mercoledì 24 agosto 2016

⚳OMBRE DI MAGIA☾ || DONI D'AMORE

Playlist video ⚳OMBRE DI MAGIA☾ il libro delle ombre

DONI D'AMORE
Se create questi amuleti  dacondividere con i vostri amici, le buone intenzioni vi torneranno sicuramente indietro.
Cuci un piccolo sacchetto di mussola aggiungendo una stringa per chiuderlo.
L'amuleto sarà ancora più potente se lo si cuce a mano
Aggiungete le erbe secche all'interno:


  • Per il coraggio - verbasco e fiori di borragine
  • Come un aiuto per la depressione - ortica e achillea
  • Per riconoscere altre streghe - edera, ruta, sorgo.
  • Per viaggiare sicuri - consolida
  • Per la fertilità - vischio e ciclamino
  • Per la protezione contro l'inganno - bocca di leone
  • Per una buona salute - ruta
  • Per il successo e la forza - asperula
  • Per aspetto giovanile -  una ghianda

Prossimo incantesimo Video mercoledì 31Agosto
Prossimo incantesimo qui 7 Settembre

martedì 23 agosto 2016

Riti funebri Resoconto di del Rus di Ibn Fadlan: Risala

Nel passato post 18 Incantesimi Runici - Ljóðatal || #11 vi ho menzionato a proposito dei canti di battaglia, l'origine dal quale può essere stata tratta una parte molto evocativa del film "Il tredicesimo guerriero". Ora è bene che vi spieghi meglio Ibn Fadlan's e "The Letter" , per parlavi di alcune sepolture funeree germaniche.
Cosi dicevo nel passato articolo:
Ahmad ibn Fadlan ibn al Abbas ibn Rasid ibn Hammad è stato un cornista, viaggiatore arabo, nel 921, il califfo di Baghdad ha inviato Ibn Fadlan con un'ambasciata dal re dei Bulgari del Medio Volga. Ibn Fadlan ha scritto un resoconto dei suoi viaggi con l'ambasciata, chiamato Risala. Questo Risala è di grande valore storico, anche se è chiaro in alcuni punti abbia inesattezze e pregiudizi, nulla di nuovo rispetto anche alle fonti cristiane. Vale la pena di raccontarvi la sua "La Lettera" ma nel prossimo articolo.

La linea rossa era la rotta della Via del Volga, che Nel Medioevo, la via del Volga, nota anche come rotta commerciale del Volga, collegava l'Europa settentrionale e la Russia nordoccidentale con il Mar Caspio, attraverso il fiume Volga. I Rus' usarono questa rotta per commerciare con i paesi musulmani sulle coste meridionali del Mar Caspio, talvolta penetrando fino a Baghdad. La via funzionò in concorrenza con la rotta commerciale del Dnepr, meglio nota come la via variago-greca, e perse la sua importanza nell'XI secolo.
Nel corso del suo viaggio, Ibn Fadlan incontra un popolo chiamato Rus, un gruppo di origine svedese, che vivevano in qualità di commercianti nella capitale bulgara. La prima allusione ai Rus arriva verso la fine della descrizione dei Bulgari. Quando i Rus, o persone di un'altra razza, sono giunti con gli schiavi dal re dei Bulgari, che aveva il diritto di scegliere uno schiavo ogni dieci per se stesso. La descrizione completa inizia così:
(in numerazione romane troverete le note che spiegano lo scritto di Ibn Fadlan.)



80. Ho visto i Rus quando sono usciti dai loro viaggi mercantili e si accamparono presso Volga. Non ho mai visto dei campioni fisici più perfetti: alti come palme da dattero, biondi e vermiglio;  non indossano né tuniche, né caftani, ma gli uomini indossano un indumento che copre un lato del corpo e lascia la mano libera.

I. Anche se Ibn Fadlan qui dice che gli uomini vestono senza "tunica o caftano", poi descrive il funerale di un capo Rus, che è appositamente vestito di tunica e/o caftano prima della cremazione. La tunica probabilmente corrisponde al norreno kyrtill, "una tunica al ginocchio con maniche, indossato con la cintura." Il caftano è un indumento di lana pesante, conosciuto in norreno come Olpa. "Indumento che copre una parte del corpo e lascia la mano libera" deve trattarsi quindi del mantello norvegese rettangolare (norreno möttull, skikkja o feldr ), che è stato indossato appuntato sulla spalla destra lasciando la spada e la mano libera.

81.Ogni uomo ha un'ascia, una spada e un coltello e a portata di mano in ogni momento. Le spade sono larghe e scanalate, di fattura Franca. Ogni uomo è tatuato, dalle unghie al collo, con colore verde scuro (o verde o blu-nero) e sono ritratti alberi, figure, ecc.

82. Ogni donna porta su entrambi i seni una scatola di ferro, argento, rame o oro; il valore della scatola indica la ricchezza del marito. Ogni scatola ha un anello da cui pende un coltello. Le donne indossano collari d'oro e d'argento, del valore di 10.000 dirhem, pagate dal marito, alcune donne ne hanno molte. I loro ornamenti più pregiati, sono perle di vetro verde della stessa fattura degli oggetti di ceramica che si trovano sulle loro navi. Essi commercio perline tra di loro e pagano un prezzo esagerato per esse, perché le comprano per un dirhem a testa. Le legano come collane per le loro donne.
III. Il dirham fu, dall'epoca del califfo omayyade 'Abd al-Malik ibn Marwān, la moneta argentea fatta coniare per la giovane umma islamica. Conosciuta dai Romani come dracma.
IV. Al posto dell'oro, i Rus usavano come merci di scambio pelli di zibellino. Erano molto appassionati di carne di maiale e molti di loro vi hanno rinunciato con la conversione alla fede Mussulmana.
V. I Rus erano una grande schiera, tutti dai capelli rossi; essi sono grandi uomini con corpi bianchi. Le donne di questa terra possedevano queste "scatole", secondo le loro posizioni sociali e mezzi, esse erano di oro, argento, e legno. Fin dall'infanzia si legavano queste ai loro seni, in modo che i loro seni non crescessero molto. Ogni uomo metteva una collana di perle di vetro intorno al collo di sua moglie ogni mille denari della sua ricchezza.
Immaginare delle scatole sui petti è improbabile, infatti, è stata una errata traduzione a confondere il termine "catola" con in realtà, delle spille di tartaruga che furono comunque utilizzate per controllare le dimensioni del seno, piuttosto che essere semplici ornamenti.

83. Sono le più sporche delle creature di Dio. Essi non hanno alcun pudore nel defecare e per la minzione, né si lavano dopo l'orgasmo, né si lavano le mani dopo aver mangiato. Così essi sono come asini selvatici. Quando sono venuti dalla loro terra, hanno ancorato le navi sulla riva del Volga, che è un grande fiume, costruiscono grandi case di legno sulla spiaggia, contenenti ciascuna da dieci a venti persone, più o meno. Ogni uomo ha un divano su cui si siede. Con loro vi sono belle schiave dentiste alla vendita ai commercianti: un uomo avrà rapporti sessuali con la sua schiava, mentre il suo compagno guarda. A volte interi gruppi si riuniranno in questo modo, ciascuno in presenza di altri. Un commerciante che arriva a comprare una schiava da loro, potrebbe attendere e guardare, mentre un Rus completa l'atto di un rapporto sessuale con ella.

84. Ogni giorno si devono lavare i loro volti e teste, e questo lo fanno nella maniera più sporca 
possibile: vale a dire, ogni mattina, una serva porta un grande bacino di acqua; lei offre questo al suo padrone e si lava le mani e il viso e i capelli - si lava e pettina con un pettine in acqua; Poi si soffia il naso e sputa nel bacino. Quando ha finito, la serva porta il bacino per la prossima persona, che fa altrettanto. Lei porta il bacino così in tutta la casa, e sua volta, ognuno soffia il naso, sputa e lava il viso e capelli in esso.

VI. Principalmente la fonte del disgusto di Ibn Fadlan verso i costumi da bagno Rus ha a che fare con la sua fede islamica, che richiede a un pio musulmano di lavarsi solo in acqua pulita o acqua corrente versata da un contenitore in modo che il liquido del lavaggio non abbia ancora toccato il bagnante.
Le saghe, invece, spesso descrivono una donna che lava i capelli di un uomo per lui, spesso come un gesto di affetto. Sarebbe probabile che il bacino era in realtà svuotato tra un bagno l'altro: Ibn Fadlan avrebbe comunque ancora sentito il bacino contaminato dall'uso precedente. Sembra che qui Ibn Fadlan possa aver esagerando un po' per far effetto.

85. Quando le navi arrivano in questo luogo di ormeggio, tutti vanno a terra con il pane, la carne, le cipolle, il latte e le bevande inebrianti e prendono un lungo pezzo di legno e lo pongono in posizione verticale esso raffigura una faccia di un uomo ed è circondato da piccole figure, dietro le quali sono eretti lunghi pali nel terreno. Il Rus si prostra davanti al grande scultura e dice: 

"O mio Signore, io sono venuto da una terra lontana e ho con me tale e tale numero di donne e tale e tale numero di sables" (spade particolari), e si procede per enumerare tutti gli altri articoli che egli possiede. Poi dice: 
"Ti ho portato questi doni", e stabilisce quello che ha portato con sé, e continua, 
"Vorrei che mi concedessi un mercantile con molti denari e dirhems, con le quali compare tutto quello che desidero e non contestare quello che dico ". Poi va via.

