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martedì 5 marzo 2013

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: Z come Zodiaco- Il Tredicesimo Segno



Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:
 Z come  Zodiaco-  Il Tredicesimo Segno



Con la Z finalmente chiudo questa attività e questo progetto che è stato un momento di ricerca e riflessione anche quando ho sfruttato altri testi copiandoli. Anche quei momenti sono di interesse e di studio. La Z era un altra lettera ostica, e cosi pensando  e ripensando ho giocato un po il jolly dello Zodiaco, però parlandovi del tredicesimo segno, ormai scomparso con l'aiuto di Devon Scott e il libro I giardini Incantati.

Non tutti sono a conoscenza che oltre allo Zodiaco solare, è stato elaborato un altro sentiero, basato sulle rivoluzioni della Luna intorno alla Terra durante il corso di un anno, legato alla vita animica e subconscia. Nello Zodiaco lunare, diversamente da quello più conosciuto, sono supposti esserci 13 segni in corrispondenza delle lunazioni (i cicli lunari) che durante un anno sono più di dodici e meno di tredici. Gli antichi conoscevano ed usavano lo Zodiaco lunare con scopi magici e profetici, e così che il calendario dei Celti Druidi constava di tredici mesi, ciascuno composto da 28 giorni (rivoluzione lunare) (Febbraio, ancor oggi, è normalmente di 28 giorni e riflette l'antico mese sinodico). I Druidi avrebbero dato una grande importanza alla stella della "Piccola Capra" che si trova nella costellazione dell'Auriga, avrebbero collegato proprio questa costellazione a al misterioso tredicesimo segno dello Zodiaco lunare: Arachne, il segno della pura forza psichica.
Jhon Thomas Sladek (1937-2000), Scrittore di fantascienza molto attratto dalla dimensione esoterica, nel 1977 pubblicò sotto lo pseudonimo di James Vogh il libro Arachne Rising: The Thirteenth Sing Of the Zodiac ( Aracne sorgente: il tredicesimo segno dello zodiaco ).
Vogh sosteneva con esempi storici, letterari e mitologici  che la Luna in origine aveva il proprio segno zodiacale : il Tredicesimo Segno (tra il 13 maggio e il 9 giugno), rappresentato da Aracne, la fanciulla abilissima tessitrice che secondo il mito greco fu tramutata in ragno da Atena, gelosa della sue straordinarie capacità.
Le persone nate in questo periodo sarebbero dotate di straordinarie poteri psichici. Questa tesi non è campata in aria come si potrebbe pensare.
Le stelle sono state raggruppate fin dai tempi più antichi in costellazioni, costituite per convenzione da gruppi di stelle, anche lontanissime,l'una dall'altra, alle quali sono stati dati nomi fantasiosi derivati dalla mitologia; le più famose sono quelle dello Zodiaco.
Gli antichi astrologi divisero la fascia zodiacale in dodici parti, i segni), corrispondenti ciascuno a una costellazione; ma nella fascia vi sono altri gruppi di stelle che sono stati del tutto ignorati: ad esmpio, tra Scorpione e Sagittario che una costellazione in più, chiamata Serpentario ( o Ophiucus), ben nota da millenni; la stessa cosa potrebbe essere successa con Aracne, posta tra Toro e Gemlli.

Come è noto, " il Tredici", è un numero alquanto particolare, non solo è legato all'irrazionale, alle vincite al gioco (le carte da gioco francesi - in Italia al Totocalcio), a Re Artù e ai 12 Cavalieri, ma è anche il numero che designa Cristo, la Luce che splende attraverso un corpo che è diventato Uno con l'Universo. Difatti nello Zodiaco lunare non troviamo soltanto i quattro elementi della tradizione astrologica (terra, acqua, fuoco, aria), ma anche un quinto elemento: l'ETERE, che si manifesta proprio attraverso il tredicesimo segno lunare. Secondo l'astrologia lunare, il segno di Aracne sarebbe l'origine dei dodici segni; non a caso la costellazione dell'Auriga (la costellazione corrispondente situata tra gli ultimi 5° del segno del Toro e i primi 23° del segno dei Gemelli) potrebbe essere intesa come un modello per l'intero Zodiaco: essa è infatti l'unica costellazione nelle vicinanze dell'Eclittica,che consta esattamente di dodici stelle.

Secondo James Vogh, , il culto del "Tredicesimo Segno" sarebbe ricollegabile a una Dea femminile che sarebbe stato con il tempo represso a favore di un culto per un Dio maschile. In certe tavolette magiche egizie e in altri reperti archeologici di carattere astronomico ricorre il numero tredici (i mesi lunari - le 13 lune); Vogh evidenzia nel suo libro come questo numero sia stato osteggiato dalle religioni successive, al punto che, ancor oggi, esso è considerato malefico. Secondo Vogh la luna, viene rappresentata dal simbolo di Aracne, costituendo il tredicesimo segno (poi cancellato) dello zodiaco; questa rimozione è ricordata in una serie di miti, tradizioni e fiabe, ove, il tredicesimo personaggio di un gruppo (il più amato), tradito e ucciso, risorge successivamente annunciando la possibilità di una redenzione. Così anche i giornalisti Baigent, Leigh e Lincoln, autori de "Il sacro Graal"; nel volume dedicato al mistero di Rennes-Le-Chateau rivelerebbero che il culto della Dea Bianca sarebbe ancora praticato segretamente; lo custodirebbero i fratelli di una società esoterica denominata "Il Priorato di Sion ". Anche Dan Brown, nell'ormai celeberrimo best seller "il Codice da Vinci", ipotizza una teoria similare: "l'occultamento della Maddalena, quale rappresentante archetipiale del Femmineo Sacro".

La cancellazione violenta del segno in più verrebbe ricordata secondo Vogh, da tutti quei miti e leggende che parlano del tredicesimo elemento, fattore di disturbo di un gruppo composto dal magico e iniziatico numero dodici.
Egli elenca Artù, tradito e ucciso dal figlio Morderd (tredicesimo cavaliere della Tavola Rotonda); Baldur, il dio scandinavo della vegetazione , ucciso dal perfido Loki (il tredicesimo dio, non invitato dagli altri dodici al banchetto degli dei del Walhalla); Gesù, tradito da Giuda ( il tredicesimo apostolo); la Bella Addormentata, punta dalla cattiva fata (furiosa per non essere stata invitata al battesimod ella principessa con le altre dodici fate buone).
Filippo il Macedonia volle aggiungere la propria statua a quella delle dodici divinità Olimpiche: Fu assassinatio poco dopo.
Nell' Apocalisse il tredicesimo capitolo riguarda l' Anticristo e la Bestia; nella Cabala il 13 è lo spirito dle male, negli Arcani Maggiori dei Tarocchi il tredicesimo Arcano è la Morte. Negli alberghi spesso mancano il tredicesimo piano e la stanza n°. 13; negli aerei non c'è la tredicesima fila e in alcuni paesi il 13 come numero civico è stato addirittura abolito. Molti sono superstiziosi, nei confronti di questo numero, come Gabriele d'Annunzio, che o scriveva 12+1 o Monet: questi, non distingueva bene i colori, numerava i tubetti saltando da 12 al 14, rifiutando di segnare uno col numero che egli riteneva più sfortunato. Di contro, la Missione Apollo 13 fu un fallimento, ma almeno l'equipaggio si salvò: e non si è mai visto nessuno rifiutare la tredicesima mensilità dello stipendio o una vincita realizzata cl 13 al Toto calcio.
La teoria del tredicesimo segno ha affascinato studiosi e scrittori.

Una curiosità: nella Wicca c'è un gruppo statunitense che si definisce " Sorelle della Luna Nera" e ha un rituale apposito per la Luna nuova di ogni segno zodiacale, con in più il tredicesimo rituale per il segno di Aracne.
I rituali sono divisi in quattro sezioni: riti della Fanciulla (Lina in Acquario, Pesci, Ariete, Toro), della Madre Oscura ( Luna in Gemelli  Cancro, Leone, e Vergine), della Vecchia Oscura ( Luna in Bilancia, Scorpione, Sagittario e Capricorno) e della Tessitrice Oscura (the Dark Weaver) per la Luna Nera dell'ipotetico segno di Aracne.

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: Y come Yggdrasil

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:  
Y come Yggdrasil





Arrivata quasi alla fine di questo progetto non potevo non trattare Yggdrasill alla lettera Y, indecisa su come parlarne ho deciso infine di ripiegare riportando semplicemente un pezzo tratto da "mitologia degli alberi - J.Brosse", una delle tante parti che citano il glorioso albero del mondo, una delle descrizioni che più mi piacciono (senza un particolare motivo, se non fosse una delle prime che lessi qualche anno fa).
Yggdrasill è il più grande e il migliore degli alberi. I suoi rami si estendono al di sopra di tutti i mondi e raggiungono il cielo. Tre radici lo tengono eretto, tutte straordinariamente larghe. Una procede da Aesir, il mondo inferiore degli Asi, gli dei, la seconda dai "Thursi di brina", i giganti di ghiaccio che precedettero la specie umana; la terza arriva a Niflheim o Nifhel, la dimora dei morti.
Presso quest'ultima radice scaturisce la fontana Hvergelmir, fonte di " tutti i fiumi mormoranti che irrigano la terra" e la rendono abitabile agli umani L'acqua sotterrane , da cui ha origine ogni vita, proviene dunque dalla dimora dei morti: è questo un motivo ricorrente nelle credenze popolari , dove si trovano esempi di donne fecondate per il semplice fatto di essersi immerse in un corso d'acqua sacrp. Accanto alla seconda radice scorre la sorgente di Mimir. A coloro che vi bagnano le labbra, dà scienza e saggezza, ma l'accesso ad essa è proibito dal suo possessore, il cui nome significa Meditazione, a sua volta colmo egli stesso del profondo sapere che attinge quotidianamente dalle sue acque.
Sotto la prima radice, che , secondo la tradizione, arriverebbe sin nella sfera sotterranea degli dei sia nella loro residenza ceste  d'altronde unite da Bifrost, l'arcobaleno- esiste una terza fonte, la più sacra di tutte: il posso sul quale veglia Urdhr, il cui nome significa Destino, con ogni probabilità era sola. E' possibile che, nella versione giunta a noi, le leggende che si riferiscono alla e Norne, le quali sono in numero  di tre  e vengano rappresentate come filatrici, abbiano subito l'influenza delle Moire e delle Parche delle mitologie greca e latina. Al pari delle Parche, esse rappresentano anche le tre fasi della luna... [...]
Le Norne attingono quotidianamente l'acqua della fonte di Urdgr, con il limo che la circonda, e ne aspargono il frassino, affinché i rami dell' albero non secchino e non marciscano. Tutto ciò che cade nella fonte diventa bianco come la membrana che si trova nel guscio dell' uovo, cioè ritorna alla purezza primigenia, all'origine prenatale. Di questo candore assoluto è ammantata la coppia di cigni che abita la fonte e da cui discende " la specie di uccelli che porta quel nome". La fonte di Urdhr è quindi una fontana dell'eterna giovinezza. Vicino a lei si radunano gli dei per tenere consiglio, risolvere i conflitti e rendere giustizia. Questo pozzo del Destino rappresenta il mondo delle potenzialità, delle sementi, dei germi, un mondo di acque e di Humus notturni, nei quali sono forgiati tutti gli esseri viventi.
Mentre, grazie alle sue radici, Yggdrasill consente che emergano alla superficie terrestre i tre settori ctoni sovrapposti, quello degli dei, quello dei giganti preistoriche e quello degli antenati umani, il tronco attraversa il piano medio situato tra cielo e terra, il Midhgard, in cui vivono gli uomini, e la cima si innalza fino al Asgadh, dimora celeste degli dei.
Per quanto potente, l'Albero cosmico è cionondimeno soggetto a continue minacce. Il gigantesco serpente Nioggrh rode subdolamente la terza radice, ma a sua volta è aggredito ogni giorno dall'aquila che abita fra i rami più alti. Quattro cervi vanno e vengono nella sua chioma, brucano i giovani germogli via via che spuntano. Il fogliame di Yggdrasil ospita ancora altri animali, benefici quest: la capra Heidhrun che nutre con il suo latte i guerrieri di Odino, lo scoiattolo Ratatosk che sale e scende per trasmettere le reciproche sfide che si rivolgono serpente e aquila. Quest t'ultima  che "sa molte cose, nella sua alta posizione sorveglia l'orizzonte, per avvertire gli dei quando i loro nemici di sempre, i giganti si prepareranno ad assalirli. In talune versioni , in cima alla albero si trova un gallo d'oro, preposto alla stessa funzione. Non potrebbe esserci modo più immaginoso per comunicare che il mondo è la posta di una lotta continua tra le forze della vita e le potenze della distruzione.

martedì 26 febbraio 2013

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: X come X la forma dei Crocevia

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:  
X come X la forma dei Crocevia


Riprendo in mano le ultime lettere dell' alfabeto di strega giocando un po di astuzia per le lettere più ostiche di tutto il progetto, una di queste la X, avevo pensato di parlare di Xochiquetzal, ma obbiettivamente non avrebbe avuto molto senso per me, cosi ho provato ad aspettare ancora un po e sfruttare casomai la form di questa lettera più che una vera e propria parola che iniziasse con questa lettera e quindi benché le corrispondenze potessero essere molte ho scelto il crocevia.

