martedì 30 aprile 2013

Walpurgisnacht


Walpurgisnacht

La notte di Valpurga è una notte di festa e baldoria, si esce finalmente dalle tenebre dell’ inverno e della cattiva stagione. Molti popoli specialmente al nord celebravano questa festa come “l’arrivo della primavera”.
Le nove notti che intercorrono tra il 22 e il 30 (durante le quali cade anche la moderna Festa della Terra, proprio il 22) sono venerate in ricordo dei nove giorni in cui Odino “ All Father” rimase appeso a Yggdrasil l’albero del mondo. Durante la nona notte Walpurgisnacht (30 Aprile) Egli vide le rune, le afferrò nella sua morte rituale momentanea. In quel momento tutta la luce dei nove mondi si spense e per un istante regnò il caos più totale. Allo scoccare della mezzanotte poi, la luce tornò in modo abbagliante, così come tornò la vita del Dio dopo il suo sacrificio e in onore di ciò ci sono fuochi danzanti accesi ancora oggi. Durante la notte di Walpurgisnacht i morti hanno spazio sulla terra e in oltre in questa data si conclude anche la Caccia Selvaggia.
Il primo Maggio è invece la festa di Thirimilci ( nome germanici del mese di Maggio) – l’inizio dell’ estate, festa di gioia e di fertilità quanto Ostra, in questo periodo la maggior parte della gente del Nord era finalmente uscita dal freddo e dalla neve.

Walpurgisnacht inoltre, pare essere una festa nata dopo la conversione cristiana in Germania e quindi, una delle poche feste che i pagani avrebbero adottato, derivante da una festa cristiana, anziché viceversa. Nel diciassettesimo secolo in Inghilterra furono soppresse la maggior parte delle celebrazioni. Nell’ aprile del 1644 il governo decretò lo sradicamento di tutti i Pali di Maggio permanenti, fortunatamente sebbene molti non son stati distrutti, molti altri non son più stati eretti.
Famosa per i falò che illuminarono le colline di Svezia, i brindisi di champagne in Finlandia, e gli scherzi della Germania meridionale, fu conosciuta come festa di santi ma anche di streghe.
Secondo vecchie tradizioni germaniche le streghe, nella notte tra il 30 aprile e il 1º maggio, uscivano dai loro rifugi per danzare in onore della luna( o con il diavolo) sul monte Bocker. Questa tradizione si sovrappose alla festa di santa Valpurga, fino a divenire la "notte di Valpurga".
Vi sono voci, senza alcuna prova storica certa, che vedrebbero come antica protagonista di riti pagani di questa festa invece una dea, Valburga.
Alcune correnti (come l’Asatru) celebrano questo festival proprio in onore di Odino e della sua morte. Si spengono le luci a mezzanotte e si riaccendono non appena si passa al giorno nuovo in onore della sua rinascita.
Alcune persone iniziano le celebrazioni nove giorni prima, iniziando il 22 Aprile e finendo appunto il 30, giorno conosciuto anche come Yggdrasill Day.
Con l’inizio del primo Maggio, conosciuto come Beltane, Walpurgis – i festeggiamenti sono ricchi di fuochi luminosi, invitando la luce a rinascere e la grazia dell’estate avvolgere di ricchezza, fertilità, salute e gioia.

Questa festa rappresenta l’unione mistica, la pianta che cresce in perfetta armonia con l’ambiente circostante. E’ in oltre il momento in cui vengono celebrati gli spiriti domestici.
In Germania è consuetudine raccogliere alberi caduti portati poi in luoghi tradizionali dove vengono eretti e adornati proprio alla vigilia del primo maggio. Alcune varianti di questo simbolo prevedono la potatura massiccia di conifere, il taglio di alberi o alberi dipinti in spirali. Solitamente su ogni palo viene posta una corona-ghirlanda, o più ghirlande a rappresentare i piani dell’ asse cosmico. In cima ad alcuni Pali di Maggio veniva attaccato un manico di scopa al posto del fogliame non tagliato. In altre occasioni venivano eretti su dei gradini al fine di riprodurre la corrispondenza tra Asse Cosmico e Montagna Terrestre.

Fonti Varie

Modraniht -Notte delle Madri.


Modraniht
 [Notte delle Madri]


Un importante esempio del ruolo sacro della donna nel passato viene dal culto della Matres o Matronae. Diffuso tra i Germani, presso i quali ebbe l'epicentro, estendendosi anche in Gallia.
Alcuni sostengono non vi sia analogia tra i due significati di Matres e Matronae, si ipotizza che il secondo termine non sia uno sviluppo del primo. Ciò non è comunque condiviso da tutti, sostenendo che non esistono differenze concrete, ma solo variazioni di carattere formale.

Modraniht nell'antico inglese sta per 'madri-notte', è un antica festa anglo-sassone di cui racconta il Venerabile Beda in temporum ratione XIII, e di cui la testimonianza conferma l'origine autoctona del culto delicato appunto alle Matronae.
Pare che i pagani Anglo-Sassoni facessero un sacrificio per il nuovo anno nel modraniht matrum nocturum id est ["il Modraniht, cioè, nella notte delle madri [matrone ]"]
Questa festa corrisponde ad altri festival germanica Yule. Una volta si ipotizzava che questo fosse un festival solamente celtico, ma questo è in gran parte smentito oggi giorno. C'è chi sostiene che l'origine Germanico Nordica del culto, basò la sua convinzione sul fatto che "la grande maggioranza" degli epiteti delle dee appare, dal punto di vista etimologico, di chiaro ceppo germanico e non celtico (..)

Modraniht può essere associata con il culto delle madri o delle matrone in gran parte seguito fra le tribù germaniche Occidentali e le Dìsir celebrate dalle tribù germaniche del nord della Scandinavia. Finendo con le Parche di corrispondenza Greca come divinità del destino.
Le matrone o Matronae sono madri-dee alle quali sono state istituiti  pietre votive e altari tra I e il V secolo A.C.
Ci sono circa 1100 iscrizioni che danno nomi alle matrone germaniche. Sono divinità strettamente collegate alle "stirpi germaniche" e vengono, perciò, indicate con gli epiteti della stessa origine: Matribus Suebis, Matribus meis Gramanis, Matribus Frisiavis paternos ecc.. difficile stabilire quali iscrizioni riportano nomi autenticamente germanici e quali invece siano trascrizioni germaniche di nomi stranieri.
 Legate al mondo germanico son anche alcune iscrizioni trovate a Roma, datate con certezza alla prima metà del II secolo d.C. La zona dalla quale arriva il massimo numero di iscrizioni è la riva sinistra del Reno e da Grips wald a Remegen, con la massima diffusione tra la Colonia Bonn e Julich-Blankenheim.