Se ha difficoltà a vendere la sua merce e la sua permanenza si prolunga, tornerà con un dono una seconda o terza volta. Se ha ancora difficoltà ulteriore, porterà un dono a tutti i piccoli idoli e chiedere la loro intercessione, dicendo: 
"Queste sono le mogli del nostro Signore e le sue figlie e figli." E si rivolge ogni idolo, a sua volta, chiedendo l'intercessione e pregando con umiltà. Spesso la vendita va a buon fine più facilmente e dopo aver venduto, dice: 
"Il mio Signore ha soddisfatto i miei desideri, io devo ripagare", e prende un certo numero di pecore o bestiame e li massacra, dà parte della carne in elemosina, porta il resto e lo deposita prima al grande idolo e poi ai piccoli idoli intorno ad esso, e sospende i capi di bestiame o pecore sui pali. Nella notte, i cani vengono a mangiare tutto, ma quello che ha fatto l'offerta dice: 
"In verità, il mio Signore è contento di me e ha consumato la presente che ho portato."

86. Una persona malata è messa in una tenda a parte con un po' di pane e acqua e la gente non venire a parlare con lui; non vengono nemmeno a vederlo tutti i giorni, soprattutto se è un uomo povero o uno schiavo. Se si riprende, torna a loro, e se muore, lo cremano. Se egli è schiavo, è lasciato ad essere mangiato dai cani e uccelli da preda. Se i Rus catturarno un ladro o brigante, lo appendono su un albero alto e lo lasciano appeso fino a quando il suo corpo cade a pezzi.


87. Ho sentito che per la morte del loro capo hanno fatto molte cose, di cui il minimo era la cremazione, ed ero interessato a saperne di più. Alla fine mi è stato detto della morte di uno dei loro uomini eccezionali.
Lo misero in una tomba e misero un tetto sopra per dieci giorni, mentre hanno tagliato e cucito abiti per lui.
Se il defunto è un povero, fanno una piccola barca, e lo depongono e bruciano. Se lui è ricco, raccolgono i suoi beni e li dividono in tre parti, una per la sua famiglia, un altra per il suo abbigliamento, e una terza per fare una bevanda inebriante, che bevono fino al giorno in cui la sua schiava ucciderà se stessa e verrà  bruciata con il suo padrone. Si prodigano a bere questa birra notte e giorno; a volte uno di loro muore con la coppa in mano.

VII. Lo bruciavano in questo modo: lo lasciano per i primi dieci giorni in una tomba. I suoi beni si dividono in tre parti: una parte per le sue figlie e le mogli; un altra per gli indumenti per vestire il cadavere; un'altra parte copre il costo della bevanda inebriante, che consumano nel corso di dieci giorni, unendosi sessualmente con le donne e suonando strumenti musicali. Nel frattempo, la schiava che si farà  bruciare con lui, in questi dieci giorni beve e si abbandona al piacere; lei viene ornata e vestita bene e così disposta si dà agli uomini. La sua condizione è tale da non capire esattamente cosa succede, similmente a uno stato di trance.

88. Quando l'uomo di cui ho parlato è morto, le sue ragazze schiave sono invitate a scegliere: 
"Chi morirà con lui?" Una rispose, «io» e viene poi messa nella cura di due giovani donne, che veglieranno su di lei e la accompagnavano ovunque, al punto che di tanto in tanto lavano i suoi piedi con le proprie mani. Gli indumenti vengono fatti per i defunti e tutto il resto. Nel frattempo la schiava beve ogni giorno e canta, dando se stessa al piacere.

VIII. Quando un grande personaggio muore, la gente della sua famiglia chiede alle sue giovani donne e schiavi uomini, "Chi di voi morirà con lui?" Uno risponde, "io" Una volta che lui o lei si è espresso, la cosa è obbligatoria: non vi è alcun supporto per essa/o. Di solito si tratta di una delle ragazze schiave.
   

89. Quando il giorno è arrivato ed è tempo che l'uomo venga cremato e la ragazza con lui, vanno al fiume su cui vi era la sua nave. Ho visto che avevano tirato la nave sulla riva, e che avevano eretto quattro pali di legno di betulla e altro legno, e che intorno alla nave è stata fatta una struttura per tenere la grande nave di legno. Poi hanno tirato la nave fino a quando è  posta in questa costruzione in legno. Poi cominciarono a andare e venire e dire parole che non capivo, mentre l'uomo era ancora nella sua tomba e non era ancora stato esposto.
Il decimo giorno, dopo aver portato la nave fino su dalla riva del fiume, hanno custodito essa. Nel mezzo della nave, hanno preparato una cupola o padiglione di legno e adornato questo con vari tipi di tessuti. Poi hanno portato un divano e messo sulla nave e coperto con un materasso di broccato greco. Poi è arrivata una vecchia che chiamano l'Angelo della Morte, e lei si distende sul divano e sugli arredi menzionati. È lei che ha la responsabilità della vestizione e di organizzare tutte le cose, ed è lei che uccide la schiava. Ho visto che era una vecchia, grassa.

Quando sono venuti alla tomba hanno tolto la terra da sopra il legno, poi il legno, e tirato fuori il morto vestito con i capi in cui era morto. Ho visto che era divenuto nero dal freddo. Hanno posto la bevanda inebriante, la frutta, e uno strumento a corde nella tomba con lui. Hanno tolto tutto questo.
Il morto non ha cattivo odore, e solo il suo colore ad essere cambiato. Lo vestono con pantaloni, calze, stivali, una tunica, e caffettano di broccato con bottoni d'oro. Hanno messo un cappello di pelliccia di broccato sulla sua testa. Poi lo portarono nel padiglione a bordo della nave. Lo siedono sul materasso e lo appoggiano ai cuscini. Hanno portato la bevanda inebriante, la frutta, e piante profumate, che hanno messo con lui, poi pane, carne e cipolle, che hanno messo di fronte a lui. Poi hanno portato un cane, che hanno tagliato in due e messo nella nave. Poi hanno portato le armi e le hanno poste al suo fianco. Poi hanno preso due cavalli, li hanno fatti correre fino a che non hanno sudato, poi tagliati a pezzi con una spada e messi anch'essi sulla nave. Successivamente hanno ucciso un gallo e una gallina e li hanno gettati in nave. La schiava che ha voluto essere uccisa, è andata qua e là in ciascuna delle tende, e ha avuto un rapporto sessuale con i padroni e ha detto, "dì al tuo Signore ho fatto questo per amore di lui ".


90. Venerdì pomeriggio hanno portato alla ragazza schiava una cosa che avevano fatto, che assomigliava a un telaio della porta. Mise i piedi sulle palme degli uomini e la sollevarono sopra questa cornice. Parlava, diceva qualche parola e l'hanno abbassata di nuovo. Una seconda volta e una terza volta e ha continuato a fare come le due volte prima.
Poi le hanno portato una gallina; ha tagliato la testa, che ha buttato via, e poi ha preso la gallina e l'ha messa nella nave. Ho chiesto l'interprete ciò che aveva fatto. Egli rispose:
"La prima volta che l'hanno sollevato, ha detto, 'Ecco, io vedo mio padre e mia madre.' 
La seconda volta, ha detto, 'vedo tutti i miei parenti morti seduti.' 
La terza volta, ha detto, 'vedo il mio padrone seduto in Paradiso e il Paradiso è bella e verde,. Con lui sono uomini e ragazzi servi Lui mi chiama Portami a lui.'. "
Ora l'hanno portata alla nave. Si toglie i due braccialetti che indossava e li ha dato alla vecchia chiamata l'Angelo della Morte, che doveva ucciderla; poi si tolta i due anelli che lei indossava e li ha dati alle due ragazze che l'avevano servita, ed erano le figlie della donna chiamata l'Angelo della Morte. Poi l'hanno sollevata sulla nave, ma non l'han fatta entrare nel padiglione.

IX. Dopo di che, il gruppo di uomini che hanno giaciuto con la schiava fanno con le loro mani una sorta di via lastricata per cui la ragazza, mettendo i piedi sul palmo delle loro mani, monta sulla nave.

Gli uomini sono venuti con scudi e bastoni. Le viene data una tazza di bevanda inebriante; ha cantato nel prenderla e bevve. L'interprete mi ha detto che in questo modo dà l'addio a tutti i suoi compagni. Poi le è stata data un'altra tazza; lei la prese e cantò per un lungo periodo di tempo, mentre la vecchia la incitava a bere e andare nel padiglione dove si trovava il suo padrone.
Ho visto che lei era distratta; allora la vecchia le abbassò la testa e la fece entrare nel padiglione ed è entrata con lei. Allora gli uomini cominciarono a colpire con i bastoni gli scudi, in modo che le sue grida non potevano essere sentite e le altre ragazze slave non avrebbero poi cercato di sfuggire alla morte con i loro padroni.
Allora sei uomini vanno nel padiglione e ognuno ha ancora rapporti sessuali con la ragazza. Poi la posarono a fianco del suo padrone; due tenevano i piedi e due le mani; la vecchia donna conosciuta come l'Angelo della Morte rientrò e avvolse una corda intorno al collo della schiava, dando le estremità incrociate ai due uomini perche la tirassero. Poi si avvicinò a lei con un ampia lama di un pugnale, che le tuffò tra le costole più volte, e gli uomini la strangolarono con la corda fino alla sua morte.


91. Poi il parente più prossimo del morto, dopo che avevano messo la ragazza che hanno ucciso accanto al suo padrone, è venuto, ha preso un pezzo di legno acceso da un fuoco, e camminava all'indietro con la parte posteriore della sua testa verso la barca e il viso rivolto verso il popolo, con una mano che tiene il bastone acceso e l'altra che copre il suo ano, essendo completamente nudo, con lo scopo di dar fuoco al legno che era stato posto sotto la nave. Poi la gente si avvicinò con l'esca e altre torce, ciascuno in possesso di un pezzo di legno di cui aveva dato fuoco e che ha messo nel mucchio di legno sotto la nave. Allora le fiamme inghiottito il legno, poi la nave, il padiglione, l'uomo, la ragazza, e tutto ciò che è nella nave. Un potente, vento di paura cominciò a soffiare in modo che le fiamme divennero feroci e più intenso.

