questione è filologica ed è stata discussa molto abilmente da F. Ström i cui riferimenti sono utili per decretare che: Morn (fem sing) è usato come forma poetica per "gigantessa" e almeno in un passo scaldico arcaico, Marnar fadhir (padre di Mörn) sembra designare il gigante Thjazi. Questo suggerirebbe che Morn fosse un nome per la dea Skadh, la dea degli scii che divenne la moglie del dio della fertilità Njordh.
Su tali basi si è supposto che Mornir sia un femminile plurale e che il vingull, o fallo, era presentato alla dea fertilità, paragonabile alle disir.
Se tale ipotese è convincente, e se è stata pure sostenuta da paragoni con un antico rito Indiano, è difficile da accettarsi. Un femminile plurale, se di radice o, i o u nella forma Mornir sarebbe eccezionale, sebbene forme come Marnar, Marnir, anche Mernir possano essere possibili.
Mornir e documentato secondo Turville-Petre, come nome per "spada" ed è molto probabilmente messo in relazione al verbo merja (schiacciare), ed è paragonabile con beytill (cfr. bauta "colpire") termine þáttr per descrivere il pene, che potrebbero provenire da Bauta ( "lotta") che anche appare in versi della leggenda di Volsi con il significato di "fallo".
Ciò implica che vingull, beytill, Volsi, Mornir sono tutt'uno e la stessa cosa. Il fallo non è solo l'emblema, ma anche la personificazione del dio della fertilità,. Se era giusto suggerire che il cinghiale sacrificale (sonar) era l'incarnazione di Freyr, al quale esso era sacrificato, può essere vero che Volsi-.Mornir fosse sia il sacrificio, che colui cui era offerto il sacrificio. Ovvero Freyr, il dio rappresentato nel tempio di Uppsala cum ingenti priapo ( "con un enorme fallo") secondo la testimonianza di Adamo di Brema nel Gesta Pontificum ecclesiae Hammaburgensis  .
Régis Boyer sostiene che un culto fallico esisteva in Scandinavia. Oltre alla rappresentazione di Freyr in Adamo di Brema, attestano in denominate pietre Rodsten a Grebo, in Östergötland o passaggio di Morkinskinna, in cui il re Magnus il Buono accusa il padre del re Harald lo Spietato di aver costruito un recinto intorno al fallo di un cavallo.
Il Völsa þáttr è quindi testimoniano come risultato di "molto antiche pratiche rituali". Boyer sottolinea inoltre l'inviolabilità del cavallo, come molte fonti confermano, e la sua associazione con Freyr, illustrato ad esempio mediante la hrafnkels saga freysgoða Freysgoða.
Va detto, che secondo Klaud Düwel, i nomi Volsi e Mörnir, non avrebbero un carattere storico ma sarebbe un'invenzione tardiva, risalente al xiii ° e xiv °  secolo 12.

Fonti:
Gli Dei Vichinghi. Religione e miti di un popolo gueriero.- E.O.G. Turville-Petre - Ghibli/ ovvero:
"Religione e miti del nord" pubblicato da Il Saggiatore 
Witchcraft and Magic in the Nordic Middle Ages- Stephen A. Mitchell
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mercoledì 5 aprile 2017

Le Fonti- Edda in Prosa e Edda Poetica

Spesso mi chiedete quali saghe o libri leggere. Per me è imprescindibile iniziare da qualche lettura d'obbligo.
La letteratura islandese del XII e XIII secolo è la maggior fonte di informazioni che abbiamo per quanto riguarda la cultura nordica. Le saghe che fino ad allora si erano tramandate solo oralmente, iniziano man mano a a venire trascritte; in particolare dai monaci cristiani che osservarono i re di Norvegia, Olaf Tryggvason e Sant Olaf.
Essendo appunto, storie trascritte da cristiani, spesso queste hanno subito modifiche, nonché ovviamente osservazioni personali. Tuttavia, è da pensare che queste storie fossero molto realistiche, meno romanzate o mitizzate di come sono pervenute a noi infine, pertanto è giusto tenere presente del fattore di "inquinamento" delle fonti, nello studio ma sopratutto nella partica pagana scandinava.
Non vi sono fonti "ufficiali" o testi di pratica di cui si possa autenticare l'esattezza, altra nota dolente, infatti, è la traduzione di questi testi che si è perpetrata nei secoli. Talvolta parole usate, le Kenningar per esempio, allusioni e metafore,che esprimevano concetti molto più complessi di una sola parola, dal significato oscuro, hanno subito una mala interpretazione che, corretta, sarebbe stata possibile soltanto con la conoscenza degli argomenti narrati o di specifiche accortezze poetiche, o di posizioni iniziatiche.

