giovedì 21 maggio 2015

Visione dualista o Panteista?

Yeah un altro Post Office... Grazie per tutti i commenti al precedente.
Questa volta la domanda è molto più difficile da affrontare e per questo motivo dopo i miei sproloqui senza senso e confusionari,  da pazza analfabeta che prova a spiegare qualcosa di davvero semplice,  ma difficile. Vi lascio un post stupendo che reputo una punta di diamante del mio Forum, scritto tempo fa da un amica.


Skayler - Post Office


....Ciò che più mi interessa nella pratica pagana e il rapporto con le divinità, il ciclo delle stagioni e quindi il contatto con la natura, e ho un dubbio che nonostante cerchi di colmare con ricerche e quant'altro non mi è del tutto chiaro.
Io ho una visione prettamente dualistica, quindi vedo appunto il divino sotto l'espressione del Dio e della Dea, ma ultimamente sto cercando di avvicinarmi al pantheon greco-romano, perché è quello che più sento affine alla mia personalità. La domanda è come conciliare la visione dualistica con l'adottare un pantheon? So che tutti gli Dei sono un Dio e tutte le Dee una sola Dea, ma a volte questa teoria mi stona un po'...so che magari potrà sembrarti una domanda stupida, ma sono ancora agli inizi e questo è un dubbio che mi tormenta abbastanza, potresti aiutarmi a chiarire? Come è realmente vista la divinità? Non mi è nemmeno molto chiara la questione degli archetipi, insomma se io invoco il Dio Apollo per esempio è come invocare il Dio in generale, o qualche altro Dio? Scusa per il disturbo, spero potrai aiutarmi, te ne sarei infinitamente grato. Spero di essere stato abbastanza chiaro...
-A. 

Cercherò di rispondere meglio di quanto abbia fatto di getto via privata con l'interessato, toccando anche punti ben oltre la domanda ed essendo più generica. Mi scuso se i "puristi" "perfezionisti" (o qualsiasi categoria di cagacazzo, voi facciate parte) troveranno alcuni esempi forzati o addirittura assurdi. Appunto per questo motivo alla fine citerò l'articolo di Elena, io cercherò di essere il più semplice e terra terra possibile, mettendomi nei panni di un neofita che legge e magari si ritrova più confuso di prima. Sappiate che non è facile ed io sto scrivendo all'una di notte.

Iniziamo con dire che la visone dualistica è puramente neopagana e Wiccan, ed è a mio parere, una visone troppo semplicistica della concezione divina, ma purtroppo capisco la difficoltà ad abbandonarla e a comprendere tutto in discorso Dio-Dea, rispetto al pantheon. Cercherò di aiutarvi, spero, ma è per lo più, ve lo dico per esperienza personale, è solamente una questione di cultura e abitudine, di ciò che avete imparato e preso per vero, ciò che avete interiorizzato, rispetto a ciò che magari non sapete.
Ho visto, sopratutto la mia generazione, ma anche gli ultimi di voi che si approcciano a questo cammino, esser continuamente imboccati dalla wicca e dai testi neopagani, i più diffusi e quelli con più facile accesso (nonché portati avanti da seminaristi e co) e questa confusione è il risultato di anni e anni (da Gardner a oggi) di informazioni "errate" o filtrate in modo sbagliato.
Ancora mi chiedo cosa abbia spinto ai tempi, gli illustri precursori del neopaganesimo, a decidere deliberatamente cosa portare e cosa nò dal paganesimo. Se per alcuni versi, alcune cose le capisco, come per esempio tutta la parte di pratica oscura (un esempio banale, la Luna Nera) altre cose meno e questa è una di quelle che proprio non capisco, poiché ha influenzato me per prima, per molto tempo. La spiegazione unica e plausibile che mi dò e l'aver voluto rendere semplice la comprensione di una realtà diversa da quella a cui si era abituati, dopo le persecuzioni delle streghe e che volessero eliminare del tutto figure mitologiche simili a personaggi delle fiabe, come potevano forse, sembrare gli Dei per rendere tutto più legittimo, ma non so... In ogni caso, è andata così, non voglio sindacare nulla, ne screditare la Wicca, poiché se mi seguite, sapete che arrivo anche io da lì.
Pertanto, anche per me è stato difficile abbandonare l'idea della dualità divina e il concetto che negli anni si era insinuato dentro di me ovvero: « tutti gli dei sono un Dio e tutte le dee sono una Dea » 
Sono forse stata fortunata, perche ho abbandonato questo "falso" concetto, attraverso l'esperienza di una divinità patrona e il lavoro con essa. Lavorare con una divinità specifica ti fa capire quanto parlare genericamente di Dio e Dea voglia dire poco, è come fermarsi alla superficie, è far perdere la parte più succosa della nostra vita!
In oltre, parlare di dualità e di « tutti gli dei sono un Dio e tutte le dee sono una Dea »  esclude automaticamente il lavoro con un pantheon specifico. Potrei addirittura, quasi azzardarmi a dire che è quasi parlare di due religiosità diverse. Insomma per fare il primo esempio, è come parlare di Grande Spirito per gli sciamani e di Divinità per i pagani.

Nel paganesimo parlare di divinità patrone, o comunque di divinità specifiche che compongono un Pantheon, equivale a parlare esattamente di quella divinità specifica e non di un archetipo funzionale a tutte quelle racchiudibili sotto un genere, sia questo maschio, femmina (come appunto nel neopaganesiomo con il Dio e la Dea) o sia più specifico con forze/poteri/domini ( come: amore, guerra, inferi, bellezza ecc...)
Quindi possiamo dire che nella visone panteistica, anche la realtà dell'archetipo diventa meramente superficiale; per definizione:
"Archetipo deriva dal greco archè - governo, principio e tupos - primitivo, originario. Gli archetipi sono dei principi primitivi che vanno al di là delle culture, dei simboli, sono delle forme senza contenuto. 
Gli archetipi sono più che simboli: sono l'essenza che dà vita al simbolo e sono la potenza che permette al simbolo di esistere nel tempo. Gli archetipi si manifestano in ogni cultura, prendendo voce nei miti, nelle favole, nelle leggende che racchiudono in sé i principali temi dell'uomo dall'origine dei tempi. I sogni ci permettono di entrare in contatto con gli archetipi: se sappiamo leggerli ci aiutano nel processo di costruzione di una coscienza individuale. Ma anche le emozioni, con la loro espressione, ci mostrano un aspetto più superficiale degli archetipi. "
Questo già potrebbe bastarci a capire, poiché si  evidenzia come questo concetto racchiuda un insieme di elementi e non qualcosa di specifico. Si parla di un "idea" che prende forma, e assume potere grazie all'idea umana, non a una realtà a se stante, indipendente dall'uomo.
In parole povere e spicciole, sarebbe come dire che attraverso l'archetipo esiste una Divinità, quindi attraverso noi che creiamo l'archetipo Ella esiste, altrimenti no. Questo è un disocrono che può essere fatto da una persona non credente... e non è il nostro caso.
Tuttavia, il neopaganesimo ci insegna che i pantheon non sono altro che archetipi di un unico spirito divino, appunto espresso al massimo nella dualità Dio e Dea. Da questa figura unica (inteso come solo questa) e doppia, otteniamo gli archetipi, definiti come forze/poteri/domini Divini e quindi  per deduzione i vari Dei dell'amore, della guerra, della bellezza, degli inferi, ecc...
E' come se queste caratteristiche che definiscono la divinità in poco, fossero solo le sfaccettature dello stesso diamante e ancora, da questo ne deduciamo che pregare un Dio equivale a pregare una totalità di archetipi divini; fate attenzione, archetipi divini, non Divinità a se stanti. Equivale quindi a pregare e venerare un energia, non un qualcosa che vive indipendentemente da noi su qualche piano dell'esistenza.
In questo modo, in oltre, si raggruppano tutte le divinità, di qualsiasi cultura, sotto una stessa dicitura, il che è sbagliato, anche se forse voi ancora non lo vedete.
Per farvi un esempio un po' forzato, sarebbe come dire che le donne umane sono tutte uguali, senza nessuna specificità e ancora se si guarda all'archetipo femminile, ogni femmina è uguale, invece sappiamo bene che non è così. Io non sono uguale a voi, al mondo esistono le specie, animali, vegetali, esseri umani che a loro volta si distinguono in razze, etnie, culture e lingue diverse, ed è inconcepibile dire che io sono uguale a una donna che vive in Africa, si lo siamo, ma solo superficialmente, solo perché siamo entrambe donne. Se parliamo di caratteristiche specifiche di una persona, anche qui possiamo evidenziare ulteriori differenze sostanziali, se io sono un artista perché creo statue, non sono uguale a un artista che suona e compone musica, capite?
A chi di voi farebbe piacere essere considerato solo superficialmente?
Quindi, per quale motivo dovrebbe essere così per gli Dei? Gli Dei! Ciò che noi consideriamo quanto di piu  superiore esista. Perché ridurlo a una visione semplice?
Quando voi fate magia, non usate erbe e pietre a caso, le scegliete nello specifico, più conoscete un ingrediente meglio lo potete utilizzare, questi sono strumenti che una strega usa, perché mai allora se non buttiamo erbe a caso in un calderone, dobbiamo riferirci alle Divinità in modo casuale?
Io, data la mia esperienza, non mi sognerei mai di pensare che parlando con Odino mi stia riferendo automaticamente a tutti gli dei maschili di tutti i pantheon e purtroppo questo è l'altro grave errore in cui si incorre attraverso la dualità.
In oltre, Odino che figura anche come padre degli Dei, non è comunque uguale a un Dio come Zeus, anch'esso padre degli Dei. Sarebbe come dire (esempio forzato) che mio padre è come vostro padre, se parlo ad un padre generico, può ascoltarmi il vostro come il mio, poco importa, ma questo non accadrebbe mai.
Eliminare la specificità delle divinità equivale a eliminare la divinità stessa.
Capisco che sia difficile da capire per chi non ha esperienza diretta con una divinità, perché questo aiuta molto a capire la loro unicità, così come esattamente la conoscevano gli antichi prima del neopaganesimo; ma nella visone pagana panteistica, pregare e invocare una specifica divinità vuol dire esattamente pregare quella divinità, che esiste cosmologicamente in qualche piano dell'esistenza, con le sue caratteristiche specifiche e con il suo linguaggio.
Ed è importante conoscere queste caratteristiche e questo linguaggio, perché non si può parlare lingue differenti, o fare esperienze approssimative o a casaccio, guidati dalla nostra curiosità.
Qui sia apre un altro problema, il mischiare divinità di pantheon diversi. 