X.Dopo che la ragazza viene uccisa, due parenti del morto prendono le torce e danno fuoco alla nave, in modo che questa con il morto divenga in cenere. Se in questo momento un vento soffia e il fuoco è rafforzato e le ceneri sono disperse, l'uomo è di conseguenza uno che appartiene in Paradiso; altrimenti si presupponeva che il morto potevano essere sgradito alla soglia di beatitudine o addirittura essere condannato. 

92. Uno dei Rus era al mio fianco e ho sentito parlare con l'interprete, che era presente. Ho chiesto l'interprete quello che aveva detto. Egli rispose:
"Ha detto: 'Voi siete pazzi arabi.' "
"Perché?" Gli ho chiesto.
Egli disse: "Tu prendi le persone che sono più care e onorate e le metti nel terreno in cui gli insetti e i vermi li divorano. Noi lo bruciamo in un momento, in modo che egli entri Paradiso in una sola volta." 
Poi si mise a ridere fragorosamente. Quando ho chiesto perché ha riso, ha detto,
"Il suo Signore, per amore di lui, ha inviato il vento per portarlo via in un'ora." 
E in realtà un'ora non era passato prima che la nave, il legno, la ragazza, e il suo padrone divenissero altro che cenere e cenere.

Poi hanno costruito nel luogo in cui era stata arsa la nave, issata dal fiume qualcosa di simile a una piccola collina rotonda, al centro del quale eressero un grande palo di legno di betulla, su cui hanno scritto il nome dell'uomo e il nome del re Rus e se ne sono andati.



93. E' consuetudine del re dei Rus, avere con lui nel suo palazzo, quattrocento uomini, i più coraggioso dei suoi compagni e quelli su cui si può contare. Questi sono gli uomini che muoiono con lui e si lasciano uccidere per lui. Ognuno ha una schiava che lo serve, che gli lava la testa, e prepara tutto ciò che mangia e beve, e ha anche un'altra schiava con cui dorme. Questi quattrocento uomini siedono sul trono del re, che è immenso e incastonato con belle pietre preziose. Con lui sul trono si siedono quaranta schiave destinate al suo letto. Di tanto in tanto ha un rapporto sessuale con una di loro, in presenza dei suoi compagni di cui abbiamo parlato, senza scendere dal trono. Quando ha bisogno di rispondere a una chiamata della natura, usa un bacino. Quando vuole cavalcare, il suo cavallo viene portato fino al trono e lui monta. Se vuole smontare, cavalca in modo che egli possa scendere sul trono. Ha un tenente che comanda le sue truppe, fa la guerra sui suoi nemici, e svolge il suo ruolo nei confronti dei suoi sudditi.

Gli uomini che non rivestono questo ruolo sono inclini ad occuparsi della concia e non si vergognano di questa occupazione umile. Il panno prodotto in queste terre e località è famoso, in particolare quello del loro capitale, che si chiama Kyawh. città famose e celebri dei Rus sono Crsk e Hrqh.

XI. Qui Ibn Fadlan sta parlando per sentito dire sulla capitale lontana dei Rus e lo stato in cui si trova il loro re. Mentre il trono tempestato di pietre preziose è certamente una esagerazione, i guerrieri che circondano il re, ricordano il comitatus della pratica germanica.
Anche se sembra estremamente improbabile che il re Rus poteva montare e smontare da cavallo direttamente dal suo trono nella sala, nella Yngvars saga si racconta di un caso in cui i guerrieri cavalcavano in una sala, fino al trono del re. La delegazione del re Rus nel processo di guerra e l'amministrazione civile di un tenente, non è una pratica norvegese, ma piuttosto sembra essere preso in prestito dalla pratica della Khagan (re) dei Khazars o altre tribù turche, che nominavano un funzionario definito un bey per queste attività.



La traduzione del resoconto di Rus di Ibn Fadlan Risala, è un sunto, composto da un pugno di versioni, manoscritte, sopravvissute. In oltre, ho tradotto questo testo come meglio potevo dall'inglese, adeguando il testo la dove mi sembrava il caso e adeguando i tempi verbali presente e passato, fedelmente al cambio nel testo.


Nota cinematografica per aiutarvi a capire: Abbaiamo uno scorcio che fa da esempiodi questo rituale, nel film The Pagan Queen, anche se li è la moglie/concubina che piena di dolore si adagia nella nave- bara/ pira funebre, col defunto e muore tra le fiamme. 
Altro episodio che ci aiuta ad immaginare è la puntata "Il sacrificio della schiava" di Vikings dove morto lo Jarl Haraldson, la sua schiva accettata di essere sacrificata e si unirono al conte sulla sua pira funebre. (di cui la maggior parte delle immagini del post)
Qui trovate la rappresentazione video, (dal minuto 21 in poi) che è quanto di più posso offrirvi per immaginarvi il rito. Viene fatta ubicare la schiava, accompagnata dalle donne, consacrata dall'Angelo della Morte, la consegna degli ornamenti, l'ultima bevuta di saluto, e poi uccisa e posta vicino allo Jarl. Nel personaggio di Athelstan possiamo leggere lo sconcerto che forse provò davvero Ibn Fadlan.

Per il testo completo e commento di conto di Ibn Fadlan della Rus, si veda:
Testo originale : Smyser, HM "Ibn Fadlan's Account of the Rus with Some Commentary and Some Allusions to Beowulf." Franciplegius: Medieval and Linguistic Studies in Honor of Francis Peabody Magoun, Jr. eds.
Montgomery, James E. "Ibn Fadlan and the Rusiyyah" . Journal of Arabic and Islamic Studies vol.
Fonte: http://www.vikinganswerlady.com/
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lunedì 22 agosto 2016

18 Incantesimi Runici - Ljóðatal || #11

Ljóðatal || Dissertazione sui canti magici
CLVI.
156.Þat kann ek it ellifta:
Questo conosco per undicesimo:
ef ek skal til orrustu
se io devo in battaglia
leiða langvini,
condurre vecchi amici.
und randir ek gel,
sotto gli scudi io canto
en þeir með ríki fara
ed essi vanno vittoriosi
heilir hildar til,
salvi alla mischia,
heilir hildi frá,
salvi dalla mischia:
koma þeir heilir hvaðan.
dovunque salvi giungono.

Cfr. Germani di Tacito, libro 3 : I  Germani sostengono poi di essere stati visitati anche da Ercole e , quando si accingono alla battaglia, lo celebrano primo fra tutti gli eroi. Possiedono anche altri canti: modulandoli in un modo che chiamano bardito, accendono gli animi e dallo stesso canto traggono auspici sulla battaglia che stanno per affrontare: da come le loro schiere hanno eseguito il canti incutono terrore e lo provano a loro volta. E infatti quel clamore non sembra solo un emissione di voci, ma il concento del coraggio. Si cerca in questo modo di ottenere un suono aspro e un brontolio intermittente: vengono messi davanti alla bocca gli scudi che diventano una cassa di risonanza in grado di amplificare la voce rendendola più forte e più cupa.

Cantare sotto gli scudi, vuol dire evocare a sè e per gli amici potenza travolgente che li preservi nella battaglia. L'associazione con i canti di battaglia è naturale. Il canto unito all'ardore, al cameratismo, genera vigore e libera i militi dalla paura sostenendoli nello sconforto. E nella battaglia a ciclo aperto ed in ogni recesso della vita, giova saper cantare questo canto.

ᛋ . ᛉ . ᚫ

L' undicesimo canto si occupa quindi della protezione per i compagni in battaglia, è l'antica pratica germanica della "filatura del canto dei guerrieri"con gli scudi.Per questo è opportuno chiamare il potere dei Vanir attraverso Sowulo, per portare il potere degli Alfheim, il reame degli esseri della luce. Altre rune combinate con Sowulo sono Algiz, per invocare la protezione delle Valchirie e Ansuz, per una diretta connessone cone le pratiche del canto di incantesimi. Quest'ultima runa è usara per invocare la protezione di Odino.


Canti di Battaglia.
Mi dilungo anche oggi ma ne vale la pena.
E' un po triste che nel fare ricerche serie su questo argomento, l'unica cosa che spunta fuori sono o sportivi, o peggio giochi di ruolo. Chiunque però abbia visto il Tredicesimo Guerriero, che consiglio comunque per le citazioni carine del mondo norreno può ricordarsi questo:



 "Lo, there do I see my father. Lo, there do I see my mother, and my sisters, and my brothers. Lo, there do I see the line of my people... Back to the beginning. Lo, they do call to me. They bid me take my place among them. In the halls of Valhalla Where the brave may live forever."


"Ecco là io vedo mio padre, ecco là io vedo mia madre e le mie sorelle e i miei fratelli, ecco là io vedo tutti i miei parenti defunti, dal principio alla fine. Ecco, ora chiamano me, mi invitano a prendere posto in mezzo a loro nella sala del Valhalla, dove l'impavido può vivere per sempre".

Questa preghiera utilizzata per il film è stata ispirato da Ibn Fadlan's 10° secolo. Ar-Risala, "The Letter" del Varangian Rus.
Ahmad ibn Fadlan ibn al Abbas ibn Rasid ibn Hammad è stato un cornista, viaggiatore arabo, nel 921, il califfo di Baghdad ha inviato Ibn Fadlan con un'ambasciata dal re dei Bulgari del Medio Volga. Ibn Fadlan ha scritto un resoconto dei suoi viaggi con l'ambasciata, chiamato Risala. Questo Risala è di grande valore storico, anche se è chiaro in alcuni punti abbia inesattezze e pregiudizi, nulla di nuovo rispetto anche alle fonti cristiane. Vale la pena di raccontarvi la sua "La Lettera" ma nel prossimo articolo.


Un altro spunto interessante per i canti di battaglia può provenire dal VǪLUSPÁ - Ragnarǫk (Ragnarök- Ragnarøkkr) e dice cosi, e dove trovate la frase in neretto può essere un canto di battaglia:


Poi Gangleri ha detto: 'Cosa c'è da raccontare sul Ragnarök? Non ho mai sentito parlare di questo prima '.