Il crocevia è un luogo dove due strade si incrociano in corrispondenza l'una dell' altra e formano più o meno un angolo retto, anche e in alternativa noto come "le forche della strada" - ed è oggetto di fede religiosa e folkloristica in tutto il mondo. L'incrocio è un simbolo di incontro e di unione di cammini differenti e rappresentano l'equilibrio degli opposti. Poiché il bivio è terra che non appartiene a nessuno, un luogo al di fuori dei confini della città, è considerato un luogo adatto per effettuare rituali magici e incantesimi. L'uso del crocevia, lo fa divenire un altare improvvisato in cui vengono collocate offerte ed eseguiti rituali, esso è particolarmente sentito e diffuso nel folklore sia europeo che africano.
L'associazione dei crocevia con la Stregoneria va ricercata dall'antichità, al tempo dei Greci e dei Romani.
Gli incroci a quattro braccia sono particolarmente potenti in quanto tutte e quattro le direzioni si incontrano in un punto. Polvere, rocce e rami presi da questi luoghi si dice siano particolarmente potenti.
Nell'antica Grecia, le pietre marcatrici per commemorare il dio Ermes nella sua forma priapico Furono collocate a un bivio. Nell'antica Roma il simile dio Mercurio era il guardiano bivio.
In India, il dio Bhairava - una versione precedente di grande dio Siva - proteggeva l'incrocio alla periferia di villaggi. Falli di pietra e le statue di occhi attenti di Bhairava sono eretti a rappresentarlo come un custode dei confini.
In Guatemala, il vecchio Signore degli inferi Maam, raffigurato poi come il santo cattolico Maximon o di Saint Simon , è generalmente raffigurato seduto a un bivio su una sedia, alle porte di una chiesa.
In Africa, quasi ogni gruppo culturale ha la sua versione del dio del bivio. Legba, Ellegua, Elegbara, Eshu, Exu, Nbumba Nzila e Pomba Gira sono nomi degli dei africani attribuiti allo spirito che apre la strada, fa la guardia al bivio, e insegna la saggezza.
Molti sostengono in oltre che il folklore europeo riguardante il crocevia derivi proprio dalle credenze Africane.
Gli antichi avevano paura di ciò che significava l'incontro di due direzioni, si diceva infatti che negli incroci abitassero fate, goblin e ogni sorta di fantasma. Con l'avvento del cristianesimo, Satana ha cominciato ad abitare i crocevia e gli dei o gli spiriti che abitavano questi luoghi vennero maggiormente stravolti, quando si trattava per lo più dei o spiriti selvaggi e talvolta dispettosi- pericolosi che vivendo nei boschi, nel folklore e nelle leggende pagane.
Alcuni antropologi moderni hanno dato a questi dei del crocevia un nuovo nome collettivo - dei trickster-. Anche se ciò potrebbe essere facilmente contestabile visto che non tutti gli dei crocevia e gli spiriti sono imbroglioni (inaffidabili, intelligenti, ingannevole) e non tutti gli dei trickster o spiriti sono legati ai crocevia.
Si dice che se si passa per questo tipo di incroci di notte si possano sentire i suoi cani abbaiare.
Le credenze americane sui crocevia sono molte e sono disponibili in numerose varianti.  Probabilmente possono essere settemplice schematizzate radunandole sotto le influenze o afro-americane e dell'hoodoo tradizione o miscelate o provenienti dal folklore europeo.

I crocevia sono considerati sacri nella maggior parte della tradizioni magiche. Di solito, negli incroci oltre a fare rituali e a lasciare offerte si nascondono oggetti di cui ci si vuole liberare.
In senso metafisico gli incroci sono luoghi di grande potere e di trasformazione, in relazione con il tempo e le scelte. Ideali per sbloccare li proprio cammino.
Ovviamente per la pratica son da prediligere incroci selvaggi, nei boschi o in campagna, mgari non particolarmente frequentati
Con l'avvento del cristianesimo e ancora oggi, non è insolito trovare su un crocevia una statua della Madonna  questo perchè i crocevia erano sacri ad Ecate, che era nota come Trivia. In particolare le erano sacri gli incroci a tre diramazioni (Y), quindi quelli propriamente a croce. Infatti Ecate era nominata anche con il termine di Triodia o Trioditis, che significa "Colei che frequenta i crocicchi". Ma nell'antica Roma era facile trovare statue del dio Mercurio, o Hermes per i greci ai crocicchi.
In quanto divinità ctonia della magia e dea oscura, Ecate era posta a guardia dei crocicchi perché venivano ritenuti la porta per l'aldilà, erano i cancelli di comunione tra i mondi. Un luogo a metà insomma, essendo i crocicchi spesso al di fuori delle città, dove la chiesa poteva preservare e proteggere. Nel tempo vennero usati anche per il seppellimento di criminali o di streghe, se non anche poi di vampiri.
Dato che con l'ingiungere del cristianesimo Ecate e tutte le divinità sacre ai pagani furono bollate come demoni e resa illegale qualsiasi pratica magica di adorazione di divinità diverse da quella cristiana, ivi comprese le divinità afroamericane come Eshu o Exu, che furono importate assieme agli schiavi, i crocicchi divennero un luogo demoniaco. Infatti si sostiene che i patti con il Diavolo venivano effettuati proprio ai crocicchi. Ecco perché spesso ai crocicchi è possibile trovare statue della Madonna: essendo ritenuto un luogo infausto e dominato da forze maligne e quindi diaboliche, la Madonna serve ad istituire un baluardo contro queste credenze.
In oltre la leggenda dice che se si vuole vendere l'anima al diavolo basta aspettarlo ad un incrocio e lui arriverà. E' citata nell' Histoire du Soldat di Igor Stravinsky e' presente nel Voodoo e perfino nella cultura ebraica. Si dice che i grandi Bluesmen vendano l'anima al diavolo in cambio del talento e che Robert Johnson lo abbia fatto su un incrocio del Missisipi. Non poche sono canzoni e musicisti legati a questo genere di Folklore magico.

Per quanto mi riguarda non ho mai svolto rituali ad incroci, ma ne esiste uno in particolare, in un luogo a me molto caro che sento fortemente, probabilmente è "abitato da qualcuno", e nel solo passarci sento l'influenza e l'attrazione come se appartenessi a quella X come se dovessi fermarmi di più e conoscere.
Se penso a un crocevia la prima immagine è proprio quella di quel luogo al quale sicuramente mi riferirei se avessi bisogno delle influenze proprie del crocevia.

Fonti personali e varie:
http://www.luckymojo.com
http://nidodelcorvo.blogspot.it
answers.yahoo.com


mercoledì 6 febbraio 2013

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: W come Witches 'Reel L'

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega:  
W come Witches 'Reel L'



Riciclo una cosa tradoitta tanto tempo fa ormai nel 2010, e il motivo per cui lo faccio non è perche sono priva di argomenti con la W , ma perche questa canzone è stata davvero "illuminante" nell'ultimo periodo e di forte impatto nella mia vita spirituale. L'ho ripescata per caso e mi ha fornito l'opportunità di vivere un esperienza unica che ho raccontato qualche tempo fa sempre su questo blog, e quindi per chi non avesse mai letto qualcosa riguardo questa canzone ecco qui di cosa si tratta.
Questa canzone arriva dalla Scozia ed è stata datata per l'anno 1591. Le parole del testo sono rinvenute attraverso il processo per stregoneria del conte di Bothwell Francis Stewart, che è stato accusato di usare la magia per tentare di uccidere re Giacomo VI. Egli venne giudicato colpevole, ma sfuggì dal castello dove era detenuto e causò ogni sorta di putiferio in seguito - è noto che sollevò, piccoli eserciti per uccidere il re - o roba del genere ... Ma questa litania è ciò che è interessante in reltà, leggerela in lingua scozzese per chi non la capisce, questa canzone non significa molto, né ha molto senso al di là di "Ring-A-ring in Widdershins" Ma c'è molto di più all'interno di essa, una volta studiata e tradotta. Su Youtube esiste un video se volte sentire come fa, la canzone è anche la mi attuale suoneria del cellulare.
 Questa comunque, in primo luogo è una danza popolare accompagnata da una melodia e / o una canzone. In The Witches 'Reel le istruzioni per la danza sono riportate nella canzone stessa - ed è una delle "danze da streghe". Il brano è cantato per tre volte mentre si gira in senso antiorario nove volte in totale, una volta per ogni verso, sempre più veloce ogni volta. Le streghe non si tengono per mano quando si balla, ma piuttosto puntano le braccia nel girare intorno a vicenda per prendere il braccio della strega prossima e così via e così via. Probabilmente in oltre si gira una alla volta o a coppie, non tutte insieme.

Traducendo la canzone dallo scozzese all'inglese e dall'inglese all'italiano questa fa piu o meno cosi:

Si va veloci, strega si va!
Se non andrà veloce, la strega mi lascerà
in cerchio a cerchio widdershins (in senso antiorario)
Il Collegamento delle mani e giulivo widdershins,
Mogli, Crone, madri e fanciulle giovani
Girano, andiamo!

Si va veloci, strega si va!
Se non andrà veloce, la strega mi lascerà
In cerchio a cerchio widdershins
Ripetuto (o tessuto) facilmente e rapidamente
Nascosto su gonne che volano e capelli
Per tre volte tre!

Si va veloci, strega si va!
Se non andrà veloce, la strega mi lascerà
In cerchio a cerchio widdershins
Vorticando (rotando) urlando più forte, Widdershins
Il Diavolo prendere l'ultima (più indietro)
Chiunque ella sia! 