Alcuni, ormai lo vedo di frequente, lo fanno abitualmente con un alzata di spalle definendosi eclettici. Essere Eclettico non vuol dire niente! Questo è un altro errore "del libero arbitrio neopagano". Non si può essere qualsiasi cosa si voglia solo perché ci piace, non si può adottare una divinità solo perché ci affascina.
Si, se volete siete liberi di farlo, gli unici a perderci siete voi, perché il vostro lavoro sarà un estenuante ricerca, una fatica immane nel adattare linguaggi diversi, o l'errore di adottarne uno proprio pensando che basti, con nessun vero risultato.
Non dico questo da maestrina, lo dico per esperienza. Una divinità non è un famiglio e come ho già detto ampiamente, è unica e specifica. Non rispettare questa unicità equivale a non rispettare la Divinità.
Fare offerte ad un altare dove presenziano Dei di diversi pantheon, è se ci pensate, sciocco. Come potete credere che Cernunnos e Freya si possano trovare l'uno ad accettare l'offerta dell'altro, l'uno nel modo di pregare dell'altro, l'uno le credenze della tradizione dell'altro.
Sono concetti semplici, pensateci, riflettete. Capirete!
Questa che potrebbe sembrare una sottile differenza tra pantheon che si assomigliano, resta comunque un enorme differenza specifica.
Sappiamo tutti che esistono Dei simili in culture diverse, ma se gli analizzate ognuno nello specifico, la loro essenza non può essere minimizzata ad un unico aspetto. Come dicevo prima, Odino e Zeus sono entrambi padri degli Dei, ma a parte questo appellativo, in comune non hanno niente.
A cosa servirebbero libri scritti e culture tramandate, se tutto potesse essere una accozzaglia di similitudini?
Ripeto, capisco la difficoltà, era difficile anche per me capire e cambiare il modo di pensare da dualista a panteista, ma è stato obbligato, così come è stato di obbligo prendere una direzione unica (di tradizione) e smetterla di pasticciare. Ciò non toglie che nella vita si possa avere a che fare con Divinità differenti, provenienti da pantheon diversi. Questo accade proprio perché Essi esistono, e non sono un unica cosa.
Con questo non voglio nemmeno arrestare la vostra crescita chiedendovi di buttarvi subito su un pantheon specifico, anzi, conoscere tutto ciò che vi stimola è importante. Come potete vedere dai mie video e dal mio blog, ho spesso parlato di Tradizione Nordica, come di woo-doo, di Santeria, di sciamanesimo, di Curanderos, di stregoneria Cornica, scozzese ecc...
Sono tutte cose che mi hanno attratta o mi attraggono, le studio, ve le faccio conoscere quando reputo che sia qualcosa di meritevole, ma non fanno tutte parte della mia tradizione. In passato cercando la mia strada son passata in tanti contesti, fatto tanti studi e ancora oggi è così, è naturale. Un tempo sicuramente non circolavano le informazioni di cui disponiamo oggi e la propria tradizione si apprendeva dal contesto in cui si nasceva. Mi vien da dire che si faceva molta meno fatica, ma è comunque un dono grande quello di cui noi disponiamo, dobbiamo solo farne buon uso.
Toccherò un ultimo punto prima di lasciarvi all'articolo di Elena.
Scegliere tradizione e pantheon. Molto brevemente, alcuni storcono il naso a vedere per esempio, nel mio caso, un'italiana senza alcun retaggio culturale o discendenza, seguire una tradizione così lontana come quella nordica, lo stesso per l'indirizzo da Hedgewitch di cui mi appello per definirmi più concretamente, poiché non sono una strega norrena ma nordica, tradizionale, con pantheon norreno.
Dovrei, per alcuni, sicuramente seguire qualcosa di più vicino alla mia terra di origine e ai mie antenati (che si dal il caso non fossero vichinghi ma nemmeno streghe italiane, pertanto, se così fosse, dovrei essere cattolica). Non mi sento cosi tradizionalista da trovarmi in accordo. Non credo sarebbe nemmeno più semplice. Per onor di cronaca, sono passata anche dalle tradizioni Italiche, semplicemente non erano per me, semplicemente non sono stata chiamata da queste.
Questo è il punto essenziale, io sono stata chiamata dal pantheon Norreno, sorprendentemente, visto che all'epoca ne ero particolarmente ignorante, non so i motivi, non so se ce una spiegazione riconducibile ad un altra vita, o a discendenze cosi antiche da essersi perse nella mia linea famigliare, so solo che così è! Quindi ascoltate al di fuori delle vostre preferenze, cercate, studiate, ma tenete teso l'orecchio. Quasi tutto quello che vi ho detto sta notte, sarà da voi meglio compreso quando verrete chiamati da una Divinità. Ci potrebbero volere molti anni, i mie non sono molti ma nemmeno pochi, l'importante e che voi continuiate, in modo da essere preparati a poter sostenere un simile e meraviglioso rapporto!


Detto questo vi saluto lasciandovi questo bellissimo articolo di Elena, scritto in maniera assolutamente piu accademica del mio, e sicuramente vi aiuterà a capire meglio tutto il mio sproloquio.
Mi piacerebbe sapere la vostra opinione qui sotto! Vi aspetto. Grazie!



Divinità e Numen, si è scelti o si sceglie?
12 febbraio 2013 alle ore 14.03
Questa riflessione nasce da un confronto  costruttivo avvenuto all’interno di un gruppo di Facebook, e per l’occasione ringrazio vivamente Skayler di avermi dato l’opportunità di scrivere al riguardo.
Devo inoltre annotarvi che io personalmente non seguo la Wicca, ma la tradizione di Paganesimo legata al mio territorio, pertanto qui vi parlerò dalla mia formazione storica con la passione grande dell’onorare gli Antichi Dei sempre Beati . (il testo è mio vi prego di non copia-incollarlo)
Vorrei partire da una differenziazione importante che un neopagano in quanto “nuovo pagano” ovvero “dei nostri giorni” dovrebbe conoscere , ovvero la differenza fra il concetto religioso e storico-mitologico di Divinità, Numen, Deità e dualismo archetipico. La Religione Romana, ovvero Religio, secondo Cicerone è .
Solitamente la Wicca è la corrente spirituale maggiormente diffusa e molti neofiti si lamentano della mancanza di libri adeguati che possano spiegare loro alcuni concetti, anche teologici se vogliamo, riguardo l’entità degli Dei, pertanto si ritrovano con un buco nero informativo che tentano di riempire come meglio possono e con buona volontà. Il problema sorge dal momento in cui questo buco viene riempito con accozzaglia di informazioni non sempre corrette ed il più delle volte errate. Non voglio ergermi nella cattedra dell’insegnamento “pagano” (sebbene ci siano diversi personaggi di dubbia reputazione che continuano a farlo) ma voglio unicamente dare qualche buon consiglio valido alle persone che avranno la pazienza di leggere le mie parole. Ritornando alla Wicca, essa  in generale concepisce le divinità in modo dualistico, ovvero racchiude tutte le divinità di tutte le culture mondiali in due unici archetipi di “maschile” e “femminile” , la complementarietà fra i due principi cosmici rappresentati dal Dio e dalla Dea in modo generico e senza una caratterizzazione specifica. Questa concezione è stata illustrata dal padre della Wicca moderna, Gerald Gardner  e dalla correnti seguenti come l’Alexandriana, mentre  un’altra concezione è ben espressa dal concetto di Dryghten, come definito da Patricia Crowther, ovvero il Monismo che vede i due principi cosmici del Dio e della Dea come le due forze di un unico principio universale.  Pertanto il Dio e la Dea sono forze cosmiche ed armoniche che permettono la costruzione e l’equilibrio del Mondo, ovvero « Tutti gli dèi sono un Dio; tutte le dee sono una Dea. » Il Dualismo monistico invece si applica alla dualità polare del Dio-Dea sintetizzando nella frase « tutti gli dei sono un Dio e tutte le dee sono una Dea » la sua concezione, ovvero che nelle grandi categorie Dio-Dea si ritrovano all’interno tutti i nomi di tutte le divinità di tutte le mitologie mondiali e pertanto le varie divinità sono dunque forze archetipali, attraverso cui si manifestano il Dio e la Dea. Questo può creare qualche problema sincretistico, in quanto sarebbe ridicolo associare  ad una divinità greca il suo “corrispettivo” per affinità di attributi, di altre culture. Non mi cimenterò nell’analisi critica della teologia Wicca perché non mi compete, ne tantomeno penderò in esame le varie correnti Wicca e le  loro differenze. Gli Dei Antichi erano  unici, sui generis. Erano concepiti a livello immanente nel mondo e nella Natura delle cose, degli uomini, della Vita stessa. La concezione del divino era solitamente panteistica, ovvero tendeva ad identificare la Divinità  come quell’ ente che permea e costituisce la natura del cosmo, degli uomini, del mondo al quale si associa l’enoteismo ovvero la capacità del Divino  di manifestarsi nel mondo fisico nei vari suoi aspetti, le divinità sebbene gli dèi non venissero concepiti come una pluralità di principi, ma piuttosto come pluralità di esseri divini, mai assoluti. Gli Dei sono allegorie dell’Essere e dell’Esistenza, e sono particolari, non generali o generici, ovvero ogni territorio, ogni società, ogni cultura aveva sviluppato una Cultus alle Forze della Natura che erano proprie di quei territori. Un esempio esplicativo valido è il concetto di Numen nel mondo latino. Il Numen esprime la Potenza Divina , ovvero la Forza Vivificatrice e portentosa che è alla base di ogni manifestazione naturale ed anche della natura umana. Non era associata ad un dio o dea precisi, ma era legata ai fenomeni naturali nei quali si vedeva la Potenza in se. Il Numen era nei laghi, nelle grotte oscure, nei Luci Sacri (Boschi), nel mare tormentoso ma anche fonte di vita , nei lampi, dei tuoni, nella neve gelida e nel sole cocente. Il Numen era, ed è, lo Spirito che anima il Mondo vivente, la natura, che anima il territorio, ovvero QUEL territorio specifico.
A questo punto molti si chiedono se sia possibile avere una divinità “patrona”. Ma cosa vuol dire avere una Divinità Patrona? Per gli antichi popoli , soprattutto dell’area mediterranea, le divinità patrone erano specifiche di alcuni aspetti della vita quotidiana ovvero di arti e mestieri, della politica, di un evento naturale o una caratteristica umana. L’uomo antico non aveva una divinità unica che vegliasse unicamente su di lui, questo è un concetto monoteistico, ma aveva più entità, più Numen ai quali poteva rivolgersi attraverso rituali ben specifici e sacrifici che fossero graditi. Un esempio sono i Lares ed i Penates (gli spiriti protettori della casa, gli spiriti degli Antenati), il Genius Loci (ovvero il Numen  che presiedeva la protezione di quello specifico territorio o zona) per citare solo alcune entità del culto romano, oppure l’Agathòsdaimon, il “Buon serpente” che propiziava la casa greca. Altri “Numen” possono essere identificati con il kami shintoist, il maban degli australiani aborigeni,  il mana dei Polinesiani, il silap inua degli Inuit,
il maban degli aborigeni, il seid nella mitologia  della cultura nordica…
I Sacerdoti e le Sacerdotesse invece votavano la loro intera esistenza al Culto di tutti gli Dei ed in special modo di un’unica divinità, della quale dovevano quotidianamente occuparsi eseguendo la ritualistica e l’offertoria specifica, ed era un Voto alla Divinità che legava in modo indissolubile, pertanto non tutti i pagani antichi erano sacerdoti, ma solamente alcuni, mentre tutti i pagani antichi potevano rivolgersi direttamente alle Divinità, in quanto esse erano manifeste nella Vita quotidiana e nella Terra dove essi vivevano.
Quando ci si chiede se si ha o meno una divinità patrona, si dovrebbe riflettere sul significato di questo termine in un culto pagano politeista (Wiccan o meno). Gli antichi associarono ad ogni singolo aspetto della natura e della loro vita ad una Divinità specifica preposta a regolarlo, esistevano dunque numerosi Dei e numerose Dee, tuttavia se si ritiene opportuno avere una divinità patrona alla quale consacrarsi si deve aver ben chiaro in mente che un Voto non è un gioco. Molte persone chiedono come fare per trovare la divinità patrona, e l’unico consiglio che posso dare, in modo esterno e senza condizionamento ideologico personale, è di studiare molto ed ampliare  le proprie conoscenze in modo continuo ed evitando la macchina del pregiudizio ma soprattutto della moda e dell’autoconvincimento che possono trarre in inganno le persone anche in modo grave. E’ mia personale opinione maturata in anni di studio, ricerca e pratica religiosa, che spesso siano le Divinità, o meglio le Deità (in quanto principi divini) a manifestarsi nei nostri riguardi, a manifestare il loro desiderio di essere onorate , e per farlo, è necessario FARLO IN MODO CORRETTO, ovvero eseguire quelle pratiche e quei sistemi di ritualistica che siano adatti a quella precisa divinità. È necessario fare le giuste offerte gradite, non inventarsele di sana pianta, perché ciò che molte persone purtroppo non hanno ancora capito è che gli Dei sono Potenze antiche quanto il mondo, codificate da quando l’uomo ha avuto coscienza di se e del Mondo, pertanto basarsi solamente sull’istinto o sul “faccio da me” può essere corretto se viene associato ad una conoscenza (anche frammentaria per mancanza di fonti storiche) della ritualistica corretta, ma è profondamente controproducente se il “fai da te” viene applicato in modo pedissequo e continuo per volontaria pigrizia nel RICERCARE  e nello studiare.   Il percorso spirituale pagano, wiccan, tradizionalista, neopagano che sia è molto difficile e soprattutto lungo. Non si è mai “arrivati” poiché ogni giorno è una nuova scoperta e nuova consapevolezza di noi stessi e del Mondo. Infine, per citare Dragon Rouge “La differenza sostanziale con il monoteismo è che nonostante si scelga di rendere il Culto interamente o principalmente ad UNA Divinità Patrono, ciò non implica disconoscere e denigrare o demonizzare le Divinità Patrono venerate da altri.”
Con questo concludo, e spero di essere stata d’aiuto a qualcuno, in caso contrario rimedio subito elencandovi qualche libro interessante sul paganesimo greco-romano in quanto ricade negli studi della mia specializzazione anche a livello universitario.

