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sabato 12 luglio 2014

Luna delle Erbe ☾ Luglio2014



Sta notte è Luna Piena, io dovrei studiare capitoli e capitoli per un esame, ma oggi mi son svegliata con l'esigenza di fare alcune cose per questa celebrazione. Hanno poco a che fare con la ritualità che sono solita proporre per la Luna delle Erbe ma quando l'istinto di strega detta legge, è meglio dargli retta.

Tuttavia non ho tralasciato alcune parti del rituale classico, innanzitutto ho preparato un sacchettino da lasciare appeso al balcone, mi piaceva l'idea di fare qualcosa che non fosse solo lasciare le semplici erbe di mezza estate, pertanto ho cucito un semplice pezzo di cotone bianco, decorato con alcuni simboli e la stella delle fate.
Popolo fatato il mio spirito oggi vi affido
per il raccolto spirituale a voi le erbe vado a regalare perché percettiva sta notte voglio essere


Un'altra delle attività che ho proposto nel mio rituale base e che intendo eseguire è la divinazione con la ciotola di legno poichè questa luna è legata all'acqua.
Si tratta di un oracolo Africano dove un piatto di legno inciso con simboli vari, viene riempito d'acqua. I simboli da me usati appartengono a un sistema divinatorio inventato, (non da me) erano simboli semplici e dal significato adeguato, in oltre ho ritenuto fossero un numero 'giusto' per decorare la ciotola che finalmente dopo diversi anni son riuscita a realizzare.
Si mettono poi a galleggiare dei chicchi di grano e si osserva che direzione prendono e a quale sponda restano attaccati la maggior parte di chicchi. Al posto dei chicchi si possono usare anche lische di luccio che si dovrebbe mangiare a questo scopo e come pasto rituale. I resti dell'oracolo devono sempre essere restituiti all'acqua, per gli spiriti acquatici, e gli altri esseri che vi vivono.
Io userò chicchi di grano come ho già fatto in passato in una celebrazione all'aperto, due anni fa circa. Vi lascio una foto con un esempio di come si esegue la divinazione.

Passiamo quindi alla parte di pratica stregonica che esula dal rituale base, mi rendo conto che erano fascini forse più adatti alla luna piena, ma il pensiero di doverli fare è venuto in questa fase, pertanto sarà giusto così.
Probabilmente si noterà una certa somiglianza nella composizione di questi fascini, con alcuni in vendita sul sito si Lolair, ma si sà come ho detto poc'anzi quella donna per me è come un mentore, per la quale provo immensa stima, e da cui tendo a prendere spunto. Non si tratta di copiare, per me è ammirazione, è imparare e interiorizzare, da una parte, e dall'altra è il restare colpita dall'oggetto in se, è desiderio, è bisogno che aimè vivendo io qui e lei in america, non posso comprare, e pertanto posso solo ricreare con varianti personali il più delle volte.
Insomma non vedo nulla di così brutto in questo come molte continuamente continuano a dire con frecciatine del cazzo, io una vita ce l'ho nonostante questo, sia chiaro, e non trovo nemmeno nulla di strano rispetto all'eseguire un fascino descritto su un libro. Pertanto se volete "copiare" i mie affari a me non dà alcun fastidio, e non penserò che non avete una vita vostra per questo.

Il primo è un amuleto di protezione che contiene erbe contro il malocchio e di protezione. Il sigillo ispirato a quello creato una strega che ammiro moltissimo e che mi insegna tanto, una vera maestra per me, è una chiave per le porte dei mondi, ho voluto inserirlo per avere protezione sia in questo mondo che negli altri.
Avvolgerò le erbe, il sigillo, le spine e un pizzico di sale nero in un pezzetto di seta blu, che è un antico colore di protezione.
Sono giorni che istintivamente sentivo il bisogno di preparare questo fascino esattamente come l'ho preparato. Anche i pendagli non sono casuali, sono una chiave con una triskel, una perlina a teschio, e una pietra forata, mi sembravano adatte per i reami che solitamente cerco di visitare o con i quali spiriti ho a che fare.


IL secondo lavoro, è un fascino, una specie di borsetta di medicina, questo proprio per agevolare l'entrata nei mondi. In un sacchetto di pelle cucito a mano, inserirò un sigillo che rappresenta una chiave d'accesso per il mondo di sopra e quello di sotto, vertebre e un disco della spina dorsale di un serpente, erbe che aiutano a questo scopo, aiutano la visione, tra cui l'amanita muscaria, il tasso, una moneta  per rappresentare "un dazio simbolico" un pentacolo come protezione.
Avvolgerò tutto in un pezzo di seta nero, e lo chiuderò nella sua borsina che chiuderò aggiungendo una chiave.
Penso che porterò questa borsetta con me quando eseguirò meditazioni, o lavorerò con i sogni, sperando che sia un valido aiuto.
Confezionare questo secondo 'charm' mi ha entusiasmato ancora di più che l'altro, e non vedo l'ora che sia sta notte per consacrare e caricare le erbe e tutto il resto a dovere.
Buona celebrazione e buona luna piena a tutti voi.




giovedì 26 giugno 2014

La Luna Nera


Tramontata è la luna
e le Peiadi a mezzo della notte; 
anche la giovinezza già dilegua, 
e ora nel mio letto resto sola. 
Scuote l'anima mia Eros, 
come vento sul monte 
che irrompe entro le querce; 
e scioglie le membra e le agita, 
dolce amara indomabile belva. 
Ma a me non ape, non miele; 
e soffro e desidero

Quando il sole e la luna sono in perfetto allineamento, la Luna diventa invisibile e il cielo notturno, illuminato solo dalle stelle. Non solo spesso e sovente questa fase lunare spesso non è neppure menzionata nei calendari, ma per molti praticanti è una fase nefasta in cui è vietata qualsiasi pratica. Non fare magie, non fare rituali, non fare nulla di nulla finché questa fase non è passata. Il motivo è che per una infondata credenza popolare questa luna portasse sfortuna e durante il suo, “passaggio” potessero accadere cose orribili; così come avviene per le eclissi ( questo discorso può essere applicato anche ad esse).
Se ci soffermiamo a ragionare, sappiamo benissimo che ogni cosa positiva ha una controparte negativa che bilancia l’universo e mantiene l’Equilibrio, è così in molti mestieri dell’Arte, pensate ai Tarocchi, si lavora sia con le carte positive che con quelle che non lo sono, e nessuno si sognerebbe mai di scartare alcune lame per questo.
Se onorate la luna piena dovete anche onorare le altre fasi lunari, o quantomeno le principali ( visto che vi sono fasi intermedie tra le note : calante, crescente, nera e piena)
In tempi antichi il tempo dei sabba e dei rituali era contato con le fasi lunari e i sommi riti venivano solitamente eseguiti in luna piena o in luna nera, mentre la prima veniva prediletta per  la fertilità e il bestiame, la seconda era adatta all’incontro con gli spiriti, all’ incontro con divinità e all’esecuzione di magie sia nel bene che nel male. (pensiamo ai sabba non solo come le otto feste ma come raduni di streghe). L’oscurità per altro creava il vantaggio di essere maggiormente nascosti.
Nel neopaganesimo, con le tradizioni tutte cuoricini”, con l’influenza di pensieri di bontà e amore new age, questo genere di ritualità è stata dimenticata, e ai più forse anche bandita, come se si trattasse di pratiche negative, pertanto ci si chiede spesso cosa fare in luna nera?
La luna è come una porta, quando è piena resta chiusa, ma quando è nera, lascia spazio nel buio, diviene una porta verso altri mondi, in particolare un passaggio per il mondo sotterraneo, una porta aperta ideale per il culto degli antenati. E l’incontro con divinità ctonie, saturnali, infere e del bivio.
La luna oscura è ideale per maledire, ma anche per rompere maledizioni, per fare negromanzia, mutare forma, esorcismi, riti divinatori, incontri con esseri notturni, incontri con divinità dell’oltretomba, onorare gli antenati della vostra linea di sangue come quelli di altre vite, o dell’arte sacra( per esempio ricordare le streghe morte sui roghi), pratiche da psicopompo  e lavori con lo spirito, ecc… Insomma  tutto ciò che spesso spaventa sia le streghe che i “non addetti ai lavori”. Il timore che alcune streghe nutrono, non ha ragione d’esistere, probabilmente bisogna prendere solo un po’ di confidenza con questa parte meno “nota” che è stata resa meno accessibile e infamata. Attraverso l’esperienza,  acquisirete famigliarità e dunque noterete come queste pratiche, o almeno alcune di esse, possano far parte del vostro percorso naturale, possano regalarvi gioia e soddisfazione.
Iniziate piano piano, per esempio onorando l’aspetto ctonio della divinità a cui siete più legati, alcuni durante questa fase lunare praticano in senso antiorario e si muovono in questo senso durante il rituale. Potete lasciare offerte, cantare, pregare, suonare uno strumento. Potete riferirvi al vostro altare ancestrale o praticare, e lasciare le offerte ad un bivio.
Attraverso il calderone e il vostro bastone potete chiamare gli Spiriti Antichi che abitano in tutte le cose, le “genti” delle grotte, dei pozzi, delle tombe, degli alberi cavi, dei sentirei selvatici, delle piante velenose, gli animali notturni e quelli legati all’oltretomba o/e gli inferi, la figura della Cacciatrice e del Cacciatore, i leader della Caccia selvaggia, ecc…
Acquisita più famigliarità  potreste passare ad onorare gli antenati, o viceversa se vi fa sentire più a vostro agio. Fortunatamente il culto degli antenati è qualcosa che grazie alla diffusione di blog ed esperienze altrui sta  man mano prendendo il giusto spazio nella pratica di ogni strega, ma spesso è qualcosa ancora che si esclude totalmente dal proprio sentiero, e questo è molto triste non credete?
Sicuramente avere a che fare con gli spiriti dei nostri defunti non è neppure una passeggiata e bisogna ritenersi pronti. Essi potrebbero non avere nessun interesse nei nostri confronti, in rituali molto intensi potrebbero verificarsi intromissioni, a volte potrebbero raccontarvi cose non vere, o fingersi quant’altro, persino divinità che risulterà comunque facilmente riconoscibile da chi lavora con loro. Una volta gli antenati erano onorati davvero come dei.
Questa luna a livello astrologico ci permette di entrare in contatto con la parte più intima e profonda della nostra psiche, pertanto è possibile anche fare regressioni o compiere trasformazioni al fine di realizzarvi nel modo migliore possibile come persone.

