mercoledì 4 marzo 2015

Matrimonio Sacro con la Divinità, "Godspousery"

Si tratta della pratica di prendere i voti di Matrimonio Sacro con un Dio (o in alcuni casi con una Dea) nonostante sia un fenomeno ancora molto “piccolo” e inusuale, è molto presente nel paganesimo e gli aderenti sono sempre di più negli ultimi anni. Di solito si tratta di qualcosa che si verifica tra i pagani che intraprendono un percorso sciamanico unendolo alla loro tradizione di base o alla loro pratica magica, e che hanno una certa di abilità con pratiche di Hadgecrossing, trance, camminare tra i mondi e / o che parlano con gli spiriti direttamente o tramite intermediario, utilizzano per questo scopo: rune, la visione di presagi, lavorano con i sogni, utilizzano tavole ouija, la scrittura automatica, il pendolo ecc.. o addirittura hanno talenti naturali per pratiche di veggenza e di medianità. Queste abilità (oltre a molte altre) rientrano in quello che comunemente viene chiamato "lavoro dello/con lo spirito", nonostante queste facoltà non siano strettamente necessarie per un Matrimonio Sacro con il Divino è bene sottolinearle, ma tuttavia potrebbe essere possibile farlo in maniera strettamente devozionale, come un sacerdozio pari a una prete o una suora cristiana per intenderci, soprattutto se non si ha famigliarità con le pertiche sopra elencate.
"Godspousery" è un termine che si può vedere applicato al matrimonio tra il Dio e partner umani, tali rapporti popolarmente vengono chiamati "godspouses". Penso che sia importante notare, che per entrare nella condizione di questa “pratica” sia necessario essere assolutamente politeisti. Pertanto il termine coniato da Dion Fortune “tutte le Dee sono Una e tutti gli Dei sono Uno” tipico dell’ ideologia wiccan non permette di applicare una tale pratica se non adattandola. In parole povere: anche se si parte da questa concezione, bisognerebbe avere la propensione per una particolare divinità. Considerare semplicemente il Dio o la Dea potrebbe essere motivo di confusione e di smarrimento ad un certo punto del proprio cammino proprio per come questi rapporti- pratica son soliti evolversi.
Molte persone che scelgono di eseguire questa dedicazione, devozione ecc.. chiamiamola come volete sono spesso e sovente quelle che ritengono che gli dei siano reali ed unici come voi ed io in un'altra dimensione, in modo che quando dicono di essere sposati con un Dio specifico ( vi è grande propensione per gli Dei Nordici) non stanno parlando di metafisica o in termini figurativi , simbolici, ma stanno parlando di un vero matrimonio in cui interagiscono con questo Dio ( Dea) nello stesso modo che interagirebbero con un marito (moglie) umano. ( Ovviamente la mancanza di un corpo vero è proprio è tenuta in conto). Tuttavia, non posso parlare di godspouses gli altri che non partono da questa considerazione degli Dei anche se, può darsi che alcuni che hanno abbracciato questa strada la vedano in un modo più figurativo, con un sapore più morbido , più simbolico più da sacerdozio rispetto a questa teoria. Un altro dato di riscontro è quello di aver notato che molte più donne “sposerebbero un Dio” rispetto agli uomini una Dea.
Un po’ come tutti le “nuove scoperte” e le nuove sferzate di novità nel mondo pagano, anche questa cosa ha colpito e destato interesse in molti, diventando quasi una moda. Nonostante possa sembrare nuovo, il “matrimonio con un Dio” non è una pratica estremamente recente, per molti negli anni passati è stata forse una scelta fatta senza neppure sapere che esistesse un termine per definirla e che altri nello stesso modo avessero preso questa decisione.
Pare che i “privilegi” ottenuti da questi rapporti tuttavia non siano sempre positivi, come ho già detto se è da considerarsi alla stregua di un vero matrimonio è dunque facile intuire che non è una scelta che va fatta sull’onda dell’emozione o sull’onda della novità. E’ una decisione che cambia la vita e chi l’ha presa nonostante tutto non incoraggia il prossimo a fare altrettanto. Nel momento in cui si prendono i voti, non si sa a cosa si va incontro, ovviamente ne dipende dal Dio che avete scelto o che vi ha scelto, ma la strada di questa relazione non può essere altro che in salita. Molto lavoro, molto studio, doversi spingere oltre il limite e saper tornare indietro intatti, essere disposti talvolta a fare a pezzi la propria esistenza e ricostruirla, non in nome del Dio che avete sposato, ma semplicemente perché è giusto che cosi fosse, e lui ve lo avrà mostrato.
Solitamente si parte impreparati, ma anche se si presumesse di conoscere tutto o abbastanza su un dio, ciò non dovrebbe comunque incoraggiare tale scelta soprattutto se le motivazioni sono per sfizio, o per appartenere a una “comunità”( ovviamente qui non è cosa usuale, ma all’ estero ne esistono) ecc.. questo cambierà la vostra vita irrevocabilmente, e non avete idea di come potrebbe finire. Pensate a quanti amici sono rimasti lì con voi per sempre, anche se ve lo avevano giurato e spergiurato? Come spesso nella vita e soprattutto in amore le situazioni che avete idealizzato quante volte si sono verificate davvero? Quante volte soprattutto l’amore, procedere secondo una logica stabilita su cui noi abbiamo il controllo? Quante volte vi siete impegnati in qualcosa che poi vi ha fatti sentire svuotati, senza merito, scoraggiati e a pezzi? Questi sono domande semplici per pensare alla domanda essenziale: Un Matrimonio Sacro dove potrebbe portare? Quanto di bello, quanto di orribile può esserci? Sono disposta ad assumermi un tale impegno?