Ad ogni modo, tra i primi componimenti a cui non si può non far riferimento vi è L'Edda Poetica e l'Edda in Prosa..
Con il termine di Edda, coniato da Snorri Sturluson, l'islandese autore dell'Edda in prosa ci si riferisce a due componimenti, collezioni di scritture antiche nordiche. La parola Edda significherebbe "Libro di Oddi", nome del luogo dove Snorri ebbe la sua formazione.
L' Edda Poetica, o "antica", è composta da 34 poemi islandesi inframmezzati da brani in prosa. Questi poemi sono anonimi, come la maggior parte di questi testi, la cui origine, come abbiamo detto, si perde nella trasmissione orale.
Il manoscritto Codex Regius, contenente la gran parte del materiale dell'Edda Poetica, risalente al XIV secolo, fu scoperto nel 1643 da Brynjólfr Sveinsson, il quale lo scambiò per l'opera di Saemund il Sapiente; e cosi fu considerata finche re di Danimarca, non la ricevette in dono nel 1662.
Conservata poi nella Biblioteca Reale di Copenhagen fino al suo ritorno in Islanda dove tutt'ora il manoscritto originale risiede.
ll manoscritto del Codex Regius costituisce il nucleo dell'Edda poetica, cui in seguito sono stati aggiunta pezzi e composizioni di varia provenienza.
La parte mitologica dell'Edda poetica è composta dai seguenti carni:


  • Voluspa, o "Profezia della veggente" in cui Odino riporta in vita una volva" (donna sapiente, saggia, profetessa), la quale gli canta le dinamiche dell'universo. Il Voluspa traccia una rappresentazione straordinaria della religione pagana dei Norreni descrivendo eventi tratti dalla storia del mondo del passato, del presente e del futuro. 
  • Hàvamàl o "Ciò che disse Har". Odino, sotto forma di Har, l'"Altissimo" da consigli sul comportamento appropriato, parla delle donne, di come ottenne dono della poesia, ed elenca una serie di incantesimi. L'Havamal contiene il Runatal, la storia di come Odino ottenne le Rune 
  • Vafrùdnismàl o "Ciò che disse Vafrudnir" in cui si narra di come Odino, dopo aver bevuto un sorso dal pozzo di Mirmir, si reca a Jotunheim come Gangrath, per sfidare Vafrùndni il più sapiente fra i giganti, con una serie di enigmi o indovinelli. 
  • Grimmismal o "Ciò che disse Grimnir". Agnar e Geirrod sono entrambi principi entrambi e figli adottivi di Frigg e Odino. Geirrod, il piu giovane, inganna suo fratello allo scopo di diventare re. Frigg invia Odino a far visita al suo preferito, Geirrod per accusarlo di mancanza di ospitalità, un crimine molto grave nell'antico mondo del nord. Ma anche la stessa Frigg appare a Geirrod, avvertendodolo del fatto che sta per ricevere una visita. Odino giunge da Geirrod sotto false giunge sembianze, dicendo di chiamarsi Grimnir. Geirrod lega Grimnir tra due fuochi per otto giorni, Odino si vendica profetizzando che il re perirà della propria stessa spada. Geirrod estrae la spada, ma sorpreso quando Odino riacquista improvvisamente la propria forma divina, cade sulla spada e muore, realizzando cosi la profezia. 
  • Skinnismal o "Ciò che disse Skirnir". Freyr s'innamora di Gerd e invia il proprio servo Skimir a chiedere la sua mano. 
  • Harbarthljód o "Poesia di Harbarth". Thor su una sponda del fiume e Odino sull'altra (nella forma di Harbarth il traghettatore) giocano alle dozzine, una gara di abusi verbali e vanterie relative alle proprie imprese.
  • Hymiskvida o "Poesia di Hymir" Thor e Tyr si recano dal gigante Hymir alla ricerca di un calderone grande abbastanza perche Aegir possa produrci la birra per le feste degli dei. Mentre si trovano presso il gigante, vanno a pesca in cerca di qualcosa da mangiare per colazione: Hymir cattura due balene e Thor pesca all'amo il serpente Midgard. Hymir, temendo che l'imbarcazione affondi e che lui stesso venga divorato dal mostruoso serpente taglia il filo e lo lascia cadere nuovamente nel mare. 
  • Lokasenna o "La presa in giro di Loki". Loki sconfigge una spedizione degli dei presso la dimora di Aegir e li insulta tutti, prendendoli anche in giro. 
  • Thrymskvida o "Poesia di Thirim". Il gigante Thrym rubva il martello di Thor e afferma che lo restituirà soltanto dr potrà sposare Freya, che però non vuole saperne. Cosi Thor si veste di stracci, facendo finta di essere Freya che si reca dal ladro per la festa du nozze, con Loki come ancella. Non appena riesce a rimettere le mani martello, Thor lo utilizza per colpire i giganti riuniti per la festa. 
  • Alvissmal o "Ballata di Alvis". Il nano Alvis vuole sposare la figlia di Thor, Thrud. La disputa finisce in una gara di conoscenza nella quale il l nano viene sconfitto da Thor, che tiene sveglio Alvis fin quando sorge il sole, tramutandolo cosi in pietra.
  • Baldrs Draumar o "incubi di Baldar". Baldar ha gli incubi, perciò Odino cavalca fino al mondo sotteraneo, per parlare con la volva e scoprire il significato dei brutti sogni di Baldar. La volva gli dice che essi parlano della cadutadegli dei de che avrà inizio con la morte di Balder stesso
  • Rigsthula o "canto di Rig" Heimdall (Rig) viaggia nella terra di mezzo dando vita (come Padre) agli antenati delle tre classi sociali umane: schiavi, uomini liberi e nobili.
  • Hyndluljòd o "Poesia di Hyndla". Freya cavalca il proprio amante Ottar (sotto forma di cinghiale) fino alla ddimora di Hyndla, e ottiene che questa donna saggia enunci la linea degli antenati di Ottar.
  • Vouspa hin skamma o "La breve profezia della Vala" è una versione più breve della storia e del futuro dell'universo.
  • Svipdagsmal. Combinazione dei poemi Grougaldr "incantesimo di Groa" e Fjolsvinnsmol "Ciò che disse Fjolsvith" la storia d'amore di Svipdag e Mengloth. Svipdag viene spinto dalla matrigna a trovare l'amore della propria vita e a conquistarselo 