L' Alta un detto: 'Ci sono molte e grandi notizie per raccontarlo. In primo luogo verrà l'inverno chiamato Fimbulvetr. Neve guiderà da tutte le parti, ci saranno gelate e venti pungenti; il sole sarà inutile. Ci saranno tre di questi inverni di fila senza estate tra loro. Prima di allora, però, ci sono altri inverni che passeranno accompagnati da grandi guerre in tutto il mondo. I Fratelli si uccidono a vicenda per amore del guadagno, e nessuno sarà risparmiato, il padre o il figlio in omicidio colposo o incesto. Come si dice nel Visione della Volva :

Bræðr munu berjask
ok at bǫnum verðask,
munu systrungar
sifjum spilla,
hart 's í heimi,
hórdómr mikill,
skeggǫld, skalmǫld,
skildir klofnir,
vindǫld, vargǫld,
áðr verǫld steypisk
[Grundir gjalla
gífr fljúgandi.]
mun engi maðr
ǫðrum þyrma.

I fratelli si aggrediranno
e alla morte giungeranno,
tradiranno i cugini
i vincoli di stirpe,
prova dura per gli uomini,
immane l'adulterio.
Tempo di asce, tempo di spade
s'infrangeranno scudi,
tempo di venti, tempo di lupi,
prima che il mondo crolli.
[Strepita il suolo;
volano via le streghe.]
Neppure un uomo
un altro ne risparmierà.

Fonti :
bifrost.it
Northrn Mysteries a Magick - Freya Aswynn
Hávamál. La voce di Odino, Il testo sacro degli antichi vichinghi - Diana edizioni.wikipedia.
http://web.mit.edu/norvin/www/somethingelse/ragnarok.html
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giovedì 18 agosto 2016

Lune Nordiche : Ottava Luna || Syn

Diventando più tradizionalista, ho modificato un po' il mio modo di celebrare gli esbat, ho integrato la tradizione, per quanto mi sia possibile poiché nella Tradizione Nordica Mani, dio della luna è maschio, ed io non riesco a vedere la Luna in questo modo, con le vecchie tradizioni che ho sempre osservato e che chi mi segue da tempo ha letto anni fa, o ha visto in video. Non so se davvero ho intenzione di scrivere ogni rituale qui, vediamo se vi interessa, sicuramente non li trascriverò in modo completo, qualcosa di quello che faccio così come era per i sabba, resta privato anche per le lune, poiché è una tradizione personale che porto avanti con le ⌘Figlie della Nebbia e del Fuoco ⌘.


OTTAVA LUNA

Decora l’altare con foto o cose di antenati, fasci di spighe e cereali, agrifoglio.
Rappresentazioni di Syn, una pietra del giuramento, un arma o un oggetto particolare.

Sotto la Luna dell'Agrifoglio,
Guerriero di ferro delle bacche rosso sangue,
Invito Syn la Testimone Guardiana
Una volta sanciti i vincoli, devon esser mantenuti
Combattuto il nemico dell'integrità
Senza menzogne, sia salva la mia anima.
Chiudo le porte della mia volontà contro quelle voci
Che sussurrano e tentano dall'interno
Questo mi conduce ad un percorso più conveniente
dove io possa trovare realizzazione.


Syn è la dea guardiana della porta di Fensalir, ed è una Dea dei giuramenti. Vive a Fensalir e se si arriva in ritardo sarà lei a decidere se farvi andare avanti o no, Frigga si fida dell'istinto di Syn, e in generale le lascia responsabilità decisionale. Dovrete spiegare a lei le ragioni che avete per voler entrare a Fensalir.
Syn difende i deboli, è chiamata da parte di coloro che sono stati ingiustamente accusati di reati per aiutarli nelle loro battaglie. Il suo nome significa "negazione".

⌘ Pensa quindi alle ingiustizie subite, le condizioni a cui volete mettere fine o semplicemente a qualche progetto che prevede un investimento legale, come l’apertura di un attività. O ancora se vi è in corso qualche atto giuridico o siete coinvolti in cause legali.
Scrivete la vostra “causa” qualsiasi essa sia su un foglio e mettetelo sotto una pietra, un arma o un oggetto sacro, opportunamente consacrato.

Syn, dea possente, guardiana di Fansalir
Tu, che sbarri la porta contro gli intrusi
Tu, che impedisci alla cattiva sorte di entrare
Tu, dalla forte volontà e dal forte braccio

Syn, dea del Thing, l’assemblea di uomini liberi
Difensore degli innocenti
Custode degli antenati
Guardiana della sorte

Dea della verità e della Luce.
Syn l’incorruttibile.
Vieni tra noi.
Proteggi bene le nostre case.
Mantieni saldo il nostro onore.
Potente Syn, noi ti invochiamo.
E a te chiediamo che sia restituito ciò che ci spetta.
A te chiediamo che la verità sia detta
A te chiediamo giustizia.

⌘ Descrivete nella mente ciò che state chiedendo, appoggiate il palmo su una pietra.
In alternativa potete portare un amuleto da caricare con questo intento.

Su questa pietra chiedo….
E giuro sul mio onore, che nel bene o nel male il mio cuore è sincero.

⌘ Buttate poi il foglio nelle fiamme. Guardate come brucia e poi potete provare a leggere simbolicamente nella cenere o nelle braci: notate quali emozioni o immagini sorgono, per avere un presagio se la vostra richiesta è accolta o meno.


Come per ogni Luna Piena ringraziate la linea di sangue femminile:
Qui potete invocare a modo vostro le divinità o il lignaggio, alcuni potrebbero chiamare l'intera stirpe di antenati, mentre altri come noi, solo quella femminile, questo per via del collegamento con la luna e per l'importanza delle Disir nel nostro percorso.

⌘ Scrivete un biglietto di ringraziamento per i vostri antenati e bruciatelo, l'incenso trasporterà il messaggio.

⌘ Fissate la fiamma piu viva dell’altare, il falò o la candela centrale, concentrandovi sul vostro percorso personale e spirituale, mentre siete seduti, potete raggiungere altri luoghi, e vedere altri eventi.
Si possono anche ricevere e mandare messaggi attraverso la fiamma.


Fonti :
Appunti personali relativi al rituale 
www.northernpaganism.org
Norse Goddess Magic: Trancework, Mythology, and Ritual - Alice Karlsdóttir
NON COPIARE SENZA AUTORIZZAZIONE E SENZA CITARE LA FONTE!

lunedì 15 agosto 2016

18 Incantesimi Runici - Ljóðatal || #10

Ljóðatal || Dissertazione sui canti magici
CLV.
155. Þat kann ek it tíunda:
Questo conosco per decimo,
ef ek sé túnriður
se io vedo «cavalcatrici dei recinti»
leika lofti á,
giocare nell'aria,
ek svá vinnk
io posso fare in modo
at þær villar fara
che esse smarriscano il ritorno
sinna heimhama,
ai loro corpi a casa,
sinna heimhuga.
ai loro spiriti a casa.



Quale che sia la lettura della strofa, essa esprime concetti molto difficili da rendere a parole e la loro traduzione in italiano va presa in senso approssimativo, in quanto si riferiscono ad un'area che va al di là del linguaggio stesso.
La strofa in oggetto si riferisce ad esseri in grado di staccarsi dal copro ed entrare nella vita del loro corpo sottile, ovvero il lor genio. In questo modo essi possono proiettare se stessi altrove, in modo da apparire sotto altre forme, illusorie, specie animali., Questi esseri non dovevano agire in modo pacifico, come spesso risulta nelle saghe, ma in primo luogo teorizzavano gli uomini, come sembra il caso anche in questa strofa. L'azione di Odino pare, dunque, che consista nel neutralizzare questi spettri in modo che essi vaghino per l'etere innocui, incapaci, di ritornate ai loro corpi e di rientrare in possesso della loro "anima individuale".

Parlando di questo tema è  inevitabile parlare dei Berserker, Ulfhendar, e Svinfylking.
Vi riporto un testo scritto nel 2011 e nel 2012
Essi.. partirono senza cotte di maglia di ferro, ed erano frenetici come dei cani, o dei lupi; addentarono i propri scudi ed erano forti come gli orsi o i cinghiali; uccisero degli uomini, ma ne il fuoco il ferro potevano far loro del male. Viene chiarito  'running Berserk'....il guerriero leggendario norvegese.

I popoli primitivi e antichi possedevano una forma di spiritualità diversa dalla nostra.
Per loro il sovrannaturale ed il divino convivevano e si fondevano con la realtà quotidiana e fisica.
Lo “specialista” di questa forma di religione (termine improprio però) era lo sciamano.
Lo sciamano e lo sciamanesimo non rappresentano una religione ma un insieme di pratiche, culti e dogmi atti a portare il divino ed il sovrannaturale nella vita degli uomini e logicamente a saper interagire con entrambi i mondi.
Gli sciamani, uomini sacri, consacrati dopo una “chiamata” dal mondo sovrannaturale che può avvenire in vari modi, sono così guaritori, viaggiatori di universi metafisici e piani spirituali, medium, sacerdoti… ed in tal caso guerrieri.
Gli sciamani guerrieri sono una realtà rara, di cui troviamo un esempio concreto nei popoli germanici, nati dalla fusione tra popolazione autoctone nord europee di agricoltori relativamente pacifici dediti a culti femminili e naturali con gli invasori e bellicosi indoeuropei che possedevano un pantheon affollato da virili guerrieri.