Se sei una Strega verde, una giardiniera/e questo momento, in luna nera potete piantare bulbi e radici, raccogliere le piante velenose, inventare ricette per i vostri incensi, confezionarli, preparare olii e unguenti, da usare proprio durante la luna nera.
Se sei una strega animista, questo è il momento in cui tirare fuori le ossa raccolte, e consacrale, infondergli vita, conciarle con l’ocra e evocare gli spiriti, mutare forma, occuparvi dei vostri totem e dei vostri famigli lasciando le offerte più gradite.
Abbiamo quindi decantato il potere dlela luna nera, rendendole una veste meno proibitiva, ma dal momento che l’abbiamo paragonata e considerata una porta sui mondi 8in particolare sugli inferi) non dimenticate di proteggervi per bene durante questa luna, quando e se decidete di praticare. La porta è aperta e non solo spiriti benevoli possono venirvi a far vista. Costituisci bene il tuo spazio protettivo, lancia il cerchio in modo efficacie, siate chiari nei vostri inviti, indossate un amuleto protettivo, fosse anche solo un ciondolo o gioiello consacrato, e tenete a portata di mano resine ed erbe efficacia per scacciare qualsiasi cosa non si gradita ( le erbe puzzolenti, lo zolfo, son quelle che funzionano meglio).
Se non vi sentite di affrontare a pieno questa luna, potete semplicemente ricordare che ella rappresenta un punto di contatto con la morte e per tanto ci insegna ad onorare la vita.


Post liberamente ispirato dagli scritti di Lolair e da Gli influssi della Luna -S. Marorca

mercoledì 21 agosto 2013

Luna Piena di Agosto



Sotto la Luna dell'Agrifoglio,
Guerriero di ferro delle bacche rosso sangue,
Invito Syn il Testimone
Una volta sanciti i vincoli, devon esser combattuti
E il più difficile nemico dell'integrità
Non senza menzogne, ma senza la mia anima.
Chiudo le porte della mia volontà contro quelle voci
Che sussurrano e tentano dall'interno
Questo mi conduce ad un percorso più conveniente
dove la mia autostima ha la via spianata

Ieri notte ce stata Luna Piena, mi son trovata a celebratala proprio nell'orario giusto una volta tanto, quindi ho fatto tradissimo e oggi e sconto un po le conseguenze. Ma non importa è stato bello e mi ci voleva.
Ultimamente batto un po' la fiacca in quanto pratica, motivo per cui ho anche deciso di render pubbliche queste due righe di riflessione a vuoto. Faccio le mie solite cosine di routine, ma a parte questo ho anche mollato libri e la spasmodica ricerca di cose da imparare. Va così, son presa da altre cose che mi fanno stare altrettanto bene.
Dicevo, ho celebrato la luna piena in modo abbastanza semplice, ho lasciato una piccola preghiera generica, ho ringraziato gli antenati e lasciato loro un messaggio attraverso i fumi dell'incenso, bandito quelle cosine che non fa mai male trascrivere e bruciare ed infine ho fatto un piccolo incantesimo, una piccolissima Witchers' ladder, sfruttando i "temi stagionali" e l'istinto.
Questa Luna è sempre stata un po speciale per me, probabilmente perché se guardo indietro a dodici anni fa, è stata la prima vera e propria celebrazione che ho eseguito. Me lo ricordo ancora anche se vagamente: ero nella cucina della mia vecchia casa, prima dei libri, prima di essere Skayler, con poco sapere e qualche nozione di internet, con una candela bianca in un porta candele che ho ancora e il mio quarzo rosa tondo caricato ai raggi lunari. L'ho sentita... per quanto inesperta fossi, e forse proprio grazie all'emozione che si prova le prime volte, ho sentito quell'energia speciale fluire dentro di me e stordirmi un po'.
Credo che quella notte di Agosto sia iniziata definitivamente questa nuova-altra vita, senza più farmi avere dubbi sull'esistenza di dio, quel giorno ho trovato me stessa e quanto di più sicuro posso sentire di essere, perché se c'è una cosa su cui non ho mai dubitato è proprio l'essere una strega.
Non perché io abbia chissà quali poteri anzi, ovviamente intendo strega come pagana, come credente e praticante, piuttosto che colei che fa la fattucchiera ;)

Questa luna è sempre stata un po speciale, perché per anni ho seguito i consigli della Morrison sul suo libro L'arte della Strega, e mi ha sempre lasciato un po di "amaro" (forse) la nota dove suggerisce di pregare per propiziare la possibilità di riallacciare un rapporto.
Qualche nome l'ho sempre avuto in mente, poi per la poca sicurezza di volere davvero una cosa del genere, ho sempre evitato di pronunciarmi. Quest' anno tuttavia, non c'è stato bisogno di nuovo, perché è successo ancora prima della luna, forse sotto la sua influenza, forse perché in segreto l'avevo desiderato tanto. Una persona che è stata davvero speciale è torna nella mia vita, con la sua semplicità, senza i rancori con cui c'eravamo lasciate, cercandomi, ricordandomi esattamente come io ho sempre fatto in questi quattro anni. Mi ha riempito il cuore e per questo ho ringraziato ieri notte.
In ultimo avevo qualcosina da chiedere, veri e propri desideri, abbastanza nuovi, abbastanza... vabbè lo terrò per me. Ho pensato quindi di fare una scaletta della strega utilizzando tre spighe di grano e formando con esse una treccia sulla quale ho legato un foglietto con la mia richiesta, un osso dei desideri e tre piume di Gheppio; ho associato queste piume proprio per il legame con questo rapace, che appartiene alla famiglia delle aquile e dei falchi:
Il Falco è legato al Sole e agli spiriti mercuriali. Recapita i messaggi riguardanti il ​​quadro più grande, quelli che influenzeranno la tua vita e il  percorso spirituale. Quando il falco porta un messaggio è tempo di prendere in prestito i suoi acuti occhi che tutto vedono e volare abbastanza alto con le sue forti ali per visualizzare dall'alto una situazione o un percorso e comprendere il quadro completo - il passato, presente e futuro. Altre volte il Falco recapita i messaggi da e verso gli Dei e gli spiriti del mondo di sopra. Appartenere però al mondo di sopra non significa dolcezza e luce, Il Falco è un predatore e un guerriero, dopo tutto. - S.L
Sono quindi soddisfatta ed è stata anche la prima volta che ho impiegato le mie bellissime nuove carte " i Tarocchi del Cerchio della Vita" che ho desiderato tanto e la mia migliore amica, nonché sorella, non che la donna più meravigliosa che conosco me li ha regalati.
Infine sempre ieri, visto che sono in vena di chiacchiere, ho trovato un nuovo Stang. Ne cercavo uno da parecchio e mi sarebbe piaciuto trovarne uno altro da usare come bastone ma evidentemente andrò in crescendo. Questo mi è piaciuto tanto perché proviene da un albero che è stato abbattuto dalla tempesta durante un forte temporale che c'è stato nel periodo di Lammas. 
Ieri mi sono messa a spulciare tra i rami che giacevano a terra e con un po' di fatica ho staccato questo pezzetto ( 83 cm circa) e me lo sono portato a casa, ho iniziato a lavorarlo subito, pulendolo dalla corteccia e guadagnandomi cosi una bella bolla sul dito da brava artigiana, poi ho tagliato le sporgenze e ridimensiono la forcella (mio papà mi ha dato una mano e anche questo mi piace molto... condividere con lui la lavorazione di alcuni dei miei strumenti, come fù per il mio primo Athame dodici anni fa). Ho pirografato pochissime cose, a differenzia del mio vecchio stang: ho segnato tre rune sulle appendici, un vegvisir e sul fondo ho fatto la runa del wyrd e una rappresentazione dell'albero del mondo. L'ho lucidato e nutrito con c'era d'api e fumo d'incenso, ho appeso su di esso il dentino di "un animale che cavalca tra i mondi" e una piuma di corvo e una di gheppio (sperando di aggiungerne presto una di gufo) ora riposa vicino al tamburo.
Bhè detto questo vi lascio, se leggete ogni tanto lasciate un commentino, non siate vagabondi su!

lunedì 29 luglio 2013

Loaf Fest -Pan Fest (Freyrfaxi)


Loaf Fest



Questa festa cade alla vigilia del 1 ° agosto, all'inizio del raccolto in tempo. In Inghilterra e in Scozia, il "Pan-Mass" (trasformatosi in "Lammas")o Loaf Fest si svolgeva quando la gente portava i primi frutti del proprio raccolto in chiesa come offerta, ovviamente tale usanza derivava da pratiche pagane ben più antiche. Costumi simili sono stati seguiti anche in Germania: l'inizio della vendemmia prevedeva sempre un offerta per assicurarsi un buon raccolto, affinché fosse protetto da grandine e altri pericoli. A Donnersberg, venivano legate tre spighe di grano con della seta bianca e venivano poste in ogni campo da una donna o da un bambino che avesse un età inferiore ai sette anni, dicendo: "Questo appartiene alle tre fanciulle".
 Molte sono le descrizioni di pratiche simili a quella del "primo covone",  tra esse troviamo sicuramente la bambolina di mais, o come una parte delle messi fosse lasciata sul campo come nutrimento per gli animali. Il primo covone veniva lasciato sdraiato sul campo, gettato in acqua corrente, bruciato nel fuoco, o appeso in casa o sopra la porta, "perché era come offerta sacra, possedeva la forza per mantenere fortuna nella casa o nell'intera corte".  Anche le uova e il pane erano offerte che venivano lasciate nei campi come ringraziamenti propizi atti a attirare una buona sorte.

