Post del tutto fuori tema rispetto al mio blog. Ma mi sentivo di doverne parlare. Ho provato a inviare l'articolo anche a Bossy.it, ma non ho idea ne se riuscirò a inviarlo, ne se verrà preso in considerazione, visto che non credo sia scritto bene. in ogni caso è una pura riflessione su notizie di questi giorni:
Mentre il mondo femminista ancora s’indigna per l’ultima puntata di Game of Thrones, trasmessa sul canale via cavo HBO, dove si intuisce una scena di stupro da parte di Ramsay Bolton, nei confronti di Sansa Stark, io mi chiedo dove siano tutte queste presunte femministe oggi, davanti a una notizia come quella di Kheda costretta a sposarsi a 17 anni con un uomo di 50.
La giovane Kheda ha dovuto dire sì a un uomo di 30 anni piu grande di lei, è accaduto in Cecenia, dove il leader locale Ramzan Kadyrov ha concesso le controverse nozze poligame di un suo capo della polizia con una ragazzina. Lei si chiama Kheda Goilabieva oggi sposa di Nazhud Gucigov, di età presunta tra i 46 e i 57 anni.
Un matrimonio forzato, denunciano i telegiornali, ma nonostante questo, nozze benedette da da Kadyrov, che continua a sfidare gli scandali e la legge russa per rafforzare il suo ruolo di leader anche nel mondo islamico. L'unione, infatti, sarebbe stata registrata anche sul passaporto, nonostante la legislazione federale. Kadyrov ha assicurato che sono state rispettate tutte le norme legali, le prassi religiose e le tradizioni locali. La poligamia viene tollerata nel mondo islamico, ma è vietata dalla legge russa, che tuttavia non prevede punizioni dal 1996.
Precedentemente alle nozze il poliziotto a cui si è dovuta congiungere Kheda, aveva minacciato la famiglia della giovane imponendo di consegnargliela una volta compiuti i 17 anni.
I video pervenuti in rete e ai telegiornali, nonché quello diffuso via instagram dallo stesso “dolce maritino”, mostrano la giovane sposina vestita di bianco con lo sguardo triste, il capo chino, tra sospiri di rassegnazione per una vita che non ha scelto.
Dopotutto ” Le bambine si possono sposare dall'età di nove anni, le ragazze dovrebbero comunque arrivare al matrimonio entro i 16 o 17 anni e non devono andare a lavorare, le ragazze devono restare chiuse in casa e uscire solo in circostanze eccezionali. Si devono dedicare agli studi religiosi legati al Corano e alla comprensione delle norme che regolano il matrimonio e il divorzio. Inoltre devono imparare i lavori di cucina, saper tessere e cucire. Dai 13 ai 15 anni devono concentrarsi sulla sharia, ma anche sulle attività manuali, in particolare quelle legate a crescere e allevare i figli. Inoltre devono studiare la storia dell'Islam, la vita del profeta e dei suoi seguaci.”
E’ questo che si legge in un documento realizzato da un gruppo di donne combattenti dell'Isis in Iraq e in Siria, solo qualche mese fa (Febbraio 2015). Il testo, un vero e proprio "Manifesto delle donne dello Stato islamico", detta una serie di regole e comportamenti che devono scandire la vita della "perfetta musulmana".
Sebbene questo sia per il momento un documento non ufficialmente adottato dall'Isis, resta comunque un testo utile a "chiarire il ruolo delle donne musulmane e la vita che si desidera per loro". Il documento boccia quindi, il modello della donna occidentale, la donna che esce e che lavora, venendo a contatto con "idee corrotte e scadenti e non con il credo religioso".
Se qualcuno potrebbe pensare che siano “pratiche” appartenenti solo al mondo mussulmano e portate avanti da gruppi estremisti come l’Isis (che di religioso hanno ben poco) si sbaglia. Le spose bambine sono incredibilmente diffuse nei paesi in via di sviluppo. Secondo le Nazioni Unite una bambina su nove è già sposata a 15 anni, stimando circa 14,2 milioni di nuove spose bambine ogni anno da qui al 2020.
Questo accade in gran parte per colpa della povertà e tradizioni culturali e come avveniva un tempo, anche per convenienza. I matrimoni infatti, sono combinati dalle famiglie, annientando totalmente il parere della donna/bambina in questione.
Le ripercussioni fisiche ed emotive di questi matrimoni a volte risultano anche mortali. Queste ragazze, private di una vita normale, dei giochi dell’infanzia, vengono svestite della loro innocenza prima ancora di entrare nella fase della pubertà tipica dell’adolescenza. Ne conseguono altre problematiche di non poco conto come: la pedofilia, la mortalità materna ed infantile e ovviamente, la violenza contro le donne.
Come ha detto qualcuno durante il convegno CSW: cerchiamo di essere onesti, quando una bambina di otto anni fa sesso con un ventenne, è stupro. È stupro di minori. È qualcosa che non possiamo accettare!
Nonostante gli sforzi e le campagne di sensibilizzazione di vari enti, associazione, giornali ecc… I progressi in questo senso sono minimi. La notizia di spose bambine o spose obbligate come Kheda, ci fa capire quanto ancora c’è da fare.
Concludo proponendovi solo di riflettere su questo, che non vuole assolutamente essere un attacco raziale nei confronti di nessuna religione o nessuna etnia. Sansa Stark è solo un personaggio di un libro, ambientato in un universo Fantasy medievale, se volete indignarvi e urlare per qualcosa, fatelo per le bambine, ragazze e donne reali, che oggi, nel 2015, sono costrette a subire esattamente ciò che avete visto attraverso un telefilm. Questa non è finzione, le nozze di Kheda non si concluderanno con un applauso perché la scena è andata a buon fine! Ricordate circa 14,2 milioni di nuove spose bambine ogni anno.
Aggiungo una nota che non è presente nell'articolo redatto per Bossy, queste femministe cosi scandalizzate per Sansa-maiunagioia-Stark dove erano quando Kal Drogo Violentava durante la prima notte di nozze Daenerys Targaryen? Piu che femministe mi sembrano delle gran furbacchione. Capisco che Jhason Momoa abbia talmente tanto sexapill da far sparire Iwan Rheon, ma date una possibilità anche a lui, apprezzatelo in Mistfit, Saimon è davvero un personaggio delizioso!
Fonte della notizia: http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/grozny-kheda-sposa-per-forza-a-17-anni-costretta-alle-nozze-con-un-uomo-di-50_2112548-201502a.shtml
Dati sulle spose bambine: Nationalgeographic.it
venerdì 22 maggio 2015
Game of Thornes e spose bambine
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riflessioni
giovedì 21 maggio 2015
Il Rospo
Ho appena terminato "Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell'Inghiletrra moderna." di Matteoni, Francesca. E' stata una lettura un po' pesante che non so se avrò modo di recensire, ad ogni modo, prima di guardarmi la puntata di Salem di sta sera, mi è venuta voglia di parlavi di questo animaletto, che nel mio immaginario corrisponde come il Gatto nero, all'assoluta figura del Famiglio.
Vi presenterò un Estratto da "Acquario. Simboli, miti, credenze e curiosità sugli esseri delle acque: dalle conchiglie alle sirene, dai delfini ai coccodrilli, dagli dei agli animali fantastici."
di Alfredo Cattabiani - Libro ormai introvabile, spero possiate apprezzare e farne tesoro.
Il rospo della Grande Madre e il rospo delle streghe
A sua volta il rospo (genere Bufo, che in Europa ha tre specie: Bufo bufo, Bufo viridis e Bufo calamita) ha evocato nel nostro immaginario occidentale, dal Medioevo a oggi, simboli in prevalenza negativi fino alla sua demonizzazione. All'origine di questa avversione vi è forse il senso di ribrezzo e di repulsione provocato dal suo aspetto, ma anche il veleno contenuto in alcune ghiandole che lo rendono una difficile preda, tranne che per la biscia dal collare che ne è immune: si tratta della bufotenina, un alcaloide contenuto nel liquido lattiginoso secreto dalle ghiandole, che può procurare irritazione al le mucose; ed essendo anche un allucinogeno permette di capire perché le fattucchiere medievali usassero i rospi nelle loro cerimonie, come si dirà più avanti.
Per tutti questi motivi, ma anche perché è un animale notturno come il gufo e la civetta, lo si è considerato sede di una potenza nefasta. Pure è uno degli agenti più preziosi nella lotta biologica contro i parassiti delle piante coltivate; ed essendo un animale notturno ha la stessa funzione degli uccelli insettivori, distruggendo larve di artropodi e lumache.
In epoca arcaica, invece, non aveva una valenza negativa, anzi lo si considerava manifestazione di una benefica forza tellurica, con qualità terapeutiche straordinarie. Era, come la rana, un attributo
delle Grandi Madri: lo dimostrano per esempio i rilievi di Montmorillon (Vienne), che raffigurano la dea Iside nuda con due rospi attaccati ai seni.140 E non casualmente l'epiteto di Ecate, nell'antica
Grecia, era frynìtis, ovvero «rospica» (da frxjne, rospo, che era pure detto fusalos).
L'animale era sacro anche a Ragana, la dea lituana della morte e della rigenerazione di cui era la manifestazione sensibile. Anche Baba Yaga, l'antica dea della morte e della rinascita della mitologia slava, che si è preservata nei racconti popolari in una forma degradata, come strega, poteva trasformarsi in rospo.
Ancora agli inizi del XX secolo si credeva che se non lo si fosse trattato con rispetto, sarebbe divenuto pericoloso quanto la stessa dea. Chi avesse sputato su un rospo sarebbe morto. Se qualcuno lo avesse irritato, l'animale si sarebbe gonfiato e sarebbe esploso schizzando un veleno mortale. «Incarnazione dei poteri della dea della morte e della rigenerazione» osserva Marija Gimbutas, «il rospo poteva dare sia la morte sia la vita.»142 La scrittrice riporta nel suo saggio anche due immagini stilizzate di rospi, l'una risalente al 6000 a.C., l'altra al XIX secolo, le cui teste sono gigli ermoglianti, simboli di rigenerazione.
Come attributo della Grande Madre dai molti nomi, ma anche come anfibio, era collegato sia alle acque sia alla terra. Ancora nel Rinascimento, come testimonia Ripa, era un attributo della terra, così
descritta: Donna d'età matura, non molto grande, con una veste berrettina del color della terra, nella quale vi saranno alcuni rospi, e sopra la detta veste ha vera un manto verde cor diverse herbette, fiori, e spighe di grano e uve bianche e negre, con una mano terrà un fanciullo che poppa, e con l'altra
abbracciato un uomo morto, dall'altra poppa scaturirà una fonte, quale anderà sotto li piedi, nel quale vi saranno diversi serpenti, sopra la testa terrà una città, hauerà al collo dell'oro, e delle gioie, alle mani e ai piedi ancora.
Anche nel Messico antico simboleggiava la terra, mentre il suo le game con l'acqua era testimoniato dalle immagini di Chac, il dio maya della pioggia, che nelle tradizioni popolari era spesso accompagnato da rane e rospi. Quanto alla sua «lunarità», è testimoniata dalla credenza secondo la quale Ixchel, la dea maya dell'acqua maanche della luna, era accompagnata da attendenti nelle sembianze di rane e rospi. Si veneravano anche un dio delle rane e uno dei rospi, rispettivamente Uè e Ampò.
Siccome dopo un violento acquazzone gli stagni pullulano più del consueto di minuscoli rospi, anticamente si sosteneva che esso nascesse dalle nuvole; perciò i Greci lo chiamavano diopetés, «caduto dal cielo». Se dunque l'anfibio presentava tante affinità con l'elemento acqua, non c'è da meravigliarsi, come osserva Giuseppe Faggin, se nelle congreghe sataniche si adoprava la polvere ottenuta da rospi bruciati e tritati nell'intento di suscitare temporali e tempeste.
Questo legame con l'acqua lo rendeva un barometro vivente, tant'è vero che quando si tuffava spesso in acqua e le rane aumentavano l'intensità dei gracidii, si riteneva che avrebbe piovuto presto.145
Appartenendo all'elemento umido, il rospo è particolarmente importante nella mitologia cinese, dove rappresenta il principio yin, la longevità, la ricchezza e la capacità di accumulare denaro. Si favo
aleggiava anche che sulla luna vivesse un rospo a tre zampe; le quali si possono interpretare come le «tre facce della luna»: crescente, calante, nera.
È presente anche nell'alchimia medievale e rinascimentale dov'è simbolo della partecipazione acquatico-terrestre alla purificazione della materia primordiale, partecipazione che deve essere collegata a quella dell'elemento volatile. Con questo significato compare nelle figurazioni del manoscritto Egerton 845 del British Museum (XY-XVI secolo).
Un particolare significato simbolico assume all'interno dell'allegoria alchemica quando lo si rappresenta sul seno di una donna. Così la scena allegorica veniva spiegata da Michael Maier: «Metti il rospo sul seno della donna perché questa lo allatti e muoia, e il rospo sia gonfio di latte». L'allegoria rappresenta il processo che costituisce una delle fasi per produrre la pietra filosofale. La materia primordiale dev'essere impregnata con latte di vergine (cioè latte filosofico, succo lunare) per essere così «nutrita». Il «figlio» che deve crescere viene allattato dalla madre, la quale nel far ciò muore. Tale procedimento è detto ablactatio ovvero «svezzamento».