Lo sciamano così, l’uomo sacro oltre che essere utile alla comunità come “medicine man” e come intermediario presso gli Spiriti era anche un guerriero, e il più temibile.
Secondo lo storico delle religioni Mircea Eliade, nella sua opera “Le sciamanisme” lo sciamanesimo è innanzitutto la padronanza delle tecniche dell’estasi. Lo sciamano non è un posseduto ma uno che domina gli spiriti per l’utilità della tribù usando l’estasi per spostarsi tra i mondi.
Proprio l’estasi è la tecnica sciamanico chiave (forse l’unica) di cui si servivano i guerrieri totemici germanici.
Gli sciamani guerrieri appartenevano ad una casta a parte e si dividevano in gruppi che prendevano il nome dal loro animale totemico: Berserker (uomini orso), Ulfedhnar (lupo), Svinfylking (cinghiale).
Dei Berserker e Ulfedhnar si parla nella Saga di Egil, nella Saga di Hrolf e nella Saga di Yngling, nella saga di Grettir, nella Saga di Egil, nell’Edda… anche lo storico latino Tacito ne fa menzione.
Fino alla conversione al cristianesimo i berserker furono truppe d’elitè dei re scandinavi.
Vennero banditi nel 1015 e i gruppi organizzati scomparvero nel 1100.
Furono proprio le storie sugli ulfedhnar a contribuire alle leggende sui lupi mannari, il vescovo Olaus Magnus, ci parla di “Licantropi del Baltico”

Al giorno d'oggi la frase "going berserk" viene usata quando qualcuno è assalito da un furore indomabile e attacca alla cieca le persone o le cose con una forza apparentemente soprannaturale. In origine, "to go barserk" significava andare in battaglia indossando una "camicia di pelle d'orso". Indossarla era il segno distintivo del Berserker, un praticante di una specie di arti marziali che, pur essendo privo di una classica armatura, era cosi forte e feroce da essere temuto dai suoi avversari.
Attraverso la pelle d'orso il guerriero attingeva alla forza stessa dell' animale, quel potere sovrumano che nelle arti marziali orientali si manifesta come ki, ed è l'önd nella tradizione nordica. La forza dell'orso era una tecnica che andava appresa. Essi avrebbero dimostrato la capacità di incanalare l'önd con l'impresa del Bear's warmth, in cui, pur essendo poco vestiti, non sentivano nè soffrivano il freddo.
Pare che questi guerrieri fossero devoti al culto dell'orso europeo, in personificata dalla dea Artio o Artiona; a lei vi era un tempio dedicato vicino a Berna in Svizzera, fondato da un guerriero medievale dopo l'apparizione di un orso.
Il potere dell'orso veniva conquistato durante l'iniziazione del Berserker.  Tra le vari prove che l'aspirante doveva superare c'era quella di uccidere l'immagine di un animale che vegliava nella sala reale poi bisognava bere il suo sangue, e cosi assimilare il potere dell' orso a quello del guerriero.
Al Berserker veniva attribuito il potere dell hamrammr o del cambiamento di forma (shapeshifting). Questa capacità poteva essere diretta alterando la percezione altrui, o esterna al proprio corpo. Questo a volte comportava un cambiamento del corpo astrale, poiché questi guerrieri è chiaro avessero anche doti sciamaniche oltre a saper incanalare l'önd ed essere esperti di arti marziali.
Questi guerrieri erano i principali elementi negli eserciti dei re Norvegesi precristiani.
Otre i Berserker sono noti anche gli Ulfhendar, essi indossavo sul giaco delle pelli di lupo 'vargstakkar', e a differenza dei Berseker che combattevano a squadre, essi entravano in combattimento da soli. Si dice che anche alcuni Ulfhendar combattessero senza armatura e solo con in dosso le pelli dell' animale.
Un Ulfhednar ci viene mostrato su un plinto proveniente da Torslunda, sull'isola Baltica i Olund. Questo plinto era uno stampo su cui l'artigiano batteva con un martello le lamine di metallo che servivano a proteggere e adornare magicamente gli elmi. Mostra un uomo che indossa un elmo con le corna e porta due bastoni. Vicino a lui c'è un Ulfhednar, un uomo dalla testa di lupo armato di lancia In Gran Bretagna - a Kilpeck, nell'Hereforshire - in una chiesa del' undicesimo secolo c'è una scultura che potrebbe essere una tarda interpretazione di questa tradizione. E' una maschera di lupo dalla testa umana che sta in guardia in una scultura che si trova all'esterno della chiesa e che probabilmente è una copia in pietra di quelle maschere che venivano appese nei templi pagani e usate in tempo di guerra o nelle cerimonie.
Gli sciamani d'oggi e del passato utilizzavano questi stessi travestimenti nelle loro cerimonie per fare da ricettacolo di spiriti. Uno dei soprannomi di Odino è Grim; ovvero "colui che è mascherato".
Le tecniche di Ulfhendar e Berserker erano dense di pericoli soprattutto se non si era iniziati. Un esempio si trova nella Volsunga Saga.
Gli eroi Sigmund e Sinfyotl incontrarono pervaso nella foresta due uomini che dormivano e che portavano anelli magici d'oro. Sopra di loro erano sospese due pelli di lupo, che essi rimuovevano ogni quinto giorno e indossavano di nuovo per mezzo degli anelli. Sigmund e suo figlio indossarono le pelli di lupo ed acconsentirono a seguire certe regole di combattimento "parlavano la lingua dei lupi, entrambi capivano quel modo di parlare...Fecero un accordo in base al quale ciascuno dei due avrebbe avuti la possibilità di assumere sette uomini, ma non uno di più. Se avessero superato quel numero, avrebbero dovuto gridare nel linguaggio dei lupi". I due Volsungs indossarono le pelli ma uccisero persone finché non riuscirono togliersi le pelli. Il linguaggio del lupo è una forma di richiamo simile al Kiai delle arti marziali orientali, abbassa la pressione sanguigna degli avversari, consentendo al guerriero di colpire. "i Berserker abbaiavano e gli Unfhendar ululavano" - Hrafnsmàl scritto Norvegere.
La tradizione di guerrieri lupo non è solo Scandinava. A Radnor, la figlia di un principe celtico Gallese mosse guerra ai suoi nemici sotto forma di lupo. A di là del mare, un libro Irlandese del tredicesimo secolo The Wonders of Ireland (Le meraviglie d'Irlanda), si afferma "Ci sono alcuni uomini nella razza Celtica che hanno il potere meraviglioso che ereditano dia loro antenati: per un'arte maligna, infatti, essi possono assumere a loro piacere la forma di un lupo dai denti aguzzi e taglienti".
Sono in oltre leggendarie le armi attribuite a questi guerrieri. Nella lettura arturiana , l'inizio di Le Morte d'Arthur di Malory ci presenta un guerriero del clan del lupo.
Il famosissimo Beowulf, parla di un guerriero del culto del lupo, infatti, quel nome è composto dal nome del dio Anglo-Sassone Beow e da Wolf, Il nome sacro è parte della tradizione magica e i nomi dei guerrieri, si basano sul clan di appartenenza e per il valore dell' uomo stesso.
Tracce delle confraternite guerriere (Mannerbunde, in Sassone) restano nei nomi che hanno come radice Bjorn (orso), oppure hanno nel nome Ulf.
Anche un personaggio Tolkieniano è ispirato dai berserker, Beorn, che ha la capacità di diventare orso a suo piacimento per combattere, come si vede anche dal nome.

Questi guerrieri spesso avevano subito un tirocinio fisico e spirituale paragonabile alle più conosciute arti marziali Orientali, ed erano capaci di compiere delle gesta straordinarie.
L'Hàvamàl racconta della runa che rende capace il guerriero di fermare una freccia in volo. La pratica guerriera speso viaggiava di pari passo all'arte magica, alla magia impiegata in battaglia si ricorre nella Hardar Saga, in cui ha luogo l'Herfjottur (war fetter), un incantesimo veicolante che causa la paralisi o la perdita di potere delle forze nemiche.
Per poter utilizzare le le discipline apprese durante la sua formazione il guerriero utilizzava l'energia dell'Ӧnd, che è nient'altro che una forza esistente o un conglomerato di forze ed energie presenti in ogni essere vivente, che ogni tradizione chiama in modo diverso: è il prana per gli Indù; il pneuma per i Greci, il solvente universale per gli alchimisti; il vril della Teosofia; il ch'i qi della geomanzia cinese e delle arti marziali. L'Ӧnd nordico è tutto e genera ogni cosa, rende possibile e proviene da noi stessi come da ciò che ci circonda come lo spirito dei luoghi e le forze che dominano il mutare della natura.