In Islanda, questo era il tempo delle fiere dove si dava inizio a tornei di combattimento tra cavalli che si protraevano fino in autunno. Da questo sport ne deriva il nome "Freyfaxi" (Freyr's-Mane) altro appellativo con cui viene conosciuta questa festa, in quanto questo era il nome di uno dei più famosi cavalli islandesi, lo stallone che Hrafnkell Freysgoði ha dedicato al suo dio. Questi combattimenti erano visti come atti rituali in tutto e per tutto, possiamo considerarne una testimonianza la raffigurazione su pietra nella chiesa Häggeby (Uppland, Svezia - ca 400-600 CE.) in cui si vedono sia i cavalli che gli uomini che li incitavano, con copricapi decorati con spicchi di mezzaluna raffigurati  anche sulle medaglie del tempo (bracteate-horses). Un consistetene numero di alte pietre ritraggono immagini di cavalli in duello, solitamente attorno a una grande ruota solare con braccia a spirale, e questo spiega ancor più il significato religioso di tale duello. 
Gli esemplari più adatti al combattimento, con ogni probabilità venivano selezionati per rappresentare la battaglia tra il Signore dell'Inverno e quello dell'Estate (un po come il Re Quercia e il Re Agrifoglio) rappresentavano la vita e la morte della natura, e con altrettanta probabilità potevano essere anche legati a riti di fertilità (Svezia fino al XVII secolo).  
Il cavallo, è un animale legato sia alla fecondità che alla morte e quindi si presta bene ad essere un elemento simbolico per i riti del tempo del raccolto. Il cavallo luminoso dell'estate è ancora il sovrano  durante questa festa, ma questo non durerà  ancora a lungo. 
Anche il duello in sè poteva avere un legame con il raccolto, la forza possente esibita dagli animali poteva mostrare al raccolto quanto forte doveva crescere e la stessa energia scaturita dal duello andava a benedire i campi. 
Grønbech racconta che nel mese di agosto in Norvegia, due stalloni venivano portati in presenza di una femmina, inducendo così i due maschi al combattimento e una volta decretato un vincitore questo si sarebbe accoppiato con la cavalla. 'quando i cavallo montano bene significa che ci sarà un buon raccolto'. Abbiamo quindi l'ennesima dimostrazione di come questi riti simbolici e sacrificali racchiudessero i se molti aspetti: virilità, forza, assicurarsi la buona fortuna e un buon raccolto.

Nigel Pennick  in Tradizione Nordica menziona la Loaf-Fest come un momento in cui i pozzi e le altre acque sacre erano particolarmente venerati e venivano lasciate numerose offerte ad essi. Egli suggerisce anche che la canzone popolare inglese "John Barleycorn Must Die" come canzone rituale o dramma rituale di questa festa, è una descrizione esplicita del mistero della morte e della rinascita che è alla base dello sciamanesimo e della magia della Tradizione Nordica.
John Barleycorn  è la realtà fisica e spirituale del grano, la cui morte e resurrezione è alla base del nostro sostentamento. La vita di John Barleycorn è il ciclo delle stazioni dell'anno mistico. Vine dichiarato morto e viene sepolto, ma a primavera risorge e cresce durante la primavera stessa e durante l'estate, fino a raggiungere l'età virile, simboleggiata dalla sua barba. Ma alla fine dell'estate anche lui comincia ad invecchiare e a languire e viene nuovamente abbattuto.

E' questo il momento in cui acqua e fuoco lo sottopongono alla dura prova dello smembramento sciamanico. Ma attraverso la sua second a morte John Barleycorn  si trasforma nella bevanda sacra - la birra.
In oltre fuoco e acqua contribuiscono anche al processo di macinazione del mulino per trasformare il grano in sostentamento- pane.

I dolci il pane e la birra sono il sacramento della tradizione rituale contadina. Il termine per disegnare
ALU è composto da 3 rune As, Lagu e Ur : "dei e potere divino"- "acqua e flusso". "forza primitiva" rendendo così questo termine una kenning che significa "l'acqua degli dei, primitiva e forte".
la birra e ALU ( termine ancora tutt'oggi molto discusso, che va ben oltre la semplicità del suo significato letterale: alu accettato come "ale", ovvero "bevanda inebriante". Guardando più affondo infatti, le prime etimologie proposte collegavano il termine al Proto-Germanico aluh (amuleto, tabù) da alh "proteggere" con altrettante derivazioni che vedrebbero questa parola come una formula magica o che sia una metafora dello stesso.)
Il termine runico per disegnare il pane è HLAF: Hoegl, Laguz, As e Feoh " la traforazione del flusso che porta la ricchezza degli dei".
Magiare pane e bere birra è il mistero della trasmutazione dell' energia presente in natura, modificata per nutrire e per rinascere nei nostri corpi.
In oltre la farina in molte tradizioni del mondo è anche utilizzata per tracciare confini, sigilli e come offerta alla divinità o un genio che permette di aprire il varco tra i mondi.
Un latra bevanda sacra e maggiormente utilizzata è l'idromele la bevanda degli dei per eccellenza.
Il suo termine runico è MEDU: Man, Eh, Dag, Ur "uomo, cavallo, giorno, forza primitiva" ovvero "Magia di trasformazione".

Da questo periodo in poi come abbiamo già detto è usanza confezionare bambole di granoturco, o forgiate dalla paglia dell' ultimo grano d'orzo tagliato durante la mietitura. Questo è un periodo di rinnovamento cosmico e l'inizio di una nuova vita in mezzo alla dissoluzione di ciò che è vecchio.
Nei tempi più antichi, non solo questo periodo era l'inizio della raccolta del grano ma anche la fine della stagione dei combattimenti. I guerrieri che avevano vissuto la stagione di razzie sarebbero tornati a casa con i loro bottini e avrebbero brindato alla loro gloria, deponendo le armi in favore di lavori più utili a portare cibo per l'inverno.

Per i moderni Ásatrú, questa festa è particolarmente legata alla storia dei capelli di Sif, tagliati da Loki, tale sgarro venne pagato dallo stesso dio, non solo portando capelli di oro vero, ma organizzando la realizzazione di molti dei grandi tesori degli Dei (il martello di Thorr, lancia e l'anello di Odino, il cinghiale di Freyr e la nave). Questo racconto è noto per essere un dramma rituale di questa festa.
In questo momento, inoltre, molti vedono Sif come una dea dei campi e Thor con il guardiano degli stessi, i cui lampi muta in grano e tiene lontano ogni sfortuna dal raccolto.

Come suggerito da Pennick  i rituali di questa festa vengono svolti solitamente vicino a un corso d'acqua, su una collina. Per il banchetto e le offerte si consumano frutti di bosco, talvolta cotti, fiori da seppellire o da far galleggiare sull'acqua. In questo caso il significato è doppio sopratutto se i fiori son di colore giallo (il caldo estivo viene placato dal fresco delle acque).

Fonti: 
-Tradizioni Nordiche Nigel Pennick
-Jahn, Ulrich, Die Deutsche Opfergebräuche bei Ackerbau und Viehzucht
-Jahn,Deutsche Opfergebräuche
-http://heathentemple.tumblr.com/
Ho raccolto diverse informazioni con varie ricerche e ho cercato di trascrivere quanto più correttamente mi fosse possibile (visto che alcune fonti erano straniere), una scheda esauriente su questa festività sotto un punto di vista nordico. Non è una traduzione da un un unico testo e nello scrivere ho aggiunto espressioni personali.
Si prega di non copiare, ma nel caso in cui lo facciate riportate almeno il link - Grazie :P


giovedì 7 marzo 2013

Ostara - Tra tradizione Nordiche e Germaniche


✱ Ostara ✱
Tra tradizione Nordiche e Germaniche

IIl primo riferimento alla dea Ostara (antico alto tedesco), o Eostre (anglosassone) è disponibile in Bede’s De Temporum Rationale, in cui viene detto solo che lei è una dea pagana da cui un mese (aprile), più o meno ha preso il nome e che durante questo mese una festa viene celebrata in suo onore. L’Ostarmanoth è il nome rimasto nel moderno tedesco per questo festival, Ostern era una festa presumibilmente ben radicata, visto che ne derivò il nome della festa cristiana. Tuttavia Ostara non fu un nome noto in tutta la Scandinavia anche se non vi sono prove di questo, alcuni teorizzano che la Dea Indunn abbia la dove Ostara mancasse, fatto le sue veci.

Il suo nome è strettamente legato alla parola "Oriente". La stessa radice germanica si vede nel nome "Ostrogoti", che significa "i" Goti del sole nascente”. Può infine derivare dalla parola indoeuropea * aus-("splendere"), questo suggerisce fortemente che Ostara è stata vista come una dea dell'alba, così come una dea della primavera.
Il momento preciso in cui gli antenati celebrassero questa festa non è certo, tranne che a volte potesse cadere addirittura nel mese di aprile.

Grimm ipotizza addirittura nella sua opera Teutonic Mythology, che essa fu fusa con la festa di Beltane per ovviare i costumi e le festività cristiane, ma sia le tradizioni inglesi che tedesche le vedono molto più di frequente separate.  Nonostante questo le corrispondenze e talvolta le simbologie delle due feste appaiono sovrapposte (fuochi, saltare i falò, scacciare l’inverno e preparassi all’ estate.) In particolar modo questo ci sembra valido se pensiamo a una regione come la Scandinavia dove la” bella stagione non arriva prima di Maggio.
Detto questo rimane da dire che il tempo in cui ancora oggi viene celebrata fa cadere il festival o durante l’equinozio di primavera o in seguito alla luna piena, dopo l’equinozio. Quest’ autonomia è data anche perché ci troviamo in un particolare momento dell’ anno dove il cambiamento di stagione non è cosi netto come vorremmo che fosse, quindi nel caso di una primavera molto tardiva Ostara verrà celebrata in seguito alla luna piena dopo l’equinozio. In luoghi moto caldi, viene celebrata anche con la luna crescente, ciò è da sottolineare poiché denota un forte legame tra Ostara e la Luna e le influenze che da questa provengono, per alcuni infatti, questo sabba è classificabile come “lunare” più che solare.

Il colore bianco, che ci portiamo dietro ancora da Imbolc ha una valenza antica importante, nei tempi antichi infatti nel folklore tedesco era usanza vedere donne vestite di bianco recarsi su rocce, dentro alle fessure di una montagna all’alba della mattina di Pasqua, ma gli storici attestano che ovviamente questa usanza probabilmente aveva origine da tempi antecedenti alla festa cristiana, appunto da Ostara. Ancora troviamo la figura di una fanciulla bianca di Osterrode, che appare con un grosso mazzo di chiavi legato alla cintura (il segno di una donna sposata per nostri antenati), che scende al ruscello a lavarsi la Domenica di Pasqua prima dell'alba. Storie simili sono raccontate in tutta la Germania.