Nel 16 ° secolo nel processo di Earl's Reel, egli è stato accusato di essere un mago (strega) ed eseguite magie su una scogliera al mare, queste causarono un forte vento e una tempesta di pioggia sollevatasi come una minaccia attraverso la nave del re era in mare.
E' facile scoprire le origini scozzesi di questo testo, la parola Widdershins è la chiave per l'apertura di una porta nel mondo sotterraneo per richiamare Nicnevin (noto anche come M'Neven o orchessa gigantessa '/ Le Carline di Gyre) , regina del Elphame e il giudice unseelie (di cui vi ho parlato alla lettera Q). Per i Celti antichi il mare era il mondo sotterraneo e si possono ancora trovare tracce di Nicnevin come strega e regina del mare nei racconti popolari sul mare. Nelle leggende si dice anche che quando la si invoca si è certi che ella sia arrivata perche si solleva una tempesta o un forte vento.
"Il diavolo che prende l'ultima strega" dovrebbe significare e riferirsi all'ultima persona a fare il giro è stata forse scelto per essere posseduto da Nicneven o per comunicare con lei o la persona a cui ella consegnerà i suoi messaggi per il resto del gruppo. " Diavolo" è stato usato dagli scozzesi per riferirsi a qualsiasi unseelie o spirito maligno, non necessariamente il diavolo cristiano, come si vede anche in altri testi di rituali scozzesi come per esempio nel rito d'iniziazione delle streghe delle Orcadi. Alcuni studiosi sostengono che in litanie come questa con possibile origine druidica, la persona in piedi, l'ultima, potrebbe essere stata scelto come un sacrificio - ma questo non significa necessariamente la sua uccisione - ma che invece il loro essere è stato scelto per un compito può essere pericoloso.
Dalla mia personale esperienza, ho compreso che questa danza, come qualsiasi danza che di per se se fatta in un determinato modo può alterare lo stato di coscienza, per "Diavolo" si può intendere non solo qualsiasi spirito o appartenente al mondo "fatato" ma anche qualsiasi divinità ricollegabile ad esso, qualsiasi padre o madre delle streghe.
Danzare è meraviglioso, liberatorio, benché possa intimidire un gruppo a lasciarsi andare è una metodo di grande potere nel canalizzare le energie, infondo se pensiamo ai riti tribali, agli sciamani spesso questi si accompagnano con danze frenetiche fino all'apice del rituale stesso. Ballare anche da soli per uno scopo rituale è una bellissima esperienza che consiglio, sopratutto a chi ha difficoltà di "accedere" ai regni in altri modi.

giovedì 31 gennaio 2013

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: V come Vegvisir



Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: 
V come Vegvisir


Il Vegvísir ( islandese 'cartello') è un  pentagramma magico islandese  che ha lo scopo di aiutare il portatore a trovare la propria  strada attraverso il tempo del proprio percorso o della propria vita. Il simbolo è attestato nel manoscritto Huld, travato in Islanda da Geir Vigfusson nel 1880.
Un foglio del manoscritto fornisce un'immagine del vegvísir, il nome, e in prosa, recita che "if this sign is carried, one will never lose one's way in storms or bad weather, even when the way is not known" "se questo segno è portato con sé, una persona non perderà mai la strada nella tempesta o nel cattivo tempo, anche se non conosce la strada.".
In islandese essa assume il suo significato profondo di "guida" di segno direzionale, mentre nella moderna cultura popolare esso viene chiamato Compasso Rune o "Vedere la Via"
Il Vegvisir è generalmente definito come una bussola Runica; "segnale/ direzione'" significa 'vedere il modo in cui vedere la via'. Questo fascino aiuta a non smarrirsi, non perdersi. Si tratta di una 'runa brun 'o di un fascino del mare.  Si ipotizza che esso appartienga ad una famiglia di 'doghe magiche' di epoca vichinga (che) potrebbero essere state disegnate o incise all'interno del proprio elmo. Questa può essere stata anche disegnata, e potrebbe tutt'ora esserlo, sulla fronte con la saliva o sangue.
A proposito di indossare questo simbolo o addirittura di tatuarselo, in un'intervista del  Rolling Stonenel nel luglio 1995, Björk ha detto: "E 'così non mi perdo", ride civettuola."Se per i Vichinghi c'era maltempo o nebbia,  usavano disegnarlo sulla fronte con un pezzo di carbone. Ho pensato che era un po 'troppo', così l'ho messo lì. " riferendosi al suo tatuaggio del Vegvisir sul suo braccio.
Come si legge anche dalla stessa Björk questo simbolo è spesso associato con la cultura e l'epoca vichinga, ed è proprio attraverso le mie ricerche in campo nordico che l'ho scoperto, tuttavia questo concetto non è corretto, pare che il suo indirizzo originale vedrebbe questo simbolo nascere nel 17 ° secolo e provenire da un grimorio Islandese chiamato Galdrabók (' libro magico '). Nonostante questo, la sua origine è ancora difficile da accertare chiaramente, potrebbe provenire da qualche sorta di misticismo medievale e/o dell'occultismo rinascimentale e allo stesso tempo avere qualche connessione con l'antica tradizione germanica e le rune.
Un altra piccola curiosità essendo un simbolo abbastanza e forse troppo in voga, nel 2008 nel film Max Payne il tatuatore che spiega la sua teoria sulle valchirie, ha un tatuaggio con il Vegvísir sulla spalla sinistra.
Da quando ho conosciuto il significato di questo simbolo ho deciso che prima o poi anche io l'avrei tatuato su di me, Ho disegnato l'immagine di questo post io stessa, ricorda forse un po un fiocco di neve e mi piace la sua duplice "essenza  permette di nasconderlo a chi non è troppo attento, lo lega alla sua terra di origine, al freddo al nord e all'acqua. Nonostante questo non sono ancora certa che sia il progetto finale e ultimo anche se è molto probabile.. Sono in prossimità di, aspetto solo la spinata emotiva giusta.
Dicevo, l'ho scelto per renderlo indelebile nella mia vita non perché abbia qualche legame che veda necessariamente coinvolto il mondo nordico, Odino o le Rene come spesso si crede (come ho scritto) o si sostiene, ma settemplice perché lo trovo un bellissimo "incantesimo" da avere sempre con me per non perdermi lungo il sentiero della mia vita, un augurio propizio per trovare sempre la mia strada nonostante le difficoltà alle quali la vita potrebbe sottopormi, senza smarrirmi. Credo di averne bisogno, sono una che rischia di perdersi di tanto in tanto...

domenica 20 gennaio 2013

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: U come Ulfhednar- i guerrieri lupo


Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: 
U come Ulfhednar- i guerrieri lupo




Come promesso alla lettera B, vi avrei parlato anche di altri guerrieri nordici oltre ai i Berserker, ovvero gli Ulfhednar essi indossavo sul giaco delle pelli di lupo 'vargstakkar', e a differenza dei Berseker che combattevano a squadre, essi entravano in combattimento da soli. Si dice che anche alcuni Ulfhednar combattessero senza armatura e solo con in dosso le pelli di lupo. Un Ulfhednar ci viene mostrato su un plinto proveniente da Torslunda, sull'isola Baltica i Olund. Questo plinto era uno stampo su cui l'artigiano batteva con un martello le lamine di metallo che  servivano a proteggere e adornare magicamente gli elmi. Mostra un uomo che indossa un elmo con le corna e porta due bastoni. Vicino a lui c'è un Ulfhednar, un uomo dalla testa di lupo armato di lancia  In Gran Bretagna - a Kilpeck, nell'Hereforshire - in una chiesa del' undicesimo secolo c'è una scultura che potrebbe essere una tarda interpretazione di questa tradizione. E' una maschera di lupo dalla testa umana che sta in guardia in una scultura che si trova all'esterno della chiesa e che probabilmente è una copia in pietra di quelle maschere che venivano appese nei templi pagani e usate in tempo di guerra o nelle cerimonie.
Gli sciamani d'oggi e del passato utilizzavano questi stessi travestimenti nelle loro cerimonie per fare da ricettacolo di spiriti. Uno dei soprannomi di Odino è Grim; ovvero "colui che è mascherato".
Le tecniche di Ulfhendar e Berserker erano dense di pericoli soprattutto se non si era iniziati. Un esempio si trova nella Volsunga Saga.
Gli eroi Sigmund e Sinfyotl incontrarono pervaso nella foresta due uomini che dormivano e che portavano anelli magici d'oro. Sopra di loro erano sospese due pelli di lupo, che essi rimuovevano ogni quinto giorno e indossavano di nuovo per mezzo degli anelli. Sigmund e suo figlio indossarono le pelli di lupo ed acconsentirono a seguire certe regole di combattimento "parlavano la lingua dei lupi, entrambi capivano quel modo di parlare... Fecero un accordo in base al quale ciascuno dei due avrebbe avuti la possibilità di assumere sette uomini , ma non uno di più. Se avessero superato quel numero, avrebbero dovuto gridare nel linguaggio dei lupi". I due Volsungs indossarono le pelli ma uccisero persone finché non riuscirono togliersi le pelli. Il linguaggio del lupo è una forma di richiamo simile al Kiai delle arti marziali orientali, abbassa la pressione sanguigna degli avversari, consentendo al guerriero di colpire. "i Berserker abbaiavano e gli Unfhendar ululavano" - Hrafnsmàl scritto Norvegere.
La tradizione di guerrieri lupo non è solo Scandinava. A Radnor, la figlia di un principe celtico Gallese mosse guerra ai suoi nemici sotto forma di lupo. A di là del mare, un libro Irlandese del tredicesimo secolo The Wonders of Ireland (Le meraviglie d'Irlanda), si afferma " Ci sono alcuni uomini nella razza Celtica che hanno il potere meraviglioso che ereditano dia loro antenati: per un'arte maligna, infatti, essi possono assumere a loro piacere la forma di un lupo dai denti aguzzi e taglienti".
Sono in oltre leggendarie le armi attribuite a questi guerrieri. Nella lettura arturiana , l'inizio di Le Morte d'Arthur di Malory ci presenta un guerriero del clan del lupo.
Il famosissimo Beowulf, parla di un guerriero del culto del lupo, infatti quel nome è composto dal nome del dio Anglo-Sassone Beow e da Wolf, Il nome sacro è parte della tradizione magica e i nomi dei guerrieri, si basano sul clan di appartenenza e per il valore dell' uomo stesso.
Questi guerrieri spesso avevano subito un tirocinio fisico e spirituale paragonabile alle più conosciute arti marziali Orientali, ed erano capaci di compiere delle gesta straordinarie. L'Hàvaamaàl racconta della quinta runa che rende capace il guerriero di fermare una freccia in volo. La pratica guerriera speso viaggiava di pari passo all'arte magica, alla magia impiegata in battaglia  si ricorre nella Hardar Saga, in cui ha luogo l'Herfjottur (war fetter), un incantesimo veicolante che causa la paralisi o la perdita di potere delle forze nemiche.
 Per poter utilizzare le le discipline apprese durante la sua formazione il guerriero utilizzava l'energia dell'Ӧnd, che è nient'altro che una forza esistente o un conglomerato di forze ed energie presenti in ogni essere vivente, che ogni tradizione chiama in modo diverso: è il prana per gli Indù; il pneuma per i Greci, il solvente universale per gli alchimisti; il vril della Teosofia; il ch'i qi della geomanzia cinese e delle arti marziali. L'Ӧnd nordico è tutto e genera ogni cosa, rende possibile e proviene da noi stessi come da ciò che ci circonda come lo spirito dei luoghi e le forze che dominano il mutare della natura.

Tradizioni Nordiche - Pennick

giovedì 17 gennaio 2013

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: T come Tolcarne



Modern Witch League 5#:  
Alfabeto di strega: T come Tolcarne



Lettara T, questa volta ho deciso di parlare di una leggenda che si frappone a cavallo tra le tradizioni scozzesi, croniche e  relativamente alle nordiche.
Sulle coste di Newlyn si trova un affioramento naturale particolare, in prossimità della chiesa di San Piero questo luogo è conosciuto come il Tolcarne. E' stato ipotizzato che in questo luogo vennero celebrati antichi riti in epoca pre-cristiana probabilmente in onore del sole. Questo luogo è conosciuto anche come 'Roccia del Diavolo' ed il sito è associato a tradizioni curiose, come quella che lo vedo legato a Bucca - Il diavolo.

La leggenda del diavolo al Tolcarne racconta del giorno in cui il diavolo ha rubato le reti ai pescatori di Newlyn per poter pescare lui stesso. Il furto fù scoperto proprio mentre il diavolo cercava di sgattaiolare via in silenzio, ed i membri della chiesa sopra menzionata lo perseguitarono con canti devozionali per il Signore ed il diavolo fu cosi costretto a fuggire. Nella fretta di scappare tuttavia, inciampò e lasciò nella roccia la sua impronta e i segni delle reti la dove erano cadute.
Arrabbiato si rialzò da terra pronunciando verso il coro: "BUCKAH! BUCKAH! BUCKAH! ' emettendo fiamme dalla sua bocca.