Vi ringrazio Elena

Paganesimo Romano
G. Dumezil, La religione romana arcaica, Rizzoli
R. Bloch, La religione romana, in Le religioni del mondo classico, Laterza
J. Champeaux, La religione dei romani, Il Mulino
R. Del Ponte, La religione dei romani, Rusconi
R. Del Ponte, Dei e miti italici. Archetipi e forme della sacralità romano-italica, ECIG
Paganesimo Greco
Mircea Eliade Storia delle credenze e delle idee religiose
Robert Graves, I Miti greci
Le Garzantine
Ugo Bianchi. Religione greca ed ellenistica in Storia delle religioni (a cura di Giuseppe Castellani) vol.III. Ileana Chirassi-Colombo. La religione in Grecia. Laterza
Walter Burkert. La religione greca. Milano, Jaca Book
Mircea Eliade. Zeus e la religione greca in Storia delle credenze e delle idee religiose, vol. 1., Rizzoli
Paolo Scarpi. La religione greca in Storia delle religioni. 1. Le religioni antiche (a cura di Giovanni Filoramo). Laterza


(tutti i diritti sono riservati e protetti da Copyright ©)


NON COPIATE QUESTO POST, NELLO SPECIFICO L'ARTICOLO DI ELENA, DI PROIETà DELL AUTRICE CHE LO HA GENTILMENTE CONCESSO A ME E A Sacerdotessedi Avalon Forum.

mercoledì 20 maggio 2015

Difendersi e proteggersi

Era una vita che non scrivevo un Pote Office, con i mie consigli. Oggi la richiesta mi è pervenuta da un amica, non dalla mia posta elettronica, in ogni caso penso che ne possa venire fuori un bel post e quindi seguo con la sua richiesta descritta più o meno.

Skayler - Post Office


Come posso proteggermi e schermarmi da gente che mi sta minacciando ingiustamente? Per evitare che quantomeno le loro lingue od eventuali atti nei mie confronti cadano nel nulla?
-M. 



Chi non si è mai trovato almeno una volta nella vita in questa situazione? Sentire il bisogno di allontanare qualcuno che può nuocervi, senza per forza eseguire una maledizione nei suoi confronti, visto che non tutti i neopagani sono in accordo con queste pratiche oscure.
Talvolta, il nemico non è per forza magico e quindi, forse, abbiamo un gran vantaggio nei suoi confronti per far si che si blocchi sul nascere la sua aggressività. Personalmente penso che il male che ci può infliggere una persona possa anche non essere volontario. Rancore e malelingue a volte hanno lo stesso effetto di un vero e proprio Malocchio quando sono accompagnate da sentimenti negativi  come la rabbia o addirittura l'odio. Ricordate che non per forza bisogna allestire un altare per portare qualcosa e nemmeno avere le conoscenze magiche perché abbia effetto.
E' bene quindi avere opzioni per proteggersi da qualsiasi individuo che sia questo una strega o meno.
Queste sono solo alcune delle "manovre" semplici che io consiglio.



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Innanzi tutto è una buona norma tenere con voi sempre dell'Acqua di Guerra pronta a difenderci per ogni evenienza. La sua origine può essere fatta risalire alla stregoneria tradizionale ed è patrimonio di moltissimi folklori.

I suoi utilizzi sono: Per ottenere la protezione. Quest'acqua è estremamente aggressiva, energica, ed è un detergente spirituale. Usatela per invertire una maledizione e rinviarle al mittente.
L'acqua di Guerra, è un arma tradizionale che risale quasi sicuramente alle guerre tra streghe. Essa può essere usta su un piano astrale o nel mondo fisico, elimina sia larve spirituali che malintenzionati. Può essere aggiunta ad incantesimi protettivi, di pulizia, incantesimi di inversione.


Quando l'acqua di Guerra è pronta ha un odore pungente e un colore torbido. Non dovete filtrata, lasciatela li anche anni e anni, con i suoi elementi all'interno, quando ne usate un po potete rabboccarla con altro aceto.
Quando dovete usarla, la cosa migliore sarebbe poterla versare davanti al vostro nemico e davanti alla sua abitazione. Nel caso non vi sia possibile, cercate comunque di farlo nei pressi di casa sua, o visualizzate bene la persona da cui difendervi. Al limite versatela fuori da casa vostra come per formare una barriera che il vostro nemico non può passare.

La bottiglia va tenuta chiusa per la maggior parte del tempo ma è bene aprirla periodicamente per favorire l'ossidazione.
Consigliatissima se utilizzate l'acqua è quella raccolta durante un temporale molto violento poiché è piu carica di questa energia.

Per incrementare le ricette potete aggiungere zolfo, e la vostra urina( non fate facce schifate, i fluidi corporei sono un ingrediente così prezioso in magia!)
Conservate l' Acqua di Guerra in un luogo fresco, in linea generale potete comunque aggiungere qualsiasi elemento che sia propedeutico allo scopo. Le varianti per questa barriera magica sono davvero moltissime.

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A proposito di barriere, un altro strumento caro a questo scopo protettivo è il Sale Nero, deriva dalla tradizione Hodoo; può essere creato in diversi modi ma come per gran parte della magia è più importante l'intenzione che c'è dietro la preparazione.
Questo sale è chiamato Sal Negro, Witch's Salt, Drive Away Sale, Sale o Wodoo Santeria Salt. E' generalmente utilizzato per scacciare le energie negative. Si può spargere sulle porte e finestre di una stanza o dell'ufficio per scacciare le negatività e proteggersi dai cattivi collaboratori, o da persone che cercano di metterci i bastoni tra le ruote, e quindi da qualsiasi nemico che si trovi sul nostro cammino, in qualsiasi ambito.
Cospargete la casa o il giardino con questo sale per ottenere protezione. Può essere utilizzato per tracciare un cerchio protettivo particolarmente potente, questo anche nell'ambito rituale se avete necessità di protezione durante un rito, da energie o persone.
In oltre, questo tipo di sale è tradizionalmente utilizzato per rimuovere fatture e incantesimi.
Prepararlo è molto semplice:
Esistono modi diversi che prevedono una parte di sale marino fine, ed un'altra parte di un'altra sostanza che può essere raschiatura di ghisa di un camino o di una stufa, la cenere di un camino, del carbone vegetale, rimasugli di un falò magico, o ancora meglio le ceneri dei vostri incantesimi (io conservo le ceneri dei mie rituali fin dal primo incantesimo che ho fatto, almeno quando non era espressamente richiesto di lasciarle altrove, le conservo da ancor prima di sapere del Sale nero.... ho fatto bene!)  aggiungete pepe nero o tintura nera (che personalmente sconsiglio poiché non ne vedo un valore magico).
Pestate in un mortaio gli ingredienti insieme e conservate il vostro Sale nero per ogni evenienza.

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Anche sigilli e rune sono molto appropriati per
questi casi. Porto spesso e sovente l'utilizzo di una scatola che io ho confezionato molti anni fa sotto "insegnamento di Lolir". Quella che vedete qui a fianco è la mia, di forma ovale, sarebbe meglio una di forma quadrata o rettangolare, ma vi assicuro che va benissimo anche questa.
Si tratta di una scatola per allontanare e portare via, è usata nella magia tradizionale Europea e americana, così come nell'Hoodoo. Serve per la guarigione, per intrappolare spiriti maligni, gettare strumenti rituali, o per incantesimi, per liberarsi di persone indesiderate, oggetti, emozioni o azioni.
La scatola va confezionata a mano e dipinta magari con vernice ecologica o a base d'acqua, i simboli pirografati o incisi sono una delle più antiche forme d'arte che infondono già nella loro tracciatura l'energia necessaria. Nello specifico questi simboli sono di origine europea, della tradizione cerimoniale Islandese.
Il pentagramma serve a sigillare il contenuto e per proteggere del male contenuto nella scatola, in modo che rimanga all'interno
I simboli sui lati del pentagramma sono chiamati "Hegal Minori" e sono usati contro il male e le fatture.
I quattro simboli ai lati sono i "StatfuGegn Graldri", un incantesimo contro ogni stregoneria e magia nera, rivolti ai 4 angoli della terra.
Evidenzio i 
StatfuGegn Graldri (foto) perché nel caso abbiate bisogno di protezione essi possono essere anche incisi su tavolette, pietre o pergamene e situati ai quatto angoli della vostra proprietà!  Potete quindi usare anche solo questi.
Qualunque cosa nella scatola non uscirà mai e niente che è nella scatola può essere infettato da magia se questo è lo scopo con cui viene conservato.
I simboli sulla base sono "blood oxen, earth oxen" un incantesimo anti furto che funziona giorno e notte per essere sicuri che ogni cosa messa nella scatola non possa essere dissigillata, rubata o dissepolta. L'blood oxen, earth oxen" può essere appeso sulla porta o sulle sicure della vostra azienda per prevenire il furto di giorno e di notte;
Un  ottima idea è quella di  foderare l'interno in flanella rossa, tradizionalmente usata nell' Hoodoo per amplificare la magia protettiva della scatola.
All'interno e fuori si passano erbe adatte allo scopo, tra cui sangue di drago, sorbo e olii benedetti.
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Runestave: Invece, questo è un amuleto intagliato e pirografato su legno, dovrebbe essere di Sorbo, ma non lo è il mio caso. L'idea è stata presa sempre da Lolair, anni e anni fa.
I simboli sono stati utilizzati nella stregoneria Islandese durante Medioevo, servono a proteggere dal male, dalle negatività che entrano a casa. Dovrebbero essere incisi e dipinti con con una miscela di eco-pigmento rosso e sangue della mano, o con sangue di Drago. Vi è un foro nella parte posteriore in modo da poter appendere questo amuleto su un chiodo. Ottimo è appenderlo sopra l'ingresso principale porta in casa - all'interno o all'esterno della casa non importa - dipende se avete problemi che i vicini lo vedano o no.
Si consiglia, in oltre, di dormire con l'amuleto sotto il tuo cuscino per almeno una notte prima di appenderlo.
Il sorbo è un legno di grande potenza che è stato utilizzato per un migliaio di anni, se non di più, nella magia, aggiunge l'efficacia e la potenza di magie e incantesimi.

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Passiamo ora a due veri e piropi incantesimi.

* Un incantesimo per invocare la protezione del fuoco *
In un posto pulito del diametro di almeno sei metri, raccogliete una gran quantità di legna, fiammiferi e molta acqua. Prendete uno dei ceppi, tracciate un cerchio dal diametro di tre metri, stabilite i quattro punti cardinali e preparate un piccolo falò per ognuno di essi all'interno del cerchio, senza accenderli.
Accanto ad ogni falò mettete abbastanza combustibile per mantenerlo acceso per almeno mezz’ora; andando prima verso sud, accendete il fuoco, gridando allo stesso tempo queste parole:
“Niente di ciò che viene dal Sud
può farmi del male!”

Poi andate ad ovest, accendete il fuoco e dite:
“Niente di ciò che viene da Ovest
può farmi del male!”

A nord accendete il fuoco e dite:
“Niente di ciò che viene da Nord
può farmi del male!”

Concludente accendendo il falò ad est:
“Niente di ciò che viene da Est
può farmi del male!”

Afferrate un bastone acceso dal fuoco del sud e lanciatelo nel cielo sopra di voi (attenzione alle ceneri e alle scintille) e dite:
“Niente di ciò che viene dall'alto
può farmi del male!”

Quindi scagliate il legno in fiamme a terra e dite:
“Niente di ciò che viene dal basso
può farmi del male!”