Il rospo velenoso
Già in epoca classica il rospo aveva suscitato credenze terrificanti.
«Vi sono addirittura degli animali» scriveva Eliano «che uccidono con un rutto chi li abbia anche solo toccati, come la dipsade e il rospo.»
A sua volta Plinio il Vecchio riferiva:
Ho appreso che esiste una specie di rospo che rende mortali le pozioni e produce soltanto guai a vederlo. Può preparare infatti una pozione fatale chi dopo avere triturato il rospo offre da bere a un'altra persona il sangue di quell'animale versandolo perfidamente nel vino o nelle bevande che si prestino a tale mistura, secondo il giudizio dei detestabili individui esperti in queste cose. E la morte non avviene dopo un certo intervallo di tempo, ma è istantanea. Anche soltanto la vista di questo rospo produce guai. Ed ecco co me. Se uno gli si pone davanti e lo guarda fissamente, esso, obbedendo al suo istinto, ricambia arditamente lo sguardo ed emette un soffio che per lui è naturale e innocuo, ma per l'uomo è dannoso alla pelle; gliela tinge infatti di un giallo così intenso che chi ne è colpito, se incontra qualcuno che non lo ha visto prima, può sembrare affetto da qualche malattia. Questo colore, do po non molti giorni, sparisce.
Sul potere del suo sguardo fiorì nel Medioevo la credenza secon do la quale l'uomo che avesse osato fissare troppo a lungo un rospo negli occhi, sarebbe impallidito, avrebbe cominciato a tremare e tal
volta sarebbe svenuto. Ma il rospo a sua volta non aveva la forza di vincere la spirituale potenza dello sguardo umano, se si riusciva a fissarlo a lungo resistendo al suo influsso. L'abate Rousseau, un cappuccino medico alla corte di Luigi XIV, racconta che un giorno, passeggiando in campagna, s'imbatté in un rospo gigantesco. Ricordano dosi della credenza sul potere dello sguardo umano, provò a fissarlo
con insistenza finché la sua curiosità fu soddisfatta: il rospo si gonfiò enormemente e, senza distogliere lo sguardo dall'abate, cominciò a soffiargli con rabbia sul viso quasi per cancellarlo; poi, come un pallone che si affloscia, rese l'anima a Dio. Fu tale lo spavento del Rous seau che si sentì sul punto di svenire per poi cadere in uno stato di prostrazione dal quale sarebbe guarito lentamente, curandosi per otto giorni di seguito con una pozione di polvere viperina.
Dei terribili effetti del suo veleno era convinto ancora nel XVI secolo Ambroise Paré, che pure impresse alla chirurgia un rapido e decisivo progresso:
Benché i rospi non abbiamo denti, tuttavia non mancano di avvelenare la parte che mordono con le loro labbra cascanti e le gengive, che sono aspre e ruvide al tatto, facendo passare il veleno attraverso i condotti della parte rosicata Inoltre gettano veleno mediante l'urina, la bava, e vomitano sulle
erbe, e specialmente sulle fragole, di cui sono molto golosi. Non ci si deve meravigliare perciò se le persone, dopo avere assorbito questo veleno, muoiono di morte istantanea.
La fantasia popolare aggiungeva nuovi particolari: si diceva che fosse coperto da una pelle grossa e resistente perché gonfiandosi e riempiendosi di aria potesse resistere meglio ai colpi. Schizzava urina e un alito velenoso verso gli imprudenti che lo odoravano. Si favoleggiava che persino il suo sudore, quando lo si stuzzicava, potesse accecare; e che fosse addirittura capace di sputare negli occhi di coloro che lo infastidivano.
Poteva strisciare su una persona addormentata e berne il respiro, provocandone la morte. Negli Stati Uniti sopravvive una credenza popolare secondo la quale i rospi possono suscitare verruche con il
solo apparire. Fino al secolo scorso nelle Alpi bavaresi si pensava invece che i rospi avessero un potere terapeutico se fossero stati uccisi nei giorni della Madonna, il 15 agosto e l'8 settembre. Erano invece causa di morte negli altri giorni. Catturati nei giorni di festa, venivano in chiodati sulle porte delle case e delle stalle per proteggere esseri umani e animali dalla malattia e dalla morte.
Il rospo come farmaco
Ogni veleno, come si sa, può essere usato come farmaco. Anche il rospo velenoso lo diventò: si credeva che fosse un centro di attrazione di tutte le sostanze velenose, come sottolineava Athanasius Kircher sostenendo che, grazie alla facoltà di attirare tutti i veleni che inquinavano il suo habitat, compiva una funzione disinfestante e, pur appartenendo alla zona della diabolicità, rientrava nel piano provvidenziale di Dio; perciò veniva posto sotto il letto dei malati, dove si gonfiava fino a scoppiare, impregnato dell'aria mefitica che circondava i febbricitanti. Si diceva che aspirasse il veleno a distanza e in particolare quello della febbre tifoide; ma fino a un certo limite, perché poi tornava a diffondere ad altri esseri il miasma accumulato; sicché occorreva ucciderlo al momento giusto.
In Provenza veniva rinchiuso in una trottola di terracotta con dell'olio di oliva e poi cotto nel forno del panettiere. L'olio così ottenuto veniva usato per curare le febbri maligne. Se lo si essiccava e poi lo si appendeva al soffitto della casa, proteggeva dalla paura e dall'angoscia.
A sua volta Plinio il Vecchio riferiva le tante virtù terapeutiche del rospo, che chiamava rana rubeta perché «viveva tra i rovi»: Gli autori fanno a gara nel raccontare meraviglie di queste rane. Se vengono portate in assemblea si fa silenzio; se si getta nell'acqua bollente un ossicino che si trova nella parte destra, il recipiente si raffredda e non bolle più finché non si toglie l'osso; questo si trova buttando la rana alle formiche, che ne rosicchiano la carne, e gettando le ossa, a uno a uno, nell'olio; nel lato sinistro vi sarebbe l'osso che, buttato dentro il recipiente, pare lo faccia bollire; si chiama apó-kunon (anticani) e ferma l'assalto dei cani, stimola gli amori e i litigi se messo nelle bevande; come amuleto eccita la libidine, mentre al contrario l'ossicino del lato destro raffredda i bollori; guarisce anche le quartane e altre febbri; se lo si porta addosso come amuleto in un pezzo di fresca pelle di agnello, frena l'amore. La milza è d'aiuto contro i veleni che sono da essa stessa prodotti; il fegato è tuttavia più efficace.
E aggiungeva: Timeo, Eraclide e il medico Diocle dicono che i rospi hanno due fegati; uno è apportatore di morte, invece l'altro, suo rivale naturale, di salvezza.
Anche i suoi occhi avevano una doppia funzione risanatrice: il destro, sospeso al collo in un pezzo di stoffa non tinta, serviva a guarire l'oftalmia dell'occhio destro, il sinistro dell'occhio sinistro.
Secondo Dioscoride la cenere di tre rospi bruciati vivi, mescolata a miele, o meglio a pece liquida, curava l'alopecia.
Nella medicina rinascimentale e barocca i rimedi offerti dall'animale si moltiplicarono. Le zampe di un grosso rospo, recise mentre era ancora vivo e applicate al collo di una persona affetta da scrofo
la, la guarivano; il fegato, essiccato all'ombra, applicato sulla natta (cisti sebacea del cuoio capelluto o tumore benigno detto ateroma), la eliminava a poco a poco; la cenere o polvere di rospo, sospesa al
collo di una donna dai flussi mestruali irregolari, ne avrebbe ristabilita la regolarità. La stessa polvere avrebbe guarito dall'incontinenza urinaria; assunta per uso interno, avrebbe curato l'idropisia; posta
sui reni, avrebbe sbloccato l'anuresi; cosparsa sopra una parte offesa da un morso velenoso, avrebbe attratto a sé il veleno; applicata sulle piante dei piedi, sarebbe stata un rimedio efficace contro le febbri e i disturbi cardiaci. Le ossa delle sue cosce, accostate ai denti, li avrebbero guariti da ogni dolore.
Claude Lévi-Strauss descrive uno strano rituale amazzonico in uso presso i Tubi Kawahib, al quale potè assistere:Ecco ora, ai confini della magia nera, la Oraqao do sapo seco, orazione del rospo secco, che si trova in un libro in commercio, il Livro de Sào Cipriano. Ci si procura un grosso rospo curucu o sapo leiteiro, lo si sotterra fino al collo un venerdì, gli si fanno inghiottire delle braci accese. Dopo otto giorni si può andare a cercarlo, esso è scomparso. Ma nello stesso luogo nasce un «arbusto a tre rami», di tre colori. Il ramo bianco è per l'amore, il nero per il lutto, il rosso per la disperazione. Il nome della preghiera deriva dal fatto che il rospo si dissecca e quindi neanche l'avvoltoio può mangiarlo. Si coglie il ramo che corrisponde all'intenzione dell'offiriante e lo si tiene nascosto a tut
ti. La preghiera si pronuncia al seppellimento dell'animale.
Veniva anche adoperato come farmaco contro la peste. Presso le popolazioni della Germania settentrionale se ne essiccava la pelle che, applicata sulle parti malate (così si sosteneva), attraeva il veleno pestilenziale sino a gonfiarsi sensibilmente.Vi fu anche chi, come Giovanni Battista Van der Helmont, fabbricò pillole composte di rospi morti e appesi per tre giorni a testa in giù accanto a un gran fuoco, della loro materia mucosa e infine dei vermiciattoli trovati nei loro occhi: il tutto veniva impastato con cera e gomma arabica. Le pillole, poste sopra la mammella sinistra dell'appestato, avrebbero allontanato il contagio; collocate sopra la parte infetta, avrebbero addirittura estratto il veleno. Furono chiamate xenechtum, xenechdon, zeneton, ovvero amuleto.
La bufonius lapis o pietra respina
Si favoleggiava che il rospo possedesse una pietra portentosa, il bufonius lapis o pietra rospina: crapaudine in francese, Krotenstein o Krottenstein in tedesco. Questa credenza, diffusa nel Medioevo e nel Rinascimento, risaliva all'antichità: i Greci la chiamavano batrakités e i latini bora. Auguri e indovini la consultavano. Si diceva che si coprisse di sudore al contatto di una coppa dove fosse stata versata anche una sola goccia di veleno.
I principi la ricercavano come amuleto e rarità di valore: lo testimonia per esempio l'inventario dei gioielli del duca d'Angiò, re di Napoli, di Sicilia e di Gerusalemme, del 1360, che menziona una coppa di cristallo tempestata di smalti, il cui coperchio conteneva nel pomello una pietra rospina. Le più ricercate erano quelle che presenta vano sulla superficie un disegno a forma di croce stellata o di rospo.
Il bufonius lapis, della grandezza di una nocciola, si sarebbe trovato nella testa del rospo e più esattamente nella fronte, oppure, secondo un'altra credenza, nel cervello; ma soltanto nei rospi grossi e vecchi.
Si credeva che l'animale sputasse o vomitasse la pietra rospina incerte circostanze: per esempio, con un panno rosso lo si spingeva a entrare in una buca, dove lo si teneva esposto al sole finché, tormentato dalla calura e dall'arsura, non fosse indotto a vomitarla; poi, con un recipiente opportunamente disposto, la si raccoglieva con la massima sollecitudine affinché non se la riprendesse. Un altro metodo di estrazione consisteva nell'imprigionare il povero animaletto in un vaso di terracotta forato qua e là per poi depositarlo in un formicaio: le formiche lo avrebbero spolpato lasciando la pietra insieme con le ossa.
L'estrazione, la confezione e la vendita della portentosa pietra erano monopolio delle fattucchiere,161 mentre gli orafi, dato il suo valore commerciale, confezionavano anelli d'oro e d'argento dov'era incastonata in modo da poter essere in diretto contatto con la pelle e trasmettere così a tutto il corpo le sue virtù.
Oltre a svelare e neutralizzare ogni veleno il bufonius lapis sedava le infiammazioni prodotte da animali velenosi: bastava porlo a contatto con la parte lesa o strofinarvelo sopra leggermente.
In realtà le pietre rospine sono concrezioni di animali di varia natura. Le più celebri sono piccoli ricci fossili più o meno traslucidi per cristallizzazione, varietà di Coxàia conica, un echinoide di piccola di
mensione. «Circa cinquantanni fa» scriveva nel 1940 Charbonneau Lassay «si raccoglievano ancora; venivano montate in pendenti come preziosi talismani contro molte malattie e avversità.»
Secondo De Gubematis, che attribuiva spesso un simbolismo solare o lunare agli animali, sarebbe facile capire perché dal corpo di un animale che suscitava ribrezzo si potesse estrarre una pietra così
miracolosa. Secondo lo studioso torinese quella pietra era simbolo del sole che all'alba è destinato a uscire dalle tenebre della notte o, in primavera, da quelle deH'invemo. Ma ci pare un'interpretazione arzigogolata.