La lepre è un simbolo sacro per questa festa e probabilmente essa faceva parte del sacrificio e del banchetto rituale. La lepre è soprattutto una bestia di primavera, dal momento che in marzo e aprile iniziano le lotte e i balli di corteggiamento nei campi.  Di solito questi rituali naturali sono ancora visibili all’alba poiché la lepre è un animale notturno e ciò fortifica ancora di più il legame tra Ostara-Alba-Lepre. Ricorrente è anche la leggenda della lepre che depone le uova colorate e in tutta la Germania ancora oggi i bambini preparano i nidi pronti ad ospitarle. E’ anche usanza cuocere un pane burroso con uva passa e mandorle (hot cross buns) a forma di lepre. La lepre cosi fortemente simbolo pagano è stato anch’esso demonizzato dai cristiani, trasformata in simbolo di lussuria.
Anche gli scoiattoli sono parte dei riti di Pasqua nelle montagne Harz della Germania: il popolo di Bräunrode ebbe l’usanza di andare nel più vicino bosco a cacciare scoiattoli.
L'uso di uova come simboli di vita risalgono a tempi quasi preistorici, dove erano create uova di argilla decorate con colori rosso e nero, con lo stesso scopo che avevano le mele di Samhain per i morti.
La caccia alle uova prima citata a proposito della lepre, è un’usanza di tantissimi paesi durante il periodo Pasquale: America, Germania, Danimarca, Jugoslavia, Svizzera e parte della Francia. In Germania, le uova sono spesso collocate tra le ortiche o pruni in modo che i bambini che li vogliono devono mostrare sia coraggio e resistenza immergendo direttamente le mani nelle spine, o devono avere abbastanza bravura da capire come raccoglierle senza romperle ne farsi male. Sebbene possa sembrare un gioco un po’ crudele anche questo mantiene in se l’essenza della festa: la spina “risveglia”, ridesta dal sonno, è un elemento luminoso e fecondatore non che di purificazione. (Far uscire il sangue dal corpo è una partica sciamanica di purificazione).
Altra usanza è quella di  far rotolare le uova giù da una collina (Inghilterra) insieme alle ruote infuocate. Mentre in Germania sono di tradizione le uova di vetro soffiato da appendere agli alberi in fiore. Un’altra usanza che si riferisce alle uova sono i cascarones ovvero i gusci svuotati e riparati con della carta dopo essere stati riempiti di confetti e coriandoli. Decorati e rifiniti, questi sono rotti sulle teste degli altri come benedizione.
Nel folklore della Germania, Scandinavia, e Orkney si dice che mangiare uova in questo periodo doni forza, salute, e una buona crescita. Lanciare uova per aria e affrettarsi poi a raccogliere quante più parti di guscio si riescono, è una tradizione consumata per portare prosperità e buona sorte.
Conservare le uova pasquali in Germania è un modo per assicurarsi protezione per la famiglia e il bestiame contro il male e in particolare come un vero fascino contro i fulmini e la grandine.
In Germania e Cecoslovacchia, un uovo viene dipinto di verde per simboleggiare la fecondità e viene sepolto nel campo più grande, il luogo di sepoltura viene contrassegnato da una croce a cui si darà fuoco. L'uovo cosi trattato è un residuo evidente del culto di Þórr (Thor), qui invocato nel suo aspetto fecondo per benedire i campi, e come il Dio della tempesta per proteggere le nuove colture contro i chicchi di grandine in primavera, mentre la croce in fiamme è un residuo della cristianizzazione dell’Old Sun wheel. I rimasugli dell’incendio sono portati in casa per proteggere la casa contro la grandine, fuoco e fulmini, e le ceneri dei fuochi erano spesso diffuse nei campi per la fertilità.

I fuochi erano molto importanti per i riti Ostara dei nostri antenati. Le ruote di paglia e rami verdi, venivano lanciate dalle cime delle colline più alte a simboleggiare il sole. A questi riti partecipavano anticamente solo gli uomini perché essi potessero assorbire la forza mascolina del sole. Oggi giorno si sostituiscono a questi fuochi girandole artificiali "Ruota di Caterina", o addirittura la costruzione di ruote solari poste in cima a travi come lanterne. Invece che portare la ruota intorno alla casa si usa passare con candele e torce per “illuminarla”.
Grimm cita anche la tradizione di accendere un pezzo di vetro o un pezzo di cristallo, questo sarebbe particolarmente potente per questo giorno, e concentrerebbe dentro di se il fuoco del Sole benche non si cosi pratico da eseguire.
Ostara è il tempo per “Gran Carro ”-processione di fecondità, la processione per Nerthus descritta da Tacito. Gunnwar Skaðadóttir cita il ricordo di una tradizione cristiana raccontatagli da sua nonna dove il "Cristo-bambino" sarebbe stato portato in un carro nel periodo di Pasqua - questo non ha quasi nulla a che fare con la festa cristiana, ma porta piuttosto una somiglianza con i riti pagani della fecondità legati anche a Freyr.

In Svezia e Finlandia meridionale, durante questo periodo e in base alle influenze cristiane è usanza credere che le streghe siano partite per andare ad “incontrare il diavolo” verso la  montagna Blåkulla (partono il giovedì e tornano il sabato Santo). Quindi si faceva un po’ di tutto per proteggersi dal male in questi giorni, si accendevano falò, si puntavano armi da fuoco verso il cielo, si dipingevano croci, stelle e altri simboli sacri sulle porte di case e stalle e sepolti nei pressi del bestiame.
E 'anche tradizionale in questi paesi per le fanciulle vestire come streghe, spesso con vivaci fazzoletti colorati sopra le loro teste e andare in giro facendo qualcosa di simile all’americano Trick-or-Treat. Nel sud della Finlandia, come osservato da KveldúlfR Gundarsson, si crede che le "streghe” cavalcassero in questo periodo rami di salice decorati con nastri (il salice è il primo albero a fiorire in questo momento e i finlandesi vedono i suoi fiori morbidi come il primo segno di primavera). Oggi, le ragazze vanno in giro con i rami che hanno adornato, dandoli ai passanti in cambio di monete e dolci, quelli che non hanno nulla da dare alle streghe devono ascoltare i loro versi di scherno.
Ai vecchi tempi, naturalmente, queste "streghe" potevano essere mogli e/o seguaci di un dio della fertilità e portare la sua benedizione presso il popolo. Ciò, se accade ancora oggi vede un gruppo di ragazze affini, vestite di bianco con foulard rossi portare rami di betulla e salice decorati scambiandoli insieme alle loro benedizioni per soldi e caramelle.

Uno degli elementi più comuni in tutte le terre germaniche fu la battaglia rituale tra estate e inverno, che terminava con l’uccisione dell’inverno che era condotta fuori dal villaggio, mentre l’estate si sarebbe unito a una bella fanciulla come suo sposo. Alcuni testi raccontano di danze di dodici uomini in battaglia, viene fatto anche accenno ad un’arma antica la “Ostara Sax” di cui ormai rimane traccia solo attraverso le focaccine tipiche di Pasqua.
La danza cosi eseguita aveva una forte componete di dramma rituale e molte poesie e poemi antichi sembrano mantenere tracce di questo rito (per esempio le poesie dell’Edda, Svipdagsmál soprattutto, Skírnismál,  e Sigrdrífumál) .
La dove non si recitava la battaglia veniva “uccisa” un effige che rappresentasse l’inverno, questo prevedeva soprattutto l’utilizzo dell’ultima parte rimasta del covone, lacciato a Yule come offerta e cibo per gli uccelli, e trasformata in una bambola che rappresentasse l’Inverno – Il Vecchio Uomo.
Se questa bambola viene preparata prima di Ostara essa viene tenuta al caldo, in modo che ben secca possa bruciare facilmente.  In alternativa potrebbe essere gettata in acqua e “affogato”. La dove non si avesse un covone, andrà bene un pane confezionato per il rito.
Ostara è stata chiamata "Sig-Blessing" da parte dei norvegesi, e dobbiamo anche ricordare che la sua festa probabilmente segnava il momento in cui le battaglie potevano ricominciare. Pertanto Odino Wodan era nominato “Sig-Farther” in questo momento.


Fonti: Grimm -Teutonic Mythology
http://heathentemple.tumblr.com
www.heartpaganism.tumblr.com
Riflessioni personali..

martedì 29 gennaio 2013

I Riti di Febbraio


✖ I Riti di Febbraio ✖


Feste dal Calendario Pagano
01 febbraio. Imbolc. Festa di purificazione. Sabba di Imbolc Festa di Brigid
02 febbraio. Candelora.
05.febbraio. Festa del Fauno.Concordia, Dea del matrimonio armonioso
06 febbraio. Festa di Dioniso.Concordia, Dea del matrimonio armonioso
07 febbraio. Festa di Selene.
09 febbraio. Festa di Yamaja
13 febbraio. Febbraio Faunalia.
14 febbraio. Festa dell'amore. Febbraio Faunalia.
15 febbraio. Festa dei Lupercali
16 febbraio, Festa di Atena Nike.
17 febbraio. festa del Gatto
18 febbraio. Giorno del Frassino. Festa di Parentalia
21 febbraio. Festa di Feralia.
27 febbraio. Festa di Marte.



Feste Pagane Stregheria Italiana - Sabba: 
Candelora(Detta anche Inbolc):[Febbraio, 2] E' la prima delle 4 grandi feste del'anno.I primi sussurri della primavera, che rappresentano il ritorno della Dea, fertile e viva, che trionfa sul Dio della morte che ha purificato tutto col gelo dell'inverno. Arriva insieme al germogliare dei primi semi, ed e' un momento iniziatorio. Visto il valore agrario della festa, il cristianesimo non riusci a sradicarla del tutto, ma nemmeno ad assorbirla del tutto : ne nacque come risultato la festa pagana del carnevale, che comunque riusci' a nascondere la vera natura della festa.Celebra il risveglio della terra.
In questa notte si consacrano le candele che serviranno per i rituali magici durante l'anno, ma anche molto propizia per le benedizioni fatte con l'acqua.E' un'occasione di celebrazione, utile per tutti i rituali di natura costruttiva e volti ad aumentare la sensibilità e la veggenza.