Il Contratto con il dio
Questi guerrieri erano votati al dio Wotan/Odino, il re degli dei di Asgard, il dio che al tempo stesso rappresentava il potere regale, la saggezza, la conoscenza e la forza e naturalmente era il dio sciamano.
Il dio si accompagna con i suoi animali totemici: i due corvi parlanti Huggin e Munnin (Pensiero e Memoria) i lupi Geri e Freki (Affamato e Divoratore) ed a Sleipnir, il cavallo ad otto zampe (l’otto è il numero più vicino alla perfezione che è il nove, come sono nove i mondi che si diramano da Yggdrasil, il frassino che regge l’universo) che porta incise sui denti le Rune.
Proprio dal dio ricevevano protezione e forza, era Odino stesso ad inviare il furor e una volta morti sarebbero giunti nel paradiso degli eroi, il Walhalla , dove si addestravano accanto agli dei in attesa dell’ultima battaglia alla fine del mondo, il Ragnarok.
Wotan deriva dalla radice indoeuropea WAT, cioè furore guerresco ispirato, che oltre all’interpretazione di spietatezza e ferocia che usarono i cristiani per condannare queste pratiche, rappresenta una vera e propria rappresentazione dello spirito che si manifesta in tutta la sua potenza nel limitato corpo, veicolo temporale e che può quindi venirne trasformato.
Proprio di questo furore guerresco  questi guerrieri si avvalevano per combattere.
Un addestramento nelle tecniche sciamaniche infatti permetteva di padroneggiare le tecniche per raggiungere stati di coscienza alterati.
Nello stato di furor i guerrieri divenivano simili alle bestie che li rappresentavano.
Ringhiavano, ululavano, andavano in battaglia incuranti del freddo, della fame, della fatica, delle ferite, sprezzanti della morte che anzi sfidavano e cercavano in battaglia come lasciapassare sicuro verso il Walahalla, il paradiso degli eroi.
In preda alla furia uccidevano chiunque si trovassero davanti.
Si dice che potessero combattere mentre il corpo era addormentato nella tenda (viaggi con il corpo astrale o energetico, peculiarità dello sciamano) e che potessero morire a causa della furia ribollente che innalzava oltre misura la loro temperatura corporea e li consumava dall’interno se non veniva placata.
Lo stato di furia dei berserker era chiamato “berserkergang” e si manifestava prima con una sensazione di freddo e tremori in seguito la temperatura si innalzava tantissimo e il guerriero uccideva e distruggeva indiscriminatamente (si dice me mordessero gli scudi) in seguito alla furia per alcuni giorni il guerriero cadeva in uno stato di torpore e depressione, tanto da avvalorare l’ipotesi che per aiutare la furia si usassero alcolici e piante psicotrope per riuscire a padroneggiare l’Ond, ovvero una potente energia cosmica.
Secondo il mito era proprio Odino a guidare il guerriero nello stato di furia.
Il rituale che portava alla furia era chiamato hamrammar (mutamento di forma) le cui modalità sembrano essere bevute rituali (bragafull) di una birra molto forte, l’uso di un preparato a base di amanita muscaria (fungo che a forti dosi può essere letale ma che opportunamente preparato funziona come allucinogeno e antidolorifico) ed erbe come la Digitale (che aumenta il battito cardiaco e l’adrenalina) e dei rituali di gruppo in cui si ricorreva a danze e canti fino allo sfinimento per raggiungere l’estasi. Il resto era affidato al dio, che come ho già detto, proteggeva il guerriero sciamano.
Alcune teorie moderne sui guerrieri totemici valgono la pena di essere esposte.
Secondo alcuni studiosi i berserker (ed affini) erano persone che già presentavano turbe psicologiche dalla nascita, forse malattie mentali congenite, dato che le cariche dei Guerrieri Sciamanici erano ereditarie.
La magia Empatica , ovvero una forte autosuggestione collettiva dovuto al fanatismo religioso potrebbe essere una causa delle peculiarità di questi guerrieri assieme ad un duro addestramento sin dall’infanzia che trasformava uomini in folli macchine per uccidere segnandone profondamente il corpo e la mente.
Le malattie che secondo alcuni potevano essere la causa, sono l’isteria e l’epilessia o la malattia di Paget che a causa di uno sviluppo abnorme delle ossa del teschio crea una pressione sul cervello che potrebbe essere la causa della rabbia del guerriero, infatti nella saga di Egil si parla di teste grosse e sgradevoli.
Le caste si distinguevano tra di loro oltre che per l’animale per il modo di combattere.
I berserker combattevano da soli mentre Uomini-Lupi e Uomini-Cinghiali usavano la forza del branco.
Su piastra in bronzo rinvenuta a Torslunda in Svezia, si riconosce un Guerriero Ulfedhnar con le proprie armi di appartenenza lancia e spada corta, il loro giaco di pelle era detto Vargstakkar.
Gli svinfylking combattevano in una particolar e formazione a cuneo dove i migliori due combattenti d’ascia “Rani” (musi) stavano alla punta.

La furia indoeuropea
Come già detto anche tra i Celti il furor era molto comune, ma il “furor teutonicus” era diverso da quello “gallicus”.Mentre per il germanico la forza deriva dal contratto con il dio, per i celti il furor era il risultato di un desiderio esasperato di apparire un superuomo agli occhi altrui.
Il celta si propiziava certo le divinità ma desiderava solo gloria e ammirazione, che nella società celtica avevano come conseguenza l’ elevazione sociale.
Gli esempi noi mancano: Cuchulain si abbandonava a spericolate contorsioni sul carro, mentre l’occhio sinistro si chiudeva, il destro si allargava a dismisura, proprio come Odino che aveva dato un occhio per bere alla fonte della conoscenza.
La parziale cecità è una condizione privilegiata, possiamo citare le figura classica dell’Aedo greco, a cui si diceva che le Muse in cambio del talento togliessero la vista. In realtà una persona “cieca” significa solo una che non si ferma alle apparenze e filtra il mondo attraverso la sua interiorità.
Inoltre non sembra un caso che l’occhio mancante di Wotan fosse il destro: infatti gli occhio sono connessi all’emisfero opposto.
Accecare l’occhio destro significa diminuire la percezione dell’emisfero sinistro, logico, razionale e “materiale” e amplificare il raggio del destro, più intuitivo ed empatico.


Sarebbe importante anche parlare del Flynja, ma intendvo farlo più avanti, è un argomento ancora molto discusso e difficile. Una , secondo me, delle migliori interpretazioni è stata tradotta pe rnoi da una mia cara amica Nike Brianna che ha usato testi decisamente attendibili : “Hedge Rider” di Eric De Vries e “Wyrdwalking” di Raven Kaldera. Trovate l'articolo qui Fylgja, Fetch e Kinfylgja



ᛞ . ᛖ . ᛚ

Il decimo incantesimo parla di "streghe" ovvero nemici, che "volano in aria" (forma astrale), e di come combatterle, confonderle e privarle dei loro sensi e della forma che possono assumere. Non è un compito facile! Tuttavia, Dagaz è certamente una delle rune da usare. Come si è visto è una runa speciale per l'opposizione a qualsiasi cosa, e agisce velocemente. Mutarforma e la usare  la stregoneria è indicato in combinazione con questa magia. Pertanto il regno da cui attingere il potere Dagaz, per contrarre queste azioni è Mulspelheim. Le due rune che accompagnano Dagaz sono Ehwaz, per confondere le loro forme, e Laguz per confondere i loro sensi. Tutto ciò deve essere interpretato in termini di attacco astrale, con l'ausilio della forma di un animale. Questo potrebbe essere un evento raro, ma queste tre rune sono un indispensabile aiuto per combatterlo.


Non da meno potrebbe essere utile una combinazione, ancora una volta conle Flærdgstarf, doghe dell inganno composta da Helgalaz, Nautiz e Turisaz. Dove Turisaz usata per tre volte prima di ogni runa ne inverte il potere. Queste rune sono usate per cambiare  le cose, comunque esse siano, anche quando un cambiamento potrebbe portare alla morte.
ᚻ ᚾ 
Anche le rune SIG , erano rune che davano maggiore abilità, mirata al successo, delle proprie azioni, Attraverso queste rune si invocava il dio Thor due volte, con antiche invocazioni tradizionali. Venivano tracciate sui vestiti , guanti, sull'elsa, sulla tromba di guerra e altri oggetti

Fonti :
bifrost.it
Northrn Mysteries a Magick - Freya Aswynn
Hávamál. La voce di Odino, Il testo sacro degli antichi vichinghi - Diana edizioni.
Scritti Raven Kaldera
www.bluedragon.it
it.wikipedia.org/wiki/Berserker_(vichingo)
www.laviadelnord.net
Cristophe Levalois – Il simbolismo del Lupo
Christian Sighinolfi – I Guerrieri lupo nell’Europa Arcaica
Franco Cuomo – Gli Ordini Cavallereschi
F. Codino – Introduzione ad Omero
Tradizioni Nordiche - Pennick
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mercoledì 10 agosto 2016

⚳OMBRE DI MAGIA☾ || UNA POZIONE COCCOLA

Come preannunciato ho deciso di tenere anche qui la rubrica Ombre di Magia, che da più di un mese posto sul mio canale Youtube e a mercoledì alterni vi propone un incantesimo.
Quando non è il mio turno di mettere un video, e tocca al mio fido compagno di viaggio Shiva del Serpente Bianco, quello stesso mercoledì, troverete qui un incantesimo, che per diversi motivi non mi era possibile proporre in video.

Per tutti i video passati quei ce la mia playlist, che contiene anche i video di Shiva.
⚳OMBRE DI MAGIA☾ il libro delle ombre

UNA POZIONE COCCOLA
Questo è un rimedio di Freyja che lenisce l'anima dopo una settimana frenetica.
Mescolare i seguenti olii essenziali per creare un olio adatto a questo scopo.

  • 2 gocce di cedro
  • 2 gocce di legno di sandalo
  • 2 gocce di Ylang Ylang
  • 2 gocce di lavanda
Alzare la mano esponendo l'olio su una candela dedicata a Freyja:
Un venerdì  di luna luna recitare:

Freyja eterna e saggia
ammi la tua forza a me ora
come io respiro, sei viva in me per questa notte

Strofinare una goccia di questo olio cosi ottenuto su : polsi, lobi delle orecchie,  gola e dietro le ginocchia.
Come l'olio vi circonda con il suo profumo caldo, così sarete riempiti di forza.



Prossimo incantesimo Video mercoledì 17 Agosto
Prossimo incantesimo qui 24 Agosto

lunedì 1 agosto 2016

18 Incantesimi Runici - Ljóðatal || #9

Ljóðatal || Dissertazione sui canti magici
CLIV.
154. Þat kann ek it níunda:
Questo conosco per nono,
ef mik nauðr um stendr
se mi trovo in difficoltà
at bjarga fari mínu á floti, 
per salvare la mia nave sui flutti,
vind ek kyrri
il vento io calmo
vági á
sulle onde
ok svæfik allan sæ.
e addormento tutto il mare.