Il rospo e i suoi avversari: la donnola, il serpente e il ragno
Nel Medioevo si credeva che il rospo, con il suo sguardo fascinatore, riuscisse a spingere la donnola a gettarsi nelle sue fauci. «Il rospo» scriveva Ripa descrivendo l'emblema dell'istinto naturale «ha
tale istinto e tale proprietà della sua forma che per virtù occulta tira a sé la donnola come la calamita il ferro e l'ambra la paglia, la quale attrattione si fa per mezzo di quelle spetie, le quali provengono dalla propria forma e si moltiplicano nell'aria sino a che arrivano a fare l'effetto dell'attione.» Su questa supposta capacità i moralisti idearono un'allegoria per mostrare come l'essere più astuto, la donnola, potesse diventare preda della lussuria, simboleggiata, come si spiegherà più avanti, dal rospo. Così scriveva Camillo Camilli nel XVI secolo:
Coetera qui vincis, Ubi curdominata uoluptas Te haud improvisum mergit in exitium?
Tu che ogni essere vinci, perché la voluttà che sai dominareti trascina improvvisamente alla morte che pur hai presagito?
Ma Athanasius Kircher spiegava questa facoltà magnetica sostenendo che la morte della donnola fosse dovuta all'alito velenoso dell'animale.
Un'altra naturale inimicizia era quella con il serpente. Si favoleggiava che i rettili velenosi divorassero i rospi per potere attingervi una maggiore riserva di veleno.167 Ma, contraddicendo questa credenza, si narravano anche mostruosi accoppiamenti del batrace con serpi velenose da cui nascevano rospi con code serpentine. Persino Ulisse Aldrovandi, che pur contestava la possibilità di quegli accoppiamenti, riferiva senz'ombra di dubbio che nel 1555, in un paese della Turingia, un rospo con una lunga coda di serpente era nato addirittura da una donna...
Quanto ha inimicizia fra rospo e ragno, era addirittura proverbiale. Il ragno sospeso alla ragnatela, si diceva, piombava sul rospo pungendone il cervello; e il rospo furibondo e assetato di vendetta si
gonfiava fino a scoppiare.
Si narrava a questo proposito che un giorno un uomo si era disteso su alcuni arbusti verdi che aveva ammassato per riposarsi. Mentre dormiva, un rospaccio gli si era posato sulla bocca aperta minacciando di soffocarlo. Nessuno osava toccarlo per timore del suo veleno. Fortunatamente alla finestra di una vicina capanna c'e ra un ragno. Si decise di trasportarlo sopra il poveretto. Quando
l'animaletto si accorse del rospo si scagliò su di esso pungendolo due o tre volte e costringendolo così ad abbandonare la pericolosa posizione.
Il rospo demoniaco.
Nello zoroastrismo era un attributo di Ahriman, la potenza del male, ma nello stesso tempo emblema della fertilità, come nelle tradizioni arcaiche.
Charbonneau-Lassay ricorda che l'accostamento fra il rospo e lo spirito «immondo» si ritrova ancora nel secolo scorso nell'Annam, dove il rospo-bufalo, che al crepuscolo getta una specie di latrato si
nistro, viene talvolta interpretato come veicolo di Macu!lo spirito del male. E aggiunge anche: «In Africa gli indigeni della regione meridionale del lago Ciad colano in rame e cesellano l'immagine di
un rospo feticcio e malefico; con lo stesso metallo e allo stesso modo fanno anche dei serpenti che divorano il suddetto rospo, e queste immagini neutralizzano le cattive influenze del batrace malfama
to».
Anche la cristianità lo demonizzò considerandolo simbolo di molti vizi: della lussuria perché i suoi amplessi erano considerati libidinosi e schifosamente aggressivi; dell'accidia perché il suo passo
è lento, incerto, indolente; dell'avarizia perché scava nel terreno per nascondervi chissà quali tesori; della gola perché mangerebbe la terra con disgustosa avidità; della collera perché quando è toccato e irritato si adira e secerne un liquido velenoso; della superbia perché quando si trova di fronte a un piccolo animale si gonfia con alterigia per dimostrare la sua superiorità; dell'invidiosa maldicenza perché il suo verso è rauco, sordo, inafferrabile.
Partecipava all'emblema dell'ingiustizia, impersonata da una donna con un vestito bianco pieno di macchie, che teneva nella mano destra una spada e nella sinistra un rospo, mentre per terra giace
vano le tavole della Legge spezzate insieme con un libro, e sotto i suoi piedi delle bilance. Cesare Ripa sosteneva che fosse emblema dell'ingiustizia che ha l'origine nell'avarizia ovvero «ne gli interessi e nel desiderio delle comodità terrene, e però non è un vitio solo particolare nella parte del vitio, ma una malvagità, nella quale tuttele scelleraggini si contengono, e tutti i vitij si raccolgono».
Cecco d'Ascoli, invece, lo vide come il peccatore che fugge la luce del Creatore:
Aspro veneno dico ch'è nel botro
che, per freddezza, fa le membra morte.
Ha li occhi ardenti e '1 corpo ha sì com'otro;
se tu mai cerchi, nel suo lato dextro,
dell'osso che le genti non so' accorte,
ha gran virtude: di ciò t'amaestro.
La fervente acqua subito la fredda,
vale ad amor et a molte altre cose,
e anche la quartana febre sedda;
fugge la ruta e mangia le dolci erbe
e le radice lor fa velenose;
la salvia li par che lui conserve.
Fugge l'aspetto, quanto può, del Sole;
nel bruno tempo lassa le caverne,
per più salute sempre l'ombra cole.
Così disdegna, fuggendo, la luce
la mente che '1 peccato non disceme
e sempre nella pena si conduce:
purché '1 Fattore tema criatura
a cui celar no può la sua figura.
Grazie al suo polivalente simbolismo fu spesso utilizzato dagli scultori delle cattedrali. A Bourges, per esempio, un rospo, quale simbolo della lussuria, è raffigurato neiratto di mordere i seni di una donna; e un altro, simbolo della maldicenza, nell'atto di mordere la linguadi un monaco. Fu soprattutto utilizzato come simbolo della lussuria, come mostrano per esempio i dipinti che rappresentano le tentazioni di sant'Antonio abate, o molte altre opere di pittori, da Bruegel il Vecchio a Hieronymus Bosch. A simboleggiare la lussuria furono scolpiti sul portale della chiesa romanica di Foussais, in Vandea, una sirena che afferrava un pesce e un enorme rospo. Nel Medioevo scultori, pittori e incisori lo mostrano insieme con un serpente e alcune lucertole a divorare gli organi sessuali dei dannati, rappresentati nudi o intenti atastare bramosamente dei seni gonfi di lussuria.
Ancora più eloquente è, nell'arte romanica, la rappresentazione della peccatrice divorata dal rospo: è nuda con il batrace che le divora i seni, si arrampica sulle cosce e addirittura penetra nella vagina. La
dissolutezza sessuale viene così punita dalla maledizione infernale.
Il Tentatole del Musée de l'Oeuvre de Notre-Dame, a Strasburgo, si presenta nelle sembianze di un bel giovane che offre la mela; sulla schiena e fra le pieghe dell'abito si arrampicano rospi e serpenti, inizialmente invisibili allo sguardo dei fedeli.
Il rospo veniva anche considerato uno strumento per punire, nell'inferno, il peccato di ingordigia, come testimonia il cinquecentesco Le grand Kalendrier et Compost des bergiers, facendo raccontare a Lazzaro, dopo la sua resurrezione, che nel mondo dei dannati aveva visto un fiume sulle cui rive i diavoli infilavano degli orribili rospi e altre bestie velenose nelle bocche smisuratamente aperte dei crapuloni.
Divenne persino una delie possibili incarnazioni del diavolo. Nella scultura romanica rappresenta infatti il demonio che l'esorcizzato rivomita, come per esempio sul portico della chiesa di Saint-Légier di Montbrillais (Vienne) o in una miniatura del XVI secolo riportata da Barbier de Montault;176 oppure sgorga dalla bocca dei demoni raffigurando la sozzura delle loro parole. «Si potrebbe opinare, ma è un'ipotesi non sempre convalidabile» scrive Giuseppe Faggin, «che
esso abbia condiviso la sorte del "dio delle streghe": come costui da originario nume della fertilità (il caprone) si è poi trasformato in Satana, il principe del male, così il rospo, da figura ctonia, si è poi tramutato in animale nefasto e diabolico.»
Forse da queste immagini è nata l'espressione «ingoiare il rospo», cioè subire una situazione spiacevole, oppure «sputare un rospo», ovvero liberarsi di uno stato di sofferenza confessandolo liberamente. Sulla cappa di papa Clemente V, del XIV secolo, custodita a Saint-Bertrand de Comminges, il Salvatore comunica Giuda non con il pane ma con un rospo, gesto ispirato dalle parole di Luca: «E Satana entrò in Giuda», e di san Giovanni: «E allora, dopo il boccone, Sata
na entrò in lui».
Alla biblioteca Ambrosiana di Milano si vede san Michele che con la lancia trafigge non un drago ma un enorme rospo.
Il rospo e le streghe
Il rospo accompagnava le streghe nei loro sabba ovvero favoriva le estasi sciamaniche di quelle donne dotate di particolari poteri.
Siccome il veleno che contengono le sue ghiandole, la bufotenina, può provocare turbe allucinatorie, la carne di rospo veniva usata per preparare intrugli che permettevano loro di volare. «È sintomati
co che in certe ricette occulte» osserva Luciano Pirrotta «l'intruglio stregonesco annoveri come ingrediente alternativo al rospo l'amanita muscaria, il fungo picchiettato di bianco che molti studiosi ritengono la più antica, diffusa e utilizzata pianta fra le droghe allucinogene. Oltre a produrre effetti analoghi per l'azione dei rispettivi principi attivi, bufotenina nell'uno, acido ibotenico nell'altro, esisterebbe un ulteriore punto di contatto fra il rospo "diabolico" e l'agarico muscario: il primo infatti vive spesso in una simbiosi parassitistica col secondo, appostandosi all'ombra del fungo per divorare gli insetti che, incautamente avvicinatisi, rimangono storditi dalle sue proprietà tossico-inebrianti.»
Secondo una credenza medievale quei rospi venivano allevati in branchi in riva alle paludi: li sorvegliavano bambini votati al novizia to diabolico. Essi venivano rivestiti di tuniche di velluto rosso o nero per partecipare el battesimo del diavolo. Le streghe procedevano alla cerimonia raccogliendo l'urina emessa dal demonio in un buco e versandola sul capo dei bambini con un aspersorio nero. Il satanico rito era accompagnato da segni della croce fatti a rovescio e con la
mano sinistra, e da formule incantatorie.
Il diavolo a sua volta segnava le streghe col suo marchio, unazampa di rospo in un angolo bianco dell'occhio: grazie a questo segno gli inquisitori - si favoleggiava - potevano riconoscere i seguaci
di Satana. I loro sbirri avevano l'ordine di perquisire, prima del processo, il domicilio degli accusati e di cercare diligentemente in tutti i luoghi dell'abitazione se non vi fosse per caso un rospo nudo o ve
stito con una livrea. Pierre de Lancre compendiava in una frase sintetica quanto si faceva durante il sabba: «Garder, baiser, alicter, escorcer et manger les crapauds».
Si sosteneva che il rospo svolgesse nei confronti della strega la stessa funzione dell'angelo custode per gli uomini.Nella vita quotidiana era il suo famiglio accanto al gatto, di cui condivideva le
mansioni: avvertiva la padrona degli eventuali pericoli, le procaccia va cibo e denaro, procurava, se inviato da lei, morte e disgrazie ai suoi nemici e spesso l'appagava sessualmente. Alla cerimonia sabbatica la strega si recava assistita dal rospo, il suo «spirito familiare» come s'è detto, portandolo sulla spalla sinistra. Ma nessuno lo poteva vedere se non streghe e stregoni. Era vestito di seta scarlatta e ricoperto di una leggiadra cappa verde-nera; inoltre, aveva una coppia di sonagli fissati al collo e alla zampa.
«Nel 1686» scrive Jean-Paul Clébert «una strana opera di Paullini,La storia naturale del rospo, racconta che le streghe assumevano in realtà la forma della bestia malefica, e Boguet si spinge ancora oltre raccontando che il diavolo stesso amava apparire sotto quell'aspetto. Non c'è da stupirsi perciò che i signori facessero schiacciare tutti i rospi che potessero trovarsi nei dintorni del loro castello.»
