giovedì 14 giugno 2018

Torbjörg la Veggente

A quel tempo vi era una grande carestia in Groenlandia; gli uomini, che erano partiti per la caccia, avevano fatto poca preda, e alcuni era non erano tornati indietro. Nella zona c'era una donna di nome Torbjörg: era un Indovina ed era chiamata la "piccola veggente". Aveva avuto nove sorelle, e tutte erano state indovine, ma ella sola era rimasta in vita. D'inverno Torbjörg aveva l'usanza di partecipare ai conviti, e gli uomini, perlopiù, l'invitavano a casa loro, quando erano curiosi di conoscere il loro destino, o il corso dell'anno. Per il fatto che Torkel era l'agricoltore più importante, si riteneva che che spettasse a lui informarsi di quanto avrebbe avuto termine quella cattiva annata, che incombeva su tutti. Torkel invitò a casa l'indovina, e fu bene accolta come p era consuetudine, allorchè si dovevano ricevere donne in tal sorta. Per lei fu preparato un seggio e ci foste un cuscino, in cui dovevano essere contenute delle piume di gallina. Quando la sera, ella giunse insieme con l'uomo che le era stato mandato incontro, era così vestita: indossava un manto blu con un nastro tutto orlato di pietre preziose: aveva il collo perle di vetro, sul capo una cappa nera di pelle di capretto, guarnita con una pelle bianca di gatto. In mano teneva un bastone fornito di manico: il bastone era rivestito di bronzo e il manico era adornato di pietre preziose. La cingeva una cintura, cui stava appeso un grande sacco di pelle, dove essa custodiva e talismani, che le erano necessari, per acquistare le sue conoscenze. Calzava delle rozze scarpe di pelle di vitello con lunghe fibbie grosse bottoni di ottone all'estremità. Nelle mani aveva dei guanti di pelle di gatto, che al suo interno erano bianchi e villosi. Quando fu giunta, parve conveniente agli uomini rivolgerle un deferente saluto, Ella ricambio il saluto, poiché gli uomini di erano piaciuti. Il contadino Torkel la prese per mano e la condusse al suo seggio preparato per lei. Torker la prego di esaminare il bestiame e il gregge e la dimora. Ella diceva poche parole di ogni cosa.
La sera furono disposti dei tavoli: ed ora occorre narrare quali vivande furono imbandite per la veggente. Le fu preparato un budino di latte di capra, e furono presentati i cuori di tutti gli animali che la vivevano. Ella ebbe un cucchiaio di ottone e con un coltello dall'impugnatura con denti di balena, su cui stavano due anelli di rame: sulla punta era spezzato. Quando le mense furono tolte il contadino Torkel andrò da Torbjörg e le chiese che cosa le sembrasse di quello che aveva visto, e che opinione avesse della sua dimora e della natura degli uomini, e se per caso fosse giunta a vedere le cose che le aveva chiesto e gli uomini avevano la massima curiosità di sapere. Ella risposta che non poteva parlare prima del mattino seguente, dopo averci dormito su una notte. E il mattino, fattosi giorno, tutto fu predisposto perché la potesse compiere il suo rito magico. ella chiese di poter avere alcune donne che conoscessero la formula magica necessaria per lo scongiuro e che era chiamata Vardlokur*. Ma quelle donne non si trovavano.
Si cercò per le fattorie per trovare qualcuno che conoscesse la formula. Allora Gudrid dice: -Io non sono nè una maga, nè un'indovina; ma la nutrice Halldis m'insegnò in Islanda la formula, che essa chiamava Vardlokur. Torkel dice : -Tu sei saggia al momento opportuno.- Quella dice: Questo è un rito cui io penso di non poter prestare alcun aiuto perché sono una donna Cristiana.-  Torbjörg dice: -Deve succedere che tu sia di aiuto agli uomini di qui, senza che tu divenga una donna peggiore di prima; ma io mi rivolgerò a Torkel per ottenere tutto quello di cui ho bisogno-.
Allora Torkel prende ad esorta Gudrid, fino a che questa acconsente a fare come gli voleva. Le donne si dispongono in cerchio intorno al seggio in cui stava Torbjörg. Gudrid allora recitò quella formula così bene è così armoniosamente, che a nessuno parve d' aver udito pronunziare una poesia con voce più bella. La veggente, la ringraziò per la formula e disse che aveva attirato lì molti spiriti che ritenevano di aver udito qualcosa di bello, poiche la formula era stata recitata così ben; e aggiunse: - Essi prima volevano piuttosto stare lontani da noi e nessuno voleva più obbedirmi. Ora devo chiedere dinanzi a me molte cose che prima mi erano oscure, e molte altre ancora. Io posso dirti questo, o Torliel: che la cattiva annata non può durare più a lungo di questo inverno, e che, con la Primavera, la stagione deve migliorare. Anche l'epidemia che ha imperversato ora deve tra poco terminare, all'improvviso. E te o Gudrid, ricompenserò per l'aiuto che ci hai fornito, poiché il tuo destino e ora per me molto trasparente. Tu troverai un marito qui in Groenlandia, un uomo che sarà il più nobile di tutti; tuttavia non starai qui a lungo poiché le tue vie si rivolgono verso l'Islanda, e da te derivera una stirpe grande e buona, e sulla tua progenie risplendono i raggi più luminosi di quelli che io possa sopportare. Ora vai in buona salute, o figlia.

Quindi gli uomini andarono dalla veggente, e ciascuno chiese quello che era più curioso di sapere. Di fronte a queste domande ella era ben disposta; soltanto in pochi particolari ella si sbagliò.
Poi fu mandata a chiamare presso un'altra fattoria e vi andò. Allora fu fatto venire Torbjörn, poiché egli non era voluto rimanere a casa, finché un simile essere pagano era presente.
Il tempo migliorò rapidamente, come aveva predetto Torbjörg.
Torbjörn preparo la sua nave e navigo finché non giunse a Bratalid. Eirik lo accolse bene, con cortesia e si rallegrò della sua venuta. Torbjörn si fermo da lui quell'inverno, insieme alla sua schiera, ai marinai che soggiornarono con i contadini. Quindi a primavera Eirik donò a Torbjörn della terra presso Stokkanes  e colà fu costruita una grande fattoria dove egli in seguito dimorò.


IV. Saga di Eirik il Rosso. 
Antiche Saghe islandesi

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