La parte eroica dell'Edda poetica si compone invece di 23 carmi, il cui argomento centrale sono le gesta di Sigurdr (Sigfrido) Volsungasaga Saga dei Volsungar", vero e proprio classico della letteratura nordica. Altri popoli germanici hanno conservato resoconti figurativi o letterari di queste storie, alcune delle quali sono basate su personaggi storici come Ermanaric (Jormunrekr) il re dei Goti orientali nel IV secolo EC, c Attila, re degli Unni (W secolo EC). Il Canto dei Nibelunghi. fu trascritto nell'odierna Germania intorno al 1200 CE. La versione islandese si ritiene che fu scritta circa 70 anni più tardi. Anche l'Edda in d prosa di Snorri Sturluson contiene un breve riassunto del ciclo Sigurdhr (Sigfrido). 
L'Edda poetica contiene, tra le altre cose i seguenti carmi 
  • Atlatkivida, -Le parole groenlandesi di Atli 
  • Atlamal in grinslenzku, -La poesia groenlandese di Ali 
  • Brot af Sigyurdarkvidu, frammento di una poesia di Sigurdhr 
  • Dràp Niflunga, La caduta dei Niflung 
  • Fafnismal Le parole di Fafnir 
  • Gripisspa, -La profezia di Gripir 
  • Gudrùnarkvida l -La prima poesia di Gudru 
  • Gudrùnarkvida in forma, La seconda poesia di Gudrun 
  • Gudrùnarkvida lGudninarkvida III. -La terza poesia di Gudru 
  • Helreid Brynhildar -La cavalcata di Brynhildr -Brunilde- a Hel
  • Helgakvidha Hundingsbana -La prima poesia dell'uccisione di Helgi Hunding 
  • Helgakvidha Hundingsbana Il -La seconda poesia di Helgi Hunding. 
  • Helgakvidha Hjorvardhssonar, -La poesia di Helgi Hjorvardhsson
  • Reginsmàl Le parole di Regi 
  • Sigdrìfumàl Le parole di Singdrifa 
  • Sidurarkvida in skamma, .La breve poesia di Sigurdhr 
  • Fra dauda Sinjfotla. -Della morte di Sinfjotli- 
  • Volundarkvida, .La poesia di Volund 
  • Oddrùnargràtr, "Il lamento di Oddrun 
  • Gudrunarhvot, Il lamento di Gudhrun 
  • Hamdismal in forna, -La poesia di Hamdhir 
  • Sigurdarkvitha inn forna, -La vecchia poesia di Sigurd 
  • Dvergatal, Il catalogo dei Nani 

L'Edda in Prosa o Edda giovane
, invece fù redatta intorno al 1220, è opera del poeta e storico islandese Snorri Sturluson. Si presume che fosse intesa come un manuale per gli apprendisti poeti che desideravano diventare scaldi, i creatori del sofisticato mondo della poesia di corte del tempo. L'Edda in prosa contiene una prefazione avente per argomento la creazione del mondo; storie mitologiche; frasi e affermazioni attribuite a Bragi, dio norvegese della poesia: le regole che governano lo stile poetico e una rassegna degli antichi poeti. Il Manoscntto di Uppsala, come è chiamata l'Edda in prosa, è suddiviso in quattro sezioni: 
1. L'Introduzione, costituita da osservazioni di carattere antropologico che giustificano la narrazione da parte di Snorri delle antiche storie mitologiche. Essendo Snorri cristiano, egli deve giustificare il motivo per cui narra le storie di dei pagani, e ne spiega la mitologia identificando queste divinità come ciò che resta della storia di una dinastia reale proveniente dall'Asia (cosa parte corrispondente al vero, dato che gli Indoeuropei, da cui Germani Islandesi discendono provenivano dalle steppe asiatiche)
2. Gyaginning o -Linganno di Gylfi, in cui si narra di come Gylfi leggendario monarca nordico, si rechi ad Asgard e ponga domande a tre re, -Alto-. Proprio come alto e Terzo con questo stratagemma, vengono raccontati una minade di miti in stile sobrio, senza alcuna specula o commento sulla loro veridicità 
3.Skaldskaparmal o -Discorsi sullo stile poetico. Fornisce numerose kenning e riferimenti incrociati relativamente alle storie della seconda parte. I poeti del tempo di Snorri erano ormai cristiani, ma ci si attendeva da loro che conoscessero la mitologia pagana dei secoli addietro. Di nuovo, Snorri utilizza qui il veicolo di un visitatore presso gli Asi, il quale racconta delle storie. Questa sezione costituisce lo scopo primario dell'Edda in prosa, essendo una discussione della lingua e dell'im maginario della poesia, e di come possono essere comprese le metafore nella mitologia norvegese e islandese. 
4. Lo Hattatal -Elenco delle forme metriche - è la parte finale dell'opera, una poesia composta dallo stesso Sturluson sul re Hakon e sul duca Skuli. Le sue 102 stanze sono accompagnate da un commento in prosa sulle variazioni metriche e sullo stile di ogni verso. 