Nella bolla Vox in Rama dei 13 giugno 1233 papa Gregorio IX descriveva i riti di iniziazione satanica che si praticavano nella regione renana fra i cosiddetti luciferiani. Il diavolo compariva sotto le spoglie di un rospo che l'iniziando baciava appassionatamente fino a quando l'animale si trasformava in un uomo dal pallore straordinario: al Bel Tenebroso il novizio dava un altro bacio che lo spingeva a dimenticare la fede cristiana. Qualche secolo più tardi Pierre de Lan cre raccontava che alla cerimonia iniziatica seguiva una danza oscena alla quale dovevano partecipare tutti i presenti: immancabili i rospi che, assumendo di volta in volta forme e volti diversi, ballavano con movimenti lascivi spingendo le streghe più belle alla lussuria.Spesso, nelle cerimonie sataniche, si portavano delle ostie consacrate che erano state trafugate: le si faceva trangugiare al rospo previamente benedetto. Immagini cinque-secentesche del sabba che raffigurano queste orge mostrano corpi nudi avvinghiati in copule contro natura cui si frammischiano i rospi. Nelle confessioni rese agli inquisitori molti imputati sostengono, convintissimi, di avere danzato tenendo due rospi sui palmi delle mani o di avere partecipato, alternati al diabolico animale, al girotondo controsole eseguito
schiena contro schiena.
Dopo la danza orgiastica si giungeva al banchetto, momento cul minante delia cerimonia satanica. La strega, afferrato un rospo con i denti, lo scorticava vivo gettandolo poi nel calderone tra altri ingre
dienti infernali. Oppure gli troncava la testa con un coltello e, alzando gli occhi al cielo, pronunciava bestemmie contro Dio. Il rito era evidentemente una parodia dell'eucaristia e il povero rospo la vitti
ma sacra che si doveva uccidere e smembrare come l'ostia è spezzata e mangiata.
Il veleno di rospo era ancora usato nel secolo scorso in alcune regioni della Francia, come testimonia una condanna comminata nel 1932, dal tribunale di Metz, a una veggente che aveva composto una
mistura di carne di rospo per aver ragione di un cuore recalcitrante.1»
Il rospo in alcune tradizioni popolari e in gastronomia Ma il rospo, nonostante questa paranoica demonizzazione, haconservato in alcune tradizioni popolari un aspetto positivo, pur li
mitato a qualche sua funzione spirituale. Si favoleggiava, per esempio, che dopo la morte un uomo, che non avesse adempiuto un voto poteva farlo nelle sembianze di un rospo e arrivare finalmente in
cielo strisciando sull'altare di una chiesa della Pietà: sicché se di notte si incontrava un rospo che stava goffamente camminando lo si rispettava.
Si raccontava anche che potesse essere l'incarnazione degli spiriti materni, protettori della casa, i quali la colmavano di tanti doni se li si venerava nell'animale...
Esistono anche ex voto tedeschi, detti «rospi di matrice» o Gebàrmutter-Kròten; di ferro argentato, erano offerti dalle donne in alcunisantuari della Baviera o dell'Alsazia-Lorena: sono custoditi nei mu
sei di Strasburgo e di Nancy. «Un tempo» commenta Jean-Paul Clébert «si credeva che la vagina di una donna avesse la forma di un rospo rovesciato come un guanto.»185 In questa, come nella credenza precedente, sembra riaffiorare l'arcaico rapporto del rospo con laGrande Madre.
Due secoli fa il Pitré raccontava a De Gubernatis che in Sicilia portava fortuna; chi era sfortunato doveva procurarsene uno e nutrirlo a casa propria con pane e vino e cibo consacrato, perché si so
steneva che essi erano originariamente «signori» o «donne forestiere» costretti a una metamorfosi a causa di qualche maledizione;sicché non soltanto non li si uccideva, ma non si doveva nemmeno
inquietarli per timore che, causando loro del male, venissero di notte a sputare dell'acqua negli occhi di chi li aveva maltrattati, i quali non sarebbero mai guariti nemmeno se si fossero raccomandati a
santa Lucia.
Lo stesso De Gubernatis riportava anche una favola che gli aveva narrato una contadina di Cavour, racconto che sembra una variante msia della Bella e la bestia sia dell'apuleiano mito di Amore e Psiche.Un paralitico aveva tre figlie, Caterina, Clorinda e Margherita. Un.giorno, mettendosi in viaggio per consultare un medico celebre, domandò loro che cosa desideravano come regalo. Margherita rispose che avrebbe desiderato un fiore, soltanto un fiore.
L'uomo giunse infine nel castello dove avrebbe dovuto incontrare il medico: ma di costui non c'era nemmeno l'ombra.
Deluso, se ne ripartì per il proprio paese ma, cammin facendo, si rammentò del fiore che aveva dimenticato. Ritornò allora nel giardino del castello e si chinò per cogliere una margherita; proprio in
quel momento apparve un rospo, il quale con una voce sorprendentemente umana lo avvertì che sarebbe morto entro tre giorni se non gli avesse concesso una delle figlie come sposa.
Tornato a casa, il padre si confidò con le tre ragazze; le due più grandi si rifiutarono di sposare il rospo, la terza acconsentì per salvare il padre.
Dopo le nozze l'animaletto si trasformò in un bellissimo giovane raccomandando però a Margherita di non rivelare il segreto a nessuno perché, se lei avesse parlato, sarebbe stato costretto a riassumere
le vecchie sembianze. Poi le donò un magico anello che le avrebbe permesso di ottenere tutto quanto avesse desiderato. Ma le sorelle, visitandola ogni tanto nel castello, cominciarono a sospettare che celasse qualche mistero; e presero a interrogarla connsistenza finché la sciagurata rivelò il segreto. Subito il giovane si ammalò e riprese le sembianze del batrace. Disperata, la giovane cercò di servirsi del magico anello per restituirgli l'aspetto umano; ma non riusciva a ottenere proprio nulla. Allora, delusa e sconsolata, andò a gettarlo in una vicina palude. Mai decisione fu tanto felice: il giovane riapparve e da quel momento non riprese più la forma del rospo; sicché i due sposi, dopo tante vicissitudini, poterono vivere per sempre «felici e contenti».
I rospi appaiono anche in gastronomia tant'è vero che un gourmet come Alexandre Dumas spiegava che si potevano anche mangiare. «I rospi delle Antille hanno la carne così buona e delicata come quella delle rane, e siccome sono molto grossi, due sono sufficienti per fare un buon piatto che si serve in fricassea e di cuigli indigeni sono ghiotti.» E soggiungeva che quando i negri africa
ni erano afflitti da emicrania si sfregavano sulla fronte dei rospi vivi, ottenendo sollievo.
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Visione dualista o Panteista?
Yeah un altro Post Office... Grazie per tutti i commenti al precedente.
Questa volta la domanda è molto più difficile da affrontare e per questo motivo dopo i miei sproloqui senza senso e confusionari, da pazza analfabeta che prova a spiegare qualcosa di davvero semplice, ma difficile. Vi lascio un post stupendo che reputo una punta di diamante del mio Forum, scritto tempo fa da un amica.
Skayler - Post Office
Cercherò di rispondere meglio di quanto abbia fatto di getto via privata con l'interessato, toccando anche punti ben oltre la domanda ed essendo più generica. Mi scuso se i "puristi" "perfezionisti" (o qualsiasi categoria di cagacazzo, voi facciate parte) troveranno alcuni esempi forzati o addirittura assurdi. Appunto per questo motivo alla fine citerò l'articolo di Elena, io cercherò di essere il più semplice e terra terra possibile, mettendomi nei panni di un neofita che legge e magari si ritrova più confuso di prima. Sappiate che non è facile ed io sto scrivendo all'una di notte.
Iniziamo con dire che la visone dualistica è puramente neopagana e Wiccan, ed è a mio parere, una visone troppo semplicistica della concezione divina, ma purtroppo capisco la difficoltà ad abbandonarla e a comprendere tutto in discorso Dio-Dea, rispetto al pantheon. Cercherò di aiutarvi, spero, ma è per lo più, ve lo dico per esperienza personale, è solamente una questione di cultura e abitudine, di ciò che avete imparato e preso per vero, ciò che avete interiorizzato, rispetto a ciò che magari non sapete.
Ho visto, sopratutto la mia generazione, ma anche gli ultimi di voi che si approcciano a questo cammino, esser continuamente imboccati dalla wicca e dai testi neopagani, i più diffusi e quelli con più facile accesso (nonché portati avanti da seminaristi e co) e questa confusione è il risultato di anni e anni (da Gardner a oggi) di informazioni "errate" o filtrate in modo sbagliato.
Ancora mi chiedo cosa abbia spinto ai tempi, gli illustri precursori del neopaganesimo, a decidere deliberatamente cosa portare e cosa nò dal paganesimo. Se per alcuni versi, alcune cose le capisco, come per esempio tutta la parte di pratica oscura (un esempio banale, la Luna Nera) altre cose meno e questa è una di quelle che proprio non capisco, poiché ha influenzato me per prima, per molto tempo. La spiegazione unica e plausibile che mi dò e l'aver voluto rendere semplice la comprensione di una realtà diversa da quella a cui si era abituati, dopo le persecuzioni delle streghe e che volessero eliminare del tutto figure mitologiche simili a personaggi delle fiabe, come potevano forse, sembrare gli Dei per rendere tutto più legittimo, ma non so... In ogni caso, è andata così, non voglio sindacare nulla, ne screditare la Wicca, poiché se mi seguite, sapete che arrivo anche io da lì.
Pertanto, anche per me è stato difficile abbandonare l'idea della dualità divina e il concetto che negli anni si era insinuato dentro di me ovvero: « tutti gli dei sono un Dio e tutte le dee sono una Dea »
Sono forse stata fortunata, perche ho abbandonato questo "falso" concetto, attraverso l'esperienza di una divinità patrona e il lavoro con essa. Lavorare con una divinità specifica ti fa capire quanto parlare genericamente di Dio e Dea voglia dire poco, è come fermarsi alla superficie, è far perdere la parte più succosa della nostra vita!
In oltre, parlare di dualità e di « tutti gli dei sono un Dio e tutte le dee sono una Dea » esclude automaticamente il lavoro con un pantheon specifico. Potrei addirittura, quasi azzardarmi a dire che è quasi parlare di due religiosità diverse. Insomma per fare il primo esempio, è come parlare di Grande Spirito per gli sciamani e di Divinità per i pagani.
Nel paganesimo parlare di divinità patrone, o comunque di divinità specifiche che compongono un Pantheon, equivale a parlare esattamente di quella divinità specifica e non di un archetipo funzionale a tutte quelle racchiudibili sotto un genere, sia questo maschio, femmina (come appunto nel neopaganesiomo con il Dio e la Dea) o sia più specifico con forze/poteri/domini ( come: amore, guerra, inferi, bellezza ecc...)
Quindi possiamo dire che nella visone panteistica, anche la realtà dell'archetipo diventa meramente superficiale; per definizione:
"Archetipo deriva dal greco archè - governo, principio e tupos - primitivo, originario. Gli archetipi sono dei principi primitivi che vanno al di là delle culture, dei simboli, sono delle forme senza contenuto.
Gli archetipi sono più che simboli: sono l'essenza che dà vita al simbolo e sono la potenza che permette al simbolo di esistere nel tempo. Gli archetipi si manifestano in ogni cultura, prendendo voce nei miti, nelle favole, nelle leggende che racchiudono in sé i principali temi dell'uomo dall'origine dei tempi. I sogni ci permettono di entrare in contatto con gli archetipi: se sappiamo leggerli ci aiutano nel processo di costruzione di una coscienza individuale. Ma anche le emozioni, con la loro espressione, ci mostrano un aspetto più superficiale degli archetipi. "
Questo già potrebbe bastarci a capire, poiché si evidenzia come questo concetto racchiuda un insieme di elementi e non qualcosa di specifico. Si parla di un "idea" che prende forma, e assume potere grazie all'idea umana, non a una realtà a se stante, indipendente dall'uomo.
In parole povere e spicciole, sarebbe come dire che attraverso l'archetipo esiste una Divinità, quindi attraverso noi che creiamo l'archetipo Ella esiste, altrimenti no. Questo è un disocrono che può essere fatto da una persona non credente... e non è il nostro caso.
Tuttavia, il neopaganesimo ci insegna che i pantheon non sono altro che archetipi di un unico spirito divino, appunto espresso al massimo nella dualità Dio e Dea. Da questa figura unica (inteso come solo questa) e doppia, otteniamo gli archetipi, definiti come forze/poteri/domini Divini e quindi per deduzione i vari Dei dell'amore, della guerra, della bellezza, degli inferi, ecc...
E' come se queste caratteristiche che definiscono la divinità in poco, fossero solo le sfaccettature dello stesso diamante e ancora, da questo ne deduciamo che pregare un Dio equivale a pregare una totalità di archetipi divini; fate attenzione, archetipi divini, non Divinità a se stanti. Equivale quindi a pregare e venerare un energia, non un qualcosa che vive indipendentemente da noi su qualche piano dell'esistenza.
In questo modo, in oltre, si raggruppano tutte le divinità, di qualsiasi cultura, sotto una stessa dicitura, il che è sbagliato, anche se forse voi ancora non lo vedete.