Candelmas, o Imbolc, Omeilc o la cristiana aCandelora è una festa a metà tra il Solstizio d'inverno e l' Equinozio di primavera, è la festa che purifica e rigenera. Viene celebrata il 1 e il 2 di Febbraio, considerato un periodo di passaggio , tra i rigori dell' inverno e il risveglio della natura a primavera. Il nome Febbraio deriva da Februa, che erano i panni usati per raccogliere il sangue dei sacrifici, usati con funzione purificatrice. A Roma, infatti, si celebrava la festa di Giunone sospita (la salvatrice) e feburuata ( la purificatrice) era parte di una lunga cerimonia che iniziava con le onoranze rese alle tombe dei cari e le invocazioni dei Lari, seguite dai Lupercali per ricordare la lupa che aveva allevato Romolo e Remo.I Quirinali in onore del dio Quirino, i Fornaciari in onore della dea del pane e i Terminali in onore del dio Termine, che proteggeva i confini del territorio romano. I festeggiamenti duravano per tutto il mese.
Per i Celti Imbolc, il cui significato letterale è "nel grembo" (oppure latte) cadeva il primo del mese ed era una festa dedicata al triplice aspetto della dea Bride, che aveva un sacerdozio femminile con diciannove sacerdotesse e non accettava presenze maschili. La dea veniva anche soprannominata Belisma (la splendete) e le sacerdotesse custodivano il fuoco perpetuo, sacro alla dea. La sera si preparava il letto di Bride con paglia o con covini di grano dell' ultima mietitura; il giaciglio era cosparso dalle donne con latte e miele e si sdraiava poi la dea che veniva ingravidata dal dio per dare fertilità alla terra.
La cerimonia di Imbolc comprendeva una aspersione di acqua lustrale, che ripuliva il corpo dalle scorie accumulate nell' inverno e attirava energie positive. Era il rito del ritorno della luce, il primo segno che l'inverno stava per finire; nascevano gli agnelli, le pecore davano il latte, e qualche fiore comincia a sbocciare.
I cristiani traforarono Imbolc nella desta di Santa Brigida, che assunse le caratteristiche della già nota Bride: Badessa in un convento di Kildare in Irlanda aveva comandato di tenere sempre acceso il fuoco della gloria divina.
La candelora festa Cristiana del 2 Febbraio commemora il ritorno al Tempio di Maria dopo la nascita di Cristo.
Ogni donna dopo aver partorito era considerata impura per quaranta giorni; e doveva compiere una cerimonia di purificazione dopo la quale presentava il proprio figlio al Tempio.
Maria portò con se una candela, simbolo della luce che suo figlio avrebbe portato alla terra, e da qui rimase l'usanza di accendere le candele in quel giorno.


I riti della Candelora
Servono per purificarsi dalle scorie dell' inverno, foscamente ed emotivamente e per prepararsi alla rinascita della natura e della vita che esploderà in primavera


Rito della Triplice Luce
E' un rito di purificazione che si fa tra la mezzanotte del 1 e del 2 febbraio.
Sull altare sistemate a sinistra un mazzo di gigli bianchi a destra l'incensiere con incenso misto a petali rosa bianca. Al centro tre candela bianche disposte a triangolo con la punta in alto. Sotto le candele mettete un foglio con scritto cosa non vi è piaciuto dell' anno precedente e i problemi che avete avuto, dispiaceri frustrazioni ecc..e le cose non concluse.
Di fianco al foglio mettetene un altro rosso con scritte le cose che avreste voluto fare e non avete fatto, progetti e desideri, Fate molta attenzione ad essere precisi.
Al centro del tavolo mettete il calderone.
Fumigate con l'incenso poi accendete le tre candele partendo da quella in alto e proseguendo in senso orario
Concentratevi e dite:

Triplice luce dello Spirito,
illumina la mia mente e il mio cuore,
Davanti a te, ecco, sono io
(nome e cognome)
avvolta nelle tenebre del dolore,
ne veli dell'insicurezza e dell' ignoranza.
L'anno da poco finito mi ha portato questo:

Prendete ul foglio bianco e leggete, poi bruciatelo con la candela il alto, tenendolo il più possibile in mano e poi gettatelo nel calderone, intanto che bruci dite:

Io brucio sulla tua fiamma
tutto il dolore e gli errori del passato,
che il fuoco sacro purifichi
il mio corpo e il mio spirito
allontanando ogni male visibile e invisibile.

Prendete il foglio rosso:

Davanti a te Luce dello spirito
metto il mio futuro

Leggete ciò che avete scritto, e poi nello stesso modo bruciate il foglio dicendo:

Che la tua luce illumini i mie passi,
e mi guidi a un futuro radioso
Che il fuoco di queste candele
sia sempre acceso dentro di me
cosi sia.

Entro sette giorni buttate tutti gli avanzi del rito in acqua corrente.


Rituale della Benedizione di Bride
Mettete tre candele a troiangolo con la punta in alto verso di voi, a destra l'incensiere con incenso e petali di rosa, a sinistra mettete una coppa con del latte e un vaso con rose bianche.
Fumigate e accendete i ceri

Ogni giorno e ogni notte
Bride mi protegge
Nessuno mi potrà fare del male
nessuno mi potrà uccidere
nessuno mi trafiggerà con la spada
nessuno mi getterà in una cella
perché ogni giorno e ogni notte,
Bride mi protegge.
Nessuno mi spezzerà il cuore
nessuno mi darà dolore
nessuno mi angoscerà
nessuno ferirà la mia anima
perche ogni giorno e ogni notte,
Bride mi protegge.
Nessun fuoco mi brucerà
nessun acqua mi annegherà
nessuna brina mi gelerà
perche ogni giorno e ogni notte,
Bride mi protegge.
Bride mia compagna
Bride la mia Forza
Bride la mia guida.
Nella tenebra e nella luce
Bride la buona è con me,
ogni giorno e ogni notte,
Bride mi protegge.

Lasciate bruciare le candele entro tre giorni poi, buttate tutti gli avanzi del rito in acqua corrente.

- Rito per Omeilc
Un rituale che possono eseguire tutti, consiste nel procurarsi tre candele (sempre di colore bianco!), e disporle in un triangolo, con la punta rivolta verso nord. Nel centro del triangolo così disposto si pone un calice di acqua (simbolo della purificazione) o di latte (simbolo del nutrimento della nuova vita).
Dopo un breve rilassamento, seduti o in piedi, ci si muove verso la candela a nord, la si accende e si dice
“Signora dell’Inverno, ti dico addio, la tua stagione è terminata”.

Si visualizzi il gelido potere dell’inverno che si allontana. Dopo avere sostato un po’, ci si sposta alla candela di sud-est, la si accende e si dice
“Signora della Primavera, ti offro un caloroso benvenuto, la terra è il tuo letto”.

Si visualizzi il gioioso potere della primavera che si avvicina. Dopo un po’ si va alla candela di sud-ovest, la si accende e si dice
“Signora dell’Estate, presto io ti chiamerò e risveglierò il tuo amante”

Si visualizzi il potere ancora lontano della bella stagione, desideroso di nascere e pulsante di vita nel sottosuolo. Quando ci si sente pronti, si va al centro del triangolo, si raccoglie il calice e si dice
“Io bevo il potere della Triplice Dea. Possa questo potere diffondersi su tutta la terra per segnare la nascita della primavera”.

Si beve dal calice e si immagina il potere che fluisce in noi, attraverso di noi per risvegliare la Natura. A questo punto si può inserire qualche usanza ricordata in precedenza, cioè la fabbricazione del letto di Brigit o l’arsione delle decorazione vegetali delle feste invernali. Oppure si può semplicemente concludere la cerimonia andando a ciascuna delle candele, nell’ordine in cui sono state accese: si spengono dicendo mentalmente o ad alta voce “Va’ fuoco e caccia l’inverno, riscalda la terra e risveglia la primavera”. Ovviamente in tutti questi piccoli rituali le parole delle formule possono essere adattate e se lo desideriamo, possiamo utilizzare brevi frasi che noi stessi avremo composto, secondo le nostre capacità e la nostra sensibilità.


- 1 Febbraio Imbolc -Oimelag- Oimelc- Folcaim.
In questo giorno si benedicono sull'altare i semi che si andranno a piantare.
Tradizionalmente, chi può lascia una lampada accesa in ogni stanza della casa come simbolo della prossima rinascita del Dio.
Si decorano gli altari con germogli e piante novelle nel vaso.
E' l'antica festa del primo latte, in quanto in questo periodo nascono le prime pecore; il suo nome deriva da Oimelc, che significa "latte di pecora".
E' una stagione di purificazione e rinnovamento; in questo giorno è tradizione porre una scopa davanti alla porta di casa per simboleggiare lo spazzare via il vecchio e l'arrivo del nuovo.
Si accendono candele in tutte le stanze della casa e si spargono nei campi briciole di pane e formaggio come offerta alla natura.
CIBI TRADIZIONALI: semi di girasole, pane, latticini, muffins, semi di zucca, prodotti di latte, dolci alla frutta, cipolle, aglio, tisane di erbe, vino speziato, uvetta, patate, cavoli olive.
COLORI: bianco, verde, blu, rosa, giallo, rosso, marrone.
ERBE: alloro, basilico, angelica, mirtillo, iris, violette, primule, erica.
INCENSI: benzoino, vaniglia, cannella, mirra, violetta, basilico.


Festa di Brigid. 31 Gennaio
Brigit, Dea della Poesia, figlia del Grande Dio Dagda e controparte celtica di Athena-Minerva, è la conservatrice della tradizione perché, per gli antichi Celti, la poesia era un’arte sacra che trascendeva la semplice composizione di versi e diventava magia, rito, personificazione della memoria ancestrale delle popolazioni.
La capacità di lavorare i metalli era ritenuta anch’essa una professione magica e le figure di fabbri semi-divini si stagliano nelle mitologie non solo europee ma anche extra-europee; l’alchimia medievale fu l’ultima espressione tradizionale di questa concezione sacra della metallurgia.
Sotto l’egida di Brigit erano anche i misteri druidici della guarigione, e di questo sono testimonianza le numerose “sorgenti di Brigit”. Diffuse un po’ ovunque nelle Isole Britanniche, alcune di esse hanno preservato fino ad oggi numerose tradizioni circa le loro qualità guaritrici.
Ancora oggi, ai rami degli alberi che sorgono nelle loro vicinanze, i contadini appendono strisce di stoffa o nastri a indicare le malattie da cui vogliono essere guariti.
Sacri a Brigit erano la ruota del filatoio, la coppa e lo specchio. Lo specchio è strumento di divinazione e simboleggia l’immagine dell’Altro Mondo cui hanno accesso eroi e iniziati. La ruota del filatoio è il centro ruotante del cosmo, il volgere della Ruota dell’Anno e anche la ruota che fila i fili delle nostre vite. La coppa è il grembo della Dea da cui tutte le cose nascono.
Cristianizzata come Santa Bridget o Bride, come viene chiamata familiarmente in gaelico, essa venne ritenuta la miracolosa levatrice o madre adottiva di Gesù Cristo e la sua festa si celebra appunto l’1 febbraio, giorno di Santa Bridget o Là Fhéile Brfd.
Riguardo questa santa, di cui è tanto dubbia l’esistenza storica quanto certa la sua derivazione pagana, si diceva che avesse il potere di moltiplicare cibi e bevande per nutrire i poveri, potendo trasformare in birra perfino l’acqua in cui si lavava!
A Santa Bridget fu consacrato il monastero irlandese di Kildare, dove un fuoco in suo onore era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache.
Ogni suora a turno vegliava sul fuoco per un’intera giornata di un ciclo di venti giorni; quando giungeva il turno della diciannovesima suora ella doveva pronunciare la formula rituale “Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”.
Il ventesimo giorno si diceva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari.