Rimettete il bastone nel fuoco del sud e sedetevi al centro del cerchio osservando il fuoco che brucia. Se necessario aggiungete altro combustibile. Sappiate che le fiamme stanno letteralmente bruciando tutto ciò che può nuocervi a qualunque livello. Fissate bene nella mente le fiamme che bruciano attorno a voi, la sensazione del loro calore, la luce e le qualità protettive.
Quando le fiamme iniziano a languire e voi sentite l’energia salire, spegnete i fuochi con terra e sabbia, bagnateli con acqua e cancellate il cerchio che avete tracciato sul terreno. Lasciate la zona ma conservate il cerchio infuocato di protezione nella vostra mente, in modo da poterlo richiamare in qualunque momento avvertiate bisogno di protezione, fisica, spirituale e mentale.
Se non vi è possibile eseguire questo rituale all'aperto, sostituite i fuochi con quattro grosse candele rosse. Procedete con l’incantesimo, anziché prendere un bastone acceso dal fuoco del sud, prendete la candela in questo punto cardinale e solleva tela sopra la testa e, una volta pronunciate le parole, posatela sul terreno e continuate con l’incantesimo. Quando il rituale è completo, spegnete le candele partendo da ovest con le dita bagnate.
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Questo incantesimo può essere sostituito con un Magia degli specchi creando uno specchio portale.
E' molto semplice e sicuramente più pratico che accendere un falò.
Dovete prendere uno specchio che deve poi essere utilizzato solo a questo scopo. Proiettate lo specchio nelle sei direzioni come recita sopra, utilizzando anche le stesse frasi se volete.
Dopodiché potete lasciare lo specchio appeso in un angolo della vostra casa, in modo che assorba ogni negatività, oppure potete conservarlo ben custodito (magari nella scatola sopra) o ancora rilasciare ciò che potrebbe raccogliere all'aperto, con un apposito rito.
La finzione di questo specchio è si quella di riflettere e far tornare al mittente, ma è anche vero che se lasciato esposto ogni specchio può essere una porta, e quindi in questo modo potrebbe assorbire. In questo caso lasciarlo esposto è l'ideale se avete delle larve astrali, spiriti o entità in casa vostra e quindi non nemici in carne e ossa.


C'è ancora un incantesimo che io utilizzo per schermarmi e occultarmi da diversi anni, ma non me ne vogliate questo lo voglio tenere per me. Ovviamente poi ci sono anche altre tantissime ricette, queste sono quelle che più di sovente tengo a portata di mano, o che ho testo con buoni risultati
Mi raccomando, proteggete anche chi abita con voi (compresi animali domestici) perchè non si sa mai che la cattiveria di altri si ripercuota su chi vi è piu caro o è piu debole.


Fonti:
Encyclopedia of 5000 Spells - Judika Illes (itmovesmemorelol.tumblr.com)

www.foretgrove.com (oggi: http://sarahannelawless.com/) 
Magia naturale di Scott Cunningham
NON COPIARE, SE LO FATE CITATE LA FONTE DEL MIO BLOG

martedì 19 maggio 2015

13 Rune della Strega - Parte 1#

Come annunciato su youtube, avevo intenzione di approfondire il discorso sulle 13 Rune oltre ai video fatti e quindi eccomi qui, finalmente ho iniziato a sfogliare il libro Witch's Runes -How to Make and Use You Own Magick Stones di Susan Sheppard. Libro che vi consiglio (piu o meno) se volete approcciarvi a questo strumento per bene, scritto in maniera davvero semplice anche per chi sa pochissimo o niente l'inglese come me.
Nonostante io sia un po' inorridita sulle prime pagine, anzi proprio all'introduzione, leggendo che le rune scandinave sono di origine Britannica, sono passata oltre mandando giù il rospone e concedendo questo primo post; sintetizzando un po' il capito sulle origini di queste 13 Rune. Cerco di saltare le parti che secondo me sono irrilevanti o storicamente errate, o addirittura un po troppo azzardate, purtroppo ho notato che alcuni concetti sembrano un po basarsi sul chiacchiericcio da piazza e non su una buona conoscenza dell argomento, maaa... cercherò di fare del mio meglio.
A fine lettura sicuramente avrò un parere più chiaro in merito a questo acquisto.
Se leggete mi raccomando lasciate un commento anche solo di ringraziamento. Ricordatevi che potrei semplicemente leggere il testo per i fatti miei senza dirvi nulla, la mia è una gentilezza che faccio a tutti coloro che si sono sempre interessati a queste rune. Un commento non vi costa più del tempo che io ci metto a scrivere dei post, no? E ovviamente aver un riscontro aiuta anche a proseguire con voglia nel lavoro. Quindi non copiate e basta questi appunti grazie.




Le origini
La tradizione della divinazione è molto antica e alle streghe piace trovare metodi eclettici da esplorare, ed ecco qui uno, le tredici Rune della Strega. Questo numero non è stato scelto a caso, ricorda infatti, i componenti di un coven, vi sono in oltre molte scaramanzie sul numero 13, ma molte streghe lo utilizzano per il suo potere e la sua influenza. In oltre, le 13 rune corrispondono ai segni astrologi e alle loro case, più uno -L'occhio- che contiene in sè la visione divinatoria.
Tredici Rune suggeriscono le dodici ore che portano fino alla mezzanotte, conosciuta anche come l'ora delle streghe. Le 13 Rune contengono le energie collettive di tutte le rune, in questo modo la runa Occhio diventa "colui che guarda" inteso come una presenza magica che vive nei boschi, o una presenza che è in noi stessi o oltre noi stessi, che conosciamo attraverso il lancio di queste pietre.
Il tredici è quindi un numero dalle grandi influenze, esistono tredici lune in un anno, persino Gesù aveva 13 discepoli e in passato anche i segni dello zodiaco pare fossero tredici.
Mentre i simboli scelti appartengono a molte culture e folklori. Sono stati trovati in europa da nord a sud, da est a ovest, persino in Africa e ancora simili glifi furono ritrovati nel nuovo mondo. Insomma, sono simboli che comunemente potevano essere ritrovati sui talismani di origini diverse, da quelli gitani, la cui origine sembra prevalere, a quelli indiani, ariani, germani ecc... Questo spiega quindi perché alcuni simboli scelti dall'autrice potrebbero ricordare le rune Germaniche molto diffuse in nord europa.(....)
Queste rune rappresentano un linguaggio divinatorio e una simbologia davvero grande e antica e universale, che attinge dalla saggezza arcana, ecco quindi spiegato perché alcuni di questi simboli sono trovati su talismani gipsy (popolazioni nomadi) e hanno finito per diventare un potpurrì di culture diverse. Molti di questi segni furono usati negli scritti dei Pitti, il cui nome si ispira la parola Pixie, ovvero il piccolo polpo, questa idea è supportata dall'antica credenza in cui umani e fate erano alleati naturali.
Ad ogni modo, la simbologia di queste rune ha dei corrispettivi davvero antichi, pensiamo anche all'Egitto e alla magia di questa cultura e l'importanza dei loro geroglifici.
In oltre alcuni simboli come il sole, la luna e le stelle sono davvero simboli semplici e primitivi, forse i primi tra i simboli divinatori utilizzati dall'uomo e hanno preso via via nel corso dei secoli significati a volte diversi a seconda del folklore e della conoscenza a disposizione.
 Il legame con il mondo Gypsi tuttavia, è molto forte per quanto concerne queste rune, esiste un piccolo dubbio che questo popolo sia la scintilla della moderna divinazione, tuttavia, questi simboli restano importanti anche in questa cultura.
Come si configurano le streghe in tutto questo? Perché prima di tutto le streghe erano solitarie e vivendo nella loro casa, utilizzando ogni risorsa a loro disponibile, ed è cosi che sono nate numerose forme di divinazione, proprio in ambito "casalingo", con simboli semplici, tangibili. La stregoneria europea ha mantenuto un legame con il mondo gypsi molto forte, sopratutto, per quanto concerne per i paesi dell est e la Russia.
Questa tradizione, questa simbologia appartiene alle streghe ma tuttavia, è usata come ogni cosa, anche da profani.





Liberante tratto da:
Witch's Runes -How to Make and Use You Own Magick Stones di Susan Sheppard.
Immagine di: http://moongoddessgarden.com/
NON COPIARE SENZA CITARE LA FONTE DI QUESTO BLOG



lunedì 11 maggio 2015

Il segreto degli incensi: Mimosa





Ciao ragazzi nuova riubrichina sugli incensi ogni tanto vi lascerò qualche scheda e qualche info utile su questo tema.

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MIMOSA

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-Latino: Acacia dealbata e Acacia floribunda
-Inglese: Mimosa

La mimosa infonde fiducia in se stessi
°Influisce sulla psiche

Corrispondenze astrologiche: Sole, Luna e Marte.
Uso: Olio essenziale , profumo e incenso.
Parole chiave: Afrodisiaco, manda sogni premonitori ed ideale in ambito terapeutico.

In origine l'albero della mimosa cresceva in Australia sud-orientale e in seguito si diffuse in Europa meridionale nella sua forma più volgare.
La fragranza della mimosa simboleggia il progresso, infonde fiducia in se stessi, rende ottimisti, se pur con un tocco di stravaganza.
Il profumo o l'incenso è indicato a chi si trova in preda alla depressione senza più sapere cosa fare, poiché allontana tutte le vibrazioni negative dall'ambiente e dalla psiche.
In virtù del loro effetto sedativo,  l'olio essenziale e l'incenso trovano valido riscontro nell'impiego in ambito terapeutico oppure durante l'ipnosi.
La mimosa fornisce sogni premonitori. Strofinandosi la fronte prima di coricarsi con l'olio essenziale, nel corso della produzione onirica, la mimosa potrebbe perfino  indurre alla visualizzazione del futuro partners. L'incenso grazie alle sue proprietà stimolanti, esercita invece un potere afrodisiaco.


-Il libro dell'incenso. E. Droesbeke.