Per farvi un esempio un po' forzato, sarebbe come dire che le donne umane sono tutte uguali, senza nessuna specificità e ancora se si guarda all'archetipo femminile, ogni femmina è uguale, invece sappiamo bene che non è così. Io non sono uguale a voi, al mondo esistono le specie, animali, vegetali, esseri umani che a loro volta si distinguono in razze, etnie, culture e lingue diverse, ed è inconcepibile dire che io sono uguale a una donna che vive in Africa, si lo siamo, ma solo superficialmente, solo perché siamo entrambe donne. Se parliamo di caratteristiche specifiche di una persona, anche qui possiamo evidenziare ulteriori differenze sostanziali, se io sono un artista perché creo statue, non sono uguale a un artista che suona e compone musica, capite?
A chi di voi farebbe piacere essere considerato solo superficialmente?
Quindi, per quale motivo dovrebbe essere così per gli Dei? Gli Dei! Ciò che noi consideriamo quanto di piu superiore esista. Perché ridurlo a una visione semplice?
Quando voi fate magia, non usate erbe e pietre a caso, le scegliete nello specifico, più conoscete un ingrediente meglio lo potete utilizzare, questi sono strumenti che una strega usa, perché mai allora se non buttiamo erbe a caso in un calderone, dobbiamo riferirci alle Divinità in modo casuale?
Io, data la mia esperienza, non mi sognerei mai di pensare che parlando con Odino mi stia riferendo automaticamente a tutti gli dei maschili di tutti i pantheon e purtroppo questo è l'altro grave errore in cui si incorre attraverso la dualità.
In oltre, Odino che figura anche come padre degli Dei, non è comunque uguale a un Dio come Zeus, anch'esso padre degli Dei. Sarebbe come dire (esempio forzato) che mio padre è come vostro padre, se parlo ad un padre generico, può ascoltarmi il vostro come il mio, poco importa, ma questo non accadrebbe mai.
Eliminare la specificità delle divinità equivale a eliminare la divinità stessa.
Capisco che sia difficile da capire per chi non ha esperienza diretta con una divinità, perché questo aiuta molto a capire la loro unicità, così come esattamente la conoscevano gli antichi prima del neopaganesimo; ma nella visone pagana panteistica, pregare e invocare una specifica divinità vuol dire esattamente pregare quella divinità, che esiste cosmologicamente in qualche piano dell'esistenza, con le sue caratteristiche specifiche e con il suo linguaggio.
Ed è importante conoscere queste caratteristiche e questo linguaggio, perché non si può parlare lingue differenti, o fare esperienze approssimative o a casaccio, guidati dalla nostra curiosità.
Qui sia apre un altro problema, il mischiare divinità di pantheon diversi.
Alcuni, ormai lo vedo di frequente, lo fanno abitualmente con un alzata di spalle definendosi eclettici. Essere Eclettico non vuol dire niente! Questo è un altro errore "del libero arbitrio neopagano". Non si può essere qualsiasi cosa si voglia solo perché ci piace, non si può adottare una divinità solo perché ci affascina.
Si, se volete siete liberi di farlo, gli unici a perderci siete voi, perché il vostro lavoro sarà un estenuante ricerca, una fatica immane nel adattare linguaggi diversi, o l'errore di adottarne uno proprio pensando che basti, con nessun vero risultato.
Non dico questo da maestrina, lo dico per esperienza. Una divinità non è un famiglio e come ho già detto ampiamente, è unica e specifica. Non rispettare questa unicità equivale a non rispettare la Divinità.
Fare offerte ad un altare dove presenziano Dei di diversi pantheon, è se ci pensate, sciocco. Come potete credere che Cernunnos e Freya si possano trovare l'uno ad accettare l'offerta dell'altro, l'uno nel modo di pregare dell'altro, l'uno le credenze della tradizione dell'altro.
Sono concetti semplici, pensateci, riflettete. Capirete!
Questa che potrebbe sembrare una sottile differenza tra pantheon che si assomigliano, resta comunque un enorme differenza specifica.
Sappiamo tutti che esistono Dei simili in culture diverse, ma se gli analizzate ognuno nello specifico, la loro essenza non può essere minimizzata ad un unico aspetto. Come dicevo prima, Odino e Zeus sono entrambi padri degli Dei, ma a parte questo appellativo, in comune non hanno niente.
A cosa servirebbero libri scritti e culture tramandate, se tutto potesse essere una accozzaglia di similitudini?
Ripeto, capisco la difficoltà, era difficile anche per me capire e cambiare il modo di pensare da dualista a panteista, ma è stato obbligato, così come è stato di obbligo prendere una direzione unica (di tradizione) e smetterla di pasticciare. Ciò non toglie che nella vita si possa avere a che fare con Divinità differenti, provenienti da pantheon diversi. Questo accade proprio perché Essi esistono, e non sono un unica cosa.
Con questo non voglio nemmeno arrestare la vostra crescita chiedendovi di buttarvi subito su un pantheon specifico, anzi, conoscere tutto ciò che vi stimola è importante. Come potete vedere dai mie video e dal mio blog, ho spesso parlato di Tradizione Nordica, come di woo-doo, di Santeria, di sciamanesimo, di Curanderos, di stregoneria Cornica, scozzese ecc...
Sono tutte cose che mi hanno attratta o mi attraggono, le studio, ve le faccio conoscere quando reputo che sia qualcosa di meritevole, ma non fanno tutte parte della mia tradizione. In passato cercando la mia strada son passata in tanti contesti, fatto tanti studi e ancora oggi è così, è naturale. Un tempo sicuramente non circolavano le informazioni di cui disponiamo oggi e la propria tradizione si apprendeva dal contesto in cui si nasceva. Mi vien da dire che si faceva molta meno fatica, ma è comunque un dono grande quello di cui noi disponiamo, dobbiamo solo farne buon uso.
Toccherò un ultimo punto prima di lasciarvi all'articolo di Elena.
Scegliere tradizione e pantheon. Molto brevemente, alcuni storcono il naso a vedere per esempio, nel mio caso, un'italiana senza alcun retaggio culturale o discendenza, seguire una tradizione così lontana come quella nordica, lo stesso per l'indirizzo da Hedgewitch di cui mi appello per definirmi più concretamente, poiché non sono una strega norrena ma nordica, tradizionale, con pantheon norreno.
Dovrei, per alcuni, sicuramente seguire qualcosa di più vicino alla mia terra di origine e ai mie antenati (che si dal il caso non fossero vichinghi ma nemmeno streghe italiane, pertanto, se così fosse, dovrei essere cattolica). Non mi sento cosi tradizionalista da trovarmi in accordo. Non credo sarebbe nemmeno più semplice. Per onor di cronaca, sono passata anche dalle tradizioni Italiche, semplicemente non erano per me, semplicemente non sono stata chiamata da queste.
Questo è il punto essenziale, io sono stata chiamata dal pantheon Norreno, sorprendentemente, visto che all'epoca ne ero particolarmente ignorante, non so i motivi, non so se ce una spiegazione riconducibile ad un altra vita, o a discendenze cosi antiche da essersi perse nella mia linea famigliare, so solo che così è! Quindi ascoltate al di fuori delle vostre preferenze, cercate, studiate, ma tenete teso l'orecchio. Quasi tutto quello che vi ho detto sta notte, sarà da voi meglio compreso quando verrete chiamati da una Divinità. Ci potrebbero volere molti anni, i mie non sono molti ma nemmeno pochi, l'importante e che voi continuiate, in modo da essere preparati a poter sostenere un simile e meraviglioso rapporto!
Detto questo vi saluto lasciandovi questo bellissimo articolo di Elena, scritto in maniera assolutamente piu accademica del mio, e sicuramente vi aiuterà a capire meglio tutto il mio sproloquio.
Mi piacerebbe sapere la vostra opinione qui sotto! Vi aspetto. Grazie!
Questa volta la domanda è molto più difficile da affrontare e per questo motivo dopo i miei sproloqui senza senso e confusionari, da pazza analfabeta che prova a spiegare qualcosa di davvero semplice, ma difficile. Vi lascio un post stupendo che reputo una punta di diamante del mio Forum, scritto tempo fa da un amica.
Skayler - Post Office
....Ciò che più mi interessa nella pratica pagana e il rapporto con le divinità, il ciclo delle stagioni e quindi il contatto con la natura, e ho un dubbio che nonostante cerchi di colmare con ricerche e quant'altro non mi è del tutto chiaro.
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Cercherò di rispondere meglio di quanto abbia fatto di getto via privata con l'interessato, toccando anche punti ben oltre la domanda ed essendo più generica. Mi scuso se i "puristi" "perfezionisti" (o qualsiasi categoria di cagacazzo, voi facciate parte) troveranno alcuni esempi forzati o addirittura assurdi. Appunto per questo motivo alla fine citerò l'articolo di Elena, io cercherò di essere il più semplice e terra terra possibile, mettendomi nei panni di un neofita che legge e magari si ritrova più confuso di prima. Sappiate che non è facile ed io sto scrivendo all'una di notte.
Iniziamo con dire che la visone dualistica è puramente neopagana e Wiccan, ed è a mio parere, una visone troppo semplicistica della concezione divina, ma purtroppo capisco la difficoltà ad abbandonarla e a comprendere tutto in discorso Dio-Dea, rispetto al pantheon. Cercherò di aiutarvi, spero, ma è per lo più, ve lo dico per esperienza personale, è solamente una questione di cultura e abitudine, di ciò che avete imparato e preso per vero, ciò che avete interiorizzato, rispetto a ciò che magari non sapete.
Ho visto, sopratutto la mia generazione, ma anche gli ultimi di voi che si approcciano a questo cammino, esser continuamente imboccati dalla wicca e dai testi neopagani, i più diffusi e quelli con più facile accesso (nonché portati avanti da seminaristi e co) e questa confusione è il risultato di anni e anni (da Gardner a oggi) di informazioni "errate" o filtrate in modo sbagliato.
Ancora mi chiedo cosa abbia spinto ai tempi, gli illustri precursori del neopaganesimo, a decidere deliberatamente cosa portare e cosa nò dal paganesimo. Se per alcuni versi, alcune cose le capisco, come per esempio tutta la parte di pratica oscura (un esempio banale, la Luna Nera) altre cose meno e questa è una di quelle che proprio non capisco, poiché ha influenzato me per prima, per molto tempo. La spiegazione unica e plausibile che mi dò e l'aver voluto rendere semplice la comprensione di una realtà diversa da quella a cui si era abituati, dopo le persecuzioni delle streghe e che volessero eliminare del tutto figure mitologiche simili a personaggi delle fiabe, come potevano forse, sembrare gli Dei per rendere tutto più legittimo, ma non so... In ogni caso, è andata così, non voglio sindacare nulla, ne screditare la Wicca, poiché se mi seguite, sapete che arrivo anche io da lì.
Pertanto, anche per me è stato difficile abbandonare l'idea della dualità divina e il concetto che negli anni si era insinuato dentro di me ovvero: « tutti gli dei sono un Dio e tutte le dee sono una Dea »
Sono forse stata fortunata, perche ho abbandonato questo "falso" concetto, attraverso l'esperienza di una divinità patrona e il lavoro con essa. Lavorare con una divinità specifica ti fa capire quanto parlare genericamente di Dio e Dea voglia dire poco, è come fermarsi alla superficie, è far perdere la parte più succosa della nostra vita!
In oltre, parlare di dualità e di « tutti gli dei sono un Dio e tutte le dee sono una Dea » esclude automaticamente il lavoro con un pantheon specifico. Potrei addirittura, quasi azzardarmi a dire che è quasi parlare di due religiosità diverse. Insomma per fare il primo esempio, è come parlare di Grande Spirito per gli sciamani e di Divinità per i pagani.
Nel paganesimo parlare di divinità patrone, o comunque di divinità specifiche che compongono un Pantheon, equivale a parlare esattamente di quella divinità specifica e non di un archetipo funzionale a tutte quelle racchiudibili sotto un genere, sia questo maschio, femmina (come appunto nel neopaganesiomo con il Dio e la Dea) o sia più specifico con forze/poteri/domini ( come: amore, guerra, inferi, bellezza ecc...)
Quindi possiamo dire che nella visone panteistica, anche la realtà dell'archetipo diventa meramente superficiale; per definizione:
"Archetipo deriva dal greco archè - governo, principio e tupos - primitivo, originario. Gli archetipi sono dei principi primitivi che vanno al di là delle culture, dei simboli, sono delle forme senza contenuto.
Gli archetipi sono più che simboli: sono l'essenza che dà vita al simbolo e sono la potenza che permette al simbolo di esistere nel tempo. Gli archetipi si manifestano in ogni cultura, prendendo voce nei miti, nelle favole, nelle leggende che racchiudono in sé i principali temi dell'uomo dall'origine dei tempi. I sogni ci permettono di entrare in contatto con gli archetipi: se sappiamo leggerli ci aiutano nel processo di costruzione di una coscienza individuale. Ma anche le emozioni, con la loro espressione, ci mostrano un aspetto più superficiale degli archetipi. "
Questo già potrebbe bastarci a capire, poiché si evidenzia come questo concetto racchiuda un insieme di elementi e non qualcosa di specifico. Si parla di un "idea" che prende forma, e assume potere grazie all'idea umana, non a una realtà a se stante, indipendente dall'uomo.