Inutile ricordare come questa usanza ricordasse il collegio delle Vestali che tenevano sempre acceso il sacro fuoco di vesta nell’antica Roma, ma più probabilmente la devozione delle suore di Kildare si ricollega alle Galliceniae, una leggendaria sorellanza di druidesse che sorvegliavano gelosamente il loro recinto sacro dall’intrusione degli uomini e i cui riti furono mantenuti attraverso molte generazioni.
Allo stesso modo, nel monastero di Kildare solo alle donne era concesso di entrare nel recinto dove bruciava il fuoco, che veniva tenuto acceso con mantici, come ricorda Geraldo di Cambria nel 120 secolo.
Il fuoco bruciò ininterrottamente dal tempo della leggendaria fondazione del santuario, nel VI secolo, fino al regno di Enrico VIII, quando la Riforma protestante pose fine a questa devozione più pagana che cattolica.
I riti di Brigit celebrati a Imbolc ci sono stati tramandati dal folklore scozzese e irlandese.

Nelle Isole Ebridi (che forse devono il loro nome proprio a Brigit o Bride) le donne dei villaggi si radunano insieme in qualche casa e fabbricano un’ immagine dell’antica Dea, la vestono di bianco e pongono un cristallo sulla posizione del cuore. In Scozia, la vigilia di Santa Bridget le donne vestono un fascio di spighe di avena con abiti femminili e lo depongono in una cesta, il “letto di Brid”, con a fianco un bastone di forma fallica. Poi esse gridano tre volte “Brid è venuta, Brid è benvenuta!”, indi lasciano bruciare torce e candele vicino al “letto” tutta la notte.
Se la mattina dopo trovano l’impronta del bastone nelle ceneri del focolare, ne traggono un presagio di prosperità per l’anno a venire. Il significato di questa usanza è chiaro: le donne preparano un luogo per accogliere la Dea e invitano allo stesso tempo il potere fecondante maschile a unirsi a lei.
Anche nell’isola di Man veniva compiuta una cerimonia simile, chiamata Laa’l Breesley.

Nell’Inghilterra del Nord, terra dell’antica Brigantia, la ricorrenza veniva denominata “Giorno delle Levatrici”.
In Irlanda, si preparano con giunchi e rametti le cosiddette croci di Brigit, a quattro bracci uguali racchiusi in un cerchio, cioè la figura della ruota solare (che è simbolo appropriato per una divinità del fuoco e della luce); lo stesso giorno vengono bruciate le croci preparate l’anno prima e conservate fino ad allora.La fabbricazione delle croci di Brigit deriva forse da un’antica usanza precristiana collegata alla preparazione dei semi di grano per la semina.

Questi oggetti simbolici, confezionati con materiale vegetale, ci ricordano tra l’altro che la luce ed il calore sono indispensabili alla vegetazione che si rinnova in continuazione, anno dopo anno.
Le spighe di avena (o grano, orzo, ecc.) usate per fabbricare le bambole di Brigit, provengono dall’ultimo covone del raccolto dell’anno precedente. Questo ultimo covone, in molte tradizioni europee è chiamato la Madre del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.) e la bambola propiziatoria confezionata con le sue spighe è la Fanciulla del Grano (o dell’Orzo, dell’Avena, ecc.).

Si credeva cioè che lo spirito del cereale o la stessa Dea del Grano risiedesse nell’ultimo covone mietuto: come le spighe del vecchio raccolto sono il seme di quello successivo, così la vecchia divinità dell’autunno e dell’inverno si trasformava nella giovane Dea della primavera, in quella infinita catena di immortalità che è il ciclo di nascita, morte e rinascita. E Brigit rappresenta appunto la giovane Dea della primavera.

Un antico codice irlandese, il Libro di Lismore, riporta una curiosa leggenda. Si narra che a Roma i ragazzi usavano giocare ad un gioco da tavolo in cui una vecchia megera liberava un drago mentre dall’altra parte una giovane fanciulla lasciava libero un agnello che sconfiggeva il drago. La megera allora scagliava un leone contro la fanciulla, la quale però provocava a sua volta una grandine che abbatteva il leone.
Papa Bonifacio, dopo aver interrogato i ragazzi e aver saputo che il gioco era stato insegnato loro dalla Sibilla, lo proibì.
La megera non è altro che la Vecchia Dea dell’Inverno sconfitta dalla Giovane Dea della Primavera. Essendo questa leggenda stata raccolta in un ambito culturale celtico, si può supporre che la Vecchia altri non era che la Cailleach a cui si contrappone Brigit. Il riferimento all’agnello è un altro simbolo del periodo di Imbolc, anche se i commentatori medievali lo considerarono l’emblema di Gesù Cristo.

In realtà è la Vecchia Dea che si rinnova trasformandosi in Giovane Dea, così come il Vecchio Grano diviene il nuovo raccolto. I Carmina Gadelica, una raccolta di miti, proverbi e poemi gaelici di Scozia, raccolti e trascritti alla fine dell’800 dal folklorista scozzese Alexander Carmichael, riportano la seguente filastrocca:

La mattina del Giorno di Bride
Il serpente uscirà fuori dalla tana
Non molesterò il serpente
Né il serpente molesterà me

Il serpente appare come uno degli animali-totem di Brigit. In molte culture il serpente o drago è simbolo dello spirito della terra e delle forze naturali di crescita, decadimento e rinnovamento.
Nel giorno di Bride il serpente si risveglia dal suo sonno invernale e i contadini ne traevano il presagio della fine imminente della cattiva stagione. Il serpente è uno dei molti aspetti dell’antica Dea della terra: la muta della sua pelle simboleggia il rinnovamento della Natura e anche la sua dualità Infatti in gaelico “neamh” (cielo) è simile a “naimh” (veleno), provenendo entrambi dalla radice “nem”.

La Vecchia Dea e la Giovane Dea sono la stessa persona! (nelle fiabe l’eroe che coraggiosamente bacia una vecchia megera si ritrova di fronte una bellissima fanciulla...)

Brigid è la patrona della Candelora, festa solare di Fuoco, celebrata anche sotto il nome di Imbolc.
La Dea - che era contemporaneamente la protettrice dei fabbri, dei poeti e dei guaritori - rappresenta:
• il fuoco dell’ispirazione come patrona della poesia
• il fuoco del focolare, come patrona della guarigione e fertilità’
• il fuoco della forgia, come patrona dei fabbri e delle arti marziali.


- 2 febbraio Candlemas- Festival delle luci.
Si accednono fuochi sacri in onore della Dea Bride e vi si danza intorno; si prendono dei tizzoni da portare a casa per propiziare la buona sorte.
Gli inglesi osservano il tempo atmosferico di questo giorno per predire il tempo futuro:
"se il giorno di candlemas porta neve e pioggia l'inverno se ne è andato e non tornerà;
se il giorno di candlemas sarà chiaro e luminoso l'inverno avrà un altro flight"
E gli Scozzesi osservano i venti:
"se il vento di questa notte soffia da sud presagisce calore e crescita; se da ovest molto latte e pesci in mare; se da nord vi saranno molta neve e molto freddo; se da est, gli alberi avranno molti frutti; se da nord-est, fuggite, uomini, donne ed animali


- 5-6 Febbraio Concordia, Dea del matrimonio armonioso.
"Raggiante Concordia, risiedi sempre in questo matrimonio e cosi, convenientemente unita in matrimonio, possa Venere sempre benedire con figli questa coppia" Marziale, IV. 13.7-8


- 6 gennaio Festa di Dionisio
NASCITA DI DIONISO
Come per molti altri dei, la maggior parte dei racconti relativi a Dioniso riguarda la nascita e l'infanzia del dio. La versione più nota del mito presenta la nascita di Dioniso da Zeus e da Semele, figlia del re di Tebe, Cadmo. Poiché Zeus aveva promesso alla amata Semele di esaudire ogni suo desiderio, la sposa di Zeus, Era, gelosa di Semele, la indusse perfidamente a chiedere al suo divino amante di mostrarsi a lei in tutto il suo splendore. Per accontentarla Zeus comparve circondato di lampi e folgori, che inceneriscono Semele e il suo palazzo a Tebe. Zeus salvò però il feto di Dioniso, frutto del suo amore con Semele e, per evitare le insidie della gelosa Era, lo cucì nella sua coscia fino al giorno stabilito per la nascita.

Non è da escludere che le componenti di questo mito siano parte di un nucleo pre-dionisiaco in riferimento alla divinità da cui il Dioniso ellenizzato è derivato. La stessa coppia Semele-Dioniso, se si accetta l'ipotesi che in origine fosse quella formata da una dea-madre e da un dio-figlio, potrebbe essere il risultato di una associazione realizzatasi in tutto un insieme di antichi culti pre-ellenici o anatolici. Il nome di Semele appartiene infatti a una lingua non greca e si riferisce a una dea-terra madre di un figlio divino. Anche in epoca tarda Dioniso sarà spesso designato con l'appellativo di concepito nel fuoco o di nato nel fuoco, con riferimento alla folgore di Zeus: la prima parte del suo nome sembra infatti rinviare a una filiazione da parte del dio celeste indoeuropeo.
Tali informazioni andrebbero dunque a costituire un mito naturalistico elementare assai plausibile. Questa componente naturalistica è però assente dalla figura della madre Semele che, al pari di altre donne mortali, è amata da Zeus. La sua folgorazione accentua la natura divina di Dioniso: Zeus gli fa infatti da seconda madre e il figlio di Semele giunge a compimento nella coscia del padre di cui sarà una promanazione diretta. Il carattere eccezionale della filiazione sembra tuttavia soprattutto rispondere alla preoccupazione di elevare il nuovo dio nella discendenza da Zeus, preoccupazione forse dovuta all'antagonismo tra culti di giovani dei alla ricerca di una legittimazione. Il racconto è inoltre da riferirsi al periodo dell'introduzione di una concezione patriarcale nel mondo greco per cui gli dei nati da dee-madri di stampo asiatico vengono elevati sull'Olimpo in nome di una parentela più o meno diretta con il grande dio degli Elleni.