Non copiare senza autorizzazione o citare la fonte

venerdì 6 marzo 2015

I'm the witch ...3 anni dopo

Io sono una strega di quelle di vecchio stampo, di quelle prima dell'inquisizione, di quelle che amavano aiutare gli altri con le proprie conoscenze, forse non sempre ci riesco, ma non ho bisogno di ringraziamenti per ciò che faccio o per i consigli che do. E' il mio Essere a rendermi tale, non so fare altro... è la mia natura ed il mio Mestiere.
Sono come colei che faceva nascere i bambini, colei che curava il bestiame e i malati, colei che sapeva quando e dove raccogliere le erbe, solo in chiave moderna e se posso sono felice di aiutare il prossimo anche con la mia Arte, e la mia ancora incompleta conoscenza, mi scuso per questo piuttosto, ma non discendo da una famiglia che mi abbai insegnato queste cose.
Non sono nata a quel tempo dove era normale opera tramandare, non so come si fanno molte di quelle cose, se fossi nata al tempo però sarei stata una di loro già da tempo. Ho avuto una bisnonna un po' maga un po' curatrice, non ha tramandato questo potere di gesti e di parole, scorre forse solo nel sangue, e se lei curava con le mani e gesti strani, io uso il Reiki, mi sono dovuta arrangiare.
Se una volta si bussava alla porta della casa della "Saggia del Paese" oggi bussano su Facebook, su Youtube.. e a me sta bene.
Forse potrebbe sembrare io pecchi di presunzione nel dire questo, ma non è un elogio a me stessa, è solo un futile ragionamento su che tipo di strega sono.
Io rispondo anche alle cose più assurde, ci tengo a polemizzare per onor del vero se serve, anche quando c'è terra sterile ed è inutile.
Quando scopro qualcosa di nuovo, lo rendo disponibile agli altri. Non so altre lingue ma l'arte che bramo ancora di imparare pare avere le sue radici ed essere rimasta in queste terre a me sconosciute, le stesse poi da dove provengono le storie di queste donne che erano quello, che un po' diverso, son io oggi.
Mi cruccio, mi impegno, perdo tempo, levo tempo alle mie cose per imparare anche con gli ostacoli, mordo il sapere, lo cerco di afferrare con le unghie quando posso, ogni parola è una moneta d'oro, non solo per il mio personale bottino, con questo cerco di arricchire anche il prossimo.
Sono antica anche se vivo questo tempo che è diverso da allora, quelle storie mi premono il cuore, sono in un certo senso una pro, pro, pro, nipote delle Donne del Lupo, di Mary, di Deliverance Dane, ma aimè non sono neppure Haria. Io vivo qui tra il cemento, ho poche erbe fresche da raccogliere quando esco da casa, non ho i torrenti che parlano facilmente ai mie orecchi, io devo farmi quello che comunemente si definisce: "Farsi il culo" per ottenere qualcosa, qualsiasi cosa che arricchisca la mia saggezza, devo pagare devo penare, devo viaggiare, devo pregare.
E' sempre stato cosi, ho sempre trovato tanta ostilità soprattutto tra i miei colleghi, tanti se la tirano cosi tanto che poi non puoi nemmeno ben capire se sanno davvero più di te o è solo una recita, altri sono completamente sfasati dalla realtà, altri semplicemente non condividono ciò che imparano, come se pensassero che son in possesso di un tesoro che mai e poi mai anch'io potrò possedere, ed invece io ce la farò, magari piano, magari sbagliando, ma ci arriverò anche io, come sempre. Come quando nessuno conosceva il significato del Rede.
Ma non importa cosa gli altri fanno, ho imparato a caro prezzo che i Pagani non sono migliori delle persone comuni, la maggior parte predica e predica bene ma poi razzola male, "L' essere umano non si eleva.. è umano".
Mi dispiace quando non trovo, quando non c'è confronto, quando c'è cattiveria e non c'è aiuto se non si retribuisce adeguatamente prima e anche dopo,(paragonandole quasi a offerte divine) che sia perché leggi le carte o perché hai scritto un libro, o quando non hai fatto un cavolo, ma ti senti di saperne sempre di più tanto da poter giudicare gli altri, definire a che tipo di classe stregonica appartengono.
Noi pagani abbiamo coniato il termini poco carini per riferirci ai nostri colleghi, denigrando con questi tradizioni che magari sono portate avanti con serietà nel mondo (vedi la Wicca) e questo la dice lunga sulla guerra che solo noi ci facciamo da soli, cercando poi di farci riconoscere quando ancora non si è stabilito chi ha vinto la gara del "sentiero più antico e più vero".
Tanti si dimenticano che siamo tutti figli dello stesso Dio e che importa come lo preghi e quando, o come lo chiami e lo disegni. Molti si sono dimenticata cos’è il servizio verso gli Dei e pensano di fare il loro dovere con qualche Celebrazione o qualche rito? O troppo spesso con le sole parole?
Nessuna candela accesa sarà ardente quanto un cuore colmo di amore, di comprensione e comprensione; "conoscenza e riverenza" non è una cosa che diceva solo il trio di Streghe.
Io ritengo che noi Pagani siamo eletti in un certo senso e abbiamo tanta responsabilità in tanti ambiti, ma che spesso l'abito non fa il monaco come in tutte le cose della vita. C'è gente che non ha capito forse, o se persa per strada, tra nuovi idoli che a volte sono fatti di se stessi.
Io sono contenta di essere la moderna levatrice della porta accanto, nonostante definirmi tale per me sia troppo, sono felice di essere la donna saggia dagli antichi rimedi, quella che ti fa entrare e accomodare, che sà che saresti arrivato, quella che ti prepara il thè o la tisana, che da una fetta di torta o di focaccia calda quando le parli anche solo dei tuoi problemi, dei tuoi timori.
Sono colei che svela e che ispira, mi rendo conto di esserlo molto più di quanto mi ci senta realmente, ed ogni lavoro che vedo fatto da altri, anche sia una copia del mio è un grande ringraziamento come le parole di gratitudine espresse per piccole cose che ho donato.
Sono quella che interroga pietrine dipinte se me lo chiedi, senza voler nulla in cambio, ma che non ti dirà cosa vuoi sentirti dire, ma solo ciò che i miei simboli mi dicono.
Soprattutto con chi mi sta più vicino sono onesta e brutale quando serve, non riempio la testa degli altri di scuse o fesserie più di quanto non riempia la mia. Non sono un’illusione, sono più che altro una spina di una rosa. Spesso capita che qualcuno si punga e sangue esca, talvolta questo fiore da bellissimo che era, diventa come la pece. Mi importa poco, di delusioni ne ho avute e sempre ne avrò, sono pronta, fa parte del mettersi in gioco, essere fraintesa non capita, nonostante gli sforzi, e pagare pegno per ogni parola detta in un certo modo, o per non “essere stata all'altezza”. Non ha importanza non più, lascio andare, a volte con qualche fastidio, sono umana anche io, ma poi sinceramente quando dimentico, dimentico per sempre. Non credo che le cose rotte si possano aggiustare. La colla lo scotch sullo strappo si vedrà sempre anche quando sei la più brava delle rammendatrici.
Sono l'amica, la consigliera, l' aiutante, l'alunna e la maestra, e sono felice che sia cosi. Dico questo con grande umiltà perché in questo sentiero io mi sento umile al di la di cosa possa sembrare magari. Sempre pronta a tornare sui miei passi, sempre pronta a scoprire cose nuove, a confrontarmi con intelligenza e fermezza, sempre pronta a stupirmi di ciò che ancora non so e di camminare lungo questa lunghissima via.
Sono dispiaciuta per tutti coloro che invece hanno perso questi sentimenti. E' vero le streghe sono sempre state di tanti tipi, ed oggi non sarà diverso, c'è chi lo farà per vocazione, chi per denaro, chi per fama o potere. Cuori aridi non imparano l’amore nemmeno con piogge torrenziali.
Vorrei però che ci fosse più amore, più disponibilità, che ci fossero altre levatrici a cui bussare alla porta, perché a volete anche io ho bisogno di chiedere aiuto.
Insomma, mi auguro che nonostante tutto io resti sempre cosi almeno in questo, che io sia sempre la "donna di conoscenza" a cui ci si può rivolgere per una magia, per un consiglio, per imparare qualcosa o solo per sfogarsi..
Dicevo oggi il Paese non c'è più, il paese è il web, e alla fine cambiano i mezzi ma non i bisogni delle persone, vedo che la gente arriva a me anche senza conoscermi, quindi deduco che la mia funzione sia proprio un po' quella delle donne che una volta per quel che faccio io, vennero bruciate.
E come loro ribadisco, dopo aver donato una parte di me, se qualcosa non va vengo portata al patibolo additata in piazza. Chi era un “cliente o amico” oggi spiffera alle mie spalle, non so nemmeno a quale scopo, certamente vedermi bruciare farebbe piacere. Forse appianerebbe del tutto quella coscienza, dalla quale nasce il fastidio per me. Perché sono diversa, provate ad odiarmi ma una parte ricorderà sempre che tanto male non ero. Giratevi pure dall'altra parte io sono la Strega! Fingete pure di non avere colpe. Io non brucio!
La differenza sta nel fatto che io ancora ho le gonne tra le mani perché possa alzarle un po’ mentre percorro questa faticosa salita che gli Dei hanno voluto che fosse il mio sentiero, mentre per voi è terra sterile da cui non nascerà nulla.
Non lo so e non importa, serro i denti e vado avanti, non mi curo di coloro che non capiscono o che non hanno fiducia nella mia persona, ma mi riempie di felicità ricevere un grazie se cerco di essere d'aiuto o se ho aiutato, almeno ogni tanto visto che capitano anche i pugni in faccia come ringraziamento.
Grazie è un altissima ricompensa, e son io che ringrazio coloro che mi stimano che mi conoscono davvero, che si sforzano di capire la mia Essenza, che mi cercano e che chiedono il mio consiglio.
Io vado avanti chinando la testa davanti a ciò che ancora non so, sperando di poter accedere alla conoscenza sempre di più. Io ho votato la mia vita a questo quattordici anni fa, "la natura mi ha fatta strega", forse non darà da mangiare ma questo è il mio primo mestiere, che svolgo con amore, e non fraintendete questo termine per cortesia, la mia è vocazione.
Un giorno spero di conciliare questo mio modo di essere anche con un lavoro vero, un po’ ci sto riuscendo con ciò che oggi mi permette di vivere,  non è molto, ma la passione che ci metto e il risultato che ottengo non l’avrei mai sperato. Creare magia, anche in senso molto giocoso e di aiutare cosi le perone su molti piani, più di quelli nelle quali posso aiutarle ora.
A tutti voi che mi cercate e mi Trovate, perché mi stimate o credete in me come persona e come strega.. Grazie... a tutti coloro che mi hanno già Trovata e capita, ma soprattutto scelta come Sorella Grazie di più .

Avevo scritto questo pezzo anni fa su questo stesso blog dopo aver aiutata una persona che poi non ho mai più sentito, ma che ricordo sempre. Ho cambiato qualche frase, aggiunto qualcosina, ma in sostanza questo discorso con piacere è sempre attuale.
E in questa riflessione in questa notte di luna piena, dove invece che seminare vedo attraverso me stessa cosa ho raccolto, vi narro come tutto è nato, se avete piacere di continuare a leggere.
Anche questa parte la scrissi tempo addietro, ora la modifico con qualcosa di oggi, ma rileggendola ancora sono fiera di essere sempre sul percorso nel quale mi sono incamminata.