In parole povere e spicciole, sarebbe come dire che attraverso l'archetipo esiste una Divinità, quindi attraverso noi che creiamo l'archetipo Ella esiste, altrimenti no. Questo è un disocrono che può essere fatto da una persona non credente... e non è il nostro caso.
Tuttavia, il neopaganesimo ci insegna che i pantheon non sono altro che archetipi di un unico spirito divino, appunto espresso al massimo nella dualità Dio e Dea. Da questa figura unica (inteso come solo questa) e doppia, otteniamo gli archetipi, definiti come forze/poteri/domini Divini e quindi per deduzione i vari Dei dell'amore, della guerra, della bellezza, degli inferi, ecc...
E' come se queste caratteristiche che definiscono la divinità in poco, fossero solo le sfaccettature dello stesso diamante e ancora, da questo ne deduciamo che pregare un Dio equivale a pregare una totalità di archetipi divini; fate attenzione, archetipi divini, non Divinità a se stanti. Equivale quindi a pregare e venerare un energia, non un qualcosa che vive indipendentemente da noi su qualche piano dell'esistenza.
In questo modo, in oltre, si raggruppano tutte le divinità, di qualsiasi cultura, sotto una stessa dicitura, il che è sbagliato, anche se forse voi ancora non lo vedete.
Per farvi un esempio un po' forzato, sarebbe come dire che le donne umane sono tutte uguali, senza nessuna specificità e ancora se si guarda all'archetipo femminile, ogni femmina è uguale, invece sappiamo bene che non è così. Io non sono uguale a voi, al mondo esistono le specie, animali, vegetali, esseri umani che a loro volta si distinguono in razze, etnie, culture e lingue diverse, ed è inconcepibile dire che io sono uguale a una donna che vive in Africa, si lo siamo, ma solo superficialmente, solo perché siamo entrambe donne. Se parliamo di caratteristiche specifiche di una persona, anche qui possiamo evidenziare ulteriori differenze sostanziali, se io sono un artista perché creo statue, non sono uguale a un artista che suona e compone musica, capite?
A chi di voi farebbe piacere essere considerato solo superficialmente?
Quindi, per quale motivo dovrebbe essere così per gli Dei? Gli Dei! Ciò che noi consideriamo quanto di piu superiore esista. Perché ridurlo a una visione semplice?
Quando voi fate magia, non usate erbe e pietre a caso, le scegliete nello specifico, più conoscete un ingrediente meglio lo potete utilizzare, questi sono strumenti che una strega usa, perché mai allora se non buttiamo erbe a caso in un calderone, dobbiamo riferirci alle Divinità in modo casuale?
Io, data la mia esperienza, non mi sognerei mai di pensare che parlando con Odino mi stia riferendo automaticamente a tutti gli dei maschili di tutti i pantheon e purtroppo questo è l'altro grave errore in cui si incorre attraverso la dualità.
In oltre, Odino che figura anche come padre degli Dei, non è comunque uguale a un Dio come Zeus, anch'esso padre degli Dei. Sarebbe come dire (esempio forzato) che mio padre è come vostro padre, se parlo ad un padre generico, può ascoltarmi il vostro come il mio, poco importa, ma questo non accadrebbe mai.
Eliminare la specificità delle divinità equivale a eliminare la divinità stessa.
Capisco che sia difficile da capire per chi non ha esperienza diretta con una divinità, perché questo aiuta molto a capire la loro unicità, così come esattamente la conoscevano gli antichi prima del neopaganesimo; ma nella visone pagana panteistica, pregare e invocare una specifica divinità vuol dire esattamente pregare quella divinità, che esiste cosmologicamente in qualche piano dell'esistenza, con le sue caratteristiche specifiche e con il suo linguaggio.
Ed è importante conoscere queste caratteristiche e questo linguaggio, perché non si può parlare lingue differenti, o fare esperienze approssimative o a casaccio, guidati dalla nostra curiosità.
Qui sia apre un altro problema, il mischiare divinità di pantheon diversi.
Alcuni, ormai lo vedo di frequente, lo fanno abitualmente con un alzata di spalle definendosi eclettici. Essere Eclettico non vuol dire niente! Questo è un altro errore "del libero arbitrio neopagano". Non si può essere qualsiasi cosa si voglia solo perché ci piace, non si può adottare una divinità solo perché ci affascina.
Si, se volete siete liberi di farlo, gli unici a perderci siete voi, perché il vostro lavoro sarà un estenuante ricerca, una fatica immane nel adattare linguaggi diversi, o l'errore di adottarne uno proprio pensando che basti, con nessun vero risultato.
Non dico questo da maestrina, lo dico per esperienza. Una divinità non è un famiglio e come ho già detto ampiamente, è unica e specifica. Non rispettare questa unicità equivale a non rispettare la Divinità.
Fare offerte ad un altare dove presenziano Dei di diversi pantheon, è se ci pensate, sciocco. Come potete credere che Cernunnos e Freya si possano trovare l'uno ad accettare l'offerta dell'altro, l'uno nel modo di pregare dell'altro, l'uno le credenze della tradizione dell'altro.
Sono concetti semplici, pensateci, riflettete. Capirete!
Questa che potrebbe sembrare una sottile differenza tra pantheon che si assomigliano, resta comunque un enorme differenza specifica.
Sappiamo tutti che esistono Dei simili in culture diverse, ma se gli analizzate ognuno nello specifico, la loro essenza non può essere minimizzata ad un unico aspetto. Come dicevo prima, Odino e Zeus sono entrambi padri degli Dei, ma a parte questo appellativo, in comune non hanno niente.
A cosa servirebbero libri scritti e culture tramandate, se tutto potesse essere una accozzaglia di similitudini?
Ripeto, capisco la difficoltà, era difficile anche per me capire e cambiare il modo di pensare da dualista a panteista, ma è stato obbligato, così come è stato di obbligo prendere una direzione unica (di tradizione) e smetterla di pasticciare. Ciò non toglie che nella vita si possa avere a che fare con Divinità differenti, provenienti da pantheon diversi. Questo accade proprio perché Essi esistono, e non sono un unica cosa.
Con questo non voglio nemmeno arrestare la vostra crescita chiedendovi di buttarvi subito su un pantheon specifico, anzi, conoscere tutto ciò che vi stimola è importante. Come potete vedere dai mie video e dal mio blog, ho spesso parlato di Tradizione Nordica, come di woo-doo, di Santeria, di sciamanesimo, di Curanderos, di stregoneria Cornica, scozzese ecc...
Sono tutte cose che mi hanno attratta o mi attraggono, le studio, ve le faccio conoscere quando reputo che sia qualcosa di meritevole, ma non fanno tutte parte della mia tradizione. In passato cercando la mia strada son passata in tanti contesti, fatto tanti studi e ancora oggi è così, è naturale. Un tempo sicuramente non circolavano le informazioni di cui disponiamo oggi e la propria tradizione si apprendeva dal contesto in cui si nasceva. Mi vien da dire che si faceva molta meno fatica, ma è comunque un dono grande quello di cui noi disponiamo, dobbiamo solo farne buon uso.
Toccherò un ultimo punto prima di lasciarvi all'articolo di Elena.
Scegliere tradizione e pantheon. Molto brevemente, alcuni storcono il naso a vedere per esempio, nel mio caso, un'italiana senza alcun retaggio culturale o discendenza, seguire una tradizione così lontana come quella nordica, lo stesso per l'indirizzo da Hedgewitch di cui mi appello per definirmi più concretamente, poiché non sono una strega norrena ma nordica, tradizionale, con pantheon norreno.
Dovrei, per alcuni, sicuramente seguire qualcosa di più vicino alla mia terra di origine e ai mie antenati (che si dal il caso non fossero vichinghi ma nemmeno streghe italiane, pertanto, se così fosse, dovrei essere cattolica). Non mi sento cosi tradizionalista da trovarmi in accordo. Non credo sarebbe nemmeno più semplice. Per onor di cronaca, sono passata anche dalle tradizioni Italiche, semplicemente non erano per me, semplicemente non sono stata chiamata da queste.
Questo è il punto essenziale, io sono stata chiamata dal pantheon Norreno, sorprendentemente, visto che all'epoca ne ero particolarmente ignorante, non so i motivi, non so se ce una spiegazione riconducibile ad un altra vita, o a discendenze cosi antiche da essersi perse nella mia linea famigliare, so solo che così è! Quindi ascoltate al di fuori delle vostre preferenze, cercate, studiate, ma tenete teso l'orecchio. Quasi tutto quello che vi ho detto sta notte, sarà da voi meglio compreso quando verrete chiamati da una Divinità. Ci potrebbero volere molti anni, i mie non sono molti ma nemmeno pochi, l'importante e che voi continuiate, in modo da essere preparati a poter sostenere un simile e meraviglioso rapporto!
Detto questo vi saluto lasciandovi questo bellissimo articolo di Elena, scritto in maniera assolutamente piu accademica del mio, e sicuramente vi aiuterà a capire meglio tutto il mio sproloquio.
Mi piacerebbe sapere la vostra opinione qui sotto! Vi aspetto. Grazie!
Divinità e Numen, si è scelti o si sceglie? Vi ringrazio Elena Paganesimo Romano |
NON COPIATE QUESTO POST, NELLO SPECIFICO L'ARTICOLO DI ELENA, DI PROIETà DELL AUTRICE CHE LO HA GENTILMENTE CONCESSO A ME E A Sacerdotessedi Avalon Forum.
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mercoledì 20 maggio 2015
Difendersi e proteggersi
Era una vita che non scrivevo un Pote Office, con i mie consigli. Oggi la richiesta mi è pervenuta da un amica, non dalla mia posta elettronica, in ogni caso penso che ne possa venire fuori un bel post e quindi seguo con la sua richiesta descritta più o meno.
Skayler - Post Office
Chi non si è mai trovato almeno una volta nella vita in questa situazione? Sentire il bisogno di allontanare qualcuno che può nuocervi, senza per forza eseguire una maledizione nei suoi confronti, visto che non tutti i neopagani sono in accordo con queste pratiche oscure.
Talvolta, il nemico non è per forza magico e quindi, forse, abbiamo un gran vantaggio nei suoi confronti per far si che si blocchi sul nascere la sua aggressività. Personalmente penso che il male che ci può infliggere una persona possa anche non essere volontario. Rancore e malelingue a volte hanno lo stesso effetto di un vero e proprio Malocchio quando sono accompagnate da sentimenti negativi come la rabbia o addirittura l'odio. Ricordate che non per forza bisogna allestire un altare per portare qualcosa e nemmeno avere le conoscenze magiche perché abbia effetto.
E' bene quindi avere opzioni per proteggersi da qualsiasi individuo che sia questo una strega o meno.
Queste sono solo alcune delle "manovre" semplici che io consiglio.
Innanzi tutto è una buona norma tenere con voi sempre dell'Acqua di Guerra pronta a difenderci per ogni evenienza. La sua origine può essere fatta risalire alla stregoneria tradizionale ed è patrimonio di moltissimi folklori.
I suoi utilizzi sono: Per ottenere la protezione. Quest'acqua è estremamente aggressiva, energica, ed è un detergente spirituale. Usatela per invertire una maledizione e rinviarle al mittente.
L'acqua di Guerra, è un arma tradizionale che risale quasi sicuramente alle guerre tra streghe. Essa può essere usta su un piano astrale o nel mondo fisico, elimina sia larve spirituali che malintenzionati. Può essere aggiunta ad incantesimi protettivi, di pulizia, incantesimi di inversione.

Quando l'acqua di Guerra è pronta ha un odore pungente e un colore torbido. Non dovete filtrata, lasciatela li anche anni e anni, con i suoi elementi all'interno, quando ne usate un po potete rabboccarla con altro aceto.
Quando dovete usarla, la cosa migliore sarebbe poterla versare davanti al vostro nemico e davanti alla sua abitazione. Nel caso non vi sia possibile, cercate comunque di farlo nei pressi di casa sua, o visualizzate bene la persona da cui difendervi. Al limite versatela fuori da casa vostra come per formare una barriera che il vostro nemico non può passare.
La bottiglia va tenuta chiusa per la maggior parte del tempo ma è bene aprirla periodicamente per favorire l'ossidazione.
Consigliatissima se utilizzate l'acqua è quella raccolta durante un temporale molto violento poiché è piu carica di questa energia.
Per incrementare le ricette potete aggiungere zolfo, e la vostra urina( non fate facce schifate, i fluidi corporei sono un ingrediente così prezioso in magia!)
Conservate l' Acqua di Guerra in un luogo fresco, in linea generale potete comunque aggiungere qualsiasi elemento che sia propedeutico allo scopo. Le varianti per questa barriera magica sono davvero moltissime.