La nascita di Dioniso da una donna mortale rende certamente più suggestiva la sua figura in quanto lo presenta come un immortale che pur restando tale partecipa dell'umanità. Egli frequenta continuamente i mortali ai quali infonde il sentimento della sua presenza reale e non si abbassa sino a loro, ma piuttosto li innalza sino a sé; tutto il racconto costituisce inoltre un motivo atto a suscitare emozioni nelle donne che vedevano il figlio di una di loro elevato al grado di divinità.
Se il nome di Dioniso è poco familiare oggi, molto popolare è invece quello di Bacco. Negli autori greci questo termine è soltanto un epiteto del dio, estraneo tuttavia alla visione moderna e tardoantica di Dioniso come dio del vino.
L'appellativo è comune al dio e ai suoi fedeli, i baccanti, che non l'hanno però assunto considerandosi una momentanea incarnazione del dio, bensì è Dioniso stesso che lo ha tratto dai suoi seguaci. Egli è insomma il baccante per eccellenza e del resto il termine bacchos è inscindibile dal verbo baccheuein che designa un comportamento particolare, una sorta di trance religiosa, anche in riferimento a culti estranei al dionisismo.

Il mito dionisiaco
Dopo la nascita dalla coscia di Zeus, Dioniso viene allevato dalla zia materna Ino e dalle ninfe della valle di Nisa. Divenuto adulto, egli percorre il mondo insegnando agli uomini la viticultura e istituendo ovunque il suo culto, che viene spesso avversato con l'accusa di seminare disordine e immoralità. Nella stessa Tebe, sua patria, Dioniso è perseguitato dal re Penteo, che ne vieta il culto, praticato soprattutto in orge notturne nelle quali i seguaci e soprattutto le donne, dette Menadi (cioè "folli"), svolgono cerimonie sui monti, agitando fiaccole e tirsi in preda a una eccitazione collettiva nel corso della quale cercano la comunione con il dio a contatto con la natura e divorando carni crude di cerbiatti dilaniati. Ma la forza del dio è irresistibile e il suo avversario Penteo viene ucciso dalla madre stessa.
Le forme del culto lo presentano come un dio mediterraneo della natura e della vegetazione, dio della vita e della morte, che impone il suo culto con una potenza terribile, nella quale trovano sublimazione gli impulsi segreti della psiche umana, che chiedono una forma periodica di liberazione perché l'uomo possa attingere la felicità nella comunione mistica con il dio della natura.


9 Febbraio Festa di Yemaja
Nella mitologia yoruba, e nei culti correlati afroamericani come il Candomblé e il Vodun, Yemaja è la madre di tutti gli Orisha. A seconda della tradizione, viene indicata anche come Imanja, Jemanja, Yemalla, Yemana, Yemanja, Yemaya, Yemayah, Yemoja, Ymoja e in altre varianti. È la regina del mare; si invoca per protezione (in particolar modo delle donne incinte), purificazione e aiuto in generale, chiedendone la manifestazione nel suo aspetto più materno; un altro aspetto di Yemaja, quello distruttore, è simboleggiato dal mare in tempesta.

La tradizione narra che Yemaja sia nata dalla spuma del mare, come (Venere); la sua figura si può far corrispondere a quella generale della "Grande Madre", propria di numerose tradizioni.

Ha insegnato l'amore a tutti gli Orisha, è sposata con Babalú Ayé. Tra le caratteristiche che la contraddistinguono vi sono la passione per la caccia, l'astuzia, l'indomabilità, la collera, la severità, l'allegria. Le sono associati i colori bianco e blu e il sabato; nei sincretismi viene identificata con la Vergine della Regola. I suoi fedeli, prima di pronunciare il suo nome, devono toccare con i polpastrelli la polvere della terra.

Tra i suoi attributi vi sono la luna e il sole, l'ancora, il salvagente, le scialuppe. Veste abitualmente con una lunga veste azzurra con serpentine simboleggianti il mare e la spuma e regge un ventaglio adornato con conchiglie.

Dea madre e patrona delle donne, specialmente di quelle in gravidanza, è patrona anche del fiume Ogun, le cui acque si dice che riescano a curare l'infertilità. I suoi genitori sono Oduduwa e Obatala. Suo figlio Orungan la violentò una volta e ci riprovò una seconda; per impedire questa violenza, Yemaja esplose dal proprio ventre quindici Orisha, inclusi Ogun, Olokun, Shopona e Shango.

Tra gli Umbanditi, Yemaja è la dea dell'Oceano e dea patrona dei sopravvissuti ai naufragi.

madre della vita, signora del mare, fonte fondamentale di vita. Le piace cacciare e maneggiare il machete, è indomabile e astuta, i suoi castighi sono duri e la sua collera terribile, ma giustiziera, ma è anche madre dolce che ascolta le richieste dei suoi figli e si preoccupa per il loro sostentamento. I suoi colori sono il blu e il bianco, veste con sette gonne sovrapposte, un corpetto blu con serpentine bianche e una cinta con un rombo che copre l’ombelico. Nel suo cammino di Yembò e di Odduà nascono tutti gli Orisha. E' madre della vita, per questo governa le acque e rappresenta il mare.

Yemayà è colei che crea e, quando una donna è incinta, fa le rogaciòn e prega lei, perchè la creatura nasca bene. In Yemayà nasce l'amore, non a caso lo ha insegnato a tutti gli Orisha. E' stata moglie di Babalù Ayé, di Agallù, di Orula e di Oggùn.

E' più importante di Oya, che rappresenta l'aria, perchè questa arriva dagli oceani, dai mari. E' indomabile e astuta. I suoi castighi sono duri, la sua collera terribile, però sempre agisce con giustizia. Ama la buona compagnia; è una buona madre, allegra e sanguigna.

Chi è consacrato a lei non può pronunciarne il nome prima di aver toccato terra con i polpastrelli delle dita e baciato in loro l'impronta della polvere. Tra i suoi attributi ci sono la luna e il sole, l'ancora, i salvagente, le scialuppe e altri oggetti lavorati in argento, acciaio, latta e piombo. C'è un'apposita campanellla per salutarla e per attirare la sua attenzione. La sua collana è fatta da cristalli azzurri e indossa una lunga veste dello stesso colore con serpentine azzurre e bianche, simbolo del mare e della spuma. In mano generalmente tiene un ventaglio in oro e madreperla, adornato con perline e conchiglie. Nel ballo si annuncia con una risata fragorosa e poi gira come le onde o i mulinelli dell'oceano. A volte rema, mentre altre sembra che nuoti, ma sempre inizia piano piano per aumentare l'intensità del ritmo come per le ondate minacciose. Protegge le persone che hanno problemi al ventre, soprattutto se derivati dall'acqua (dolce, salata, pioggia, umidità, ecc.).
Insieme a Changò e a Ochun è tra le preferite dai cubani. Viene sincretizzata con la Vergine di Regla, la patrona della Baia dell'Avana.


15 Febbraio festa dei Lupercali
I Lupercali (in latino: Lupercalia) erano una festività romana che si celebrava nei giorni nefasti di febbraio, mese purificatorio (il 15 febbraio), in onore del dio Fauno nella sua accezione di Luperco (in latino Lupercus), cioè protettore del bestiame ovino e caprino dall'attacco dei lupi. Secondo Plutarco sembra fossero dei riti di purificazione.

Secondo un'altra ipotesi, avanzata da Dionisio di Alicarnasso, i Lupercalia ricordano il miracoloso allattamento dei due gemelli Romolo e Remo da parte di una lupa che da poco aveva partorito; Plutarco dà una descrizione minuziosa dei Lupercalia nelle sue Vite parallele. I Lupercalia venivano celebrati nella grotta chiamata appunto Lupercale, sul colle romano del Palatino dove, secondo la leggenda, i fondatori di Roma, Romolo e Remo sarebbero cresciuti allattati da una lupa.

Storia 
Le origini della festa sono avvolte nella leggenda: secondo Dionisio di Alicarnasso e Plutarco, i Lupercali potrebbero essere stati istituiti da Evandro, che aveva recuperato un rito arcade. Tale rito consisteva in una corsa a piedi degli abitanti del Palatino (allora chiamato Pallanzio, dalla città dell'Arcadia di Pallanteo), senza abiti e con le pudenda coperte dalle pelli degli animali sacrificati, tutto in onore di Pan Liceo ("dei lupi").

Secondo una leggenda narrata da Ovidio, al tempo di re Romolo vi sarebbe stato un prolungato periodo di sterilità nelle donne. Donne e uomini si recarono perciò in processione fino al bosco sacro di Giunone, ai piedi dell'Esquilino, e qui si prostrarono in atteggiamento di supplica. Attraverso lo stormire delle fronde, la dea rispose che le donne dovevano essere penetrate (inito, che rimanda a Inuus, altro nome di Fauno) da un sacro caprone sgomentando le donne, ma un augure etrusco interpretò l'oracolo nel giusto senso sacrificando un capro e tagliando dalla sua pelle delle strisce con cui colpì la schiena delle donne e dopo dieci mesi lunari le donne partorirono.

I Lupercalia furono una delle ultime feste romane ad essere abolite dai cristiani. In una lettera di papa Gelasio I si riferisce che a Roma durante il suo pontificato (quindi negli anni fra il 492 e il 496) si tenevano ancora i Lupercali, sebbene ormai la popolazione fosse da tempo, almeno nominalmente, cristiana. Nel 495 Gelasio scrisse questa lettera (in realtà un vero e proprio trattato confutatorio) ad Andromaco, l'allora princeps Senatus, rimproverandolo della partecipazione dei cristiani alla festa. Si ignora se la festa sia stata abolita quell'anno, come riteneva il cardinale Cesare Baronio, o se sia sopravvissuta per qualche tempo ancora. William Green riteneva che probabilmente il significato religioso della festa fosse andato perduto (del resto era già trascorso un secolo dalla proibizione dei culti romani decretata per legge da Teodosio I) e che ormai avesse un carattere puramente folklorico. Più tardi, nel VII secolo, venne istituita la festa della Candelora e collocata al 2 febbraio.

Tra le cerimonie pagane romane che Giacomo Boni mise in programma per il primo anniversario della marcia su Roma, ci fu anche il ripristino delle corse dei Lupercalia, inaugurate con l'esplorazione dell'antro celeberrimo, scrive Boni.

Celebrazione
La festa era celebrata da giovani sacerdoti chiamati Luperci, seminudi con le membra spalmate di grasso e una maschera di fango sulla faccia; soltanto intorno alle anche portavano una pelle di capra ricavata dalle vittime sacrificate nel Lupercale.