La tradizione del 'Troll Tolcarne' racconta che nella roccia vi sia la dimora di un'entità e che essa, secondo la tradizione locale, risalga ai tempi dei Fenici. Tale spirito è descritto come dai piacevoli lineamenti, vestito con una tunica o una giacca lunga ed un cappuccio e in questo, tale entità è stata associata a Odino Wonderer 'il mago viandante incappucciato'. Si dice che tale spirito passi il suo tempo a viaggiare nel Newly e che un tempo viaggiò fino alla città di Tiro per vedere la costruzione del tempio di Salomone.

Betty Grancan, l'infermiera di un certo signor Henry Maddern, gli avrebbe raccontato come fù possibile invitareil Troll Tolcarne per giuarirlo. recitando un fascino segreto della Cornovaglia, usando tre foglie secche: una di quercia, una di frassino e una di rovo. Siccome il signor Maddern era una persona scettica, lei decise di non rivelarli le parole che usò, quindi, purtroppo ciò che noi sappiamo al riguardo è solamente che si trattava di un incantesimo Cornico per la guarigione.
In oltre, lo scopo dell'invocare il "Troll"  attraverso questo incantesimo era quello di conoscere le proprie vite passate, poiché nella vecchia tradizione Cornish si credeva nella reincarnazione, lo spirito del Troll sicuramente avrebbe risposto all'invocazione bastava specificargli il periodo e l'età

Tratto da  http://www.cornishwitchcraft.co.uk/ 
con l'aiuto di Dorylis per i riferimenti a Odino e al fascino sulle vite passate. http://arsstrigae.wordpress.com/tag/bucca/



martedì 15 gennaio 2013

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: S come Skaði



Modern Witch League 5#:  
Alfabeto di strega: S come Skaði


Settimana della S e già da mesi programmavo di arrivare ad un altra delle dee che mi sono più care.
Non conosco Skaði da tanto tempo, l'ho conosciuta studiando la mitologia nordica e mi ha subito attirato per i suoi caratteri e la sua simbologia, dea dell inverno, raffigurata con i lupi (la sua dimora riecheggia di ululati) gira per le montagne innevate con i suo arco. Amo tutto questo e sembra essere una dea perfetta per me, ma purtroppo rapportarsi con una divinità non è mai semplice, cosi ho iniziato ad avvicinarmi questo autunno a questa dea meravigliosa e continuo a farlo in punta di piedi. L'ho scelta come  guida in una meditazione che ho fatto tempo fa, l'ho seguita affiancandola e restando un passo indietro rispetto a lei. Vederla non ha reso l'avvicinarmi più facile, dopotutto lei è sempre una gigantessa e resta fredda come la stagione che la domina, distaccata, dall'aurea brillante e candida, elfica direi, magnifica e terribilmente poco umana, tutti aspetti che la rendono più irraggiungibile di quanto una divinità già non lo sia. Non esistono molte informazioni ed io ho cercato di tradurne un po qui e un po li per questo post settimanale, mi incuriosisce tuttavia saperne sempre di più  sopratutto sulle ipotesi di un culto dedicato a lei. La mia ricerca continua ma per il momento ecco quanto so su questa dea selvaggia.

Skaði (il cui nome viene erroneamente anglicizzato in Skadi) è una figura della mitologia norrena. Inizialmente viene descritta come una gigantessa accolta poi nella stirpe dei Vanir dopo aver sposato il dio Njörðr.
Nonostante la sua ambigua natura è di fatto per metà divina, ad ella è imputato un culto attestato da diverse fonti. E’ una divinità puramente invernale, che vive sulle montagne ed è dedita alla caccia: Snorri dice che Skaði usa gli sci per spostarsi sulle montagne dove si reca a cacciare insieme al suo fido arco, in questo appare simile al dio Ullr e per questo viene chiamata Öndurgoð o Öndurdís "dea degli sci".
Invece, l’etimologia del nome Skaði è incerta: vi è chi lo lega al termine omofono - al sostantivo norreno skaði  che vuol dire ingiuria - danno, chi invece pensa che Skaði insieme a Sca (n) dinavia e Skáney, e in gotico skadus, in sassone, in tedesco antico scatole e in antico inglese scaedu, indichi il termine "Ombra", ciò potrebbe anche stare a significate che la regione geografica della Scandinavia era considerata associata con il mondo di sotto.
Georges Dumézil  non fu però d’accordo con il presumere che Skaði e la Scandinavia siano strettamente collegate, il fatto che il nome di quest’ultima derivi dalla divinità e sia quindi “isola della dea Skaði” non è per forza vero, perché, intanto, questa associazione con la parte oscura, con i regni oscuri non è certa e piuttosto è più probabile che sia il nome della dea a derivare dall’isola, cosi come la dea Ériu prende il suo nome da un altra isola, l’Irlanda.

Skaði venne accolta ad Ásgarðr in seguito alla morte di suo padre, il gigante Þjazi, ucciso dagli Æsir. Ella armata di tutto punto si reca nel regno degli dei per vendicarlo. Gli dei tuttavia, tentano una riconciliazione e lei accetta la proposta a due condizioni: uno di loro avrebbe dovuto sposarla e in oltre dovevano riuscire a farla ridere. Per quest’ultima parte, reputata impossibile da realizzare, si propose il dio Loki, il quale prese una corda la legò alla barba di una capra da una parte e l’altra la legò al proprio scroto. Di fronte alla scena della capra che tirava da una parte della corda e Loki dall’altra la dea gigantessa non poté fare a meno di ridere.
Mentre per soddisfare la sua prima richiesta gli Æsir misero la condizione di poter scegliere il proprio futuro sposo guardando solo e esclusivamente i piedi dei candidati. Fù cosi che scelse il dio dai piedi più belli, pensando che si trattasse di Baldr; e trovandosi cosi invece, il dio Njörðr.
Il rapporto tra Skaði, gigantessa delle montagne e Njörðr, dio del mare, non fu dei migliori, inizialmente non riuscirono a mettersi d'accordo sul luogo in cui avrebbero vissuto. Provarono quindi ad alternare la residenza, trascorrendo nove notti a Nóatún, la dimora sul mare di Njörðr, e poi altre nove a Þrymheimr, la dimora tra le montagne di Skaði. Ma nessuno dei due fu soddisfatto dell'accordo: Njörðr si lamentava dell'ululato dei lupi, lei delle strida dei gabbiani. Alla fine pare che Skaði se ne sia tornata, sola, tra le montagne. Quest'ultimo episodio ha un parallelo praticamente identico nella storia dell'eroe Hadingus. L'unione tra Skaði e Njörðr in quanto lei gigantessa e lui dio richiama invece quella tra Gerðr e Freyr.
Alcuni studiosi, ipotizzarono che il suo sposo Njörðr, fosse in origine una divinità femminile, giudicando perciò probabile che Skaði, nei tempi più antichi, fosse una divinità maschile. Quest'ultima congettura sarebbe confortata dal fatto che Skaði è un nome tipicamente maschile, così come l’attività di caccia.

Ambiguo pare il rapporto che lega Skaði a Loki invece: questi, nella Lokasenna, la accusa di avergli offerto il proprio corpo (e questo nonostante sia stato proprio Loki ad uccider suo padre). Più avanti, però, quando Loki verrà incatenato perché non possa più nuocere sino al Ragnarök, è Skaði stessa a legargli sopra il capo il serpe velenoso che stilla costantemente veleno sul volto del dio ma vedremo i dettagli dopo.
Di Skaði si dice anche che ebbe anche diversi figli con Odino, tra cui Sæmingr.

In Grímnismál dell’Edda Poetica, il dio Odino (travestito da Grimnir ) rivela al giovane Agnarr l'esistenza di dodici dimore. Odino cita della sesta dimora Þrymheimr. Nella strofa, Odino recita: ‹‹Þrymheimr si chiama la sesta dove Þjazi viveva, quel detestabile gigante.Ora Skaði risiede, pura sposa degli dèi, nell'antica dimora del padre››. Odino descrive Þrymheimr come composta da "antiche corti" e si riferisce a Skaði come "la sposa splendente degli dei".

Nell'introduzione in prosa alla poesia Skírnismál, il dio Freyr è affranto per una ragazza fiera (la jötunn Gerór) avvistata in Jötunheimr. Il dio Njörðr chiede al servitore Skirnir di parlare con Freyr e nella prima strofa della poesia, Skaði dice sempre a Skirnir, perché Freyr è così sconvolto. Skirnir risponde che si aspetta parole dure del loro figlio Freyr.
Nell'introduzione in prosa della poesia Lokesenna, Skaði viene indicata come la moglie di Njörðr ed è citata come una delle dee che frequentano le feste degli Ægir. Durante una conversazione tra Loki e i presenti in sala, Skaði parlò come tutti gli altri nel tentativo di placare la terribile escalation di ingiurie e maldicenze che il dio stava proferendo verso ogni invitato. Skaði disse: ‹‹Sei di buonumore, Loki; ma non così a lungo, scherzerai in liberà, perché alle rocce gli dèi ti legheranno con le budella del tuo gelido figlio. ››
Loki rispose: ‹‹Considera, se alle rocce gli dèi mi legheranno con le budella del mio gelido figlio, sono stato il primo e l’ultimo a combattere contro Þjazi nello scontro che lo uccise.››
Allora Skaði aggiunse: ‹‹Considera, se tu fosti il primo e l’ultimo a combattere, dando la morte a Þjazi che dalle mie sale e dal mio terreno verranno sempre venti gelidi verso di te››.
Ed ancora Loki  la accusò: ‹‹Più gentile fosti col figlio di Laufeyjar, quando mi hai invitato a letto; dovremmo dirle certe cose, se ora noi dobbiamo, dire tutti i nostri peccatucci››. Dopodiche si intromise Sif.
Infine una piccola porzione di prosa si racconta Loki viene inseguito dagli dei e catturato dopo un fallimentare tentativo di travestirsi da salmone. Suo figlio Váli viene ucciso mentre il suo altro figlio Narfi diventa un lupo. Le viscere di Váli vengono usate per legare Loki a tre rocce sopra le quali Skaði pone un serpente che avrebbe dovuto avvelenarlo.
La moglie di Loki, Sigyn, gli resta al fianco con una boccia per raccogliere il veleno, ma quando la boccia è piena il veleno cade su Loki, obbligandolo a contorcersi per il dolore. Si dice che furono questi spasmi la causa dei terremoti.
Scholar John Lindow ipotizzò che da come Skaði e Loki si parlano tra i due potrebbe esserci stato qualche rapporto, non solo per le accuse lanciate da Loki ma soprattutto per la simbologia del serpente, usato poi dalla dea per punire Loki.
Skaði viene ancora citata nella poesia Hyndluljóð, dove la jötunn Hyndla dice alla dea Freyja che Þjazi "amava sparare" e che Skaði era sua figlia.

Nel capitolo 23 dell’Edda, nel libro Gylfaginning, viene descritta Skaði proprio come gigantessa jötunn, figlia di Þjazi e si racconta della storia che ha avuto con il dio Njörðr e delle vicissitudine nei del loro matrimonio gia annunciate, la prosa recita:
“Il terzo áss è chiamato Njǫrðr. Egli abita in cielo, nel luogo chiamato Nóatún. Governa il corso dei venti e placa il mare e il fuoco. È lui che si deve invocare per navigare e per cacciare. Egli è così opulento e prosperoso che può ampiamente donare a loro terre e armenti ed è lui che si deve invocare per queste cose. Njǫrðr non è della stirpe degli Æsir. È stato allevato nel Vanaheimr, ma i Vanir lo diedero in ostaggio agli dèi e presero in cambio in ostaggio colui che si chiama Hǿnir. Egli divenne il segno di riconciliazione fra gli dèi e i Vanir. Njǫrðr ha in moglie quella donna chiamata Skaði, figlia del gigante Þjazi. Skaði vuole avere la dimora che ricevette da suo padre, che si trova fra certe montagne nel posto chiamato Þrymheimr, ma Njǫrðr vuole stare vicino al mare. Essi stabilirono che sarebbero stati per nove notti a Þrymheimr e altre nove in Nóatún. Ma quando Njǫrðr tornò a Nóatún dai monti, allora cantò queste strofe: ‹‹Sgraditi mi sono i monti non vi rimasi a lungo: nove sole notti. L'ululato dei lupi soave non mi parve come il canto dei cigni››.
Quindi Skaði cantò questo: ‹‹Dormire non posso su guanciali di mare per lo stridor d'uccelli; sveglia mi tiene chi da lungi vola il gabbiano ogni mattino››.
In seguito Skaði tornò sui monti, abitò in Þrymheimr e per la maggior parte del tempo va sugli sci e abbatte le fiere. Ella si chiama Ǫndurgoð o Ǫndurdís. Così è detto: ‹‹Þrymheimr si chiama ove Þjazi abitava,il gigante spaventoso, ma ora Skaði vi dimora degna sposa degli dèi nell'antica dimora del padre››.