Quasi dappertutto queste matrone sono stati divise in gruppi di tre.
"donatrici" , " dispensatrici" , "generose";  ricorre spesso anche il legame con il culto delle Acqua.
Le loro funzioni erano quelle legate a: fertilità, parto, la tutela della famiglia e, occasionalmente come dee guerriere.  Così come avvenne per le Dìsir nelle aree del Nord germanico.
Il la lode alle Disa "disabolt" appare due volte in due saghe islandesi dalla metà del 13 ° secolo d.C.
Nella saga di Viga-Glums 6 la disablot viene celebrata in una fattoria norvegese a inizio inverno a metà ottobre. Mentre nell Egils-saga 44 menziona un disablot durante un festival autunnale in Norvegia.
Snorri Sturluson scrive nella saga degli Ynglingar 33 di una festa simile a quelle tenute a Uppsala in Svezia.
Le fonti letterarie indicano che il culto delle Disir era più comune in Svezia che nelle regioni occidentali nordiche.

Primo canto Merseburg  

Una volta che Idisi vista questo luogo in cui;
Alcuni ceppi serrati; alcuni ostacolato l'orda,
Alcuni sciolgon i legami dal coraggioso
Balzo in avanti dalle catene! Fuggo dai nemici!





parte di "le Tradizioni Nordiche, dèi e culti del Grande Nord"

martedì 16 aprile 2013

Trataka (sguardo concentrato)


Trataka (sguardo concentrato)

La tecnica del trataka viene tradizionalmente considerata come parte dell’hatha yoga. Poiché è più simile ad un mudra può essere anche considerata come parte del raja yoga, ma tuttavia è un meraviglioso esercizio utile a tutti, dal semplice studente, al "praticante" di qualsiasi tradizione per affinare concentrazione e visualizzazione.
Questa potente tecnica può essere definita come il fissare lo sguardo in un punto (la parola trataka significa “guardare o fissare”).
Questa pratica che consiste nell'osservazione di un punto luminoso quale la fiamma di una candela, ci permette di sperimentare come la mente divenga calma purificandosi dalle sue divagazioni. Il potenziale latente all'interno della mente  è in grado di sorgere spontaneamente attraverso questa tecnica. In questo modo la mente sviluppa la capacità di concentrazione, fermezza, creatività. Dal punto di vista fisico il Trataka rende gli occhi chiari e luminosi, migliora il sonno  e la qualità dei sogni.
Se praticata regolarmente sviluppa il potere di concentrazione ad un grado quasi illimitato.
Da questo deriva il risveglio delle facoltà latenti che sono in tutti noi.
La seguente descrizione di trataka è la più facile ed usuale, sebbene vi siano numerose differenti tecniche.

Tecnica
Sedetevi in una comoda posizione, preferibilmente un’asana meditativa, in una stanza buia.
Mettete una candela accesa all’altezza degli occhi, ad una distanza di 70 cm circa dal viso.
Mantenete la colonna vertebrale eretta, rilassate tutto il corpo e chiudete gli occhi.
Siate consapevoli solo del corpo fisico.
Fate in modo che il corpo diventi fermo come una statua.
Cercate di non muovere il corpo per nessuna ragione ed in nessun modo per tutto l’esercizio.
Quando siete pronti aprite gli occhi e fissate intensamente il punto più luminoso della fiamma, proprio sopra la cima dello stoppino.
Con la pratica dovreste essere in grado di fissare per alcuni minuti la fiamma senza movimento delle pupille o battito delle ciglia.
Continuate a fissare la fiamma con concentrazione totale.
La totalità della vostra coscienza deve divenire centrata sugli occhi fino a perdere la consapevolezza del resto del corpo.
Lo sguardo dovrebbe essere assolutamente fissato su un punto.
Non appena gli occhi diventano stanchi, forse dopo alcuni minuti, o se cominciano a lacrimare, chiudeteli e rilassateli.
Non muovete il corpo ma siate coscienti dell’immagine complementare della fiamma davanti agli occhi chiusi.
Tutti avrete guardato verso il soleo una fonte di luce intensa e visto, chiudendo gli occhi per alcuni minuti, la chiara impressione di quella luce sulla retina dell’occhio.
Allo stesso modo sarà chiaramente visibile l’immagine complementare della fiamma della candela.
Dovreste praticare trataka su questa immagine, mantenendola direttamente di fronte o leggermente più in alto del centro fra le sopracciglia.
Non appena inizia a svanire, aprite nuovamente gli occhi e continuate a concentrarvi sulla fiamma della candela, per poi tornare a concentrarvi sull’immagine interiore visibile ad occhi chiusi.

Varianti
Trataka può essere praticato su un piccolo punto, sulla luna piena, sull’ombra, su una sfera di cristallo, sulla punta del naso, sull’acqua, sull’oscurità, sul vuoto (vedi bhuchari mudra), su shivalingam, su un oggetto lucente che non sia eccessivamente luminoso e su molte altre cose.
Coloro che hanno una divinità personale (Ishta devata) o un guru possono praticare trataka sulla loro immagine, mentre cercano di sentire la sua grazia e presenza spirituale.
Trataka può anche essere praticato sul sole nascente, sulla propria immagine in uno specchio o sugli occhi di un’altra persona.
Tuttavia queste forme dovrebbero essere eseguite sotto la guida di un guru poiché vi sono implicazioni rischiose.
Vi sono due tipi di trataka, bahiranga (esterno) e antaranga (interno).
I metodi brevemente menzionati fanno tutti parte del trataka esterno.
Il trataka interno è la visualizzazione interiore su un chakra o su una vostra personale divinità.
Gli occhi vengono generalmente tenuti chiusi.
Se vengono tenuti aperti la concentrazione dovrebbe essere diretta interiormente, a tal punto da non percepire alcun oggetto esterno.

Durata
Per scopi generali sono sufficienti da 15 a 20 minuti.
Per scopi spirituali o per rettificare difetti degli occhi la durata dovrebbe essere prolungata.
I sofferenti di insonnia e tensione mentale dovrebbero praticare trataka la sera per 15 minuti prima di dormire.
Tempo e sequenza
Il momento migliore per trataka è fra le 4 e le 6 del mattino, dopo asana e pranayama.
Può anche essere praticata in ogni momento.
Lo stomaco dovrebbe essere vuoto in modo che la concentrazione sia più intensa.

Precauzioni
Non vi sono rischi nella forma semplice di trataka sulla fiamma di una candela, ma inizialmente si dovrebbero evitare sforzi eccessivi.
La capacità di mantenere gli occhi aperti senza battere le palpebre sarà gradualmente sviluppata con la pratica.