Questo sale è chiamato Sal Negro, Witch's Salt, Drive Away Sale, Sale o Wodoo Santeria Salt. E' generalmente utilizzato per scacciare le energie negative. Si può spargere sulle porte e finestre di una stanza o dell'ufficio per scacciare le negatività e proteggersi dai cattivi collaboratori, o da persone che cercano di metterci i bastoni tra le ruote, e quindi da qualsiasi nemico che si trovi sul nostro cammino, in qualsiasi ambito.
Cospargete la casa o il giardino con questo sale per ottenere protezione. Può essere utilizzato per tracciare un cerchio protettivo particolarmente potente, questo anche nell'ambito rituale se avete necessità di protezione durante un rito, da energie o persone.
In oltre, questo tipo di sale è tradizionalmente utilizzato per rimuovere fatture e incantesimi.
Prepararlo è molto semplice:
Esistono modi diversi che prevedono una parte di sale marino fine, ed un'altra parte di un'altra sostanza che può essere raschiatura di ghisa di un camino o di una stufa, la cenere di un camino, del carbone vegetale, rimasugli di un falò magico, o ancora meglio le ceneri dei vostri incantesimi (io conservo le ceneri dei mie rituali fin dal primo incantesimo che ho fatto, almeno quando non era espressamente richiesto di lasciarle altrove, le conservo da ancor prima di sapere del Sale nero.... ho fatto bene!) aggiungete pepe nero o tintura nera (che personalmente sconsiglio poiché non ne vedo un valore magico).
Pestate in un mortaio gli ingredienti insieme e conservate il vostro Sale nero per ogni evenienza.
Anche sigilli e rune sono molto appropriati per
questi casi. Porto spesso e sovente l'utilizzo di una scatola che io ho confezionato molti anni fa sotto "insegnamento di Lolir". Quella che vedete qui a fianco è la mia, di forma ovale, sarebbe meglio una di forma quadrata o rettangolare, ma vi assicuro che va benissimo anche questa.
Si tratta di una scatola per allontanare e portare via, è usata nella magia tradizionale Europea e americana, così come nell'Hoodoo. Serve per la guarigione, per intrappolare spiriti maligni, gettare strumenti rituali, o per incantesimi, per liberarsi di persone indesiderate, oggetti, emozioni o azioni.
La scatola va confezionata a mano e dipinta magari con vernice ecologica o a base d'acqua, i simboli pirografati o incisi sono una delle più antiche forme d'arte che infondono già nella loro tracciatura l'energia necessaria. Nello specifico questi simboli sono di origine europea, della tradizione cerimoniale Islandese.
Il pentagramma serve a sigillare il contenuto e per proteggere del male contenuto nella scatola, in modo che rimanga all'interno
I simboli sui lati del pentagramma sono chiamati "Hegal Minori" e sono usati contro il male e le fatture.
I quattro simboli ai lati sono i "StatfuGegn Graldri", un incantesimo contro ogni stregoneria e magia nera, rivolti ai 4 angoli della terra.
Evidenzio i StatfuGegn Graldri (foto) perché nel caso abbiate bisogno di protezione essi possono essere anche incisi su tavolette, pietre o pergamene e situati ai quatto angoli della vostra proprietà! Potete quindi usare anche solo questi.
Qualunque cosa nella scatola non uscirà mai e niente che è nella scatola può essere infettato da magia se questo è lo scopo con cui viene conservato.
I simboli sulla base sono "blood oxen, earth oxen" un incantesimo anti furto che funziona giorno e notte per essere sicuri che ogni cosa messa nella scatola non possa essere dissigillata, rubata o dissepolta. L'blood oxen, earth oxen" può essere appeso sulla porta o sulle sicure della vostra azienda per prevenire il furto di giorno e di notte;
Un ottima idea è quella di foderare l'interno in flanella rossa, tradizionalmente usata nell' Hoodoo per amplificare la magia protettiva della scatola.
All'interno e fuori si passano erbe adatte allo scopo, tra cui sangue di drago, sorbo e olii benedetti.
Runestave: Invece, questo è un amuleto intagliato e pirografato su legno, dovrebbe essere di Sorbo, ma non lo è il mio caso. L'idea è stata presa sempre da Lolair, anni e anni fa.
I simboli sono stati utilizzati nella stregoneria Islandese durante Medioevo, servono a proteggere dal male, dalle negatività che entrano a casa. Dovrebbero essere incisi e dipinti con con una miscela di eco-pigmento rosso e sangue della mano, o con sangue di Drago. Vi è un foro nella parte posteriore in modo da poter appendere questo amuleto su un chiodo. Ottimo è appenderlo sopra l'ingresso principale porta in casa - all'interno o all'esterno della casa non importa - dipende se avete problemi che i vicini lo vedano o no.
Si consiglia, in oltre, di dormire con l'amuleto sotto il tuo cuscino per almeno una notte prima di appenderlo.
Il sorbo è un legno di grande potenza che è stato utilizzato per un migliaio di anni, se non di più, nella magia, aggiunge l'efficacia e la potenza di magie e incantesimi.
Passiamo ora a due veri e piropi incantesimi.
* Un incantesimo per invocare la protezione del fuoco *
In un posto pulito del diametro di almeno sei metri, raccogliete una gran quantità di legna, fiammiferi e molta acqua. Prendete uno dei ceppi, tracciate un cerchio dal diametro di tre metri, stabilite i quattro punti cardinali e preparate un piccolo falò per ognuno di essi all'interno del cerchio, senza accenderli.
Accanto ad ogni falò mettete abbastanza combustibile per mantenerlo acceso per almeno mezz’ora; andando prima verso sud, accendete il fuoco, gridando allo stesso tempo queste parole:
Poi andate ad ovest, accendete il fuoco e dite:
A nord accendete il fuoco e dite:
Concludente accendendo il falò ad est:
Afferrate un bastone acceso dal fuoco del sud e lanciatelo nel cielo sopra di voi (attenzione alle ceneri e alle scintille) e dite:
Quindi scagliate il legno in fiamme a terra e dite:
Rimettete il bastone nel fuoco del sud e sedetevi al centro del cerchio osservando il fuoco che brucia. Se necessario aggiungete altro combustibile. Sappiate che le fiamme stanno letteralmente bruciando tutto ciò che può nuocervi a qualunque livello. Fissate bene nella mente le fiamme che bruciano attorno a voi, la sensazione del loro calore, la luce e le qualità protettive.
Quando le fiamme iniziano a languire e voi sentite l’energia salire, spegnete i fuochi con terra e sabbia, bagnateli con acqua e cancellate il cerchio che avete tracciato sul terreno. Lasciate la zona ma conservate il cerchio infuocato di protezione nella vostra mente, in modo da poterlo richiamare in qualunque momento avvertiate bisogno di protezione, fisica, spirituale e mentale.
Se non vi è possibile eseguire questo rituale all'aperto, sostituite i fuochi con quattro grosse candele rosse. Procedete con l’incantesimo, anziché prendere un bastone acceso dal fuoco del sud, prendete la candela in questo punto cardinale e solleva tela sopra la testa e, una volta pronunciate le parole, posatela sul terreno e continuate con l’incantesimo. Quando il rituale è completo, spegnete le candele partendo da ovest con le dita bagnate.
Questo incantesimo può essere sostituito con un Magia degli specchi creando uno specchio portale.
E' molto semplice e sicuramente più pratico che accendere un falò.
Dovete prendere uno specchio che deve poi essere utilizzato solo a questo scopo. Proiettate lo specchio nelle sei direzioni come recita sopra, utilizzando anche le stesse frasi se volete.
Dopodiché potete lasciare lo specchio appeso in un angolo della vostra casa, in modo che assorba ogni negatività, oppure potete conservarlo ben custodito (magari nella scatola sopra) o ancora rilasciare ciò che potrebbe raccogliere all'aperto, con un apposito rito.
La finzione di questo specchio è si quella di riflettere e far tornare al mittente, ma è anche vero che se lasciato esposto ogni specchio può essere una porta, e quindi in questo modo potrebbe assorbire. In questo caso lasciarlo esposto è l'ideale se avete delle larve astrali, spiriti o entità in casa vostra e quindi non nemici in carne e ossa.
C'è ancora un incantesimo che io utilizzo per schermarmi e occultarmi da diversi anni, ma non me ne vogliate questo lo voglio tenere per me. Ovviamente poi ci sono anche altre tantissime ricette, queste sono quelle che più di sovente tengo a portata di mano, o che ho testo con buoni risultati
Mi raccomando, proteggete anche chi abita con voi (compresi animali domestici) perchè non si sa mai che la cattiveria di altri si ripercuota su chi vi è piu caro o è piu debole.
Fonti:
Encyclopedia of 5000 Spells - Judika Illes (itmovesmemorelol.tumblr.com)
www.foretgrove.com (oggi: http://sarahannelawless.com/)
Magia naturale di Scott Cunningham
NON COPIARE, SE LO FATE CITATE LA FONTE DEL MIO BLOG
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Come posso proteggermi e schermarmi da gente che mi sta minacciando ingiustamente? Per evitare che quantomeno le loro lingue od eventuali atti nei mie confronti cadano nel nulla?
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Talvolta, il nemico non è per forza magico e quindi, forse, abbiamo un gran vantaggio nei suoi confronti per far si che si blocchi sul nascere la sua aggressività. Personalmente penso che il male che ci può infliggere una persona possa anche non essere volontario. Rancore e malelingue a volte hanno lo stesso effetto di un vero e proprio Malocchio quando sono accompagnate da sentimenti negativi come la rabbia o addirittura l'odio. Ricordate che non per forza bisogna allestire un altare per portare qualcosa e nemmeno avere le conoscenze magiche perché abbia effetto.
E' bene quindi avere opzioni per proteggersi da qualsiasi individuo che sia questo una strega o meno.
Queste sono solo alcune delle "manovre" semplici che io consiglio.
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I suoi utilizzi sono: Per ottenere la protezione. Quest'acqua è estremamente aggressiva, energica, ed è un detergente spirituale. Usatela per invertire una maledizione e rinviarle al mittente.
L'acqua di Guerra, è un arma tradizionale che risale quasi sicuramente alle guerre tra streghe. Essa può essere usta su un piano astrale o nel mondo fisico, elimina sia larve spirituali che malintenzionati. Può essere aggiunta ad incantesimi protettivi, di pulizia, incantesimi di inversione.

Quando l'acqua di Guerra è pronta ha un odore pungente e un colore torbido. Non dovete filtrata, lasciatela li anche anni e anni, con i suoi elementi all'interno, quando ne usate un po potete rabboccarla con altro aceto.
Quando dovete usarla, la cosa migliore sarebbe poterla versare davanti al vostro nemico e davanti alla sua abitazione. Nel caso non vi sia possibile, cercate comunque di farlo nei pressi di casa sua, o visualizzate bene la persona da cui difendervi. Al limite versatela fuori da casa vostra come per formare una barriera che il vostro nemico non può passare.
La bottiglia va tenuta chiusa per la maggior parte del tempo ma è bene aprirla periodicamente per favorire l'ossidazione.
Consigliatissima se utilizzate l'acqua è quella raccolta durante un temporale molto violento poiché è piu carica di questa energia.
Per incrementare le ricette potete aggiungere zolfo, e la vostra urina( non fate facce schifate, i fluidi corporei sono un ingrediente così prezioso in magia!)
Conservate l' Acqua di Guerra in un luogo fresco, in linea generale potete comunque aggiungere qualsiasi elemento che sia propedeutico allo scopo. Le varianti per questa barriera magica sono davvero moltissime.
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A proposito di barriere, un altro strumento caro a questo scopo protettivo è il Sale Nero, deriva dalla tradizione Hodoo; può essere creato in diversi modi ma come per gran parte della magia è più importante l'intenzione che c'è dietro la preparazione. Questo sale è chiamato Sal Negro, Witch's Salt, Drive Away Sale, Sale o Wodoo Santeria Salt. E' generalmente utilizzato per scacciare le energie negative. Si può spargere sulle porte e finestre di una stanza o dell'ufficio per scacciare le negatività e proteggersi dai cattivi collaboratori, o da persone che cercano di metterci i bastoni tra le ruote, e quindi da qualsiasi nemico che si trovi sul nostro cammino, in qualsiasi ambito.
Cospargete la casa o il giardino con questo sale per ottenere protezione. Può essere utilizzato per tracciare un cerchio protettivo particolarmente potente, questo anche nell'ambito rituale se avete necessità di protezione durante un rito, da energie o persone.
In oltre, questo tipo di sale è tradizionalmente utilizzato per rimuovere fatture e incantesimi.
Prepararlo è molto semplice:
Esistono modi diversi che prevedono una parte di sale marino fine, ed un'altra parte di un'altra sostanza che può essere raschiatura di ghisa di un camino o di una stufa, la cenere di un camino, del carbone vegetale, rimasugli di un falò magico, o ancora meglio le ceneri dei vostri incantesimi (io conservo le ceneri dei mie rituali fin dal primo incantesimo che ho fatto, almeno quando non era espressamente richiesto di lasciarle altrove, le conservo da ancor prima di sapere del Sale nero.... ho fatto bene!) aggiungete pepe nero o tintura nera (che personalmente sconsiglio poiché non ne vedo un valore magico).