Spesso la nave nelle Kenningar* viene chiamata destriero delle onde e la nave sui flutti è come una kenning per l'uomo. Egli come un mare più o meno vasto, fatto di sensazioni, sentimenti, tendenze... C'è qualcosa che veleggia in questo mare. Alcuni la chiamano, Anima, altri personalità, ma può essere rappresentata dalla nave. Con questa premessa il senso del canto si chiarisce da sè. Di fronte alle tempeste nel mare dell'anima, che possono nascere anche negli asceti, perche il mare è fatto anche di tempeste, chi con giusto e intenso raccoglimento si cimenta, sfodera la calma suprema e come nave dominatrice delle onde va fiero e sereno.
Da mettere in relazione anche con Eihwaz ᛇ, la runa del Tasso, albero sempreverde dal legno duro e dai frutti velenosi. Provvisto di proprietà apotropaiche viene usato per costruire gli archi. Arntz, riporta: Vor den eiben kann kein Zauber bleiben - Di fronte ai Tassi non può reggere nessuna magia. Inoltre, Daß sich vor der Eibe auch das stürmische Meer ducken muß, sprich Westeremdem B ʐweimal aus - Che di fronte al Tasso anche il Mare tempestoso deve piegarsi, si esprime due volte Westeremden B**

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Note di approfondimento:
*Kenningar: In letteratura, e in particolare nella letteratura medioevale norrena, una kenning (plurale: kenningar) è una frase/parola poetica che sostituisce, rimpiazzandolo con una perifrasi, il nome di una persona o di una cosa.
Per approfondire :SKÁLDSKAPÁRMAL DISCORSO SULL'ARTE SCALDICA

**Il Westeremden detto "yew-stick"è un bastone di tasso Teinar trovato a Westeremden B in Groninga provincia Olandese nel 1917. Essa porta una vecchia iscrizione runica Frisona, datata la seconda metà del 8 ° secolo. Con un totale di 41 lettere, questo è la più lunga delle iscrizioni runiche Frisone esistenti. L'iscrizione è divisa in tre linee, come segue:


Rune con forme non familiari o valori incerti sono i seguenti:
 Un Spiegelrune (rune criptate) di ᛒ, simile a una variante di ᛥ stan , traslitterato come B di seguito
Un Spiegelrune di ᛈ, simile ad una variante di ᛥ stan , traslitterato come P sotto
, Come più giovane Futhark Kaun , traslitterato come K di seguito

ᚳ (come anglosassone CEN , si verificano tre volte); esso rappresenta evidentemente una vocale, probabilmente æ , sostituendo assente ᚫ AESC
ᛅ (come Fuþark recente ar ), traslitterato come A seguito
ᚴ, un "bookhand- s ", traslitterato come S seguito
ᚿ, come un corto ramoscello n , probabilmente per ᚾ n
con queste decisioni, la traslitterazione può essere:
ophæmujiBAdaæmluþ:
wimœBæhþuSA
iwioKuPdunale:
Le interpretazioni che ne conseguono sono:
Seebold (1990) legge (traslitterazione g per j , v per B , ë per A , ô per œ ):
ophæmu givëda amluþ: iwi ok upduna (a) Le wimôv AEH þusë
Looijenga (1997) si legge:
op hæmu jibada æmluþ: iwi ok fino Duna (a) Le wimœd AEH þusa
Questa lettura dà luogo ad un'interpretazione :
"fortuna ( amluþ ) rimane ( gibada ) a casa ( op hæmu ) e ( OK ) al tasso ( IWI ) può crescere ( ale ) sulla collina ( fino Duna ); Wimœd ha ( AEH ) questo ( þusa ). "
o parafrasato più liberamente,
"Alla fattoria rimane fortuna, può crescere 
anche in prossimità del tasso sul TERP , Wimœd possiede questo."

In un suggerimento controverso che risale al 1937, la sequenza æmluþ è stat  interpretata come un riferimento a Amleth ( "Amleto").  L'iscrizione la cui associazione ha portato a proposte speculative, è qui interpretata come
ophamu gistadda amluþ: iwim ost ah þukn iwi os Ust dukale
"Amluth took his (fighting) position on the high place. Before his yews the waves cowered. 
May the waves cower before this yew."
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ᛃ ᛫ ᚫ ᛫ ᚱ
Il nono incantesimo ci mostra come controllare i venti in mare e come e quando evitare un naufragio.
Ovvaimente tutto l'intero concetto può essere interpretato letteralmente o come metafora per spiegare situazioni di pericolo in cui si necessita di una sferzata per cambiare le sorti.
Anche qui  è possibile chiamare il potere di Asgard usando la runa Gebo nel centro. Ansuz rappresenta l'aspetto di Odino come un dio del vento, e Raido garantisce un viaggio di ritorno sicuro

 Come detto in precedenza Eihwaz è di notevole importanza se si interpreta il canto come un amuleto protettivo, al fine di superare quelle che potrebbero essere le difficoltà nella vita. Poiche tutte le parole di uso navale qui possono essere Kenningar

Fonti :
Amsterdamer Beiträge Zur Älteren Germanistik, Volume 49
bifrost.it
Northrn Mysteries a Magick - Freya Aswynn
Hávamál. La voce di Odino, Il testo sacro degli antichi vichinghi - Diana edizioni.
Scritti Raven Kaldera
NON COPIARE SENZA AUTORIZZAZIONE E SENZA CITARE LA FONTE!

La prossima settimana sono in ferie, se riesco programmo il post
 per il prossimo lunedi altrimenti
 ci vediamo il 15 con questa analisi dell Havamal

lunedì 25 luglio 2016

18 Incantesimi Runici - Ljóðatal || #8

Ljóðatal || Dissertazione sui canti magici
CLIII.
153 Þat kann ek it átta, 
Questo conosco per ottavo,
er ǫllum er
che per tutti
nytsamligt at nema:
è da cogliere con profitto:
hvars hatr vex
dovunque sorge l'odio
með hildings sonum
tra i figli del sovrano.
þat má ek bæta brátt.
questo subito io posso acquietare.

Come figli d'un guerriero si può anche intendere, militi al servizio di un signore, foss'anche un'idea. E non c'è luogo al mondo, per molti, più fecondo per il proprio cammino interiore, che una schiera composta da uomini forti e decisi, fieri e sinceri, che spesso si scontrano pure tra loro, ma compatti nello spirito. La bellezza dell'essere non è rinchiusa nel templi o per forza nella solitudine. Le vie sono infinite e non è detto che una sia migliore dell'altra, ma di certo amarene ad una compagine aiuta tanti che, da soli, potrebbero scambiare per la verità assoluta una loro fisima. E la comunità, il cameratismo, servono a questo, al confronto, perchè solo così possiamo misurare no stessi e quello in cui crediamo. Ma aprirsi non significa trascurare, in certi momenti propizi, il ritiro su un alto monte a contemplare nel silenzio il cielo puro delle altezze. Ogni cosa a suo tempo.
Quando l'odio cresce tra le schiere, è segno che qualcosa va chiarito. Oramai non siamo più nell'epoca in cui ci si ritrova sempre  e comunque in comunità di destino, in cui alla base c'è sempre una comune vocazione, come nelle antiche corporazioni. Spesso l'odio sgorga nel momento in cui divine chiaro che niente  di profondo camerata, una comunità, ma son solo modi di apparire esterni, letti erroneamente. Ma in molti casi invece, è dolo questione di immaturità, per cui la mediazione, alla ricerca delle note di questo canto è salutare per la comitiva intera ed ogni suo singolo appartenete. *


ᚷ ᛫ᛗ ᛫ᚹ
L'ottavo incantesimo, conferisce una abilità per portare una riconciliazione.
Gebo aiuta a incanalare il potere di Asgard, il reame di saggezza e intelletto. Mannaz e Wunjo in combinazione, entrambe sono associate con l'idea che le persone come esseri individuali fanno anche parte di una comunità sociale.


ᚹ᛫ ᛋ᛫ᛦ

A questo lavoro si potrebbero aggiungere anche le Gamanrunar, le rune della Gioia, di per se questa è anche una combinazione antidepressiva, ma insieme aiutano anche a fare chiarezza sulle situazioni come null'altro!

Fonti :
bifrost.it
Northrn Mysteries a Magick - Freya Aswynn
Hávamál. La voce di Odino, Il testo sacro degli antichi vichinghi - Diana edizioni.
Scritti Raven Kaldera
NON COPIARE SENZA AUTORIZZAZIONE E SENZA CITARE LA FONTE!


* Ho un piccolo commento da fare su questo canto, che capita in un momento davvero propizio. E' molto poetico, par quasi un invito a trovare una soluzione, ma per quello che sò io ad oggi è pressoché impossibile. La comunità pagana è frammentata da faide di ogni tipo anche tra le persone che appartenendo a una stessa tradizione, che dovrebbero essere coese ed aiutarsi, tutto è puramente   fonte si raggiro, sfruttamento e denaro. Ciò mi rende molto fiera di non aver guadagnato un euro con quello che studio dall'inizio ad oggi, e nel divulgare per amore della conoscenza dello scambio, dell'imparare. Nel vivere secondo la "Voce di Odino" al meglio che posso, anche quando magari  le mie conoscenze non sono così ampie.
Molti che percorrono la via norrena dovrebbero leggere questo canto più e più volte, per tornare indietro, per cambiare, per rendersi conto di quanto la strada che hanno scelto di percorrere sia arida e sterile, in realtà. So che non succederà, so che un teatrino di guerra, falsità e persone che non sanno dove stare continuerà, ma ringrazio questa sera l'All Father, per avermi mostrato questa possibilità, per avermi insegnato la regola con cui vivere.

martedì 19 luglio 2016

Radici: Sulle tracce delle rune e degli dei

C'è una cosa di cui voglio parlarvi da un po di tempo, che forse in un certo qual modo risponde alla domanda, di come una ragazza di Torino, italiana di nascita e di discendenza di sangue possa definirsi una "figlia di Odino" o comunque legata alla mitologia Norrena.
Le premesse da fare sarebbero tante così come le probabili risposte, che parlano di antenati ancestrali, di cui non ho conferma, o del passaggio di queste culture anche nella nostra patria. Tuttavia le uniche vere argomentazioni che ho in merito sono sul piano spirituale, ma io abito nella città che ha un forte simbolo di cui presto vi parlerò dopo alcune premesse.