Nasco come strega nel 2001, sebbene l'interesse per la stregoneria fosse nato già qualche anno prima. Per molti anni sono stata Wiccan, fiera di esserlo e tutt'oggi non è qualcosa che rinnego.
Ho avuto durante i primi anni di pratica un piccolo coven formato da 4 persone, ma le cose non sono andate come uno sperava e oggi credo di essere l'unica a praticare ancora (o quasi). Anni da solitaria, anni in cui i forum a tema sono stati di rilevante importanza per la mia formazione almeno quanto i libri, ma anche lì i tempi son poi cambiati, e molte situazioni mi andavano strette, cosi ho cercato di fondare qualcosa di mio che ancora oggi vive: Sacerdotesse di Avalon, prima il blog poi il forum.
Ho avuto (e ho) alcuni "compagni" distanti da me, ma con i quali ho avuto piacevoli confronti e lezioni, qualche anno fa ho deciso di mettere su un associazione culturale pagana, ma anche li le cose sono andate piuttosto male, è difficile trovare persone compatibili vicino, questo sembra un ritornello costante per ogni aspetto della mia vita, anche al di fuori dell’ambito pagano. Ho sorelle saprese in ogni dove, trovate, perse e sicuramente ce ne ancora di nuove che mi aspettano.
Sono arrivata al dunque capendo di essere una strega solitaria prima di tutto e più passano gli anni, piu conosco certi ambienti dai quali preferisco star fuori, ma soprattutto il mio percorso ha preso una piega per cui a meno che non trovo persone strettamente affini, per me ora è impensabile formare una congrega con un culto generico del Dio e la Dea. Tutta via anche se mi definisco solitaria ho una compagna in questo viaggio da un annetto circa, (anche se ci conosciamo da molto tempo) la persona che ha saputo mostrami cosa sia sorellanza e amicizia più di chiunque altro, con la quale ogni tanto mi trovo.
Da wiccan quale ero, ho avuto un cambiamento di rotta ormai  7 anni fa circa , non mi vergogno nel dire che illuminate fù un blog di una ragazza straniera, Sarah Lewis, che ha aperto il mio percorso a nuove conoscenze, nuovi approcci e un nuovo modo di volermi vivere come strega.
Da lì è partita una continua ricerca e uno studio molto più intenso di quello avuto nei primi anni di pratica, o come wiccan, una ricerca di me stessa, attraverso testi e saperi lontani da quelli che per molti dovrebbe essere la "tradizione di una strega italiana ", ma che sono esattamente ciò che con ogni probabilità mi definisce una strega tradizionale!
Ho iniziato ad interessarmi a pratiche più sottili, a conoscere gli spiriti che abitano i luoghi, ho iniziato a vivere fuori e scoprire l'essenza del tutto, piuttosto che stare in casa a leggere soltanto, mi sono riscoperta in parte animista e in parte semplicemente me stessa nel modo giusto. Ho imparato a sentire un sabba davvero, a riconoscere fauna e flora autoctona, a servire gli spiriti che mi permettono di camminare in un parto o in un bosco, ad ascoltare le parole di maestri spirituali e ancestrali, a lavorare con i sogni, con gli alleati e scoprire tradizioni antiche.
Detto cosi potrebbe sembrare forzatamente poetico forse, ma è vero, benché io viva in città e non mi conceda quasi mai immersioni bucoliche, ho scoperto la mia pratica vivendola fuori soprattutto, e di questo devo ringraziare anche un altro compagno di viaggio, il mio cane.
Ho studiato, cercato e imparato molto sebbene io non sia soddisfatta e probabilmente non lo sarò mai, c’è sempre cosi tanto da sapere, cosi tanti mondi da vedere… ma la cosa più importante che ho interiorizzato in questo processo di crescita è che non esitino schemi nè definizioni certe, ti devi sentire, devi calzare a pennello un abito che il destino ha disegnato per te e davanti a questa forza non puoi combattere, non puoi opporti, nè indossare una maschera per darti un tono o per fuggire.
Non amo definirmi se non come eclettica e questo non per paura, ma perché altrimenti causerei dei torti soprattutto a me stessa, principalmente mi interessa il percorso dell' Hedgewitchcraft ovvero una combinazione di un percorso stregonico e sciamanico, il mio personalmente è per altro fortemente influenzato da tradizioni del Nord Europa, Stregoneria Scozzese, Cornica, Tradizionale e in fine Tradizioni Nordiche, e non posso definirmi se non altro che con questo nome straniero che più si avvicina a ciò che sono e a ciò che già ero prima di conoscerlo.
Non so perché io infine mi sia scoperta e sentita adatta e realizzata in queste tradizioni "lontane" e le vie che le influenzano, forse ha un sapore antico, forse trovo che faccia semplicemente vibrare la mia anima durante certi rituali o nel sentire i simboli di una saggezza popolare antica, come qualcosa che mi appartiene da sempre e a cui naturalmente vado incontro.
Non conoscendo l'inglese, faccio una gran fatica a studiare questo genere di tradizione e quelle che la influenzano, internet lo ammetto, è la prima fonte per lo studio perché al momento ancora leggo pochissimo in lingua originale.
Negli anni ho imparato che leggere e conoscere è importantissimo, ma che non deve comunque far venire meno il sentire e il farsi guidare dall'istinto. Non sono una tradizionalista e non lo sarò mai, forse perché vengo da molti luoghi, e benché abbia anche io i miei "paletti" entro i quali le persone devono stare secondo me per non fare pasticci o semplicemente quello che gli pare ( uno zoccolo e una scarpa), mi ripeto sempre che la religione la fanno gli uomini e non da dio, e per tanto si deve ricercare il giusto modo e mezzo per sentirsi completi in questo campo. Mischiare non è mai un bene, e lo dice una che di confusioncine ne ha fatte, ma non è giusto nemmeno limitarsi dopotutto, bisogna trovare un giusto equilibrio, una saggia guida interiore che scelga i giusti mattoncini da porre uno sull'altro nel palazzo della nostra spiritualità.
Sicuramente oggi è meno facile di ieri dove la tua tradizione era la sola cosa che conoscevi data dalla tua stessa famiglia, dalla società. In un mondo moderno le radici sono perdute e recuperate e veniamo continuamente a conoscenza di cose nuove di percorsi che forse sarebbero i più giusti per noi. Sperimentare non è un male, così come sbagliare, perdersi, sentirsi soli per poi ricominciare.
Altri elementi che fortemente influenzano oggi il mio percorso sono l'osservanza del culto degli antenati, con i quali lavoro in modo abbastanza costante ma meno di quanto dovrei/vorrei, il rapporto con l'animale guida e quello con gli alleati di potere, eccellenti maestri, compagni, guardiani con cui ci si può trovare a lavorare in determinati periodi della nostra vita, e da cui si impara tantissimo e ancora il rapporto con il proprio spirito guida, essenziale quando si resta confusi o si è incerti ma anche per capire determinate cose rilevanti di se e del proprio passato.
Non da meno e per questo l'ho tenuto per ultimo, è il legame e il mondo che si apre davanti quando inizi una "relazione" con una divinità patrona, nel mio caso sono ormai tre anni che vivo questa esperienza, che mi ha portato a fare scelte, a incontrare gente e attuare cambiamenti non solo nel modo di pensare e vedere certe cose, ma anche relativi a parte della mia pratica, della mia disciplina e del vivere la mia spiritualità. Sono stata "Chiamata" da una divinità che prima conoscevo a malapena e che sto scoprendo ogni giorno un po' di più sempre con emozione e assoluta meraviglia, una divinità che ad essere sinceri non amavo neppure particolarmente e che non avrei mai scelto se fosse stata una cosa di mia competenza, eppure ha rotto gli argini del mio sentimento finché non l'ho capito e accettato.
Ad oggi questa è l'esperienza più bella, emozionate e forgiante che ho avuto in tutta la mia vita, viene da se dire "se l'avessi saputo prima" ma questo genere di cose non accadono per nostra volontà, giunge semplicemente un momento in cui accade tutto e tu non puoi evitarlo, solo goderne.
Dunque è qui che mi trovo oggi, sono una Strega, figlia di un Dio Nordico, che cerca di imparare a camminare sopra e sotto, fuori e dentro la siepe, alla ricerca di se stessa, della conoscenza e della realizzazione del proprio spirito.

mercoledì 4 marzo 2015

Matrimonio Sacro con la Divinità, "Godspousery"

Si tratta della pratica di prendere i voti di Matrimonio Sacro con un Dio (o in alcuni casi con una Dea) nonostante sia un fenomeno ancora molto “piccolo” e inusuale, è molto presente nel paganesimo e gli aderenti sono sempre di più negli ultimi anni. Di solito si tratta di qualcosa che si verifica tra i pagani che intraprendono un percorso sciamanico unendolo alla loro tradizione di base o alla loro pratica magica, e che hanno una certa di abilità con pratiche di Hadgecrossing, trance, camminare tra i mondi e / o che parlano con gli spiriti direttamente o tramite intermediario, utilizzano per questo scopo: rune, la visione di presagi, lavorano con i sogni, utilizzano tavole ouija, la scrittura automatica, il pendolo ecc.. o addirittura hanno talenti naturali per pratiche di veggenza e di medianità. Queste abilità (oltre a molte altre) rientrano in quello che comunemente viene chiamato "lavoro dello/con lo spirito", nonostante queste facoltà non siano strettamente necessarie per un Matrimonio Sacro con il Divino è bene sottolinearle, ma tuttavia potrebbe essere possibile farlo in maniera strettamente devozionale, come un sacerdozio pari a una prete o una suora cristiana per intenderci, soprattutto se non si ha famigliarità con le pertiche sopra elencate.
"Godspousery" è un termine che si può vedere applicato al matrimonio tra il Dio e partner umani, tali rapporti popolarmente vengono chiamati "godspouses". Penso che sia importante notare, che per entrare nella condizione di questa “pratica” sia necessario essere assolutamente politeisti. Pertanto il termine coniato da Dion Fortune “tutte le Dee sono Una e tutti gli Dei sono Uno” tipico dell’ ideologia wiccan non permette di applicare una tale pratica se non adattandola. In parole povere: anche se si parte da questa concezione, bisognerebbe avere la propensione per una particolare divinità. Considerare semplicemente il Dio o la Dea potrebbe essere motivo di confusione e di smarrimento ad un certo punto del proprio cammino proprio per come questi rapporti- pratica son soliti evolversi.
Molte persone che scelgono di eseguire questa dedicazione, devozione ecc.. chiamiamola come volete sono spesso e sovente quelle che ritengono che gli dei siano reali ed unici come voi ed io in un'altra dimensione, in modo che quando dicono di essere sposati con un Dio specifico ( vi è grande propensione per gli Dei Nordici) non stanno parlando di metafisica o in termini figurativi , simbolici, ma stanno parlando di un vero matrimonio in cui interagiscono con questo Dio ( Dea) nello stesso modo che interagirebbero con un marito (moglie) umano. ( Ovviamente la mancanza di un corpo vero è proprio è tenuta in conto). Tuttavia, non posso parlare di godspouses gli altri che non partono da questa considerazione degli Dei anche se, può darsi che alcuni che hanno abbracciato questa strada la vedano in un modo più figurativo, con un sapore più morbido , più simbolico più da sacerdozio rispetto a questa teoria. Un altro dato di riscontro è quello di aver notato che molte più donne “sposerebbero un Dio” rispetto agli uomini una Dea.
Un po’ come tutti le “nuove scoperte” e le nuove sferzate di novità nel mondo pagano, anche questa cosa ha colpito e destato interesse in molti, diventando quasi una moda. Nonostante possa sembrare nuovo, il “matrimonio con un Dio” non è una pratica estremamente recente, per molti negli anni passati è stata forse una scelta fatta senza neppure sapere che esistesse un termine per definirla e che altri nello stesso modo avessero preso questa decisione.
Pare che i “privilegi” ottenuti da questi rapporti tuttavia non siano sempre positivi, come ho già detto se è da considerarsi alla stregua di un vero matrimonio è dunque facile intuire che non è una scelta che va fatta sull’onda dell’emozione o sull’onda della novità. E’ una decisione che cambia la vita e chi l’ha presa nonostante tutto non incoraggia il prossimo a fare altrettanto. Nel momento in cui si prendono i voti, non si sa a cosa si va incontro, ovviamente ne dipende dal Dio che avete scelto o che vi ha scelto, ma la strada di questa relazione non può essere altro che in salita. Molto lavoro, molto studio, doversi spingere oltre il limite e saper tornare indietro intatti, essere disposti talvolta a fare a pezzi la propria esistenza e ricostruirla, non in nome del Dio che avete sposato, ma semplicemente perché è giusto che cosi fosse, e lui ve lo avrà mostrato.
Solitamente si parte impreparati, ma anche se si presumesse di conoscere tutto o abbastanza su un dio, ciò non dovrebbe comunque incoraggiare tale scelta soprattutto se le motivazioni sono per sfizio, o per appartenere a una “comunità”( ovviamente qui non è cosa usuale, ma all’ estero ne esistono) ecc.. questo cambierà la vostra vita irrevocabilmente, e non avete idea di come potrebbe finire. Pensate a quanti amici sono rimasti lì con voi per sempre, anche se ve lo avevano giurato e spergiurato? Come spesso nella vita e soprattutto in amore le situazioni che avete idealizzato quante volte si sono verificate davvero? Quante volte soprattutto l’amore, procedere secondo una logica stabilita su cui noi abbiamo il controllo? Quante volte vi siete impegnati in qualcosa che poi vi ha fatti sentire svuotati, senza merito, scoraggiati e a pezzi? Questi sono domande semplici per pensare alla domanda essenziale: Un Matrimonio Sacro dove potrebbe portare? Quanto di bello, quanto di orribile può esserci? Sono disposta ad assumermi un tale impegno?

Vi è da sottolineare ancora qualcosa prima di entrare nel dettaglio di questo rapporto sacro ( cercherò di non dilungarmi ancora molto anche se è un argomento nuovo e in scoperta anche per me.): il matrimonio con un dio NON è sinonimo di lavoro con lo spirito nonostante la premessa fatta (anche se solitamente questo sopraggiunge comunque per vivere tale rapporto) , Avere un “Dio coniuge" non è sinonimo di lavoratore con lo spirito come strega, sacerdotessa, seidhrkona, volva, sciamana o qualsiasi altra varietà spirituale tipica di queste forme di lavoro, anche se è certamente possibile che queste figure intraprendano questo tipo di legame con il divino. Dire che si tratti soltanto di lavoro con lo spirito sarebbe inutile proprio perché non è solo questo. E’ importante mantenere la distinzione tra chi opera con lo Spirito e fa il lavoro, ( ha un lavoro da fare) dalla relazione che si ha con una divinità coniuge. Se si tratta di un matrimonio, il matrimonio deve essere al centro di ogni altra cosa, e deve essere mantenuto anche se e quando siamo costretti dalla vita (o gli dei) ad abbandonare altre cose.

1. Un godspouse è un ponte tra l'umano e il non umano, tra il mondo mortale e il non mortale. Per partecipare in questo tipo di rapporto si deve saper attraversare la soglia in qualche modo, avere una modalità d’accesso per interagire tra i due mondi. Sovente diventa cruciale per il rapporto con il Divino. Dal momento che capitare che lavorando con un Dio esso necessita di una porta per comunicare e agire nel mondo fisico direttamente e senza alcuno sforzo. Si potrebbe anche vedere questo come essere una specie di agente o ambasciatore per il dio in questione.

2. Dal punto di vista civile, un godspouse è una compagna, tanto quanto un coniuge mortale , almeno in teoria dovrebbe esserlo. Il termine medievale per questa funzione, applicata a mogli mortali, era "supplementarità." Non si tratta di fare del lavoro per il Dio, anche perché non essendo noi divini sarebbe inutile qualsiasi mezzo, ma da esso si impara, e in un certo senso si acquisisce la stessa modalità, modo di fare, rendendosi disponibili se Esso necessita di noi. Potrebbe essere necessario essere d’ aiuto per altri devoti, o persone che sono in cerca di Esso. Parlare ad altri per volere sua ecc..