Vi è da sottolineare ancora qualcosa prima di entrare nel dettaglio di questo rapporto sacro ( cercherò di non dilungarmi ancora molto anche se è un argomento nuovo e in scoperta anche per me.): il matrimonio con un dio NON è sinonimo di lavoro con lo spirito nonostante la premessa fatta (anche se solitamente questo sopraggiunge comunque per vivere tale rapporto) , Avere un “Dio coniuge" non è sinonimo di lavoratore con lo spirito come strega, sacerdotessa, seidhrkona, volva, sciamana o qualsiasi altra varietà spirituale tipica di queste forme di lavoro, anche se è certamente possibile che queste figure intraprendano questo tipo di legame con il divino. Dire che si tratti soltanto di lavoro con lo spirito sarebbe inutile proprio perché non è solo questo. E’ importante mantenere la distinzione tra chi opera con lo Spirito e fa il lavoro, ( ha un lavoro da fare) dalla relazione che si ha con una divinità coniuge. Se si tratta di un matrimonio, il matrimonio deve essere al centro di ogni altra cosa, e deve essere mantenuto anche se e quando siamo costretti dalla vita (o gli dei) ad abbandonare altre cose.

1. Un godspouse è un ponte tra l'umano e il non umano, tra il mondo mortale e il non mortale. Per partecipare in questo tipo di rapporto si deve saper attraversare la soglia in qualche modo, avere una modalità d’accesso per interagire tra i due mondi. Sovente diventa cruciale per il rapporto con il Divino. Dal momento che capitare che lavorando con un Dio esso necessita di una porta per comunicare e agire nel mondo fisico direttamente e senza alcuno sforzo. Si potrebbe anche vedere questo come essere una specie di agente o ambasciatore per il dio in questione.

2. Dal punto di vista civile, un godspouse è una compagna, tanto quanto un coniuge mortale , almeno in teoria dovrebbe esserlo. Il termine medievale per questa funzione, applicata a mogli mortali, era "supplementarità." Non si tratta di fare del lavoro per il Dio, anche perché non essendo noi divini sarebbe inutile qualsiasi mezzo, ma da esso si impara, e in un certo senso si acquisisce la stessa modalità, modo di fare, rendendosi disponibili se Esso necessita di noi. Potrebbe essere necessario essere d’ aiuto per altri devoti, o persone che sono in cerca di Esso. Parlare ad altri per volere sua ecc..

3. Tuttavia, quanto detto sopra non significa che un godspouse è la portavoce di quel dio, o l'unica persona in comunicazione diretta a lui, o ha il diritto di fare dichiarazioni in nome del dio influenzando la vita degli altri fedeli, soprattutto, se “questi consigli o dichiarazioni” non sono nemmeno volute o cercate dagli altri, questo sarebbe solo un atteggiamento invadente e maleducato, che potrebbe mettere oltremodo in difficoltà altre persone non pronte o non disposte.
Anzi i Godspouses, come chiunque altro che cammina sul sentiero dell’ Arte dovrebbe essere una persona buona, con una grande dose di umiltà e disponibilità. Bisognerebbe lasciare i pregiudizi e le considerazioni personali da parte, per esempio detestare Tizio non vuol dire che questi non possa essere meritevole di avere il vostro stesso ruolo per lo stesso dio. Potrebbe essere che lo stesso Dio sia affezionato “o interessato” ad entrambi.