Sotto un punto di vista storico, nei documenti medievali scritti in latino i popoli che abitavano l’Europa settentrionale (Svedesi, Norvegesi, Danesi) venivano chiamati Nordmanni («uomini del Nord»); nei documenti redatti nelle lingue nordiche, per esempio in inglese, quegli stessi popoli venivano invece chiamati Viking (da vik «baia», o forse da vig «battaglia»). In realtà con il termine Vichinghi si fa spesso riferimento alla fase più antica della storia e della civiltà dei popoli del Nord, quando queste popolazioni risiedevano nelle fredde terre della Scandinavia, dalle quali si spinsero poi in esplorazione verso est, ovest, sud e nord dell’Europa. L’espressione Vichinghi, inoltre, rimanda esplicitamente alle attività di saccheggio e pirateria caratteristiche del periodo più remoto della storia di queste popolazioni (fine 8° secolo), quando esse terrorizzavano con i loro sbarchi improvvisi gli abitanti delle coste dell’Inghilterra, della Scozia e della Francia.

Le prime infiltrazioni dei popoli scandinavi alla fine del VIII sec. Danesi e norvegesi (vichinghi) verso ovest (Islanda, Inghilterra e Francia) e sud-ovest (mediterraneo); svedesi (varieghi) verso sud-est fino al mar Nero. Incursioni in Gran Bretagna e Francia. Il feudo presso Rouen ed il Ducato di Normandia. Guglielmo il Conquistatore da Duca di Normandia a Re d’Inghilterra. Insediamenti nell’Italia meridionale, Roberto il Guiscardo. La conquista della Sicilia ed il regno normanno. Ruggero I, gran conte di Sicilia. Ruggero II, re di Sicilia, del ducato di Puglia e del principato di Capua. Guglielmo I il Malo. Guglielmo II il Buono. Tancredi, Costanza d’Altavilla e Guglielmo III.
......
Avventurieri normanni erano già comparsi, nel IX sec., nel mediterraneo senza aver lasciato tracce durevoli, mentre, all’inizio dell’XI sec., si registra l’arrivo e lo stanziamento, nel meridione d’Italia, di gente normanna che ne avrebbe segnato, per lungo tempo, le vicende storiche. Il processo migratorio verso il sud prende avvio sulle orme di pellegrini che, dalla basilica di Mont Saint-Michel si recavano, dopo aver sostato, a metà del percorso, in quella di Novalesa in Piemonte....

La pietra del Pian dei Morti a Coassolo, Piemonte,
con iscrizioni runiche e ogamiche.
s
han-newspaper.com

In oltre, è possibile qui e la in Piemonte trovare trace di siti megalitici e anche iscrizioni, runiche e ogamiche o una variante di queste (rune longobarde).
Non solo, esistono pietre runiche che parlano del nostro paese ovvero le:  Le pietre runiche d'Italia. Sono tre o quattro pietre runiche variaghe risalenti all'XI secolo che ci parlano dei guerrieri che perirono in Langbarðaland ("Terra dei Longobardi"), il nome in antico norreno dell'Italia meridionale,
 su Rundata si specifica, erroneamente, la Lombardia, confondendo la Lombardia/Longobardia Maior con la Lombardia/Longobardia Minor.
Le pietre runiche sono incise in antico norreno con l'alfabeto runico e due di queste rimangono nell'Uppland mentre uno o due si trovano nel Södermanland.

Se queste fanno più chiaro riferimento al sud d'italia, tuttavia non possiamo non sottolineare l'influsso che i Logobardi abbiano avuto nell'Italia del nord e non solo.
I Longobardi furono una popolazione germanica, protagonista tra il II e il VI secolo di una lunga migrazione che la portò dal basso corso dell'Elba fino all'Italia. Entrati a contatto con il mondo bizantino e la politica dell'area mediterranea, nel 568, guidati da Alboino, si insediarono in Italia, dove diedero vita a un regno indipendente che estese progressivamente il proprio dominio sulla massima parte del territorio italiano continentale e peninsulare. Il dominio longobardo fu articolato in numerosi ducati, che godevano di una marcata autonomia. 
Nei primi anni successivi alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente il Piemonte passò sotto il controllo delle popolazioni germaniche. Nel 568, arrivò una nuova popolazione germanica, i Longobardi: le città bizantine del Piemonte si arresero senza opporre resistenza, e alcuni dei nuovi padroni longobardi stanziatisi in Italia settentrionale salirono a capo del nuovo regno con capitale a Pavia: tra essi, significativa per il Piemonte è la figura di Agilulfo, tra i primi duchi di Torino.
A questo periodo risalgono la suddivisione del territorio in ducati, quali quelli longobardi di Torino, Asti, Ivrea e San Giulio, l.
La posizione strategica del Piemonte era ben chiara nel Medioevo, quando Carlo Magno comprese la necessità d'impossessarsi della regione per conquistare il regno longobardo di Desiderio. La battaglia che si svolse presso la Chiusa di San Michele (santo al quale i Longobardi si sentivano particolarmente, nel quale trovavano attributi e caratteristiche del pagano Wodan, considerato dai popoli germanici dio supremo, dio della guerra, psicopompo, protettore di eroi e guerrieri); Li vennero sconfitti i longobardi.

Le tracce lasciate da questi popoli vivono ancora, scandinavi e longobardi, e anche se è molto difficile trovare fonti per fornirvi esempio (oltre a quello dell' immagine sopra dove: La pietra incisa di Coassolo. La similitudine con altre incisioni rinvenute in Irlanda suggerisce che questa possa riferirsi ad un culto pre-cristiano praticato in zona. Il simbolo inciso sulla pietra. Il disegno riporta segni dell'alfabeto ogamico e o Runico. La scritta che appare a fianco del simbolo. I segni sembrano identificabili con le rune. Si distinguono ad esempio le rune "Tyr" e "Othilaz").
Vi sono ritrovamenti in tutto il Piemonte molto suggestivi come questa Necriopoli.


Mentre esempi piu generici in tutta italia sono:
La zona del santuario di Monte sant’Angelo vide molti degli antichi visitatori lasciare segni a
testimonianza del loro passaggio, la maggior parte senza alcun significato particolare, magari scarabocchi o l’incisione del proprio nome. Ma quattro epigrafi appaiono scritte in caratteri molto diversi dall'alfabeto tradizionale greco o latino: si tratta di caratteri runici, i primi in Italia.

Il Leone del Pireo è una delle quattro statue di leoni presenti all'esterno dell'Arsenale di Venezia, simboli di San Marco, santo patrono della città.
La statua originariamente si trovava al Pireo, l'antico porto di Atene. Fu portata a Venezia come bottino, dal comandante navale Francesco Morosini nel 1687, durante le guerre della Lega Santa contro l'Impero Ottomano, quando i veneziani assediarono Atene.
La statua, di marmo bianco, alta circa 3 metri, è particolarmente conosciuta per una singolare manomissione avvenuta intorno alla seconda metà dell'XI secolo, a opera di alcuni scandinavi che incisero due lunghe iscrizioni runiche sulle spalle e sui fianchi del leone. Le rune sono incise seguendo la forma di un elaborato lindworm (dragone), motivo ricorrente in altre pietre runiche che si trovano in Scandinavia.

Gli incisori erano quasi certamente Variaghi, guerrieri scandinavi al servizio dell'Impero Bizantino che erano stati inviati in Grecia a reprimere una rivolta della popolazione locale. 
Le iscrizioni non vennero identificate come rune sino alla fine del XVIII secolo quando furono notate dal diplomatico svedese Johan David Åkerblad. Furono trascritte e tradotte per la prima volta nella metà del XIX secolo da Carl Christian Rafn, segretario della Kongelige Nordiske Oldskrift-Selskab (Società Reale degli Antiquari Nordici). Le iscrizioni sono state erose dalle intemperie e dall'inquinamento atmosferico, che hanno reso difficilmente leggibili alcuni dei suoi caratteri. Le lacune nel testo sono stati pertanto colmate dagli interpreti mediante inferenze sul loro significato, basandosi su quelli rimasti leggibili.
Seguono le due iscrizioni e la traduzione di Rafn (le lettere leggibili sono in grassetto, le altre sono state ricostruite):
Lato destro del leone:
Asmund incise queste rune con Asgeir e Thorleif, Thord e Ivar, su richiesta di Harold l'Alto, nonostante i greci lo vietino.
Lato sinistro del leone:
Hakon con Ulf e Asmund e Örn conquistarono questo porto. Questi uomini e Harold l'Alto imposero una forte tassa a causa della rivolta dei greci. Dalk è tenuto prigioniero in terre lontane. Egil è andato in missione con Ragnar in Romania e in Armenia.

La ricerca è interminabile e aimè assai difficile, poiché sono le documentazioni inerti in particolare alla mia zona,sono pressoché impossibili da trovare. Ma c'è una statua in quel di Torino,l a cui origine palesemente non corrisponde a ciò che i documenti che ho trovato riportano, un guerriero palesemente a me molto familiare è stato trasposto nella figura di Umberto I in veste di rix gallico, che di celtico ha ben poco.Ne parlerò la prossima volta. 
Oggi volevo solo render noto che ciò che appare molto lontano e distante dalla nostra cultura, in vero non lo è. L'opera di dispersione ha fatto si che noi perdessimo quelle che potrebbero essere le nostre origini, anche una discendenza di sangue, che ci sembra sempre improbabile, relegandole solo ai culti pre-cristiani più diffusi in Italia, come quello Romano o il presunto culto di Diana.
Vi sono stati così tanti passaggi, così tanti popoli che hanno sparso sangue e culti sulla nostra terra che varrebbe la pena, dovrebbe essere nostro diritto poterne risalire.
Provate voi a fare una ricerca in merito al passaggio di Vichinghi e Longobardi in Italia, cercate le tracce che possono essere rimaste e capirete perche questo articolo appare comunque inconcludente e povero di testimonianze. E nel caso abbiate informazioni, vi prego di rendermene partecipe.