Benefici
A livello fisico trataka corregge debolezza ed alcuni difetti degli occhi come la miopia.
A livello mentale aumenta la stabilità nervosa, rimuove l’insonnia e rilassa anche la mente più agitata.
Trataka dovrebbe essere praticato come sadhana.
Sviluppa concentrazione.
Gli occhi sono la porta di ingresso verso la mente.
Quando gli occhi sono fissi e fermi, anche la mente è fissa e ferma.
Man mano che la concentrazione aumenta, il procedimento del pensiero cessa automaticamente.
Trataka è uno dei metodi più potenti per controllare la tempestosità della mente e delle onde dei pensieri.


http://suryanamaskara.altervista.org e appunti personali

lunedì 15 aprile 2013

Witchy Books Challenge Poject 7 MWL 6#



Witchy Books Challenge


L'Oracolo delle Rune: una moderna interpretazione di un antichissimo metodo di divinazione
Nigel Pennick
Prezzo € 21,50
Armenia Edizioni
Tipo: Libro
260 - 25 carte
25 carte a colori

Presso gli antichissimi popoli nordici le rune consistevano in legnetti dalle diverse forme simboliche, parallele nel loro significato alle figure dei tarocchi e venivano consultate come un oracolo, per osservare il futuro e lo stadio di evoluzione spirituale.
Nigel Pennick ripropone le rune immutate nella loro struttura rispetto a 2200 anni fa, ma disposte su 25 carte disegnate da Hermann Haindle arricchite dalla simbologia dei colori e dei numeri.
Nel mare immenso dei sistemi di divinazione, l’autore indica dunque la rotta delle rune sulla cui isola d’approdo non soltanto è possibile osservare il futuro, ma anche raggiungere l’ideale stadio di evoluzione spirituale e vivere in armonia con gli altri.

E' uno dei libri che mi sento di consigliare a chi si appresta a voler studiare le rune, mi sembra un buon punto di partenza, e anche un buon testo per integrare lo studio delle stesse anche per chi non è propriamente all'inizio. Ogni scheda runica è ben curata e da informazioni utili per poter addentarsi nel profondo significato di ogni segno, non è solo una guida mirata alla divinazione ma anche al conoscere le corrispondenze e l'anima profonda di questo antico e misterioso strumento.
Le carte illustrate da Haindle non le ho amate particolarmente sebbene abbia apprezzato il ricco contenuto di significati e simboli di ognuna, ma tuttavia ritengo che per chi non possiede altri mazzi o non abbia delle rune da utilizzare siano utili e incentivino la "pratica" nonché lo studio profondo e riflessivo.
Nel panorama italiano ci sono pochi libri sulle rune e pochi sono da ritenersi validi, questo a mio parere può ritenersi tale.

Witchy Books Challenge Poject 7 MWL 5#

Witchy Books Challenge

Gli Ultimi Curanderos
Hernàn Huarache Mamani
Prezzo € 12,50
Piemme Edizioni
Tipo: Libro
Pagine 176
Formato: 13x21
Anno: 2012

Sulle cime delle Ande, un curandero va in cerca degli ultimi guaritori dell'anima e del corpo. Uomini e donne di straordinaria competenza, i curanderos ricevono ancora oggi nei villaggi di montagna migliaia di pazienti e da generazioni tramandano gli antichi segreti della medicina peruviana.
Un viaggio affascinante sulle orme di una civiltà che ha faticato a conservarsi, il cui prezioso tesoro di saggezza e tradizione non può andare perduto.
I curanderos non sono solo medici come noi li intendiamo in Occidente. Il loro approccio alle patologie consiglia infatti l'uso di rimedi e piante medicinali, ma soprattutto aiuta il malato a guardare se stesso e a individuare la propria personale via di guarigione.
I più famosi curanderos, nascosti in luoghi impervi, tramandano una vasta conoscenza medicinale a pochi discepoli. La loro competenza è tale che alcuni ricevono ancora oggi da ogni parte del mondo.
Migliaia di malati, anche in fase terminale, preferiscono l'aiuto di questi specialisti invece delle lunghe trafile nei sofisticati ospedali moderni. Insieme alle terapie, questi taumaturghi del terzo millennio insegnano un modo diverso di concepire la vita: meno affannato, meno consumistico, più umano.

Nella sua documentata ricerca, Hernàn Huarache Mamani restituisce dignità a queste figure che da tempo immemorabile incarnano l'arte del "prendersi cura" e di cui la modernità non può più fare a meno.

Libro carino, e particolarmente esaudiente se si è interessati a conoscere in modo più approfondito  la cultura andina e la tradizione dei curanderos. A differenza di altri libri dello stesso autore infatti, questo appare come un saggio e non è un romanzo sebbene ogni capitolo sia aperto da brevi racconti.
L'ho apprezzato molto sebbene la pratica di questi popoli non corrisponda affatto al mio sentiero spirituale, tuttavia questi colori, sapori, e insegnamenti restano cari al mio cuore senza un motivo preciso e pertanto sono contenta di aver appreso di più avere spunti di riflessione e insegnamenti di cui tornare a leggere.



venerdì 29 marzo 2013

Witchy Books Challenge Poject 7 MWL 4#

Witchy Books Challenge


Titolo Il colore della neve
Autore Picoult Jodi
Prezzo € 15,81
2006, 406 p
Traduttore Brovelli C.
Editore Corbaccio  (collana Romance)

In un villaggio in Alaska, Daniel Stone è l'unico bambino bianco tra la popolazione eschimese, e la sua vita è un inferno in quanto "diverso". Per reazione, Daniel ruba, beve, rapina, imbroglia, fa di tutto per uscire da un isolamento sociale e geografico. Ma Daniel coltiva anche il suo talento artistico e si innamora. Allora getta via tutta la sua rabbia e si reinventa come marito e padre modello. Quindici anni più tardi, è un affermato artista di fumetti, che conduce una vita felice con la moglie e una figlia, Trixie. Tutto va a meraviglia, finché Trixie non viene stuprata e Daniel piomba di nuovo, impotente e furioso, in un inferno dal quale deve risalire per salvare se stesso, la sua famiglia e il loro futuro.