3. Tuttavia, quanto detto sopra non significa che un godspouse è la portavoce di quel dio, o l'unica persona in comunicazione diretta a lui, o ha il diritto di fare dichiarazioni in nome del dio influenzando la vita degli altri fedeli, soprattutto, se “questi consigli o dichiarazioni” non sono nemmeno volute o cercate dagli altri, questo sarebbe solo un atteggiamento invadente e maleducato, che potrebbe mettere oltremodo in difficoltà altre persone non pronte o non disposte.
Anzi i Godspouses, come chiunque altro che cammina sul sentiero dell’ Arte dovrebbe essere una persona buona, con una grande dose di umiltà e disponibilità. Bisognerebbe lasciare i pregiudizi e le considerazioni personali da parte, per esempio detestare Tizio non vuol dire che questi non possa essere meritevole di avere il vostro stesso ruolo per lo stesso dio. Potrebbe essere che lo stesso Dio sia affezionato “o interessato” ad entrambi.

5. Un Godspouse, anche se idealmente ha molta dimestichezza con i miti sul suo dio, conosce leggende, simboli e modalità storiche e moderne del culto, o non è necessariamente l'esperto in quel dio, e può anche non essere molto più di uno studioso o simpatizzante sul “tema”. Amare una divinità è un bene, non vi è un livello di espressione che valga “l’ammissione” tra i protetti o gli eletti di quella divinità, non esistono esami da superare per essere accettati come coniugi o semplici devoti.

6. Come ogni agente o ambasciatore, un Godspouse dovrebbe idealmente essere un esempio di buon comportamento. Questo vuol dire ricercare della gentilezza, la compassione, la disponibilità, e in generale il comportamento degno di un regale consorte, poiché si è consorte umana di un dio o di una dea: che godspouse sarebbe senò?

7. Il ruolo di godspouse può variare, in termini di lavoro con lo spirito, anche se come ho già detto la maggior parte si definisce tale di un tipo piuttosto che un altro (strega, sacerdotessa, seidhrkona, volva, sciamana). Possiamo essere sacerdoti o sacerdotesse, sciamani, streghe, guaritori, maestri, indovini, o un qualsiasi altra cosa.

8. Tuttavia, eventuali ulteriori incarichi di lavoro con lo spirito sono subordinati al ruolo di godspouse si deve avere la capacità di tenere a mente in ogni momento che la priorità è la relazione coniugale. Essa potrebbe vacillare o avere bisogno di attenzione in più, e quindi viene spesso richiesto di lasciare da parte altri tipi di lavoro di secondaria importanza rispetto a questo rapporto. La ragione di questo è semplice: il rapporto è la nostra terra, le nostre fondamenta, la base di tutto ciò che facciamo.

9. Con ovvietà ci si può chiedere se quindi gli dei hanno molti coniugi mortali, e se questo è poligamia. Basta considerare che in ogni caso in concetto di “matrimonio”- “monogamia” -“fedeltà” sono del tutto nostri, mai nessuna divinità presentandosi potrebbe mai dirvi anche sono ipoteticamente: ” oh comunque sono anche sposato con quello, quella e quell’altro.” Perché non è un concetto che appartiene ad essi. Dall’altro lato abbiamo l’esempio di miti e leggende che parlano espressamente di Dei poligami, e che anche quando non sono cosi menzionati è presumibile che lo siano stati. Gli dei non “vivono” sotto regole umane, che hanno ovviamente influenzato tali testi a seconda della cultura e del tempo in cui sono state scritte, e se proprio vogliamo si possiamo definirli poligami.

10. Altra cosa ovvia è chiedersi se si può essere un godspouse e avere un coniuge mortale allo stesso tempo. Ciò per molti è assolutamente possibile, talvolta il proprio coniuge mortale non sa nemmeno che l’altro è sposato con un Dio/Dea, o lo scopre per caso e questo non compromette nulla, o non crea nessun problema essendo essenzialmente poi due cose abbastanza diverse ( soprattutto se si ha un approccio molto più devozionale ). Per altri non è cosi, e questo dipende dalla divinità a cui ci si è legati: Esso/a potrebbe non approvare il coniuge mortale che avete scelto e invitarvi a cambiarlo. Altri Dei non condividono proprio che non gli si dedichi totalmente. In caso di dubbio, chiedete al vostro Dio cosa lui o lei vorrebbe. Se siete particolarmente legati a un amore mortale, molti saranno disposti a tenerne conto, a condizione che il coniuge mortale sia un bene per voi.
Potrebbe inoltre capitare di domandasi dunque se anche noi stessi siamo quindi poligami, a volte un Dio che accetta un essere umano al vostro fianco potrebbe indurvi a dichiarare questa cosa al vostro compagno/a , quindi cercate di capire che cosa la situazione richiede. Purtroppo, l'apertura completa è quasi impossibile, accade solo in alcune di queste situazioni. Si può avere un rapporto poligamo senza considerarsi tali. O considerarsi monogami con un rapporto speciale in più.

Se sapete di più scrivete o commentate, se riuscirò a reperire altre informazioni ve le metterò qui sotto.


Strega del Nord e altre fonti

lunedì 2 marzo 2015

Pomi d’oro e d’immortalità. Da Iðunn ad Era.

Tantissimo tempo fa avevo scritto questo Post, per il giornale di Sacerdotesse di Avalo "Il Tempio" quel numero non è mai uscito e così rendo pubblica questa ricerchina qui. Buona Lettura

Gli Elleni e i Troiani, avevano incontrato il melo in ogni dove durante le loro migrazioni, prima di stabilirsi in Grecia, in Asia Minore o in Italia. Secondo quanto attestato da Plinio, i Romani del primo secolo già conoscevano questo albero in ben trenta delle sue specie, differenti sia nell’impiego sia nell’alimentazione, ma anche nella medicina.
Le parole per indicare Mela, in latino Melum, e in greco Mḗlon, avevano in origine un senso più generico, indicavano infatti, tutti i frutti esotici che più o meno si assomigliavano, accompagnati allora da un aggettivo che ne indicava la provenienza. Mḗlon kydōnion, era la mela cotogna, da Kidōnia, Mḗlon persikòn la pesca, Mḗlon armeniakòn, l’albicocco perché, sebbene provenisse dalla Cina come il pesco, i greci l’avevano visto crescere in Armenia nel primo secolo d.C. e ancora Mḗlon kìtrion che era il limone, il Mḗlon mēdicòn il cedro e così via.
Il mito delle mele ha numerosi corrispettivi in molte tradizioni, dove si trovano spesso frutti dai poteri miracolosi, sorvegliati da guardiani, o oggetto di contesa. Dalla leggenda irlandese dei figli di Tuirenn, che rubarono le mele dal giardino di Hisberna, al ben noto racconto biblico dell'albero della conoscenza del bene e del male, sino a quella greca del giardino delle Esperidi simili alle leggendarie mele dell’immortalità degli dei nordici, custodite nel giardino della dea Iðunn. E sarà proprio di questi ultimi due racconti che parleremo.

Iðunn è ricordata nel mito del suo rapimento da parte del gigante Þjazi. La vicenda ha inizio con un viaggio di Odino, Hœnir e Loki, durante il quale le tre divinità desiderano cucinarsi un arrosto, ciò però viene impedito dai poteri magici di un'aquila, sotto il cui aspetto si cela il gigante trasformato. Loki tenta di colpire l'aquila con un bastone, ma questo rimane incastrato nel corpo del rapace, che spicca il volo trascinandosi dietro il dio. Loki, per salvarsi, stringe un patto con Þjazi, promettendog di consegnargli Iðunn e le sue mele.
In seguito Loki riesce a convincere Iðunn a uscire da Ásgarðr e a recarsi in un bosco, dove Þjazi, sempre in forma d'aquila, la rapisce, portandola nella sua dimora montana di Þrymheimr. Privi delle mele di Iðunn gli dèi cominciano a invecchiare e, saputo dell'intrigo di Loki, lo mandano a chiamare per costringerlo a rimediare.
Loki ottiene quindi dalla dea Freyja un travestimento da falco, tramite il quale raggiungere la dimora del gigante, dove trova Iðunn, sola, mentre il padrone di casa si trova momentaneamente sul mare. Loki trasforma Iðunn in una noce, portandola via con sé, ma Þjazi, che si è ben presto accorto dell'incursione, muta di nuovo in aquila volando all'inseguimento. Gli dèi, allora, una volta che Loki ha fatto ritorno ad Ásgarðr con Iðunn, creano una barriera di fuoco tra le cui fiamme Þjazi perisce. In seguito Odino dovrà affrontare la figlia di Þjazi, Skaði, decisa a vendicare il padre: ad ella verrà offerto, in riparazione, il matrimonio con uno degli dèi.
Alcuni studiosi hanno affermato che la presenza delle mele nel mito di Iðunn ha provenienza straniera. Difatti, nei testi più antichi che lo riportano, le mele non sono nominate, e di Iðunn si dice solo genericamente che possiede la medicina per impedire agli dèi di invecchiare. Inoltre, le coltivazioni di mele non furono note in Scandinavia almeno sino al tardo Medioevo. C'è tuttavia, chi fa notare che il termine con cui vengono chiamate le mele di Iðunn (epli) si può riferire in senso generico a qualsiasi tipo di frutto tondeggiante, non necessariamente alle mele proprio come Melum, e Mḗlon. Il suo nome è anche riconducibile forse nel toponimo danese Enø (>Jthænø) e in altri, di origine scandinava.
Si fa riferimento alle sue preziose mele anche laddove Skirnir, per indurre Gerdr (figlia di un gigante) a cedere all'amore di Freyr, le offre “undici mele"(epli ellidu/ epli, ellilyf "le mele medicina” contro la vecchiaia), di tali mele fu detto che erano tutte d'oro (algullin) e se ne sottolinea il simbolo di fecondità; queste ricordano il mito di Afrodite, dove Paride le fece omaggio di una mela, sebbene in questo caso si tratti di un “pomo della discordia”.
Nei pomi delle Esperidi invece, si sono voluti riconoscere le arance, o i limoni, invece che le mele, perché nel quinto secolo a.C. Sofocle aveva chiamato questi frutti “pomi d’oro”, sebbene questo termine non si riferisca a una specie in particolare, ma indica frutti mitici “frutti d’immortalità”, e il “risultato non cambi”.
Il mito narra che Eracle aveva già compiuto le sue dieci fatiche, inflitte da Euristeo, sotto consiglio dell’oracolo di Delfi per purificarsi dai delitti perpetrati durante la sua follia e per così ottenere l’immortalità. L’undicesima fatica doveva essere decisiva sotto questo aspetto, poiché nella dodicesima e ultima fatica, l’eroe sarebbe sceso negli Inferi ponendo fine alla sua servitù.
L’albero da cui Euristeo pretese che Eracle gli portasse i frutti d’oro apparteneva ad Era, la quale l’aveva avuto in dono dalla Terra Madre e l’aveva piantato in un giardino divino situato alle pendici del monte Atlante, dove il dio omonimo vegliava con grande orgoglio i frutti d’oro. Ma poiché Egli era impegnato a tenere sulle proprie spalle le “colonne del cielo”, Era aveva affidato alle figlie dello stesso la custodia dell’albero. La loro madre era Esperide, figlia del dio Espero, dio del sole calante, che altri non era che Ade che regnava sui morti, perché le anime di questi, seguendo il sole nella sua corsa, scomparivano con lui a occidente.
Le Esperidi erano tre: Esperia, Egle “lucentissima” ed Eritea, “terra rossa”; belle e spensierate cantavano con “voce sonora”, ma Era si accorse che le rubavano le mele d’oro. Perciò ordinò a Ladon, il drago, di chiudere nelle sue spire il tronco dell’albero e vietarne l’accesso a ogni straniero.
Tale immagine evoca immediatamente la forte similitudine con il serpente di Adamo ed Eva.
La fatica di Eracle, era un’impresa doppiamente difficile se si pensa che Era lo perseguitava fin dalla nascita, ed egli ignorava dove si trovasse l’albero dai frutti d’oro, di cui con certezza sapeva solo che sicuramente si trovava a occidente.
L’eroe si impadronì di Nereo, il dio marino oracolare, con l’aiuto delle ninfe del fiume, e malgrado le diverse forme che il dio cerò di assumere per sfuggirgli, infine, Eracle carpì il suo segreto: come impadronirsi delle mele d’oro. Tuttavia, secondo altri autori invece fu Prometeo ad aiutare Eracle: non doveva cogliere le mele direttamente, poiché troppo ben protette da Ladon, ma farsi aiutare da Atlante promettendogli un aiuto nel sostenere il suo gravoso fardello.
Nonostante Atlante fosse stato avvisato da un oracolo, “La Fatidica”, l’idea di un attimo di tregua ebbe la meglio sulla diffidenza che avrebbe dovuto mantenere. Atlante però temeva il drago, che venne abbattuto dalle frecce di Eracle il quale sostituì il dio, mentre Egli raccoglieva tre mele. Tale avvenimento venne commemorato con le famose “colonne di Eracle o Ercole”.
Apprezzata la libertà, però Atlante cerò di approfittarne, ma l’astuzia di Eracle ebbe nuovamente la meglio sul dio.
Portate le mele a Euristeo, queste le offrì ad Atena, ma Ella le restituì ad Era “perché sarebbe stato illecito che a Era venisse tolta la sua proprietà”. La dea deplorò la morte del suo protetto Ladon e lo mise in mezzo alle stelle, dove è diventato la costellazione del Dragone.