Alla fine del capitolo 50 del Gylfaginning, viene ancora raccontata la fine del Lokesenna : “Loki era dunque imprigionato senza scampo e fu portato dentro una caverna. Qui gli Æsir presero tre lastre di pietra, le appoggiarono su un lato e fecero un foro su ciascuna. Furono quindi presi i figli di Loki, Váli e Nari o Narfi. Gli Æsir tramutarono in lupo Váli, il quale straziò immediatamente Narfi, suo fratello. Ne presero dunque le budella e le usarono per legare Loki sulle tre lastre: una gli sta sotto le sue spalle, la seconda sotto i reni e la terza sotto le caviglie e quelle corde divennero di ferro. Skaði, poi, prese un serpente velenoso e lo fissò sopra di lui, in modo che il veleno uscisse dal serpente e cadesse sul suo volto, ma Sigyn, moglie di Loki, gli sta vicino e tiene una conca sotto la pioggia velenosa. Quando la conca è piena, ella si alza per vuotarla, ma nel frattempo il veleno cade sulla faccia di Loki, il quale si agita così violentemente che la terra tutta trema. Voi chiamate questi terremoti. Laggiù Loki resterà legato fino al ragnarøkr”.

Nel libro Skáldskaparmál, si racconta di come Loki per salvare Iðunn uccise Þjazi. Egli stesso aveva fatto allontanare la dea Iðunn da Ásgarðr per via di un patto fatto con il gigante Þjazi. Quando gli dei lo scoprirono egli fu così spaventato che giurò che avrebbe cercato Iðunn in Jǫtunheimr. Con il mantello di Frejya  si trasformò da falco, volò a nord verso Jǫtunheimr e giunse presso il gigante Þjazi. Questi navigava in mare, mentre Iðunn era a casa. Loki la trasformò in noce, la afferrò con i suoi artigli e volò via più veloce che poté. Quando Þjazi giunse a casa e non trovò Iðunn, si mise il suo travestimento da aquila e inseguì Loki. Quando gli Æsir videro che il falco volava con la noce e l’aquila che li seguiva radunarono dei trucioli di legno e una volta che Loki fu salvo appiccarono il fuoco contro l’aquila che non poté più frenare. Gli Æsir erano vicini e uccisero il gigante Þjazi dentro ai cancelli di Ásgarðr e quest'impresa è risaputa. Skaði, la figlia di Þjazi, prese elmo, armatura e tutte le armi e si recò ad Ásgarðr per vendicare suo padre. Ma gli Æsir le chiesero di riconciliarsi con lei attraverso l’offerta già descritta. Infine, a titolo di risarcimento per Skaði, Odino prese gli occhi di Þjazi, li lanciò verso il cielo, e dagli occhi creò due stelle.
Ancora molti sono i rifermenti ad essa in Skáldskaparmál.

Nel capitolo 8 della Heimskringla – La saga degli Ynglinga, si parla di Skaði quando un tempo era sposata con Njörðr, e dice che ella non ebbe rapporti sessuali con lui, in seguito Odino la sposò(?). Skaði e Odino ebbero "molti figli". Solo uno dei nomi di questi figli è rivelato: Sæmingr, un re di Norvegia.
‹‹Di mare-ossa, e molti figli la dea degli sci, ha avuto con Odino››. [*mare -ossa sono le rocce gli scogli*].

Un'altra figura con il nome di Skaði  appare nel primo capitolo della saga Volsunga. Nel capitolo, questo Skaði è maschio è il proprietario di uno schiavo di nome Bredi . Un altro uomo, Sigi, un figlio di Odino, andava a caccia un inverno con lo schiavo. Sigi e lo schiavo Bredi cacciarono per tutta la giornata fino a sera, quando confrontarono le loro uccisioni, Sigi vide che Bredi aveva superato le sue prede e cosi decise di ucciderlo e seppellirlo in un cumulo di neve.
Quella notte, Sigi tornò a casa e sostenne di essersi separato dallo schiavo e di averlo perso nel bosco. Skaði dubitava della spiegazione di Sigi, ed ebbe il sospetto che Sigi mentiva e che avesse ucciso Bredi. Skaði riunì degli uomini per cercare il suo schiavo ed in fine trovarono il cadavere del povero malcapitato, il cui nome venne dato ai cumuli di neve e la gente ancora si riferisce ad essi in questo modo “Bredi’s Drift” – “Cumolo di Bradi”. Sigi scappa sotto la protezione di Odino e Skaði non è menzionato di nuovo nella saga.
Scholar Jesse Byock rileva che l'Skaði è una dea associata con l'inverno e la caccia, nell'episodio sopra descritto.

Scholar Hilda Ellis Davidson suppone che il culto di Skaði potrebbe aver prosperato in Hålogaland , una provincia nel nord della Norvegia, poiché "lei mostra caratteristiche simili a quelle dei Sami, che erano famosi per lo sci, il tiro con l'arco e la caccia, la separazione da Njord potrebbe costituire una scissione tra il suo culto e quello del Vanir in questa regione, dove scandinavi e il Sami erano in stretto contatto".
In Svezia vi sono molti toponimi con cui ci si riferisce sia a Skaði che a Ullr, per via delle loro similitudini, ciò fa diventar nuovamente plausibile che Skaði un tempo, o per alcuni, fosse in origine una divinità maschile.


Fonti:
Wikipedia,
Bibrost.it



mercoledì 9 gennaio 2013

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: R come Ratatoskr



Modern Witch League 5#:  
Alfabeto di strega: R come Ratatoskr



La settimana scorsa ho sognato questo simpatico personaggio della mitologia nordica, così ho deciso di usare questo come argomento per la lettera R di questa settimana. Ratatoskr lo scoiattolo che vive sull'albero del mondo. Non si sanno molte cose su di esso, e meno ne sapevo prima di svolgere qualche ricerca in seguito al sogno. Quello che ho scoperto non è tanto ma vale la pena di essere letto.
Nella mitologia norvegese, Ratatoskr "dente di topo"- "dente che trivella"- "il dente dell'esercitazione" è uno scoiattolo che corre su e giù  dal tronco di Yggdrasil per portare i messaggi e le minacce che si lanciano l'aquila che siede sulla sommità dell' albero e ha in un occhio un falco di nome Veðrfölnir, e  uno sullo scoiattolo e il serpente-dragone Níðhöggr che mastica le radici dell' albero e tormenta nell'aldilà le anime dei morti delle quali si nutre.
Ratatoskr è menzionato nell'Edda Poetica, di lui si dice « Lo scoiattolo che si chiama Ratatoskr corre su e giù per il frassino e riporta le calunnie fra l'aquila e Níðhöggr » perciò vi sono state nei secoli alcune teorie che riguardavano l'intero compito di questo animale.

Il suo nome contiene due elementi : rata e toskr, generalmente toskr vuol dire "zanna", ma Guðbrandur Vigfússon ha teorizzato che rata possa significare "il viaggiatore", ciò è sostenuto proprio dal fatto che egli viaggia sul tronco dell' albero cosmico continuamente. e che quindi il suo nome voglia dire "zanna del viaggiatore" o addirittura "zanna dello scalatore".

Sophus Bugge ha teorizzato invece che il nome Ratatoskr  prende in prestito il significato dall' inglese antico e voglia dire come più generalmente sappiamo "dente di ratto" Questa tesi si basa sull elemento toskr del nome, formatosi dalla parona inglese tucs ( la zanna) e, a sua volta, che l'elemento Rata-rappresenta il ræt inglese antico ("il ratto").

Secondo Albert Sturtevant,  ancora crede che la teoria di Bugge sia un po superficiale e forzata visto che la parola Rata in norreno (rati) viene anche usata nell'Hàvamal per menzionare lo strumento che Odino per scoprire dove è conservato l'idromele della poesia «Dopo aver forato la roccia con un trapano chiamato Rati, trasformatosi in serpente, Óðinn passò attraverso il buco e giunse presso Gunnlǫð.»
Questo quindi secondo Sturtevant significa che "Rati* deve allora essere considerata una parola norrena nativa che significa appunto "La Trivella, Gnawer".
Sturtevant dice che la teoria di Bugge riguardo all'elemento-toskr può  esser sostenuta dal fatto che la parola non appare altrove in norreno  Sturtevant, comunque, è in disaccordo con Bugge, dice che il nome norreno che Toskr derivi da Tunne (derivato da *Tunþe:Proto-norvegese) e che questo termine si riferisce a "una persona che è caratterizzata dall'avere un particolare dente o dentatura". Teorizza anche che  la parola porto in tedesco antico fosse-toskr.
Sturtevant conclude dicendo che vi sono comunque un sacco di parole norrene native  e molti dialetti scandinavi che sono andati perduti, pertanto la sua supposizione può essere giusta.
Gli studiosi moderni hanno accettato quest'etimologia, elencando il nome Ratatoskr con diversi significati: "dente dell'esercitazione" (Jesse Byock, Andy Orchard, Rudolf Simek) o "dente che trivella" (John Lindow).

Nella poesia eddica Grímnismál, il dio Odin (mascherato come Grímnir) dice che Ratatoskr corre su e giù per Yggdrasil che porta messaggi tra l'aquila poggiata in cima e Níðhöggr :
Ratatoskr è descritto nella Prosa nel capitolo 16 dell'Edda - Gylfaginnin: « Disse Hár: ― C'è molto da dire. Un'aquila siede sui rami del frassino; essa conosce molte cose e in mezzo ai suoi occhi sta quel falco che si chiama Veðrfǫlnir. Lo scoiattolo che si chiama Ratatoskr corre su e giù per il frassino e riporta le calunnie fra l'aquila e Níðhǫggr, mentre quattro cervi corrono per i rami del frassino e brucano le foglie. Essi si chiamano Dáinn, Dvalinn, Duneyrr, Duraþrór. Ci sono poi così tanti serpenti dentro a Hvergelmir insieme a Níðhǫggr, che nessuna lingua può contarli.»

Oltre all'etimologia del suo nome gli studiosi si sino pronunciati anche sul suo ruolo:
Secondo Rudolf Simek, "lo scoiattolo probabilmente rappresenta solo un dettaglio abbellente al quadro mitologico proposto nel Grímnismál."
Hilda Ellis Davidson, descrivendo l'albero cosmico, sostiene che lo scoiattolo dichiara che lo scoiattolo roda il tronco con i suoi denti, in questo modo si spiegherebbe la tesi etimologica di Sturtevant dove come ho detto la parola Rati significa Trivella, ma anche spiegherebbe che con questo atto Ratatoskr abbia un ruolo attivavo in un ciclo di rinascita e distruzione continuo, e sebbene Yggdrasil mai muti, assolve anche il motivo per cui sia stato "scelto" un roditore- uno scoiattolo come abitante stabile del tronco dell' albero cosmico.
John Lindow fa notare che Yggdrasil nella sua descrizione riporta anche l'inesorabile lavoro che compiono altri animali: i quattro cervi Dáinn, Dvalinn, Duneyrr, Duraþrór masticano le sue foglie ciò può apparire come un comportamento ostile verso la fauna dell'albero. Non solo il capitolo 16 del Grímnismál prosegue così: «Il frassino di Yggdrasill deve patire più di quanto si sappia; un cervo morde in alto marcisce nei fianchi, da sotto rode Níðhǫggr.»
«Più serpenti  sotto a Yggdrasill sono di quanto creda qualunque stolto. Góinn e Móinn, figli di Grafvitnir, Grábakr e Grafvǫlluðr, Ófnir e Sváfnir, io credo che per sempre le fronde recideranno.»
Lindow aggiunge che "nelle saghe, una persona che aiuta ad alimentare o mantiene le faide in vita traghettando parole maliziose tra i partecipanti è di rado uno di rango alto, ciò può spiegare il ruolo di questo animale relativamente insignificante nella mitologia norrena."