Libro carino, si legge piacevolmente e ormai come ogni libro di questa autrice riesce a incuriosire e far ponderare mille possibili finali e soluzioni. Sicuramente il finale è a sorpresa. Una lettura piacevole e scorrevole, benché avrei preferito trattasse in modo più approfondito le tematiche che coinvolgono i protagonisti come la violenza sulle donne e l'autolesionismo adolescenziale.
Rispetto ad altri libri della Picout è proprio questo quello che è un po "stranamente" mancato, benchè almeno per questa volta la parte giurisprudenziale non è stata una colonna portante del racconto.
Nota su tutte: Daniel Stone un uomo da amare!

lunedì 18 marzo 2013

Witchy Books Challenge Poject 7 MWL 3#

Witchy Books Challenge



Le case degli altri
Autore: Picoult Jodi
Prezzo: 16,66
Dati 2011, 623 p., rilegato
Traduttore Corradini Caspani L.
Editore: Corbaccio  (collana Romance)

Jacob Hunt è un adolescente autistico. Non sa interpretare i comportamenti e i gesti degli altri e gli altri non capiscono i suoi. Come molti ragazzi affetti dalla sindrome di Asperger, Jacob ha degli interessi spiccati, anzi ossessivi: la sua passione sono i casi giudiziari e più di una volta si è presentato sulla scena di un crimine per offrire il suo aiuto, spesso risolutivo, alla polizia. Il fratello minore Theo, invece, è un tipo del tutto diverso, cioè... normale. Fin da piccolo però ha dovuto confrontarsi con le stranezze di Jacob e anche lui ha finito per sviluppare una personale ossessione: spiare le case degli altri, quelle delle famiglie diverse dalla sua, cioè delle famiglie normali, che a lui sembrano più felici. La sua gli sembra una famiglia con una vita troppo complicata, che diventa addirittura impossibile quando accade un fatto terribile: l'insegnante di sostegno di Jacob viene ritrovata morta e con segni di violenza sul corpo. Molti indizi sembrano condurre a Jacob, che finisce in tribunale, dove, inevitabilmente, tutte le manifestazioni della sua sindrome, l'incapacità di guardare negli occhi, i tic, i gesti compulsivi, vengono interpretate come prove di colpevolezza. Ma che cosa è successo davvero quel giorno?

Sono al secondo libro della Picout e oramai mi è inconfondibile il suo modo di scrivere, dando spazio a ogni personaggio per parlare e farsi conoscere da chi legge, inconfondibile il lato giurisprudenziale di ogni libro.
Mi è piaciuto in modo generico, ho imparato qualcosa di più sulla Sindrome di Asperger poiché chiamarla autismo non è giusto, e quando si impara qualcosa da un libro questo merita comunque un bel voto.
Ci sono stati alcuni capitoli che mi hanno commosso come l'incontro tra Emma e Jacob in carcere, ho provato tenerezza per le fragilità di ogni personaggio, per Jacob ovviamente ma sopratutto per Theo e Emma, e anche per Oliver l'avvocato verso la conclusione del libro.
La critica che posso fare a questo libro se mai possa permettermi di farla visto tutte le persone ce la Picout ha coinvolto per rendere il suo scritto ineccepibile,( si ho letto anche i ringraziamenti) è che forse poteva risolversi un po più velocemente per circa metà libro si rimane confusi e con sospetti e dubbi, quindi si va avanti volentieri, ma passata per buona parte la metà ci si rende conto che probabilmente l'intuizione che si sta avendo è quella giusta e nessuno dei personaggi pensa allo stesso modo del lettore, nessuno formula una fatidica e umanamente probabile domanda, ferma e diretta, nemmeno quando tutto sembra perduto, e allora ti chiedi ma come è possibile? visto più il grande vissuto sentimentale che c'è a ridosso dell' intera vicenda. Si marcia un po troppo sul turbine del senso di colpa, della paura della verità, del non voler sapere, andando anche in contrasto con l'ovvietà di altre dichiarazioni, il processo è davvero lungo e "noioso" per alcuni versi come se stessimo assistendo a un vero processo. Non voglio entrare nel dettaglio perche non si sa mai che qualcuno lo legga.
Ad ogni modo ho trovato se pur commuovente la fine, anche un po banale e lasciata all'intendere del lettore, quando per 623 pagine di inchiostro ne stato gettato molto per cose meno importanti di un finale meritevole. Ci lascia un po indubbio, sebbene immaginiamo che possa solo essere finito in un modo.


T2P: il tuo verbo

Con gran piacere inizio l' attività della Modern Witch League: The Pagan Path Project– T2P - Il primo Tema da sviluppare è:

* Il tuo Verbo: - i vostri pensieri e sentimenti - un post sul blog completo su un argomento a tua scelta relativo al percorso o solo alcune righe che spiegano dove ti trovi in questo momento del tuo percorso. Che cosa stai studiando? A cosa stai pensando? Chi sei e dove stai andando sul vostro cammino Pagano? Ciò che è giusto e ciò che è sbagliato nel tuo percorso in questo momento? O la tua storia…