Fonti:
Le Rune - Massignan
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mercoledì 8 marzo 2017

Templi e Sacrifici

Cap.  XXVII: Questa nazione ha il più splendido tempio chiamato Ubsola,  eretto non lontano dalla città di Sietona (o Birka).  In questo tempio adornato tutto d'oro,  il popolo venera le statue di tre dei:  il più potente di essi Thor ed ha il suo trono al centro:  Wodan e Fricco hanno i loro posti ai due lati.  il loro significato è questo: "Thor" dicono governa il cielo ed è signore del tuono, fulnine, vento pioggia,  bel tempo e prodotti del suolo.  Il secondo e Wodan, cioè "Rabbia
"(furor):  egli fa guerra ed incute agli uomini coraggiosi davanti ai nemici.
Il terzo è Fricco,  che distribuisce la pace e il piacere fra gli uomini,  il cui idoloè adorno di un  Gigantesco "priapo". Wotan lo descrivono come il nostro popolo descrive Marte, Thor con il suo scettro rassomiglia a Giove.  Essi  adorano anche uomini, che a causa delle grandi imprese hanno consegnato all'immortaliti.
Nella vita di S.  Anscario,  cosi documentato,  essi divinizzarono Eirik (Hericus)
Cap. XXVIII:  Essi hanno preti per tutti questi dei che adempiono alle offerte del popolo. Se c'è pericolo di carestia o pestilenza,  viene offerto un sacrificio all'idolo Thor,  se c'è guerra,  a Wodan se si deve celebrare un matrimonio essi fanno offerte a Fricco.
C'è l'usanza, ogni nove anni, di tenere una festa comune a Uppsala per tutte le vince province della Sueonia. Nessuna assenza è permessa da questa festa. Re e popoli, insieme, o ciascuno per suo conto, mandano doni e, cosa più crudele di tatte, quelli che hanno abbracciato il cristianesimo si riscattano con denaro da queste feste.
Il sacrificio si svolge così: nove teste di ogni creatura maschile vivente sono offerte e c'è l'abitudine di placare gli dei con il loro sangue. Le teste sono pese in un bosco presso il tempio. Questo bosco e cosi sacro che per i pagani che ciascuno degli alberi separatamente e reputato divino a causa della morte e del sangue degli oggetti sacrificati; lì cani e cavalli penzolano insieme a uomini. Uno dei cristiani (aliguis Christianorum)  mi disse che aveva visto 72 corpi penzolare insieme. Per il resto gli inni che sono soliti cantare per questa specie di rito sacrificale sono vari e vergognosi e perciò di essi è meglio mantenere il silenzio. 
n.  138 Presso il tempio si erge un albero enorme,  che allunga i suoi rami lontano.  e sempre verde sia d'estate che d'inverno.  Nessuno conosce che specie di albero sia. C'è un pozzo li, dove si fanno comunemente sacrifici pagani ed un uomo vivo vi è tuffato. Se egli non viene ritrovato,  si pensa che il desiderio del popolo sarà esaudito.   
n.  139:  Una catena d'oro circonda il tempio,  pendendo dalla trabeazione (fastigio) dell'edificio, scintillante per coloro che si avvicinano perche il tempio sta in una pianura,  circondato da colline come un teatro.   
n.  141:  Per nove giorni sono tenute feste con sacrifici di questo genere. Ogni giorno essi offrono un uomo insieme ad animali,  cosicché in nove giorni vengono offerti settantadue esseri viventi.


Cosi viene descritto il più glorioso di tutti i templi scandinavi, e forse il più tardo: Uppsala, in Svezia, venne descritto dal cronista germanico Adamo di Brema, nelle sue Gesta,con l'aggiunta di alcune note poco dopo la descrizione o da parte di Adamo stesso o da altri (138-139-141).  Uppsala fu l'ultimo bastione del paganesimo nordico ed il tempio era evidentemente ancora in funzione quando Adamo fece la sua magnifica descrizione.
Va detto che in Norvegia durante l'età vichinga il nome hof forse rimpiazzava uno dei piu antichi nomi usati per indicare il tempio come vè, horgr, vin.  in studi sui toponimi religiosi della Norvegia si è dimostrato che,  alla fine del periodo pagano,  l'hof  era un posto centrale di culto.
Molte chiese cristiane in Norvegia fuorono erette sul questi luoghi e chiamate Hof, quando ovviamente non furono distrutte.
Fonti letterarie mostrano che alcuni templi erano più grandi e più ricchi di altri.  Snorri ne descrisse uno famoso Hladh in Thrandheim,  distrutto da re Olaf Tryggvason, ed un altro a Maerin distruto dallo stesso re."  Un altro tempio famoso era quello di Gudhbrand di Dala,  Norvegia centrale.