Richard W. Thorrington figlio e Katie Ferrell teorizzano che "il ruolo di Ratatoskr probabilmente deriva dall'abitudine di alcune razze di scoiattoli europei (Sciurus vulgaris) di avvisare gli abitanti del bosco in situazioni di pericolo e con un po' di immaginazione si può credere che cosi facendo e con il "tono" usato da questi animali, in realtà essi sgridino gli altri.

Quindi anche per quanto riguarda l'azione prodotta da Ratatoskr si hanno più tesi e spunti di riflessione, chissà se Snorri ha pensato a tutte queste congetture o solo ad una di esse quando ha scritto l' Edda, io credo che tutte siano molto valide, e per quanto riguarda il mio sogno? Bhe forse mi si voleva solo far sapere di fare attenzione a qualcosa di importante.

Fonti: 
Bifrost.it
it.knowledgr.com
Wikipedia
I miti nordici - Isnardi


martedì 8 gennaio 2013

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: Q come Queen of Elphame



Modern Witch League 5#:  
Alfabeto di strega: Q come Queen of Elphame




Mi gioco un jolly utilizzando un post che scrissi già due anni fa, e che utilizzai per un altra delle attività della MWL i 44 Giorni stregati. Di tempo ne è passato e non mi sembra neppure, quindi ne approfitto qui questa lettera ostica per parlarvi di una divinità che ho amato molto fin da quando ho letto qualcosa su di essa. E' una dea Dai lati oscuri, originaria delle tradizioni scozzesi.


Nicnevin è la Regina della Elphame, la regina delle fate, spiriti e strane creature, regina della Corte Unseelie di Alba. Lei regna con un partner di sesso maschile al suo fianco, ma il suo nome non viene mai menzionato, per ipotesi esso cambia a seconda dei suoi umori. Lei è la Carline Gyre e talvolta appare nei racconti scozzesi come Habetrot, uno spirito Crone-come noto per i suoi poteri magici di filatura, tessitura . Si dice che lei indossa un lungo mantello grigio e porta una bacchetta bianca e può apparire come una vecchia megera o di una donna giovane e bella. Le oche bianche sono sacre a lei e i loro schiamazzi possono preannunciare il suo arrivo. In questo si vede che è collegato con la germanica dea Holda ... Hel, regina degli Inferi, il leader della Caccia Selvaggia nella leggenda norrena. Ella è Madre Nicnevin, regina delle streghe, la Madre delle streghe, il "grande Wallowa Muckle". "Questo era il nome dato alla grande Madre Strega, la stessa Ecate della Scozia nella superstizione popolare. Il suo nome era dato, in uno o due casi a streghe, che si sono temute a sono somigliare a lei per la loro abilità superiore nella pratiche oscure '"(Fonte).

Samhuinn Eve è la notte di Nicnevin. Alcuni dicono che i suoi giorni sacri sono 9 novembre e l'11, ma è Samhuin quando cavalca il cielo con il suo ospite Unseelie, e tra le ore 9 e 22:00 si lascia essere visibile agli occhi mortali ... Si dice in questa notte al crepuscolo si alza dagli inferi, passando per gli Shoni regno sotto il mare a crescere nel mondo dei mortali e aprire il cancello ultraterreno così gli spiriti dei morti possono attraversare al nostro mondo. Il suo ospite Unseelie o spiriti e creature oscure che volano con lei nel cielo, e guai ogni uomo che attraversa il loro cammino. Yule, o Midwinter è anche noto per essere uno dei suoi giorni sacri.
Le nostre antenate racconterebbero che starebbe sempre garanto finire prima di Yule operazioni di filatura e lasciare vuote le loro rocche.
Nicnevin potrebbe punire ogni donna trovata a lavorare nel suo giorno sacro rubando le preziose fibre..

Contrariamente a quanto dicono alcuni folcloristi  Nicnevin non è proprio la Cailleach - la Beira scozzese. Invece, Nicnevin è una parte della Cailleach; la sua metà più scura, la strega-megera, un pezzo del tutto. Cailleach è una dea di creazione primordiale, una gigantessa, le pietre e le ossa di Alba - l'antica Dea della Terra. Nicnevin è la figlia del Cailleach come "il nome" significa "figlia di" e Nevin la raggiunge a Ben Nevis, il trono della Cailleach luogo di potere, la montagna più alta di Alba. La Cailleach si dice incarni la montagna e Ben Nevis è la sua preferita, cosi lei può vedere tutta la sua creazione e il suo regno dalla sua altezza.

Nicnevin è una dea delle streghe, magica, del crocevia, ed è legata al buio della luna - non si deve invocarla per qualsiasi rituale-, o per un incantesimo di stregoneria come un Wiccan avrebbe invocato il dio e la dea in ogni rito. Deve essere invocata recandosi presso il mondo ultraterreno o di sotto, ed è ancora meglio chiedere la sua protezione quando si viaggia di notte.
Il suo dominio e le associazioni sono molto simili a Hekate e Hel, ma con differenze culturali scozzesi ovviamente. Lei può concedere la capacità di parlare con gli spiriti di tutti i regni e di viaggiare tra i mondi. Lei può anche concedere specifici poteri magici se passare la notte in una delle sue colline, un incrocio, o al mare in un luogo dove terra, mare e cielo sono tutte rappresentati. Si può chiedere per il potere di una strega, per le competenze divinatorie, la conoscenza delle piante, abilità con gli incantesimi e pratiche di stregoneria ... Per fare questo è necessario portare un offerta per lei, arrivare al crepuscolo, invocare Nicneven e aspettarla. Se lei non arriva, venite la prossima notte e le prossime nove al massimo.
Se lei non arriva la nona volta vuol dire che il suo potere non è fatto per voi. Se lo fa arrivare - o invia uno spirito al suo posto, dite ad alta voce ciò che si desidera e lascia la tua offerta subito. Non urlare, non scappare di paura, altrimenti si perde il dono. Come una dea scozzese preferisce libagioni - la cosa migliore è whisky, idromele, sidro o una buona birra. Non roba a buon mercato, darle la roba buona, birra fatta in casa se lo fate.


Sir Walter Scott la descrisse così:" una donna gigantesca e maligna, la Ecate di questa mitologia, che ha cavalcato la tempesta e schierato l'ospite vagante di vagabondi sotto la sua bandiera cupa. Questa strega (sotto tutti gli aspetti il rovescio della Mab o Titania del credo celtica) è stato chiamato Nicneven in quel sistema che poi mescolato la fede dei Celti e dei Goti su questo tema. Il grande poeta scozzese Dunbar ha fatto una descrizione vivace di questa guida Ecate alla testa di streghe e di buon vicinato (fate, cioè), streghe e folletti, indifferentemente, alla vigilia spettrale di All-Hallow Messa In Italia si sente di megere arraying stessi sotto gli ordini di Diana (il suo personaggio in triplice Ecate, senza dubbio) e di Erodiade, che erano i leader comune dei loro coro, ma torniamo alla credenza fata più semplice, come intrattenuti dai Celti prima di essere conquistata dai i Sassoni."

Alexander Montgomerie, nel suo Flyting, la descrisse come: "Nicnevin con le sue ninfe, in numero di nuovo. Con charms da Caitness e Chanrie di Ross.La cui astuzia consiste nel lanciare un bugna."
 Molti altri hanno raccontato di lei, grazie agli incontri avvenuti con essa, nonostante questo la Regina dell' Ephane resta un figura abbastanza misteriosa e poco conosciuta.



Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: P come Pellar - Tradizione Cornica



Modern Witch League 5#:  
Alfabeto di strega: P come Pellar - Tradizione Cornica



Mi sono ispirata prendendo alcune nozioni e traducendo alcune cose dall'unico sito straniero che offre un quadro su questa tradizione che mi affascina tantissimo. Come Hedgewitch (aspirante) e come strega che si occupa in prevalenza di folklore del nord d'europa e di magia tradizionale, non potevo rimanere incolume dal fascino che suscita una tradizione antica ma allo stesso tempo moderna come la Pellar.
Essa ha molte similitudini con il percorso che cerco di seguire, le pratiche che seguo e gli strumenti che utilizzo. Purtroppo sono limitata nel conoscerla in modo più approfondito, perché non conosco l'inglese, almeno non abbastanza da poter leggere un libro che tratti di questi argomenti.
Nonostante questo, questa tradizione è stata una di quelle che mi ha avvicinato maggiormente alla strada che ho intrapreso da qualche anno, quindi un post era doveroso, non fosse altro che per far conoscere una tradizione nuova.
 Vorrei sicuramente visitare la Cornovaglia, ancor più mi piacerebbe conoscere le sue leggende, il suo spirito mistico e le sue tradizioni folcloristiche. Magari un giorno mi sarà permesso, o forse un tempo ho già vissuto in questi luoghi, ciò spiegherebbe la forte spinta di appartenenza che sento, ma.. bando alle sciocchezze iniziamo.

Il nome della moderna tradizione Pellar deriva da una particolare espressione di stregoneria tradizionale. E' una tradizione che si disegna sul folklore della Cornovaglia e deriva dalle zone del sud-ovest dell' Inghilterra, dove le tradizioni magiche miste all'artigianato locale hanno consolidato una corrente fatta di incantesimi, divinazioni e altre operazioni stregoniche tipiche di quei luoghi.
Nella sua moderna espressione quindi, essa mantiene quei tratti tradizionali che fanno parte dell''antica fede', tuttavia gli aderenti non sono molti, pochi noti e provenienti da percorsi iniziatici   Cornici come il Ros an Bucca (Circolo del Bucca), la corrente Magistra o la Dyawles.


Prima di dare qualche informazione e giusto fare anche qualche premessa:
Possiamo dire che le credenze stregoniche in Cornovaglia raggiunsero il culmine nel 19THC. Al tempo vi erano molti praticanti, professionisti, incantatori, "streghe bianche", un certo numero dei quali ha raggiunto un livello considerevole di fama e notorietà.
In questa terra, praticare questa forma di stregoneria era considerato un vero e proprio mestiere, e come tale vantava numerosi clienti, essi potevano fare anche lunghi viaggi per raggiungere l'uomo o la donna in grado di aiutarli. Gli stessi sicuramente prevedevano prima il loro arrivo.  =)
I grimori del tempo conservati, sono stati resi noti fornendo poi un gran numero di simboli e segni occulti che ancora oggi usiamo, tradotti poi su pergamena hanno fatto il giro del mondo così come i  tradizionali sacchetti magici della Cornovaglia.
Questi grimori divenuti poi libri e manuali, hanno fornito molti dettagli e indicazioni sulla mitologia, sulle cerimonie che riguardavano le pratiche di questa tradizione, andati poi a fondersi con il folklore e la magia cerimoniale, influenzando le idee e tradizioni morderne.
Sebbene il calo di praticanti avvenuto in Cornovaglia non è mai stato drastico, anche queste tradizioni hanno incontrato difficoltà imbattendosi in persone non disposte a credervi, ne a credere nelle superstizioni che esse portavano, come il combattere il malocchio.
La salvezza forse deriva proprio dal paesaggio dove questa tradizione vive, dalla sua cultura, molto più radicata di quanto si possa aver pensato: un paesaggio ricco di luoghi misteriosi, pieno di spiriti, forze invisibili che possono agire nel bene e nel male, hanno fatto si che la Pellar potesse sempre sopravvivere.
Tutt'oggi i suoi praticanti sono sparsi sul territorio e i loro clienti si rivolgono a loro non solo per ciò che diremo tra poco cosi come originariamente era, ma anche per trovare l'amore, portare prosperità, e risolvere le difficoltà della vita.
Ovviamente però il tempo ha ' obbligato' dei cambiamenti, poiché i praticanti di oggi come in ogni altra tradizione, sono diversi da quelli di ieri e anche le influenze in cui operiamo sono differenti. Nonostante questo, una caratteristica di queste pratiche, che spesso creano un connubio con l'artigianato locale inteso anche come 'strumenti da lavoro', mantiene un forte legame con l'utilizzo di strumenti semplici, appunto 'tutto ciò che si trova per essere usato' ed è questo l'aspetto che mi affascina di questa corrente. Ciò avveniva nello stesso modo in cui lo facevano gli antenati, gli stessi abili anche ad adattarsi alle pratiche di cui si disponeva e alle credenze che si sentiva.
Questo ha fatto si che la stregoneria tradizione sia sempre stata modera, in qualsiasi momento essa sia stata praticata.
Ciò e sicuramente in forte contrasto con altre tradizioni che rifiutano in un modo quasi autistico la possibilità che le tradizioni mutino con il tempo, che cambino, adattandosi ed evolvendosi, perdendo ma anche conservando l'autenticità.
Questo è sbagliato proprio perché l'autenticità di una cosa non risiede nel suo non mutare mai, ciò farebbe di questa una rievocazione più che una realtà sentita. L'autenticità si deve ricercare nelle risultato delle pratiche, nel valore del folklore popolare, pur evolvendosi e raffinandosi per esigenze momentanee.