Nasco come strega undici anni fa, sebbene l'interesse per la stregoneria fosse nato già qualche anno prima. Per molti anni sono stata Wiccan, fiera di esserlo e tutt'oggi non è qualcosa che rinnego.
Ho avuto durante i primi anni di pratica un piccolo coven formato da 4 persone, ma le cose non sono andate come uno sperava e oggi credo di essere l'unica a praticare ancora (o quasi). Anni da solitaria, anni in cui i forum a tema sono stati di rilevante importanza per la mia formazione almeno quanto i libri, ma anche lì i tempi son poi cambiati e molte situazioni mi andavano strette, cosi ho cercato di fondare qualcosa di mio che ancora oggi vive e permette a questo progetto di vivere: Sacerdotesse di Avalon, prima il blog poi il forum.
Ho avuto (e ho) alcuni "compagni" distanti da me, ma con i quali ho avuto piacevoli confronti e lezioni, qualche hanno fa ho deciso di mettere su un associazione culturale pagana, ma anche li le cose sono andate piuttosto male.
Sono arrivata al dunque capendo di essere una strega solitaria prima di tutto e più passano gli anni, piu conosco certi ambienti dai quali preferisco star fuori, ma sopratutto il mio percorso ha preso una piega per cui a meno che non trovo persone strettamente affini, per me ora è impensabile formare una congrega con un culto generico del Dio e la Dea. Tutta via anche se mi definisco solitaria ho una compagna in questo viaggio da un annetto circa, (anche se ci conosciamo da molto tempo) la persona  che ha saputo mostrami cosa sia sorellanza e amicizia più di chiunque altro.
Da wiccan quale ero, ho avuto un cambiamento di rotta ormai  3- 4 anni fa, non mi vergogno nel dire che illuminate fù un blog di una ragazza straniera, Sarah Lewis, che ha aperto il mio percorso a nuove conoscenze, nuovi approcci e un nuovo modo di volermi vivere come strega.
Da lì è partita una continua ricerca e uno studio molto più intenso di quello avuto nei primi anni di pratica, o come wiccan, una ricerca di me stessa, attraverso testi e saperi lontani da quelli che per molti dovrebbe essere la "tradizione di una strega italiana".
Ho iniziato ad interessarmi a pratiche più sottili, a conoscere gli spiriti che abitano i luoghi, ho iniziato a vivere fuori e scoprire l'essenza del tutto, piuttosto che stare in casa a leggere soltanto, mi sono riscoperta in parte animista e in parte semplicemente me stessa nel modo giusto. Ho imparato a sentire un sabba davvero, a riconoscere fauna e flora autoctona, a servire gli spiriti che mi permettono di camminare in un parto o in un bosco, ad ascoltare le parole di maestri spirituali e ancestrali, a lavorare con i sogni, con gli alleati e scoprire tradizioni antiche.
Detto cosi potrebbe sembrare forzatamente poetico forse, ma è vero, benchè io viva in città e non mi conceda quasi mai immersioni bucoliche, ho scoperto la mia pratica vivendola fuori sopratutto, e di questo devo ringraziare anche un altro compagno di viaggio, il mio cane.
Ho studiato, cercato e imparato molto sebbene io non sia soddisfatta e probabilmente non lo sarò mai, ce sempre cosi tanto da sapere cosi tanti mondi da vedere..ma la cosa più importante che ho interiorizzato in questo processo di crescita è che non esitino schemi nè definizioni certe, ti devi sentire, devi calzare a pennello un abito che il destino ha disegnato per te e davanti a questa forza non puoi combattere, non puoi opporti nè indossare una maschera per darti un tono o per fuggire.
Non amo definirmi se non come eclettica e questo non per paura, ma più per umiltà per come la vedo io, principalmente mi interessa il percorso dell' Hedgewitchcraft ovvero una combinazione di un percorso stregonico e sciamanico, il mio personalmente è per altro fortemente influenzato da tradizioni del Nord Europa, Stregoneria Scozzese, Cornica, Tradizionale e in fine Tradizioni Nordiche, ma nonostante io sappia di sentire questo sentiero il più adatto a me, ancora non voglio peccare di arroganza nel definirmi qualcosa che  forse non rappresento al 100 % ancora ( dico questo sopratutto nei confronti della componente di pratica sciamanica).
Non so perché io infine mi sia scoperta e sentita adatta e realizzata in questa tradizione "lontana" e le vie che la influenzano, forse ha un sapore antico forse trovo che faccia semplicemente vibrare la mia anima durante certi rituali o nel sentire i simboli di una saggezza popolare antica come qualcosa che mi appartiene da sempre e a cui naturalmente vado incontro.
Non conoscendo l'inglese, faccio una gran fatica a studiare questo genere di tradizione e quelle che la influenzano, internet lo ammetto, è la prima fonte per lo studio perche al momento devo ancora rimandare il leggere libri stranieri finché non potrò dedicare del tempo allo studio della lingua come si deve, o almeno riprovarci (cosa che farà dopo la laurea).
Negli anni ho imparato che leggere e conoscere è importantissimo ma che non deve comunque far venire meno il sentire e il farsi guidare dall'istinto. Non sono una tradizionalista e non lo sarò mai benché abbia anche io i miei "paletti" entro i quali le persone devono stare secondo me per non fare pasticci o semplicemente quello che gli pare ( uno zoccolo e una scarpa), ma ripeto sempre che la religione la fanno gli uomini e non dio e per tanto si deve ricercare il giusto modo e mezzo per sentirsi completi in questo campo. Mischiare non è mai un bene, e lo dice una che di confusioncine ne ha fatte, ma non è giusto nemmeno limitarsi dopotutto, bisogna trovare un giusto equilibrio, una saggia guida interiore che scelga i giusti mattoncini da porre uno sull'altro nel palazzo della nostra spiritualità.
Altri elementi che fortemente influenzano oggi il mio percorso sono l'osservanza del culto degli antenati, con i quali lavoro in modo abbastanza costante ma meno di quanto dovrei/vorrei, il rapporto con l'animale guida trovato da relativamente poco tempo e quello con  gli alleati di potere, eccellenti maestri, compagni, guardiani con cui ci si può trovare a lavorare in determinati periodi della nostra vita e da cui si impara tantissimo e ancora il rapporto con il proprio spirito guida, essenziale quando si resta confusi o si è incerti ma anche per capire determinate cose rilevanti di se e del proprio passato.
Non da meno e per questo l'ho tenuto per ultimo, è il legame e il mondo che si apre davanti quando inizi una "relazione" con una divinità patrona, nel mio caso è poco più di un anno che vivo questa speranza che mi ha portato a fare scelte, a incontrare gente e attuare cambiamenti non solo nel modo di pensare e vedere certe cose, ma anche relativi a parte della mia pratica, della mia disciplina e del vivere la mia spiritualità. Sono stata "Chiamata" da una divinità che prima conoscevo a malapena e che sto scoprendo ogni giorno un po' di più sempre con emozione e assoluta meraviglia, una divinità che ad essere sinceri non amavo neppure particolarmente e che non avrei mai scelto se fosse stata una cosa di mia competenza, eppure ha rotto gli argini del mio sentimento finché non l'ho capito e accettato.
Ad oggi questa è l'esperienza più bella, emozionate e forgiante che ho avuto in tutta la mia vita, viene da se dire "se l'avessi saputo prima" ma questo genere di cose non accadono per nostra volontà, giunge semplicemente un momento in cui accade tutto e tu non puoi evitarlo, solo goderne.
Dunque è qui che mi trovo oggi, sono una strega figlia di un Dio Nordico, che cerca di imparare a camminare sopra e sotto, fuori e dentro la siepe, alla ricerca di se stessa, della conoscenza e della realizzazione del proprio spirito.


T3P

lunedì 11 marzo 2013

Jord - Madre Terra

Ostara si avvicina quindi ho pensato di fare qualche studio proposito alla divinità della Terra fertile e prospera.

La dea terra Nordica, selvaggia e incolta è Jord (Jörð ) il suo nome significa semplicemente "Terra" in norreno ed è la figlia di Nott, la dea della notte e del suo secondo marito Annar, un gigante il cui nome poterebbe significare "Acqua"o più precisamente il movimento dell' acqua stessa. Si potrebbe metaforicamente parlando, dire che lei è figlia della Notte e dell’Acqua o del buio e dello scorrere, ma più semplicemente è indicata e conosciuta come la Terra Fertile.
Jord è anche conosciuta come Fjörgyn e Hlóðyn. Fjörgyn in particolare, vede coinvolta la dea Frigg che è indicata come "serva di Fjörgyn", ma è usato anche per indicare uno dei genitori di Frigg, quindi è probabile che Jord sia sua madre o suo padre,(se si pensa al lato androgino della Terra) se questo fosse vero vorrebbe dire che Thor è il fratellastro di Frigg sua matrigna, ma alcuni testi riportano in alternativa riferimenti proprio al dio del tuono. Hlóðyn invece sembra legato al concetto di focolare o più probabilmente di Terra, visto che Ella appare poco collegata la primo significato essendo una dea selvaggia e indomabile. Esistono ancora due nomi con cui è può essere conosciuta Fold e Grund anch'essi collegati al concetto di Terra.