La descrizione  offerta da Adamo, pur nella sua bellezza,  non è chiara in ogni particolare e gli archeologi non si sono trovati d'accordo su di essa in tutta la sua completezza. Sopratutto per quanto riguarda la catena d'oro (catena), che sui frontoni.  Alcuni studiosi suggeriscono che Adamo venne ispirato dalla descrizione del tempio di Salomone. Questo suggerisce che essendo ben nota la descrizione del tempio di Salomone al tempo,  questa, venne sommata alle foti che più probabilmente Adamo aveva udito su Uppsala e perciò pensò che la rilucente decorazione sul tetto del tempio di Uppsala dovesse essere stata una catena
S.  Lindquist,"  in un brillante studio, suggeri che la descrizione era fatta come da uno che avesse visto il tempio da lontano e fraintendesse il fregio dorato,  forse corrente fra pinnacoli e teste di animali.  Ciò è sostenuto dal paragone con le chiese lignee ed i primitivi tempietti di Svezia e Norvegia.  Tuttavia, gli archeologi non sono d'accordo nella forma di questo tempio, poichè comunemente si crede che fosse in legno sostenuto da due file di pilastri e che sorgesse sul luogo della odierna chiesa nella parte vecchia di Uppsala.  Scavi fatti nel 1927,  quando la chiesa venne restaurata, suggeriscono che il tempio fosse rettangolare e considerevolmente più lungo della odierna chiesa.
Mentre, il bosco presso l'edificio, santificato dal sangue dell'uomo e degli animali, era sacro come quello in Germania, dove il regnator omnium deus abitava al tempo di Tacito, sacro come in scala piu piccola,  era un bosco nell'Islanda settentrionale nel quale i colonizzatori erano so liti offrire sacrifici. Un albero era più sacro degli altri:  il sempreverde Yggdrasill, del tipo del frassino.  In qualche modo esso somigliava alla grande colonna Irminsul che, secondo le credenze dei Sassoni, cingeva l'universo.  Possiamo pensare anche al Glasir il bosco dalle foglie d'oro che si ergeva alla porta del Valholl, ed all'albero che si levava radici sconosciute, dal quale penzolò Odino nella sua morte.
Il pozzo descritto ricorda il mistico Urdharbrunnr (pozzo del destino), nel quale Odino depose il suo occhio, e quello presso il tempio di Fosite nelle isole Frisie.
L'uomo annegato nel pozzo può richiamare alla memoria gli schiavi che annegavano dopo aver lavato Nerthus  e i blótgrafar e blótkelda menzionati in più tarde saghe vedesi. Possiamo pare pensare al colonizzatore d'Islanda che sacrificò nella cascata per i favori delle divinità che l'abitavano.



Secondo Snorri, che aggiunse particolari sull'usanza del sacrificio, tutti gli agricoltori di Thrandheim dovevano prendere parte al sacrificio nel tempio (hof),  portando le provviste necessarie fino alla fine della festa sacrificale,  e tutti dovevano riunirsi insieme per la cerimonia della bevuta di birra. Bestiame, cavalli ed altri animali domestici erano macellati e se ne spruzzava il sangue,  detto hlaut, sugli altari e sui muri interni ed esterni del tempio come pure sull'assemblea.
 La carne veniva cotta in calderoni sospesi su fuochi che ardevano sul pavimento.  La tazza sacrificale veniva passata sul fuoco ed il condottiero la consacrava (signa) come cibo sacrificale. Prima di tutto si faceva il brindisi ad Odino per la vittoria e per il successo (rìkis) del re, e quindi i brindisi a Niordh e a Freyr per raccolti ricchi e per la pace.  Dopo la compagnia beveva il bragafull e poi facevano brindisi inb memoria (minni) dei parenti che giacevano sepolti in grotte.
Cio significava secondo Snorri, che gli uomini si univano simbolicamente agli dei della guerra e della fertilità, ai loro antenati defunti e dividevano con loro i poteri mistici, in una forma di comunione.
La fonte di questo racconto si trova nell'Eyrbyggja Saga e pare possa provenire da una fonte dotta.