Il praticante Pellar- il cui termine sembra possa derivare dal termine 'repeller'* il male, è una persona che riceve 'la chiamata', una donna o un uomo saggio e astuto che si occupa di magia e cerimonie folcloristiche e talvolta pratiche magiche cristiano-pagane, abile nel saper proteggere dai malefici e dalle maledizioni, o da quelli che 'mal desiderano' e si occupa di guarigioni, di 'levare' i malefici da persone, luoghi o oggetti, è colui che lavora con gli spiriti, sa far divinazioni e incantesimi, insomma quando ci si immagina una strega di altri tempi stiamo immaginando proprio un praticante Pellar.
Queste pratiche tuttavia hanno una doppia faccia, non è facile, infatti, imparare attraverso la pratica, come sconfiggere il male senza conoscerlo davvero.

Trattandosi di una tradizione di origini antiche, si ha la fortuna di poter ammirare ancora ciondoli e manufatti, che non solo sono sopravvissuti a roghi, ma  si sono evoluti all'interno del lavoro delle persone che ancora oggi praticano questa tradizione e che hanno mantenuto costanza e impegno perché non venisse dimenticata, restando attivi in particolare nelle zone che ho già citato.
Ciò che è rimasto infatti è un corpus ricco di tradizione, rito, credo e pratiche magiche per poter continuare a ottenere guarigione, l'inversione della sfortuna, pratiche di esorcismo di spiriti fastidiosi, evocazione degli spiriti utili, divinazioni e oggetti che ancora sembrano essere gli stessi di un tempo. Alcune tracce di questi sono ammirabili nel Museo della Stregoneria di Cecil Williamson.  Ella è una collezionista e una studiosa della pratiche magiche della Cornovaglia da cui ne conseguente sua collezione che contiene una vasta gamma di manufatti che riguardano direttamente l'artigianato tradizionale della Cornovaglia, di Devon e Somerset.

La corrente Pellar nei suoi luoghi di origine è considerata un vero e proprio patrimonio ineguagliabile da cui attingere. Le pratiche già ampiamente menzionate cosi come le tradizioni da cui la moderna Pellar attinge sono legate a luoghi specifici come per empio molti pozzi sacri, ciascuno con i propri riti concomitanti, e antichi monumenti di pietra attorno ai quali il  folklore si manifesta ancora.

Come detto all'inizio i tempi cambiano e le tradizioni si modernizzano, e sebbene sia un bel pensiero quello espresso prima, la realtà ha anche un altra faccia, ovvero quella del perdere pratiche, leggende, tradizioni, sopratutto per negligenza dei praticanti che ritengono troppo spesso a proprio piacere cosa sia rilevante o no. Proprio per questo le pratiche del Pellar sono per pochi, tramandate da iniziato a iniziato, o da maestro ad apprendista. La trasmissione prevede esperienze, studio, ascolto,solo così essa sopravvive ed è unica per ogni praticante.


Le Festività:
In alcune zone della Cornovaglia specie nella regione del Penwith, i riti hanno osservanze pubbliche e non solo private e si sviluppano a seguito di un calendario di eventi locali. La natura stessa offre loro una sorta di scadenza tangibile per festeggiare, le trasformazioni che il mutare delle stagioni propone e il ciclo di di nascita, crescita, declino, morte e rinascita sono visibili a tutti. Il ciclo di preparazione del terreno, semina, la graduale crescita del raccolto di grano, la sua lenta rotazione da verde a oro e il suo raccolto, così come il dramma della vita e della morte animale e vegetale non può sfuggire all'attenzione di nessuno.


Guldize è una delle feste tradizionali, "la festa di ricks" è la festa rituale Cornica che si tiene in occasione del completamento e della raccolta in del raccolto.
Dove si celebrano anche le prosperità delle famiglie nate e future.
E' tradizione il 'pianto del collo' ovvero il piantare un parte del raccolto a terra e lasciarlo come segno di gratitudine per il Dio Bucca.
Il rituale è solitamente svolto con un inglese dialettale.

The Cutter: “I have’n! I have’n! I have’n!”
The Others: “What have’ee? What have’ee? What have’ee?”
The Cutter: “A Neck! A Neck! A Neck!”
The Others: “Hurrah! Hurrah! Hurrah!”



Divinità: 
Per le streghe tradizionali della Cornovaglia, il dio che viene chiamato a propiziare il ciclo stagionale è un dio Cornuto e prende il nome di Bucca.
Egli è soggetto a molte credenze errate, che lo vedono paragonato al diavolo, o come espresso nella leggenda del “Troll di Tolcarne”, o meno comune come una divinità marina poiché i pescatori devoti offrivano ad esso, offerte di ringraziamento.
Un altro errore è quello che lo considera oggi più o meno alla stregua di uno spiritello di quei luoghi. Nella tradizione Cornica, Bucca è il dio principale, esso si esprime in una dualità: Bucca Gwydder e Bucca Dhu.
Uno è il Dio Bianco e l'altro il Dio Nero. Il primo in effetti ha qualche somiglianza con il diavolo, e governa la parte fredda dell' anno e le tempeste. Bucca Gwydder è associato al bel tempo, ed è questo l'aspetto che si prega nella cerimonia del Guldize, poiché è collegato alla semina alle messi al bel tempo e alla parte calda dell' anno.
Egli è anche uno dei Leader della Caccia Selvaggia, infatti è tradizione dire che quando la tempesta scende Bucca Dhu sta arrivando a cavallo del suo destriero dagli occhi infuocati.
La sua dualità permette di mantenere tutto in equilibrio ed è risolutore degli opposti.
Bucca è la divinità che inizia una strega alla Via Pellar, è spesso raffigurato con amore o rappresentato nei riti con una candela posta tra le corna, che rappresenta la luce della saggezza che si pone per mantenere il punto di equilibrio vero tra i due opposti (le corna) - 'tutto è uno '.
Come le tradizioni anche le divinità antiche cambiano e si evolvono, Bucca è particolarmente misterioso e difficile da definire come divinità, può manifestarsi in modi diversi, a popoli diversi in momenti diversi, questo fa parte della magia del Bucca. Cosi come compete ad altre divinità a lui simili.
I devoti di Bucca preferiscono praticare all'aperto in luoghi di potere, magari all'interno del paesaggio occidentale della Cornovaglia, in tale circostanza il sito scelto dipende dalla natura del lavoro da effettuare. Tuttavia, per la maggior parte di loro, il lavoro si svolge in un luogo molto più privato, sconosciuto agli altri, offrendo la privacy totale e adempiendo alla necessaria 'tacere', occultare e mantenere la segretezza del lavoro.




Strumenti:

-Il Focolare era l'antico centro della casa e la posizione tradizionale per il santuario di lavoro e la creazione dell' incantesimo.
-Coltelli di lavoro: Dalla lama doppia o singola riposti in custodie di pelle, dai manici fatti con corni o con piedi di cervo. Sono usati per la  magia a distanza, la magia del tempo, l'esorcismo e la consacrazione del rituale e fuochi magici.
-Ciotola e Corni: tutte di origine 'naturale, a volte le ciotole riportano una lepre poiché è uno spirito familiare del sud. Utilizzate all'interno del rito della Hood Troyl o 'festa rituale stregato'.
-Stang, forconi e forcelle: sono forse uno degli strumenti più importanti, nel rituale magico sono strumenti dai molti usi tra cui lo scongiuro, la posa o direzione delle energie, e la magia del territorio. Essi rappresentano non solo il vecchio cornuto, ma anche l'albero del mondo.
-Pietre di lavoro: per la trance, per la guarigione, per amplificare il potere.
-Candelabri di corno: rappresentano la divinità Bucca, gli si fissa una candela in mezzo alle corna e questa operazione rappresenta anche il 'fissaggio' della volontà della strega. Ella inciderà la candela inviando il suo intento.
-Ossa, corni e teschi: alcuni sono simboli del dio Cornuto e hanno forze e virtù opposte giorno-notte, vita-morte, maschio-femmina ecc Per molti artigiani della Cornovaglia, le corna sono state rappresentative di entrambe le forze maschili e femminili - essendo sia falliche e spesso a forma di mezzaluna. I teschi di capre e montoni possono essere sorprendentemente ricordare il sistema riproduttivo femminile. È interessante notare che non è poi così raro che le capre di nascere ermafroditi o interregionale sessuato.
-Fruste della strega : ramoscelli di rovo legati insieme, servono a mettere al bando influenze negative.
-Sfumini: ventagli di piume  utilizzati per spostare le energie.
-Le Streghe Corniche impiegano accarezzando oggetti per la magia di guarigione. Speciale pietre vengono spesso conservata e rappresentano le parti del corpo su cui agire.
-Collane: una tradizionale collana è quella fatta con vertebre di serpente, utile per canalizzare l'energia serpentina che risiere della terra
-Candelieri e Incensiere
-Ciotola di rame utilizzata nella stregoneria Cornica per i rituali di guarigione e nei riti lunari
-Corde: per la magia dei nodi.
-Specchi, globi e pietre sono stati a lungo utilizzati per consultare gli spiriti, guardare nel cuore delle questioni e trarre i risultati probabili. In Cornovaglia i galleggianti di vetro sono uno strumento tradizionale usato in modo simile.
-Pietre vipera: Una pietra naturale  forata legata su una corda. Questo è usato per evocare vento o farlo cessare.
-Il Cronnekdhu: Il 'rospo nero' made in riti segreti della Cornovaglia. Chi lo possiede è chiamato 'strega Toad', ed ha la possibilità di influenzare le menti di uomini e bestie.
-La Mandragola usate come alraun, ovvero case spiro.
Una scatola con un rospo secco: è il corpo fisico per lo spirito familiare della congrega.
-Calderoni
-Scope
-Bamboline che forniscono protezione contro i danni spirituali, e che funge da genio per la famiglia.
-Chiavi pietre bacche di sorbo: Una chiave di ferro vecchia legato ad una pietra forata  e bacche di sorbo infilate con un nodo fra ogni bacca sono tradizionali fascino di protezione della casa.
-Gusci di lumaca infilati come perline: sono fascino tradizionale della Cornovaglia per garantire la presenza di amore, fortuna e la benedizione all'interno della casa.
-Sacchetti: contenti scritte e sostanze magiche
-Palle di strega.