Jord è l’ultimo gigante connesso alla terra, completamente in contatto con la sua fertilità, generatrice “singola”. Questa dea, infatti, non è coniugata e tutto il suo essere sembra dedicato a se stessa, pertanto sebbene non disdegni la compagnia di un uomo, di certo non la si vede mai in giro con un partner.
Jord vive in una zona di Jotunheim molto fertile grazie alla sua stessa influenza, lì gli alberi sono carichi di frutti e i semi son sempre e pronti a germogliare.
Ella ha i capelli lunghi e gli occhi color cioccolato vivaci, ha la pelle più scura della maggior parte dei giganti poiché Ella impersona in tutta la sua bellezza la terra stessa.
A tal proposito, infatti, Jord ha il ventre rigonfio, spesso è gravida (dei suoi vari amanti da cui ha avuto un numero incalcolabile di figli), ha i seni prosperosi, i fianchi larghi ed il suo abbraccio è forte, materno e morbido come la Terra stessa.
E’ generosa, ed è questo sicuramente uno dei motivi che fece innamorare Odino di lei, con ogni probabilità in queste vesti l’“All’ Father” ricoprì il ruolo di Padre Cielo ”Sky Farther” accompagnando e unendosi a Madre Terra “Earth Mother”per generare la vita - .
Proprio l’essenza di Jord fu quasi per certo il motivo per cui Odino la lasciò – di certo un Dio come lui non poteva perdersi nel suo letto d’amore confortevole per sempre. Si narra sui due che Jord sia stata concubina di Odino prima che esso prendesse una moglie “ufficiale” Frigg, dalla loro unione nacque Thor, che seppure rientri nella stirpe degli Aesir per molti versi assomiglia ad un gigante, sia nell'aspetto che nel comportamento. Alcuni testi riportano l’esistenza di un secondo figlio Meili, nato dai due, ma di cui non si sà in sostanza nulla. Prova di questo ne sono comunque alcune statue e raffigurazioni che la vedono allattare due bambini.

Molti la paragonano a Frigg, non solo per l' aspetto di compagna di Odino o perché probabilmente imparentate, ma perché il lato materno, dignitoso che spetta ad entrambe le Dee, sebbene Jord sia più selvaggia e incontrollabile. La stessa “successione” di Frigg come moglie di Odino sembra essere collegata alla parentela che lega le due Dee, come se una Dea più civile, meglio disposta ad assumere un ruolo reale e di consorte fosse infine più indicata per sedere al fianco di Odino.

Su Jord possiamo dire ancora che fu lei ad assegnare ad Indunn le mele dell’immortalità, e che l’esistenza di questa Dea possa essere riconducibile in qualche modo allo smembramento di Ymir.
Jord è poco menzionata nei miti, spesso a seconda delle traduzioni del mito variano un po’ i contenuti dei ruoli e delle posizioni assunte da questa Dea e da chi le sta intorno. Un esempio è la saga Gylfaginning, La troviamo anche nella Skáldskaparmál e in  Lokasenna.
Mentre tracce del suo culto potrebbero ritenersi sopravvissute all'interno della Sigrdrífumál dove si recita:
« Heill dagr! Heilir dags synir! | « Salute al giorno! Salute ai figli del giorno!
Heil nótt ok nift! Óreiðum augum | Salute alla notte e le sue figlie! Con occhi amorevoli
lítið okkr þinig ok gefið sitjǫndum sigr! | Posate lo sguardo su di noi e dateci l’attesa vittoria!
Heilir æsir! Heilar ásynjur! | Salute agli Asi! Salute alle Ase!
Heil sjá in fjǫlnýta fold! | Salute alla terra generosa!
Mál ok mannvit gefið okkr mærum tveim | Date a noi due giovani saggezza e parole
ok læknishendr, meðan lifum. » | e mani guaritrici, finché vivremo. »
Resta difficile esprimere bene il concetto di tale “saluto” esso più generalmente è in se serba un augurio a un vivere benevolo, piacevole, sereno e proficuo.
Questi appellativi, in particolare benevolo, sono affini con il modo di esprimersi antico dei popoli norreni nei riguardi della Terra.

In un incantesimo anglosassone( che è in realtà una scala rituale) esprime ancor di più questa relazione dei popoli del Nord  con la Terra sebbene possa questo non sembrare collegato direttamente a Jord o un culto a lei riferito, o ancora alla Nerthus Germanica, ma più generalmente a Madre Terra.
L' “Æcerbot" detto anche “Fascino del Plough”è un rito di fecondità  registrato nell 11° secolo, destinato a porre rimedio ai campi che avevano prodotto pochi frutti. Rito per altro molto simile a quello che si trova nel libro Tradizioni Nordiche di Pennick per proteggere la terra e gli edifici. Il rituale prevede una parte cristianizzata della cerimonia, dove si raccoglievano quattro zolle erbose del campo, nei quatto buchi si versa un intruglio preparato con lievito, miele, olio, e latte mescolato con le erbe più floride, affinché questo potesse appunto salvare le altre piante.
La cristianizzazione di tale rito è da imputarsi alla parte che prevede che una volta raccolte le zolle si conservavano fino a sera e si incideva su queste una croce prima di riporle dove si erano scavate.
L'officiante si rivolgeva ad Est, dove si innalza il sole, e girando per tre volte in senso orario invocava il custode stano dei cieli perché riempisse la terra col le culture desiderate. Un aratro veniva unto con un mix di olio, pasta, incenso, sale e finocchio e si recitava "Erce, erce, erce eorþan modor , madre di terra " Erce sembra indicare Madre della Terra poiché l’incanto continua con un augurio di campi floridi e abbondanti, alberi luminosi, ottime colture di orzo, grano bianco e verso tutte le colture della terra e ciò che se ne può ricavare come l’olio vegetale ecc.. ma questo non è universalmente riconosciuto, Grimm infatti lo collega all'alto tedesco Erchan "genuino, vero", mentre Kathleen Herbert  osservando la digressione fatta da Tacito sugli Angli in Germania, si trova d'accordo con la prima ipotesi, poiché  essi a occhi estranei apparivano come adoratori della dea, e che si riferivano alla terra come Madre.
Nel fascino in seguito, vi è un invito molto chiaro a alla Dea della Terra che recita verosimilmente: "Salute a te, Folde (" terra "), madre degli uomini!  Possa esser i l tuo seno sempre pieno perché gli uomini ne possano godere."
In sintesi il concetto di tale fascino era quello di un dare ( attraverso le offerte nelle buche) e ricevere alla Terra (un futuro prospero raccolto) per raggiungere non solo quindi lo scopo materiale ma anche l’essenza divina, gli uomini sono responsabili del loro contributo verso di essa e quindi del ricevere benedizioni e doni da essa.
Esistono poi ancora diversi rituali che prevedono un legame significativo con la terra, ma non necessariamente collegati a questa specifica divinità nordica quale Jord, l’"Earth’s necklace”o il Fostbræðralag che ne sono solo alcuni esempi.