Sono descritte pure forme di sacrificio diverse da queste:  si portavano doni agli dei nella speranza di una ricompensa, un regalo fa sempre pensare alla ricompensa e di conseguenza, non è saggio infasti dire gli dei con troppi sacrifici.
Si comprendere lo scopo di un sacrificio balla leggenda citata dalla Viga-Glùms Saga ( Il culto di odino).
Dopo che Thorkell l'Alto, era stato cacciato dalla regione di Thvera (Islanda sett.), egli entro nel tempio di Freyr portando con se un bue anziano. egli disse: "tu sei stato a lungo mio patrono ed hai accettato i miei doni e li hai ben ricambiati. Io ora ti do questo bue, in modo che Glums possa lasciare la terra di Thvera non costrettovi meno di me che la lascio ora. Dammi un segno se tu lo accetti o lo rifiuti. Il bue muggi altissimo e cadde morto. Thorkell capi che la sua preghiera era stata esaudita e si senti sollevato.
Non si racconta in questo passo cosa il fuggiasco fece della carcassa del bue, lo stesso vale per molti racconti di sacrifici.
E'poco probabile che i sacrifici umani fossero praticati su vasta scala durante l'eta vichinga, ma gli antichi classici frequentemente alludono a essi come una pratica fra i Germani continentali. Tacito dice che mentre Ercole e Marte erano placati con sacrifici animali, il sacrificio umano era proprio di Mercurio che può essere identificato con Odino. Lo stesso autore raccontò di come vi fosse abitudine di sacrificare un uomo nel sacro bosco dei Semnoni.
Si spesso detto che i prigionieri di guerra erano offerti agli dei, e questo sacrificio era ritenuto come una forma di ringraziamento per la vittoria.  Dopo una battaglia, la sacerdotessa dei Cimbri si faceva avanti ai prigionieri nel campo, li incoronava e li conduceva davanti a un enorme calderone.  La sacerdotessa saliva poi su una scaletta, e tagliava la gola di ogni prigioniero che passava, predicendo il futuro dal fiotto di sangue.
Le fonti dialettali ci dicono qualcosa sul sacrificio umano ed il suo significato nel nord. Nella storia dei Gotlanders un'opera del XIII secolo, si dice che i pagani di Gotland erano soliti sacrificare i loro figli e figlie come pure il bestiame. Il significato del sacrificio umano è spesso oscuro. Il sacrificio supremo era quello del re. Snorri racconta pilu tardi come gli svedesi,  in periodo di carestia, bruciassero il loro re sacrificandolo a Odino.
Il re rappresenta il dio: e non è fuori luogo dire che egli incorpori il dio, Freyr o un'altra divinita.  Il sacrificio ha luogo in autunno, nel periodo in cui il sacrificio era offerto al dio della fertilita Freyr ed alle disir.  Dobbiamo supporre che il dio, o come re, o come cavallo, uomo o cinghiale, fosse ucciso in autunno perche si sperava nella sua rinascita in primavera.

Racconti gia citati dimostrano che le vittime erano talvolta impiccate, cio è confermato dal dotto arabo Ibn Rustali, che descrisse le usanze degli Scandinavi nella Russia del X secolo.  Gli stregoni o sacerdoti, decidevano cosa si dovesse sacrificare, le donne, gli uomini o bestiame:  la loro decisione era irrevocabile e lo stregone doveva prendere la sua vittima, uomo o bestia, fare un nodo scorsoio intorno al collo e appenderlo ad un palo con le parole:  "Questa è una offerta al dio."  

Si potrebbe pure pensare che un sacrificio per impiccagione fosse un sacrificio a Odino, che era dio degli impiccati fardello delle forche (gàlga farmr) e spesso il ricevitore di sacrilici umano. Una tale concezione potrebben ecsere racconto di re Vikar, che fu impiccato su richiesta di Odino
Ares e  Marte,  per i quali il popolo di Thule ed i Goti impiccavano uomini, potrebbero essere identificati con Odino, ma Odino non ha bisogno di essere l'unico dio per il quale si impiccavano le vittime. Secondo il passo citato da Adamo di Brema, nel sacro bosco di Uppsala si potevano  vedere penzolare uomini e vittime di molte specie. Odino pure era vedere a Uppsala ma è dubbio se egli si elevò alto nellagererchia divina degli agricoltori svedesi.
E' assolutamente certo che tutte le vittime che pendevano dagli alberi erano uccise con un laccio. Le descrizioni date da Adamo e Procopip potrebbero suggerire che esse fossero impiccate dopo morte e che il sangue spillasse prima.
A Uppsala, il sacrificio di uomo o di animale prendeva  molte forme. Le vittime venivano gettate in un pozzo e gli schiavi che lavavana la dea Nerthus erano affogati dopo la cerimonia.
Le vittime potevano essere pure lasciate sopra scogliere. La Gautreks Saga ne incorpora certamente alcune tradizioni valide, descrive una forma di suicidio rituale.
In tempo di peste, uomini e donne di Gautland si gettavano dalle scogliere sopra gli Scogli della Famiglia (Aetternisstapi), credendo di andare nel Valholl.  Notevole conferma a ritrova nelle piu tarde tradizioni svedesi.
Nella usanza si Hrafnkels saga il cavallo Freyraxi fu spinto da una roccia nella palude sottostante. L'uccisore disse "E' giusto che colui che lo possiede, lo riceva" Questo racconto, se pur nella sua falsita, è sostenuto  come una forma da tradizione norvegese e deve essere visto come una forma vicaria di sacrificio a Frevr.
Gli uomini potevano essere sacrificati alla stessa maniera del cavallo Frey faxi, specie per quanto riguarda i criminali per cui la pena di morte prendeva un significato sacrale. Cio puo essere sostenuto dalla Eyrbyggia Saga e dal Landnimabok, dove si dice che uomini furono condannati al sacrificio e la loro schiena fu rotta su una pietra, evidentemente per placare il dio Thor,  I criminali erano certamente usati per il sacrificio, ma non ne deriva che la pena capitale fosse in origine un sacrificio. Con piu probabilità i criminali e gli uomini peggiori, piuttosto che re e preti, furono usati come vittime nei tempi tardi, quando il significato del sacrificio era svanito.
Una forma ributtante di sacrificio/condanna umano era quello di mettere a nudo i polmoni -  L'aquila di sangue-  Le costole erano tagliate dal di dietro ed i polmoni estratti.
Si notato che oltre a essere associata con Odino questa forma di tortura era comunemente usata da coloro che vendicavano il padre."  Se chiaro che non era solo ispirata da brutalità,  il significato piu profondo dell'atto resta oscuro.