* il termine reppeller può riferirsi a molte cose, nella religione  si riferisce a un dio, a un oggetto magico, a un dispositivo tecnico, con il potere di proteggere contro i trasgressori.
Fonte da cui mi sono ispirata per il post.  http://cornishwitchcraft.co.uk


domenica 23 dicembre 2012

Modern Witch League 5#: Alfabeto di strega: O come Odino



Modern Witch League 5#:  
Alfabeto di strega: O come Odino




Ho ritardato la lettera “O” perché avevo bisogno di tempo e d’ispirazione, per scrivere, ovviamente non avrei potuto usare questa lettera diversamente dal parlare di Odino- Woden.
Non è facile parlare di lui, Egli è tante cose, molte di queste probabilmente ancora non le conosco e non volevo assolutamente “buttar” via questo post con la solita pappardella che si può trovare ovunque in riferimento a Odino.
Così era mio desiderio scrivere qualcosa di leggermente diverso, che in primo luogo fosse una”offerta” a Woden, se pur misera e in secondo luogo, un utile nota ai posteri su una delle “maschere” che Odino può indossare. Una maschera tra le meno conosciute.
Scrivere di quest’aspetto nascosto, meno espresso non è per niente facile, a molti tradizionalisti nordici potrà sembrare forse pura invenzione, ma non mi importa, è cosi che Odino ha deciso di apparire nella mia vita perché perlomeno lo accettassi e solo questo per me conta, averlo potuto riconoscere, aver visto oltre una maschera.

Prima di poter parlarne un po’ e forse con il tempo ampliare questo post (poiché aspetto nozioni in più al riguardo), credo sia doveroso fare un piccolo preambolo: attraverso le informazioni raccolte

In questo lavoro, per parlare dell'aspetto “Selvaggio e cornuto” di questo dio non mi riferirò all’Odino Scandinavo tradizionale cosi come lo si conosce, ma più generalmente alWoden Anglosassone ed è proprio da lì che parte la ricerca:
Su un gesso, nel sud dell'Inghilterra troviamo una descrizione: 
“una figura scura si trova nell'ombra, è avvolta in un mantello nero mortale, il volto nascosto da un cappello a tesa larga, il suo aspetto rivela saggezza, incute timore, forse anche a causa del suo unico occhio che osserva scintillante ogni cosa, la sua barba grigia incolta è degna di rispetto e lo pretende. In mano porta una lancia antica, intagliata con strani simboli angolari.  In lontananza, due lupi e un paio di corvi gli guardano le spalle e volano davanti alla luna piena sopra di lui. Osserva con interesse il piccolo insediamento in lontananza, quindi passa davanti alla forca su quella collina e si fonde nel buio della notte.”
Per qualsiasi anglosassone di quel periodo questa descrizione poteva essere solo quella di Woden, non tanto diversa dalle altre conosciute.
Per i nostri predecessori era molte cose, Dio dei Morti e della forca, Signore della Caccia Selvaggia, Dio della Saggezza, della Magia e del Maestro delle Rune, sciamano e mutaforma, astuto, difficile e tortuoso,  antenato di Theign e di molte delle Case Reali dei primi Angli, Sassoni e Juti. Ed è probabilmente il più enigmatico degli Dei  conosciuti.
Tra i tanti aspetti vi anche quello di dio guerriero e forse il meno conosciuto, dio del vento, della tempesta, dell’aria e del respiro come ricorda la storia di Ask e Embla – Odino e i suoi fratelli Hǿnir e Lóðurr, hanno modellato i corpi dei progenitori del genere umano donando a loro l’anima (Hǿnir), il calore vitale e il colorito (Lóðurr) ed il respiro (Odino).
Quindi abbiamo un Dio del vento e del furore, aspetti che furono ben noti non solo nella guerra e nella creazione dell’umanità, ma anche ben espressi in una delle pratiche più comuni nei tempi passati- la caccia. Odino fu spesso visto come il capo della Caccia Selvaggia e di tutto ciò che essa rappresenta nei suoi altrettanti innumerevoli aspetti. La caccia combina entrambi gli aspetti di vento e furia, elementi imprescindibili nei racconti di quel periodo, fù quindi noto presso gli Anglo-Sassoni come 'Wodenream'. La sua associazione con la Caccia Selvaggia è anche la prova che la storia ci fornisce per collegare Woden alle antiche divinità indo-europee, anche molto più antiche di Odino stesso, come Herne, conosciuto in forma latinizzata come 'Cernunnos'; 'il Cornuto'.
Woden nei miti della Caccia Selvaggia di cui ho ampiamente parlato ( si vede che questo mito mi piace parecchio?) è spesso descritto come colui che vaga per tutta la notte con la sua spettrale muta cacciatrice, fatta di cani infernali, alla ricerca di anime perdute. Questo mito è vissuto nel folklore inglese per un lungo periodo, ed ancora sopravvive tutt’oggi. Tale mito ha subito moltissime variazioni nel tempo, i leader sono mutati e cambiati a seconda delle tradizioni e dei luoghi dove tale storia ha messo le sue radici.
E 'interessante notare che nessuna leggenda della Caccia Selvaggia esiste in contemporanea nella mitologia nordica del periodo. L’Odino vichingo - scandinavo, affonda le sue radici nel Woden germanico, guerriero e non vi è traccia di tale aspetto di “cacciatore selvaggio” nel mito scandinavo.
Nessun riferimento della Caccia Selvaggia può essere rintracciato nell’Edda Poetica di  Snorri Sturlsons, allora perché nonostante sia difficile e quasi impossibile vi sono differenze di carattere tra il Woden Sassone e Odino norvegese? Cos’è che fa nascere l’aspetto di dio Selvaggio paragonato ad Herne?
La risposta la troviamo attraverso le tribù nomadi che si sono spostate dai luoghi d’origine portando con se i propri miti e dei. In Germania, Tacito cita diverse tribù, tra cui gli Svevi e gli Ingaevones che pare abbiano contribuito ad associare divinità preesistenti e inglobandole in Wodan- Odhinn. Gli Svevi, per esempio pare assimilarono Tiwaz (poi divenuto Tiuw) a Woden, poiché entrambi erano “Padri del Cielo”(divinità principale di questo popolo). Questo non sembra essere però accaduto anche per gli Ingaevones e ai loro dei; tuttavia è molto probabile che “adottarono” Wodan nel suo aspetto di  'All-Father', e Tyr ( il loro Tiwaz ), che fino ad allora era la loro divinità principale divenne una divinità di guerra secondaria. I discendenti degli Ingaevones e i loro parenti, tra cui i Sassoni, Angli e Juti, si avvicinarono alla costa occidentale, dove Woden a questo punto potrebbe aver assorbito da tribù native costiere, molti degli aspetti dell’ indo-europeo Dio Cornuto. Tiuw sembra aver continuato a mantenere la sua posizione di supremo 'Padre Celeste' in alcune di queste tribù e in altre assunse invece, una posizione di parità con Woden.
Esiste ancora, la possibilità che molti degli aspetti del Cacciatore Selvaggio furono assorbiti da Woden da tribù celtiche, dopo il periodo della migrazione in Gran Bretagna. Qui Woden certamente non sembra essere la figura dell’onnicomprensivo 'All-Father' norvegese vi sono alcune lettere del tempo senza riferimenti certi, che sembrano attestare questo.
E 'anche interessante notare a questo proposito anche, i continui paragoni che vedono  Woden come Mercurio, anche alla fine della letteratura anglo-sassone (come ad esempio il riferimento Kemble,). Se Woden fosse stato visto come il principale 'Padre Celeste' sarebbe stato sicuramente messo a confronto con Giove, piuttosto che con Mercurio. Inoltre non esiste nessuna corrispondenza equivalente Valhalla, per l’Odino Anglosassone, quindi si deve presumere che Woden, in questi luoghi,  ebbe un ruolo primario che non fù quello di dio della guerra. Brian Branston, nel suo libro 'Gli dei perduti di Inghilterra' riassume le differenze tra Woden e Odino così:
“Mai il Woden della vecchia Inghilterra divenne il re-guerriero dal casco d'oro,patrono dei principi e dei re, come Snorri lo ha rappresentato nella sua Edda, egli non si è mai preoccupato del problema di organizzare i battaglioni, o degli uccisi di un esercito condannato, o del ruolo di oppositore dei figli di Muspell e protagonista del Ragnarok. Invece, l'anglosassone Woden ha viaggiato in alto e in basso, con un occhio solo, ed saggio al di là di ogni sapere, con il mantello e il cappuccio, quando il tempo era bello, fermandosi ai crocevia, penzolante dalla forca, e quando infuriava la tempesta invece, attraversava il cielo a capo della sua muta selvaggia per raccogliere le anime perdute."
A consolidare ancora la tesi e i collegamenti che vedono Odino come Dio Cornuto o Dio Selvaggio, il testo che segue tratto dal libro 'Credo di ferro' (McVan, 1997) , ha un capitolo intitolato “Dei cornuti" (pagine 38-41) dice: 

“ Odino, o Wotan, era il dio principale delle antiche tribù teutoniche, mentre Cernunnos era un dio, se non il dio principale del popolo gallico. Essi potrebbero provenire da una fonte comune? Certo, c'era un grande interscambio culturale tra Teutoni e Galli. Il simbolo Triquetra , per esempio, che è stato a lungo associato con le culture celtiche e galliche, è stato utilizzato da alcuni popoli antichi come simbolo di Odino attraverso il simbolo del “Horned triskele” “Triplo Crono di Odino”, ma non solo, la triplicità è anche espressa nel Vlaknut anche conosciuto come “Il Cuore di  Hrungnir”.
Una delle più antiche raffigurazioni di Cernunnos si trova sull’Isola di Gotland in Scandinavia, benché la Scandinavia è la “Terra” di Odino, questo quindi ci suggerisce che le loro similitudini, il loro sovrapporsi, fondersi o il conseguente influenzarsi, può essere reale, vero e lecito e può essere imputato a un normale processo di migrazione avvenuta migliaia di anni fa.Di tutti gli dèi arii che si sono avvicendati, Wotan rimane coerente. Anche se a volte impercettibile, Wotan è sempre pronto a riemergere dalla psiche collettiva del popolo ariano. Egli è un dio dalle molteplici sfaccettature, che ha senza dubbio, si sono consolidate con l’apparizione dei suoi innumerevoli volti. Come il dio cornuto, come Herne il Cacciatore, attraverso l'uso delle corna di cervo, è il simbolo della forza Ur, la forza primordiale della foresta, come caratterizzato dalla runa Uruz. Wotan simile a Herne, ha altre caratteristiche simili a Cernunnos: Signore della Foresta e degli animali. Wotan è, anche, lo spirito dietro le foglie della maschera del "Green Man", che è ampiamente rappresentato nelle belle arti e l'architettura della cultura europea.”
Non solo Odino-Woden ha caratteri simili a Herne, ma Herne stesso viene rappresentato come Woden, nel suo aspetto di guida mistica e come un “Merlino”, che era veggente mistico, come un vagabondo che cammina tra i mondi.
Vi  sono ancora diverse associazioni che collegano Odino a divinità cornute è molto interessante il fatto che a Newlyn, il Troll Tolcarne era conosciuto anche come 'Odin il Wonderer ',  sempre per l’associazione  possibile grazie alla figura di Odino come leader della 'Caccia Selvaggia’ egli è anche stato associato alla divinità Bucca Dhu e con il diavolo della tradizione popolare britannica, anch’essi visti a capo delle mute notturne a cavallo dei loro destrieri.

Un altro aspetto che accomuna queste divinità che vengono messe in relazione è il ruolo di ‘Witchfather’ ovvero il padre delle streghe, il mago primo, il primo vero mutaforma. Egli è la Luce del Signore della Morte. Egli è la conoscenza che le streghe cercano nel buio, la luce scaturita dall'Ombra  la coscienza scaturita dal nulla. In tutte le culture vi è almeno un riferimento a lui. Sebbene molti pagani tradizionalisti storcano il naso ne vedere accomunati Giove e Zeus, Odino e Hermes, ecc. il ruolo di Witchfather è un titolo, un epiteto comune ad ognuno di essi. 


Fonti:

http://camonica-club.blogspot.it
http://www.wicca.utvinternet.com
Appunti personali