Con questo secondo racconto mitologico è possibile non solo trovare corrispondenza in culture e tempi diversi sui “frutti d’oro dell’immortalità” ma l’albero appare anche come Albero Cosmico che sostiene la volta celeste, impedendo di schiacciare gli uomini, come succede presso i Celti e i Germani. Forse è proprio grazie a questo compito, sostenere i celi, che i suoi frutti  permettono di arrivare all’immortalità .


Fonti:
Jacques Brosse, Mitologia degli alberi. Dal giardino dell’Eden al legnod ella Croce, Bur Rizzoli, 2010
Chiesa Isnardi Gianna, I miti nordici, Longanesi, 2008.
Teogonia di Esiodo.
Pseudo-Apollodoro, Biblioteca.
Igino, Fabulae.
www.skayler-ulver.blogspot.it - Modern Witch League

martedì 24 febbraio 2015

Giorno Pagano Europeo della Memoria


Tu per Vesta non intendere altro che la viva fiamma
Vedi che dalla fiamma non è mai nato alcun corpo.

Ma è il fuoco ad animare il corpo,
Passione e volontà che dal corpo nascono;

Ma è il fuoco che riscalda
quel crogiolo di vita che la terra diviene
quando Giunone, sorella di Vesta, Natura imponente
su di essa si stende e ne fa la sua sede.

Vesta come la Terra: il mio corpo sia questa terra
Vesta è il fuoco: il mio cuore arda di questo fuoco.

Che io possa essere il mio focolare, la mia casa, il mio rifugio
Riaccendendo giorno dopo giorno
E mantenendola viva e scoppiettante
La Vesta che nel mio cuore risiede.

Il fuoco di Vesta ardeva a Roma eternamente
Adesso bruci nel mio cuore ininterrottamente,
là dove nessun Teodosio assassino
arrivi mai a spegnerlo
finché la mia volontà ne sarà la legna
e come Vesta si conservi per i sentieri della vita.
L’idea della celebrazione di un Giorno Pagano Europeo della Memoria è nata nel 2006, per stabilire un momento ufficiale in cui ricordare le radici del passato pagano a cui tutti i pagani odierni, chi più e chi meno, si riallacciano e ricordare anche le cause e gli avvenimenti della frattura tra noi e quelle radici. E’ proprio quel distacco infatti che spinge i pagani di oggi a definirsi in questo modo, nobilitando una parola nata come insulto.
Come giornata della celebrazione è stato scelto, con un sondaggio tra pagani di diversa provenienza, il 24 febbraio: in questa data, nel 391 e.v., Teodosio emanò un editto di condanna delle pratiche pagane, in seguito al quale il fuoco di Vesta che doveva bruciare eternamente a Roma fu spento. Data la sacralità del fuoco in tutte le religioni cosiddette pagane, è stato scelto questo evento come simbolo dell’inizio dei tentativi di eliminazione delle religioni pagane.
Presto però è diventato chiaro che una giornata sola non era sufficiente: nella situazione attuale un Pagano in Europa (soprattutto quella occidentale, mentre per gli altri continenti, fatta eccezione per quel Nord America che si ritiene "spiritualmente" di ascendenza europea) deve costruire il proprio percorso, il proprio "paganesimo" ogni giorno e ogni giorno si confronta con il richiamo alle radici pagane cui ha scelto di riallacciarsi. La frattura di cui parlavamo prima rende però difficile una simile operazione.
Da qui l’idea di trasformare il Giorno Pagano Europeo della Memoria in un progetto, che portasse comunque il nome "Giorno" perché quella celebrazione è comunque il simbolo del nostro impegno pagano, ma che fosse in realtà un insieme di iniziative e di strumenti affinché tutti i pagani potessero guardare al passato pagano per costruire il futuro del paganesimo
-Manuela Simeoni

[http://www.giornopaganomemoria.it/]
[Credit: http://delllice.livejournal.com/]

lunedì 2 febbraio 2015

Devozione 3# : Antenati

Oggi riprendo quella specie di rubrica iniziata nel 2013 dove parlavo di atti devozionali che un qualsiasi praticante neo-pagano, indipendentemente dalla tradizione, potrebbe integrare nella propria pratica. Avevo deciso di parlare degli antenati come prima parte per un lavoro di devozione, sopratutto perché da anni ormai lavoro e faccio esperienza in questo campo.Le altre lezioncine in merito le trovate in questi link:             Devozione 1# : Antenati    Devozione 2# : Antenati

Gli antenati con cui abbiamo contatto sono solitamente membri della famiglia o amici che non ci sono più, è usanza ricordare le loro gesta, il loro passaggio, sopratutto intorno ala Sabba di Samhain o altri sabba in loro onore, o in date particolari e ricorrenze speciali per la famiglia.
Esistono tuttavia anche altri tipi di antenati, ovvero gli antenati culturali, o quelli che hanno un cammino spirituale comune al nostro e gli antenati spirituali di altre vite, con i quali, è ovvio ora come ora non abbiamo legami di sangue.
Un esempio di ciò può essere il Giorno Pagano della memoria, dove si commemorano tutte le streghe, maschi e femmine, bruciate sul rogo.
Qualsiasi siano questi Antenati non consanguinei, essi possono aiutarvi a progredire  e migliorare la nostra pratica spirituale e magica. Anzi molto spesso sono quelli da cui si trae più aiuto perché come detto nella prima lezione:
Ovviamente i vostri antenati potrebbero essere di religioni differenti rispetto alla vostra, anzi sicuramente sarà così, ma non preoccupatevi di questo, la cosa importante è onorarli. Chiedete loro di divenire una parte della vostra vita e promettete loro di onorarli con regolarità.Potrebbe accadere di avere anche parenti "indesiderati" con cui non avete un legame particolare o peggio, non avevate un buon rapporto quando erano in vita, se questo non è un momento di riconciliazione per voi (o per loro) non è necessario che gli invitate.Potrebbe accadere anche, semplicemente, che non tutti i vostri antenati abbiano voglia di accettare questo collegamento.
E credetemi lo so per esperienza personale quanto sia dura, ho un bis nonno che benché abbia voluto parlare con me, mi ha chiamato "strega", ancora oggi non so bene se come denuncia o riconoscimento, ho ben più paura della prima XD. O una bis nonna, che era anche una curatrice in vita, un po' magica, che non ha la ben che minima intenzione nemmeno ora, di comunicare con me o tramandare quest'arte, ne più ne me no come quando era in vita, dal momento che quelle pratiche antiche non sono state tramandate alle sue figlie e nemmeno alle figlie dei suoi figli, e sono scomparse con essa.
Piuttosto più di una volta ho avuto visita e segni davvero importanti da più parenti di una mia amica che conosco davvero da quando sono nata, e dire che quello che per lei è stato un "nonno" non era in realtà il suo vero nonno. C'è anche da dire, che fortunatamente ho quasi tutti i nonni in vita, unici "antenati" con cui ho un vero rapporto, solo il mio nonno paterno non c'è più, e lui mi ha aiutata a porre un cambiamento nella mia vita davvero importante, e ogni tanto interagisce con me, dandomi delle vere e proprie rivelazioni. Ma bando alle ciance, come dicevo lo spettro di antenati è davvero ampio, potete avere contatti con qualsiasi persona che in questa vita o in un latra abbia avuto a che fare con voi.
Queste usanze erano già ben note ai Celti gli Scandinavi ecc, che onoravano gli spiriti ancestrali, nonché gli eroi leggendari. In Bretagna si dice che i morti creano il calore del focolare durante la notte, in molti paesi si lasciano parti della cena in onore dei defunti, in Francia è usanza per alcuni versare del latte sulle tombe. Anche nell'antica Roma il culto degli antenati era di vitale importanza, e la devozione verso essi si sviluppava nel privato delle famiglie. Ancora oggi in alcune parti della Scandinavia è usanza offrire birra e cibo a loro.
In Grecia, l'attenzione era rivolta principalmente ai capifamiglia e ai leader politici e anche nel loro caso, a coloro le cui gesta furono esemplari ed eroiche.
Nell'antica Grecia, l'attenzione è stata data agli spiriti dei capifamiglia e leader politici, e la spiriti di coloro le cui opere erano eroiche.

Molti pagani, ancora ignorano tutta questa pratica, ma altri, invece riservano parte della loro pratica per entrare in contatto e fare offerte agli antenati almeno una volta ogni tanto, se non con una certa regolarità (io ad esempio riservo la luna nuova a questo) Nello sciamanesimo questo legame continuo è di fondamentale importanza invece, poiché lo sciamano ha bisogno di molti spiriti tra cui anche gli antenati, che lo sostengano nella sua Opera.

Il fuoco,da prima e poi il focolare domestico, sono il centro in cui solitamente ci si radunava per onorare i defunti, alcuni li seppellivano sotto di essi, altri raccontavano leggende e storie attorno ad esso. La credenza che i fantasmi ancestrali giorno vicino al focolare è molto diffusa ancora oggi.
La chiave più moderna, sono piccola altari in qualche angolo della casa, o più semplicemente proprio come si confà a qualsiasi lavoro dello spirito, dare una "casa" all'interno della vostra abitazione. L'immagine più comune vuole sia quella di un teschio umano, ma è abbastanza falsa, nel senso che ( personalmente vi trovo un gusto un po macabro) oggigiorno è impossibile averne uno in casa, ancor più impossibile quello di un parente (tutto ciò è vietato dalla legge, le restrizioni a volte potrebbero esserci anche su ossa animali), quindi è più opportuno trovare " case" o "navi" alternative (Culto dei Morti: Altari ancestrali e rituali ) vasi, case in miniatura, il focolare, la stufa, bottiglie ecc...


Cosa donare agli antenati:


Se volete intraprendere queste pratica è bene che ricordiate di osservare sempre profondo rispetto e ospitalità

E' tradizione donare liquori o bevande che confezionate voi stessi, o cose fatte con le vostre mani, per esempio biscotti, pane, poesie, disegni, canzoni .

Buoni risultati li danno lavori tradizionali, come un lavoro con il cuoio, forgiare oggetti di metallo artigianalmente, confezionare bevande, o tessere e filare.

Qualcosa fatto da voi, con dedizione e tempo speso, è sempre da preferire a qualcosa che comperate in negozio, tuttavia se dovete comprare qualcosa o del materiale cercate sempre di compre il prodotto della miglior qualità che potete permettervi (lo stesso vale per i doni agli dei)

Per alcune streghe cucinare qualcosa ha un valore aggiuntivo sull'offerta stessa, questo ovviamente dipende dalle vostre propensioni, se sete un abile disegnatore, un opera d'arte potrebbe conservare lo stesso valore, e uguale è per poeti e musicisti e così via...

Usare metodo di divinazione per instaurare un contatto, può essere un ottimo modo per comunicare con gli antenati, così come tecniche meditative e sciamaniche.

Molti di noi, con la pratica e pazienza, troverete buoni risultati comunicanti con l'opposto utilizzando metodi di divinazione, meditazione e trance, così come le tecniche sciamaniche.

Prestate attenzione ai segni, spesso non sono solo un messaggio per voi a volte sono richieste di qualcosa che si vuole gli sia donato.



Liberamente tratto da http://walkingthehedge.net/