I sacrifici animali erano piu comuni di quelli umani e presero spesso forma di un banchetto sacrificale.  Alla festa che Snorri descrisse furono macellate bestie di molte specie, ed almeno tre divinità o tre antenati divinizzati furono onorati.
Alcuni dei erano maggiormente onorati con il sacrificio di una data bestia piuttosto che di un'altra il cinghiale era considerato idoneo Freyr come viene esposta nelle varie versioni della nel sacrificio Heidhreks Saga :
Il re leggendario,  Heidrek il saggio,  era solito sacra al dio Freyr. In febbraio, il cinghlale sacrificale era condotto davanti al re.  Egli era sonargolt,  ed era grande come un bue; era considerato così sacro che gli uomini posavano le mani su di lui e giuravano.
Il cinghiale è piu volte attestato essere un sacrificio adatto a Freyr, ciò si evince anche dal nome Vaningi - Figlio dei Vanir- Freyia era chiamata Syr o escrofa.
Cio implica che quando ad un banchetto sacrificale si consumava la carne di cinghiale, quelli che vi prendevano parte sentivano che stavano consumando lo stesso dio e assorbendone il potere.
Il bue ed il toro erano pure usati come sacrifici a Freyr,  come è dimostrato nel passo citato sopra della Viga-Gliums Saga. Freyr, e sua sorella Frevia devono essere stati concepiti come toro e vacca.

Ci sono alcuni racconti che dicono come pure il bestiame fosse onorato.  Snorri racconta di un re dei tempi antichi che era solito sacrificare a una mucca, berne il latte e portarsela sempre dietro.  Quando la mucca mori fu posta in una caverna vicino a quella del re.
Si racconta nella Ragnars saga Lodhbròkar di una mucca magica usata come arma di nome Sibilja.
Nella leggenda di Thidrandi, un bue chiamato Spàmadhr doveva essere macellato per la festa d'inverno.
Anche i cavalli erano molto venerati e sacrificati, di loro si mangiava la carne e il fegato.

Altri dei oltre i Vanir erano concepiti in forma animale. Gli spiriti che accompagnavano Odino erano i lupi, Geri e Freki, ed i corvi  Hugin e Munin. Odino il dio corvo( Hrafniss) e,  quando fuggi dal maniero del gigante portando il sacro idromele della poesia -Gunnlaðarþáttr - La conquista del mjǫðr, egli prese la forma di un'aquila . Floki,  offrendo il sacrificio ai suoi corvi,  probabilmente pensava a loro come incarnazioni di Odino e Hakon il Grande, sacrificando a Odino, seppe che il sacrificio era stato accettato quando i due corvi volarono gracchiando sulla sua testa.
Poeti che intendevano dire che un principe o un guerriero uccideva i suoi nemici dicevano spesso che egli nutriuva il lupo, l'aquila o il corvo o anche li rallegrava. Einar Skalaglamm disse che il corvo era riempito del sacrificio del lupo,  e Gizur Gullbrarskald nell'XI secolo disse:
Il principe reca gioia in battaglia al cavallo(lupo) della moglie gigante ed al cigno di Hlokk (corvo)
Espressioni come queste facevano parte del repertorio dei poeti, ma quelli che le usavano non potevano dissociarle dalla comune concezione che quelli che cadevano in battaglia erano offerti a Odino, come lo svedese Eirik il Vittorioso dedicò i suoi nemici a Odino quando lancio un giavellotto sopra la loro testa dicendo: "Voi tutti appartenete a Odino".
L'associazione tra Odino ed il corvo come ricevitore del morto fu dimostrata pienamente dall'islandese Helgi Trausti,  che aveva ucciso l'amante di sua madre, Thorgrimm, figlio di Asmodh. Helgi disse:
Io ho dato a odino il forte figlio di Asmodh.  io ha fatto al signore delle forcheil sacrificio di Gaut (Odino),  ed ho dato il cadavere al corvo.