Fonti varie - Ho raccolto diverse informazioni e ho cercato di trascrivere quanto più correttamente mi fosse possibile (visto che la maggior parte delle fonti erano straniere), una scheda esauriente su questa divinità di cui si trova in ogni caso relativamente poco.
Non è una traduzione da un un unico testo e nello scrivere ho aggiunto espressioni personali, se vi è qualche parte non precisamente corretta  (in particolare sull'Æcerbot) mi scuso ma non per questo credo che questo scritto sia immeritevole.
In oltre si prega di non copiare, ma nel caso in cui lo facciate riportate almeno il link - Grazie :P



giovedì 7 marzo 2013

Ostara - Tra tradizione Nordiche e Germaniche


✱ Ostara ✱
Tra tradizione Nordiche e Germaniche

IIl primo riferimento alla dea Ostara (antico alto tedesco), o Eostre (anglosassone) è disponibile in Bede’s De Temporum Rationale, in cui viene detto solo che lei è una dea pagana da cui un mese (aprile), più o meno ha preso il nome e che durante questo mese una festa viene celebrata in suo onore. L’Ostarmanoth è il nome rimasto nel moderno tedesco per questo festival, Ostern era una festa presumibilmente ben radicata, visto che ne derivò il nome della festa cristiana. Tuttavia Ostara non fu un nome noto in tutta la Scandinavia anche se non vi sono prove di questo, alcuni teorizzano che la Dea Indunn abbia la dove Ostara mancasse, fatto le sue veci.

Il suo nome è strettamente legato alla parola "Oriente". La stessa radice germanica si vede nel nome "Ostrogoti", che significa "i" Goti del sole nascente”. Può infine derivare dalla parola indoeuropea * aus-("splendere"), questo suggerisce fortemente che Ostara è stata vista come una dea dell'alba, così come una dea della primavera.
Il momento preciso in cui gli antenati celebrassero questa festa non è certo, tranne che a volte potesse cadere addirittura nel mese di aprile.

Grimm ipotizza addirittura nella sua opera Teutonic Mythology, che essa fu fusa con la festa di Beltane per ovviare i costumi e le festività cristiane, ma sia le tradizioni inglesi che tedesche le vedono molto più di frequente separate.  Nonostante questo le corrispondenze e talvolta le simbologie delle due feste appaiono sovrapposte (fuochi, saltare i falò, scacciare l’inverno e preparassi all’ estate.) In particolar modo questo ci sembra valido se pensiamo a una regione come la Scandinavia dove la” bella stagione non arriva prima di Maggio.
Detto questo rimane da dire che il tempo in cui ancora oggi viene celebrata fa cadere il festival o durante l’equinozio di primavera o in seguito alla luna piena, dopo l’equinozio. Quest’ autonomia è data anche perché ci troviamo in un particolare momento dell’ anno dove il cambiamento di stagione non è cosi netto come vorremmo che fosse, quindi nel caso di una primavera molto tardiva Ostara verrà celebrata in seguito alla luna piena dopo l’equinozio. In luoghi moto caldi, viene celebrata anche con la luna crescente, ciò è da sottolineare poiché denota un forte legame tra Ostara e la Luna e le influenze che da questa provengono, per alcuni infatti, questo sabba è classificabile come “lunare” più che solare.

Il colore bianco, che ci portiamo dietro ancora da Imbolc ha una valenza antica importante, nei tempi antichi infatti nel folklore tedesco era usanza vedere donne vestite di bianco recarsi su rocce, dentro alle fessure di una montagna all’alba della mattina di Pasqua, ma gli storici attestano che ovviamente questa usanza probabilmente aveva origine da tempi antecedenti alla festa cristiana, appunto da Ostara. Ancora troviamo la figura di una fanciulla bianca di Osterrode, che appare con un grosso mazzo di chiavi legato alla cintura (il segno di una donna sposata per nostri antenati), che scende al ruscello a lavarsi la Domenica di Pasqua prima dell'alba. Storie simili sono raccontate in tutta la Germania.