5. Un Godspouse, anche se idealmente ha molta dimestichezza con i miti sul suo dio, conosce leggende, simboli e modalità storiche e moderne del culto, o non è necessariamente l'esperto in quel dio, e può anche non essere molto più di uno studioso o simpatizzante sul “tema”. Amare una divinità è un bene, non vi è un livello di espressione che valga “l’ammissione” tra i protetti o gli eletti di quella divinità, non esistono esami da superare per essere accettati come coniugi o semplici devoti.

6. Come ogni agente o ambasciatore, un Godspouse dovrebbe idealmente essere un esempio di buon comportamento. Questo vuol dire ricercare della gentilezza, la compassione, la disponibilità, e in generale il comportamento degno di un regale consorte, poiché si è consorte umana di un dio o di una dea: che godspouse sarebbe senò?

7. Il ruolo di godspouse può variare, in termini di lavoro con lo spirito, anche se come ho già detto la maggior parte si definisce tale di un tipo piuttosto che un altro (strega, sacerdotessa, seidhrkona, volva, sciamana). Possiamo essere sacerdoti o sacerdotesse, sciamani, streghe, guaritori, maestri, indovini, o un qualsiasi altra cosa.

8. Tuttavia, eventuali ulteriori incarichi di lavoro con lo spirito sono subordinati al ruolo di godspouse si deve avere la capacità di tenere a mente in ogni momento che la priorità è la relazione coniugale. Essa potrebbe vacillare o avere bisogno di attenzione in più, e quindi viene spesso richiesto di lasciare da parte altri tipi di lavoro di secondaria importanza rispetto a questo rapporto. La ragione di questo è semplice: il rapporto è la nostra terra, le nostre fondamenta, la base di tutto ciò che facciamo.

9. Con ovvietà ci si può chiedere se quindi gli dei hanno molti coniugi mortali, e se questo è poligamia. Basta considerare che in ogni caso in concetto di “matrimonio”- “monogamia” -“fedeltà” sono del tutto nostri, mai nessuna divinità presentandosi potrebbe mai dirvi anche sono ipoteticamente: ” oh comunque sono anche sposato con quello, quella e quell’altro.” Perché non è un concetto che appartiene ad essi. Dall’altro lato abbiamo l’esempio di miti e leggende che parlano espressamente di Dei poligami, e che anche quando non sono cosi menzionati è presumibile che lo siano stati. Gli dei non “vivono” sotto regole umane, che hanno ovviamente influenzato tali testi a seconda della cultura e del tempo in cui sono state scritte, e se proprio vogliamo si possiamo definirli poligami.

10. Altra cosa ovvia è chiedersi se si può essere un godspouse e avere un coniuge mortale allo stesso tempo. Ciò per molti è assolutamente possibile, talvolta il proprio coniuge mortale non sa nemmeno che l’altro è sposato con un Dio/Dea, o lo scopre per caso e questo non compromette nulla, o non crea nessun problema essendo essenzialmente poi due cose abbastanza diverse ( soprattutto se si ha un approccio molto più devozionale ). Per altri non è cosi, e questo dipende dalla divinità a cui ci si è legati: Esso/a potrebbe non approvare il coniuge mortale che avete scelto e invitarvi a cambiarlo. Altri Dei non condividono proprio che non gli si dedichi totalmente. In caso di dubbio, chiedete al vostro Dio cosa lui o lei vorrebbe. Se siete particolarmente legati a un amore mortale, molti saranno disposti a tenerne conto, a condizione che il coniuge mortale sia un bene per voi.
Potrebbe inoltre capitare di domandasi dunque se anche noi stessi siamo quindi poligami, a volte un Dio che accetta un essere umano al vostro fianco potrebbe indurvi a dichiarare questa cosa al vostro compagno/a , quindi cercate di capire che cosa la situazione richiede. Purtroppo, l'apertura completa è quasi impossibile, accade solo in alcune di queste situazioni. Si può avere un rapporto poligamo senza considerarsi tali. O considerarsi monogami con un rapporto speciale in più.

Se sapete di più scrivete o commentate, se riuscirò a reperire altre informazioni ve le metterò qui sotto.


Strega del Nord e altre fonti

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