Fonti:
Gli Dei Vichinghi. Religione e miti di un popolo gueriero.- E.O.G. Turville-Petre - Ghibli/ ovvero:
"Religione e miti del nord" pubblicato da Il Saggiatore 
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mercoledì 1 marzo 2017

Horgr - la pietra arrossata di sangue.



La parola horgr (raramente al femminile horg)  era applicata a luoghi di culto e si trova come elemento in toponimi su una larga area,  principalmente in Islanda e nell'ovest. L'antim inglese e gli equivalenti germanici di queste parole (antico inglese hearg,  antico alto tedesco harug,  etc.)  furono talvolta usati per "bosco sacro" ma l'antico nordico horgr non è documentato con questo significato. Esso è talvolta applicato a una pila di pietre innalzata all'aperto come un altare.
Nel poema Hyndloliodh (str.  10) la dea Freyia dice del suo favorito,  Ottar:

Egli ha costruito un horgr per me,  
con blocchi di pietre 
ora tutta quella roccia 
risplende carne vetro; 
egli la ha arrossata di nuovo 
con sangue di buoi 
sempre ottar ha fede 
nelle dee(dryniur).  

La dea vuol significare che, bagnando la roccia con il sangue sacrificare,  Ottar l'ha fatta diventare vetro prezioso.
https://www.youtube.com/watch?v=ahPsW3ZKZ_w&t=1561s
Viking Bloot 2014

In un manoscritto della Heidhreks saga (I.) è ugualmente raccontato come la filia di un re Alf di Alfheimar arrosso l'hòrgr durante un sacrilicio agli  spiriti custodi ustodi (disablot). Il Landndrnabok racconta una storia su una colonizzatrice, Audh dalla mente profonda, che giunse in Islanda dall'Irlanda. Audh era cristiana e vicino alla sua casa, su alcune collinette dette Krosshòlar, drizzò delle aroci presso le quali diceva le sue devozioni. Quando essa mori, i suoi parenti pagani eressero un'horg (femm.) presso le colline, perche avevano grande fede in esse e credevano che, una volta morti vi sarebbero stati sepolti.
Se l'horgr era una volta una pila di pietre. la parola fu piu tardi applicata una tempi con il tetto. In alcuni carmi dell'Edda, si dice che l'hòrgr e costruito con travi che talvolta, si racconta, prendono fuoco. Snorri deve pensare a un edificio vero e proprio quando descive l'hòrgr, Vingolf, eretto per le dee (gydhiur), descrivendolo come una splendida casa. Leggi norvegesi arcaiche dimostrano che l'hòrgr era un edificio completo e decretavano che chiunque alzasse un edificio (hùs) e lo chiamasse hòrgr dovesse perdere ogni soldo che aveva.
Scavi fatti in Islanda in epoca recente ci mostrano la forma dell'horgr alla fine del Periodo Pagano. A Nord dell'Isola Horgsdal, nel nord, dell'isola fu scoperto un piccolo edificio rettangolare di circa dieci metri per sei, che doveva avere il tetto sostenuto da pilastri. Un'altra Struttura scoperta a Horgsholt nel sud-ovest misurava solo cinque metri per uno e mezzo.
Passi già citati dell'Hyndloliódh, Heidhreks Saga e dell'Edda di Snorri hanno suggerito a qualcuno che l'hòrgr appartenesse al culto di divinita femminili.
Cio può essere stato alla fine del Periodo Pagano, ma non nei tempi precedenti. Toponimi, Odhinshargher, Thorshargher, in Svezia, mostrano che erano dedicati pure a divinità maschili. Nondimeno, scavi, toponimi, anche allusioni in letteratura e leggi suggeriscono che a tempi più tardi l'hòrgr era un piccolo tempio o sacello forse usato per culti privati o di Famiglie. Il culto delle Disir e di altre divinità femminili generalmente su scala minore e più erano privata di quello degli dei e può essere stato tenuto in tempi semplici o edifici non appariscenti.
Le parole più comunemente usate e per tempio che Hof, ed e interessante che questa parola sia raramente usata dagli scaldi e mai si trova con il significato di tempio, nella poesia dell'Edda, eccetto nia doppioni allitterativi con hòrgr ok hof. L'Elemento Hof si trova raramente nei toponimi di Svezia
e danimarca,  ma comune in quelli d'Islanda, dove appare sia semplice. come primo elemento nei composti,  per es.  Hof,  Hofstadhir,  Hoftein,  E' anche comune in molte parti della Norvegia ed spesso composto con nomi di dei,  per es.  Theirshof,  Freyshof
L'uso del termine holf in letteratura, sia nei toponimi. suggerisce che esso non era applicato a tempi fino agli ultimi secoli del paganesimo.


Fonti:
Gli Dei Vichinghi. Religione e miti di un popolo gueriero.- E.O.G. Turville-Petre - Ghibli/ ovvero:
"Religione e miti del nord" pubblicato da Il Saggiatore 
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