La lepre è un simbolo sacro per questa festa e probabilmente essa faceva parte del sacrificio e del banchetto rituale. La lepre è soprattutto una bestia di primavera, dal momento che in marzo e aprile iniziano le lotte e i balli di corteggiamento nei campi.  Di solito questi rituali naturali sono ancora visibili all’alba poiché la lepre è un animale notturno e ciò fortifica ancora di più il legame tra Ostara-Alba-Lepre. Ricorrente è anche la leggenda della lepre che depone le uova colorate e in tutta la Germania ancora oggi i bambini preparano i nidi pronti ad ospitarle. E’ anche usanza cuocere un pane burroso con uva passa e mandorle (hot cross buns) a forma di lepre. La lepre cosi fortemente simbolo pagano è stato anch’esso demonizzato dai cristiani, trasformata in simbolo di lussuria.
Anche gli scoiattoli sono parte dei riti di Pasqua nelle montagne Harz della Germania: il popolo di Bräunrode ebbe l’usanza di andare nel più vicino bosco a cacciare scoiattoli.
L'uso di uova come simboli di vita risalgono a tempi quasi preistorici, dove erano create uova di argilla decorate con colori rosso e nero, con lo stesso scopo che avevano le mele di Samhain per i morti.
La caccia alle uova prima citata a proposito della lepre, è un’usanza di tantissimi paesi durante il periodo Pasquale: America, Germania, Danimarca, Jugoslavia, Svizzera e parte della Francia. In Germania, le uova sono spesso collocate tra le ortiche o pruni in modo che i bambini che li vogliono devono mostrare sia coraggio e resistenza immergendo direttamente le mani nelle spine, o devono avere abbastanza bravura da capire come raccoglierle senza romperle ne farsi male. Sebbene possa sembrare un gioco un po’ crudele anche questo mantiene in se l’essenza della festa: la spina “risveglia”, ridesta dal sonno, è un elemento luminoso e fecondatore non che di purificazione. (Far uscire il sangue dal corpo è una partica sciamanica di purificazione).
Altra usanza è quella di  far rotolare le uova giù da una collina (Inghilterra) insieme alle ruote infuocate. Mentre in Germania sono di tradizione le uova di vetro soffiato da appendere agli alberi in fiore. Un’altra usanza che si riferisce alle uova sono i cascarones ovvero i gusci svuotati e riparati con della carta dopo essere stati riempiti di confetti e coriandoli. Decorati e rifiniti, questi sono rotti sulle teste degli altri come benedizione.
Nel folklore della Germania, Scandinavia, e Orkney si dice che mangiare uova in questo periodo doni forza, salute, e una buona crescita. Lanciare uova per aria e affrettarsi poi a raccogliere quante più parti di guscio si riescono, è una tradizione consumata per portare prosperità e buona sorte.
Conservare le uova pasquali in Germania è un modo per assicurarsi protezione per la famiglia e il bestiame contro il male e in particolare come un vero fascino contro i fulmini e la grandine.
In Germania e Cecoslovacchia, un uovo viene dipinto di verde per simboleggiare la fecondità e viene sepolto nel campo più grande, il luogo di sepoltura viene contrassegnato da una croce a cui si darà fuoco. L'uovo cosi trattato è un residuo evidente del culto di Þórr (Thor), qui invocato nel suo aspetto fecondo per benedire i campi, e come il Dio della tempesta per proteggere le nuove colture contro i chicchi di grandine in primavera, mentre la croce in fiamme è un residuo della cristianizzazione dell’Old Sun wheel. I rimasugli dell’incendio sono portati in casa per proteggere la casa contro la grandine, fuoco e fulmini, e le ceneri dei fuochi erano spesso diffuse nei campi per la fertilità.

I fuochi erano molto importanti per i riti Ostara dei nostri antenati. Le ruote di paglia e rami verdi, venivano lanciate dalle cime delle colline più alte a simboleggiare il sole. A questi riti partecipavano anticamente solo gli uomini perché essi potessero assorbire la forza mascolina del sole. Oggi giorno si sostituiscono a questi fuochi girandole artificiali "Ruota di Caterina", o addirittura la costruzione di ruote solari poste in cima a travi come lanterne. Invece che portare la ruota intorno alla casa si usa passare con candele e torce per “illuminarla”.
Grimm cita anche la tradizione di accendere un pezzo di vetro o un pezzo di cristallo, questo sarebbe particolarmente potente per questo giorno, e concentrerebbe dentro di se il fuoco del Sole benche non si cosi pratico da eseguire.
Ostara è il tempo per “Gran Carro ”-processione di fecondità, la processione per Nerthus descritta da Tacito. Gunnwar Skaðadóttir cita il ricordo di una tradizione cristiana raccontatagli da sua nonna dove il "Cristo-bambino" sarebbe stato portato in un carro nel periodo di Pasqua - questo non ha quasi nulla a che fare con la festa cristiana, ma porta piuttosto una somiglianza con i riti pagani della fecondità legati anche a Freyr.

In Svezia e Finlandia meridionale, durante questo periodo e in base alle influenze cristiane è usanza credere che le streghe siano partite per andare ad “incontrare il diavolo” verso la  montagna Blåkulla (partono il giovedì e tornano il sabato Santo). Quindi si faceva un po’ di tutto per proteggersi dal male in questi giorni, si accendevano falò, si puntavano armi da fuoco verso il cielo, si dipingevano croci, stelle e altri simboli sacri sulle porte di case e stalle e sepolti nei pressi del bestiame.
E 'anche tradizionale in questi paesi per le fanciulle vestire come streghe, spesso con vivaci fazzoletti colorati sopra le loro teste e andare in giro facendo qualcosa di simile all’americano Trick-or-Treat. Nel sud della Finlandia, come osservato da KveldúlfR Gundarsson, si crede che le "streghe” cavalcassero in questo periodo rami di salice decorati con nastri (il salice è il primo albero a fiorire in questo momento e i finlandesi vedono i suoi fiori morbidi come il primo segno di primavera). Oggi, le ragazze vanno in giro con i rami che hanno adornato, dandoli ai passanti in cambio di monete e dolci, quelli che non hanno nulla da dare alle streghe devono ascoltare i loro versi di scherno.
Ai vecchi tempi, naturalmente, queste "streghe" potevano essere mogli e/o seguaci di un dio della fertilità e portare la sua benedizione presso il popolo. Ciò, se accade ancora oggi vede un gruppo di ragazze affini, vestite di bianco con foulard rossi portare rami di betulla e salice decorati scambiandoli insieme alle loro benedizioni per soldi e caramelle.

Uno degli elementi più comuni in tutte le terre germaniche fu la battaglia rituale tra estate e inverno, che terminava con l’uccisione dell’inverno che era condotta fuori dal villaggio, mentre l’estate si sarebbe unito a una bella fanciulla come suo sposo. Alcuni testi raccontano di danze di dodici uomini in battaglia, viene fatto anche accenno ad un’arma antica la “Ostara Sax” di cui ormai rimane traccia solo attraverso le focaccine tipiche di Pasqua.
La danza cosi eseguita aveva una forte componete di dramma rituale e molte poesie e poemi antichi sembrano mantenere tracce di questo rito (per esempio le poesie dell’Edda, Svipdagsmál soprattutto, Skírnismál,  e Sigrdrífumál) .
La dove non si recitava la battaglia veniva “uccisa” un effige che rappresentasse l’inverno, questo prevedeva soprattutto l’utilizzo dell’ultima parte rimasta del covone, lacciato a Yule come offerta e cibo per gli uccelli, e trasformata in una bambola che rappresentasse l’Inverno – Il Vecchio Uomo.
Se questa bambola viene preparata prima di Ostara essa viene tenuta al caldo, in modo che ben secca possa bruciare facilmente.  In alternativa potrebbe essere gettata in acqua e “affogato”. La dove non si avesse un covone, andrà bene un pane confezionato per il rito.
Ostara è stata chiamata "Sig-Blessing" da parte dei norvegesi, e dobbiamo anche ricordare che la sua festa probabilmente segnava il momento in cui le battaglie potevano ricominciare. Pertanto Odino Wodan era nominato “Sig-Farther” in questo momento.


Fonti: Grimm -Teutonic Mythology
http://heathentemple.tumblr.com
www.heartpaganism.tumblr.com
Riflessioni personali..