I Luperci, diretti da un unico magister, erano divisi in due schiere di dodici membri ciascuna chiamate Luperci Fabiani ("dei Fabii") e Luperci Quinziali (Quinctiales, "dei Quinctii"), ai quali per un breve periodo Gaio Giulio Cesare aggiunse una terza schiera chiamata Luperci Iulii, in onore di se stesso. Secondo Dumézil è probabile che in origine le due schiere fossero formate dai membri delle gentes dalle quali prendono il nome (cioè i Fabii e i Quinctii). Secondo Mommsen un indizio potrebbe essere il fatto che il nome Kaeso si trova soltanto tra i membri di quelle due gentes e sarebbe collegato al februis caedere, cioè al tagliare (caedere) le strisce (februa) dalla pelle delle capre sacrificate.

Sulla base di alcuni passi di Livio, si è ritenuto generalmente che i luperci Fabiani fossero originari del Quirinale e i Quinziali del Palatino, ma ciò è contestata da Dumézil, per il quale non ci sono sufficienti motivi per trarre questa deduzione, anche perché i riti dei Lupercalia sono strettamente legati soltanto al colle Palatino e non anche al Quirinale.

In età repubblicana i Luperci erano scelti fra i giovani patrizi ma da Augusto in poi la cosa fu ritenuta sconveniente per loro e ne fecero parte solo giovani appartenenti all'ordine equestre.

Plutarco riferisce nella vita di Romolo che il giorno dei Lupercalia, venivano iniziati due nuovi luperci (uno per i Luperci Fabiani e uno per i Luperci Quinziali) nella grotta del Lupercale; dopo il sacrificio di capre (si ignora se una o più di una, se di genere maschile o femminile: secondo Quilici un capro) e, pare, di un cane(che per Dumézil è cosa normale se i Luperci sono "quelli che cacciano i lupi"), i due nuovi adepti venivano segnati sulla fronte intingendo il coltello sacrificale nel sangue delle capre appena sacrificate. Il sangue veniva quindi asciugato con lana bianca intinta nel latte di capra, al che i due ragazzi dovevano ridere.

Questa cerimonia è stata interpretata come un atto di morte e rinascita rituale, nel quale la "segnatura" con il coltello insanguinato rappresenta la morte della precedente condizione "profana", mentre la pulitura con il latte (nutrimento del neonato) e la risata rappresentano invece la rinascita alla nuova condizione sacerdotale.

Venivano poi fatte loro indossare le pelli delle capre sacrificate, dalle quali venivano tagliate delle strisce, le februa o amiculum Iunonis, da usare come fruste. Dopo un pasto abbondante, tutti i luperci, compresi i due nuovi iniziati, dovevano poi correre intorno al colle saltando e colpendo con queste fruste sia il suolo per favorirne la fertilità sia chiunque incontrassero, ed in particolare le donne, le quali per ottenere la fecondità in origine offrivano volontariamente il ventre, ma al tempo di Giovenaleai colpi di frusta tendevano semplicemente le palme delle mani.

In questa seconda parte della festa i luperci erano essi stessi contemporaneamente capri e lupi: erano capri quando infondevano la fertilità dell'animale (considerato sessualmente potente) alla terra e alle donne attraverso la frusta, mentre erano lupi nel loro percorso intorno al Palatino. Secondo Quilici, la corsa intorno al colle doveva essere intesa come un invisibile recinto magico creato dagli scongiuri dei pastori primitivi a protezione delle loro greggi dall'attacco dei lupi; la stessa offerta del capro avrebbe dovuto placare la fama dei lupi assalitori. Tale pratica inoltre non doveva essere stata limitata al solo Palatino ma in epoca preurbana doveva essere stata comune a tutte le località della zona, ovunque si fosse praticato l'allevamento ovino.

C'è incertezza sull'etimologia delle parole Lupercalia, Luperci e Lupercus, anche se la base è sicuramente costituita dalla parola lupus ("lupo"). Secondo Ludwig Preller, Georg Wissowa
e Ludwig Deubner si tratterebbe di un composto formato dalle parole lupus e arcere ("cacciare"); secondo Theodor Mommsen, Henri Jordan e Walter Otto invece, potrebbe essere un derivato sul tipo della parola latina noverca ("matrigna") da suddividere in nou-er-ca, anche perché nella celebrazione dei Lupercalia niente sembra far pensare a qualcosa rivolto contro i lupi. Émile Benveniste però, ritiene che la parola noverca vada suddivisa in *nou-er+ca- (cfr. gr. nearós, arm. nor), rendendo più difficoltoso il confronto con lupercus. Secondo Jens S. Th. Hanssen, invece, Lupercalia sarebbe una retroformazione dalla parola luperca, a sua volta diminutivo di lupa, con una possibile influenza del nome di famiglia Mamerci, mentre per Joachim Gruber l'origine si troverebbe in un ipotetico antico composto *lupo-sequos ("che è inseguito dai lupi").

Secondo Karl Kerényi il carattere dei Luperci farebbe pensare alla sovrapposizione in loro di due rappresentazioni opposte: da una parte quella del lupo che sarebbe originaria e proveniente dal nord Europa, dall'altra il capro, successivo e proveniente dal sud. Per Andreas Alföldi i Luperci sarebbero un relitto del "Männerbund" che avrebbe fondato Roma. Secondo Dumézil, invece, i Luperci rappresentavano gli spiriti divini della natura selvaggia subordinati a Fauno. Nel giorno dei Lupercalia, infatti, l'ordine umano regolato dalle leggi si interrompeva e nella comunità faceva irruzione il caos delle origini, che normalmente risiede nelle selve.

Secondo Dumézil, i Lupercali avrebbero avuto in origine anche la funzione di conferma della regalità adducendo come indizi alcuni passi compiuti da Cesare nel suo piano di restaurazione della monarchia a Roma. Egli infatti istituì una terza schiera di Luperci che intitolò a sé stesso (i Luperci Iulii) e inscenò un tentativo di incoronazione durante i Lupercali dell'anno 44 a.C., facendosi offrire una corona intrecciata d'alloro da Marco Antonio che era uno dei Luperci; viste le reazioni del pubblico, Cesare rifiutò la corona e la fece portare come offerta al tempio di Giove in Campidoglio. In particolare l'atto di Marco Antonio che esce dal gruppo dei Lupercali e, nudo, balza sui rostri per incoronare Cesare, potrebbe essere, sempre secondo Dumézil, la riproposizione di una scena antica all'epoca ancora viva nella memoria popolare.


16 Febbraio festa di Nike- Atena
Atena, identificata con l’appellativo di Pallade, era figlia di Zeus e Metide (“il saggio consiglio”), divinità dalla quale sarebbero nati solo figli accorti e saggi come la madre.

Gea e Urano predissero a Zeus che dalla sua consorte, Metide, sarebbe nato un erede più saggio di lui che l’avrebbe spodestato... quindi impaurito dalla profezia ingoiò sua moglie e la tenne nascosta nelle proprie viscere affinché il futuro figlio avesse potuto portare saggi consigli dall’interno soltanto a lui.

La nascita di Atena è raccontata in tre versione diverse, ma simili nella loro natura, ovvero ella nacque dalla testa di Zeus.
Nella prima versione del mito (nell’ordine in cui la racconto non in ordine storiografico) Esiodo nella Teogonia dice che Atena apparve fuori dalla testa di Zeus armata di tutto punto lanciando un terribile urlo di guerra.
In una seconda versione, pur nascendo sempre dalla medesima parte del corpo del padre, poiché data alla luce nei pressi del fiume Tritone ebbe l’appellativo di Tritogenia.
Nella terza versione del mito si narra che Efesto, o Prometeo, aprirono con un colpo d’ascia la testa di Zeus, dalla quale apparve la dea Atena sempre con la sua armatura, ma terribile a vedersi.

Dopo la nascita Atena fu allevata dal dio fluviale Tritone, il quale aveva una figlia, Pallante, e si allenava con lei nell’arte delle armi. Durante uno di questi combattimenti Atena era in procinto di essere ferita da Pallante e Zeus, accortosi del pericolo, intervenne frapponendo fra le duellanti la sua egida, ovvero la pelle di capra che suscitava terrore. L’amica di Atena, spaventata, venne colpita da quest’ultima e morì. Disperata per la morte di Pallante, Atena ne fece una statua che la riproduceva, il Palladio, e la pose di fianco alla statua di Zeus.

Atena è rappresentate come una dea Vergine: infatti, dopo la sua nascita, Zeus la promise ad Efesto, ma quest’ultima la prima notte di nozze sparì dal talamo nuziale e il seme di Efesto sparso in terra generò Erittonio, che venne poi preso sotto l’egida della dea.

Tra i suoi spasimanti si annovera anche l’indovino Tiresia che divenne cieco quando la scorse nuda al bagno.

Poichè figlia della divintà più potente e di quella più saggia, in lei furono riconosciuti e fusi entrambi i poteri. Protettrice delle leggi e dello Stato; Atena è quindi una divinità guerriera. Si dice avesse inventato il carro da guerra insieme al flauto. Ma un giorno, mentre suonava lo strumento, si specchiò in un lago e spaventata dal suo aspetto deforme a causa delle smorfie provocate nel suonare lo stesso, lo gettò via e il medesimo venne raccolto da Marsia, un fauno.
Poiché il Capricorno è associato anche al mito di Pan, il quale creò l’omonimo flauto, cogliamo una analogia di significato rispetto all’aspetto esteriore non gradevole per entrambi i rappresentanti del segno.

Restando sempre nell’ambito della divinità guerriera, è da ricordare che sullo scudo di Atena era rappresentata la testa della Gorgonie Medusa, che aveva il potere di pietrificare chiunque la guardasse in volto. Quest’ultima fu uccisa da Perseo.
Un altro racconto mitico legato ad Atena è quello in cui Poseidone e la dea si contesero il predominio sull’Attica. Per porre fine alla contesa gli dei decisero che chi avrebbe regalato agli uomini il dono più prezioso sarebbe stato protettore dell'Attica. Poseidone, dopo aver colpito con il suo tridente una pietra, ne fece scaturire una fonte di acqua salata, Atena, invece, fece nascere un ulivo sull'Acropoli. La sfida fu vinta da Atena.





Fonte e Ringraziamenti
lilithcry per festività di febbraiocon Magia pagana, elfi edizioni
Feste Pagane, di Roberto Fattore per Festa di Brigid
www.ilcalderonemagico.it