Pestate in un mortaio gli ingredienti insieme e conservate il vostro Sale nero per ogni evenienza.
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Anche sigilli e rune sono molto appropriati perquesti casi. Porto spesso e sovente l'utilizzo di una scatola che io ho confezionato molti anni fa sotto "insegnamento di Lolir". Quella che vedete qui a fianco è la mia, di forma ovale, sarebbe meglio una di forma quadrata o rettangolare, ma vi assicuro che va benissimo anche questa.
Si tratta di una scatola per allontanare e portare via, è usata nella magia tradizionale Europea e americana, così come nell'Hoodoo. Serve per la guarigione, per intrappolare spiriti maligni, gettare strumenti rituali, o per incantesimi, per liberarsi di persone indesiderate, oggetti, emozioni o azioni.
La scatola va confezionata a mano e dipinta magari con vernice ecologica o a base d'acqua, i simboli pirografati o incisi sono una delle più antiche forme d'arte che infondono già nella loro tracciatura l'energia necessaria. Nello specifico questi simboli sono di origine europea, della tradizione cerimoniale Islandese.
Il pentagramma serve a sigillare il contenuto e per proteggere del male contenuto nella scatola, in modo che rimanga all'interno
I simboli sui lati del pentagramma sono chiamati "Hegal Minori" e sono usati contro il male e le fatture.I quattro simboli ai lati sono i "StatfuGegn Graldri", un incantesimo contro ogni stregoneria e magia nera, rivolti ai 4 angoli della terra.
Evidenzio i StatfuGegn Graldri (foto) perché nel caso abbiate bisogno di protezione essi possono essere anche incisi su tavolette, pietre o pergamene e situati ai quatto angoli della vostra proprietà! Potete quindi usare anche solo questi.
Qualunque cosa nella scatola non uscirà mai e niente che è nella scatola può essere infettato da magia se questo è lo scopo con cui viene conservato.
I simboli sulla base sono "blood oxen, earth oxen" un incantesimo anti furto che funziona giorno e notte per essere sicuri che ogni cosa messa nella scatola non possa essere dissigillata, rubata o dissepolta. L'blood oxen, earth oxen" può essere appeso sulla porta o sulle sicure della vostra azienda per prevenire il furto di giorno e di notte;
Un ottima idea è quella di foderare l'interno in flanella rossa, tradizionalmente usata nell' Hoodoo per amplificare la magia protettiva della scatola.
All'interno e fuori si passano erbe adatte allo scopo, tra cui sangue di drago, sorbo e olii benedetti.
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Runestave: Invece, questo è un amuleto intagliato e pirografato su legno, dovrebbe essere di Sorbo, ma non lo è il mio caso. L'idea è stata presa sempre da Lolair, anni e anni fa.
I simboli sono stati utilizzati nella stregoneria Islandese durante Medioevo, servono a proteggere dal male, dalle negatività che entrano a casa. Dovrebbero essere incisi e dipinti con con una miscela di eco-pigmento rosso e sangue della mano, o con sangue di Drago. Vi è un foro nella parte posteriore in modo da poter appendere questo amuleto su un chiodo. Ottimo è appenderlo sopra l'ingresso principale porta in casa - all'interno o all'esterno della casa non importa - dipende se avete problemi che i vicini lo vedano o no.
Si consiglia, in oltre, di dormire con l'amuleto sotto il tuo cuscino per almeno una notte prima di appenderlo.
Il sorbo è un legno di grande potenza che è stato utilizzato per un migliaio di anni, se non di più, nella magia, aggiunge l'efficacia e la potenza di magie e incantesimi.
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Passiamo ora a due veri e piropi incantesimi.
* Un incantesimo per invocare la protezione del fuoco *
In un posto pulito del diametro di almeno sei metri, raccogliete una gran quantità di legna, fiammiferi e molta acqua. Prendete uno dei ceppi, tracciate un cerchio dal diametro di tre metri, stabilite i quattro punti cardinali e preparate un piccolo falò per ognuno di essi all'interno del cerchio, senza accenderli.
Accanto ad ogni falò mettete abbastanza combustibile per mantenerlo acceso per almeno mezz’ora; andando prima verso sud, accendete il fuoco, gridando allo stesso tempo queste parole:
“Niente di ciò che viene dal Sud
può farmi del male!”
Poi andate ad ovest, accendete il fuoco e dite:
“Niente di ciò che viene da Ovest
può farmi del male!”
A nord accendete il fuoco e dite:
“Niente di ciò che viene da Nord
può farmi del male!”
Concludente accendendo il falò ad est:
“Niente di ciò che viene da Est
può farmi del male!”
Afferrate un bastone acceso dal fuoco del sud e lanciatelo nel cielo sopra di voi (attenzione alle ceneri e alle scintille) e dite:
“Niente di ciò che viene dall'alto
può farmi del male!”
“Niente di ciò che viene dal basso
può farmi del male!”
Rimettete il bastone nel fuoco del sud e sedetevi al centro del cerchio osservando il fuoco che brucia. Se necessario aggiungete altro combustibile. Sappiate che le fiamme stanno letteralmente bruciando tutto ciò che può nuocervi a qualunque livello. Fissate bene nella mente le fiamme che bruciano attorno a voi, la sensazione del loro calore, la luce e le qualità protettive.
Quando le fiamme iniziano a languire e voi sentite l’energia salire, spegnete i fuochi con terra e sabbia, bagnateli con acqua e cancellate il cerchio che avete tracciato sul terreno. Lasciate la zona ma conservate il cerchio infuocato di protezione nella vostra mente, in modo da poterlo richiamare in qualunque momento avvertiate bisogno di protezione, fisica, spirituale e mentale.
Se non vi è possibile eseguire questo rituale all'aperto, sostituite i fuochi con quattro grosse candele rosse. Procedete con l’incantesimo, anziché prendere un bastone acceso dal fuoco del sud, prendete la candela in questo punto cardinale e solleva tela sopra la testa e, una volta pronunciate le parole, posatela sul terreno e continuate con l’incantesimo. Quando il rituale è completo, spegnete le candele partendo da ovest con le dita bagnate.
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Questo incantesimo può essere sostituito con un Magia degli specchi creando uno specchio portale.
E' molto semplice e sicuramente più pratico che accendere un falò.
Dovete prendere uno specchio che deve poi essere utilizzato solo a questo scopo. Proiettate lo specchio nelle sei direzioni come recita sopra, utilizzando anche le stesse frasi se volete.
Dopodiché potete lasciare lo specchio appeso in un angolo della vostra casa, in modo che assorba ogni negatività, oppure potete conservarlo ben custodito (magari nella scatola sopra) o ancora rilasciare ciò che potrebbe raccogliere all'aperto, con un apposito rito.
La finzione di questo specchio è si quella di riflettere e far tornare al mittente, ma è anche vero che se lasciato esposto ogni specchio può essere una porta, e quindi in questo modo potrebbe assorbire. In questo caso lasciarlo esposto è l'ideale se avete delle larve astrali, spiriti o entità in casa vostra e quindi non nemici in carne e ossa.
C'è ancora un incantesimo che io utilizzo per schermarmi e occultarmi da diversi anni, ma non me ne vogliate questo lo voglio tenere per me. Ovviamente poi ci sono anche altre tantissime ricette, queste sono quelle che più di sovente tengo a portata di mano, o che ho testo con buoni risultati
Mi raccomando, proteggete anche chi abita con voi (compresi animali domestici) perchè non si sa mai che la cattiveria di altri si ripercuota su chi vi è piu caro o è piu debole.
Fonti:
Encyclopedia of 5000 Spells - Judika Illes (itmovesmemorelol.tumblr.com)
www.foretgrove.com (oggi: http://sarahannelawless.com/)
Magia naturale di Scott Cunningham
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martedì 19 maggio 2015
13 Rune della Strega - Parte 1#
Nonostante io sia un po' inorridita sulle prime pagine, anzi proprio all'introduzione, leggendo che le rune scandinave sono di origine Britannica, sono passata oltre mandando giù il rospone e concedendo questo primo post; sintetizzando un po' il capito sulle origini di queste 13 Rune. Cerco di saltare le parti che secondo me sono irrilevanti o storicamente errate, o addirittura un po troppo azzardate, purtroppo ho notato che alcuni concetti sembrano un po basarsi sul chiacchiericcio da piazza e non su una buona conoscenza dell argomento, maaa... cercherò di fare del mio meglio.
A fine lettura sicuramente avrò un parere più chiaro in merito a questo acquisto.
Se leggete mi raccomando lasciate un commento anche solo di ringraziamento. Ricordatevi che potrei semplicemente leggere il testo per i fatti miei senza dirvi nulla, la mia è una gentilezza che faccio a tutti coloro che si sono sempre interessati a queste rune. Un commento non vi costa più del tempo che io ci metto a scrivere dei post, no? E ovviamente aver un riscontro aiuta anche a proseguire con voglia nel lavoro. Quindi non copiate e basta questi appunti grazie.
Le origini
La tradizione della divinazione è molto antica e alle streghe piace trovare metodi eclettici da esplorare, ed ecco qui uno, le tredici Rune della Strega. Questo numero non è stato scelto a caso, ricorda infatti, i componenti di un coven, vi sono in oltre molte scaramanzie sul numero 13, ma molte streghe lo utilizzano per il suo potere e la sua influenza. In oltre, le 13 rune corrispondono ai segni astrologi e alle loro case, più uno -L'occhio- che contiene in sè la visione divinatoria.Tredici Rune suggeriscono le dodici ore che portano fino alla mezzanotte, conosciuta anche come l'ora delle streghe. Le 13 Rune contengono le energie collettive di tutte le rune, in questo modo la runa Occhio diventa "colui che guarda" inteso come una presenza magica che vive nei boschi, o una presenza che è in noi stessi o oltre noi stessi, che conosciamo attraverso il lancio di queste pietre.
Il tredici è quindi un numero dalle grandi influenze, esistono tredici lune in un anno, persino Gesù aveva 13 discepoli e in passato anche i segni dello zodiaco pare fossero tredici.
Mentre i simboli scelti appartengono a molte culture e folklori. Sono stati trovati in europa da nord a sud, da est a ovest, persino in Africa e ancora simili glifi furono ritrovati nel nuovo mondo. Insomma, sono simboli che comunemente potevano essere ritrovati sui talismani di origini diverse, da quelli gitani, la cui origine sembra prevalere, a quelli indiani, ariani, germani ecc... Questo spiega quindi perché alcuni simboli scelti dall'autrice potrebbero ricordare le rune Germaniche molto diffuse in nord europa.(....)
Queste rune rappresentano un linguaggio divinatorio e una simbologia davvero grande e antica e universale, che attinge dalla saggezza arcana, ecco quindi spiegato perché alcuni di questi simboli sono trovati su talismani gipsy (popolazioni nomadi) e hanno finito per diventare un potpurrì di culture diverse. Molti di questi segni furono usati negli scritti dei Pitti, il cui nome si ispira la parola Pixie, ovvero il piccolo polpo, questa idea è supportata dall'antica credenza in cui umani e fate erano alleati naturali.
Ad ogni modo, la simbologia di queste rune ha dei corrispettivi davvero antichi, pensiamo anche all'Egitto e alla magia di questa cultura e l'importanza dei loro geroglifici.
In oltre alcuni simboli come il sole, la luna e le stelle sono davvero simboli semplici e primitivi, forse i primi tra i simboli divinatori utilizzati dall'uomo e hanno preso via via nel corso dei secoli significati a volte diversi a seconda del folklore e della conoscenza a disposizione.
Il legame con il mondo Gypsi tuttavia, è molto forte per quanto concerne queste rune, esiste un piccolo dubbio che questo popolo sia la scintilla della moderna divinazione, tuttavia, questi simboli restano importanti anche in questa cultura.
Come si configurano le streghe in tutto questo? Perché prima di tutto le streghe erano solitarie e vivendo nella loro casa, utilizzando ogni risorsa a loro disponibile, ed è cosi che sono nate numerose forme di divinazione, proprio in ambito "casalingo", con simboli semplici, tangibili. La stregoneria europea ha mantenuto un legame con il mondo gypsi molto forte, sopratutto, per quanto concerne per i paesi dell est e la Russia.
Questa tradizione, questa simbologia appartiene alle streghe ma tuttavia, è usata come ogni cosa, anche da profani.
Liberante tratto da:
Witch's Runes -How to Make and Use You Own Magick Stones di Susan Sheppard.
Immagine di: http://moongoddessgarden.com/
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lunedì 11 maggio 2015
Il segreto degli incensi: Mimosa
Ciao ragazzi nuova riubrichina sugli incensi ogni tanto vi lascerò qualche scheda e qualche info utile su questo tema.
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MIMOSA
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-Latino: Acacia dealbata e Acacia floribunda-Inglese: Mimosa
La mimosa infonde fiducia in se stessi
°Influisce sulla psiche
Corrispondenze astrologiche: Sole, Luna e Marte.
Uso: Olio essenziale , profumo e incenso.
Parole chiave: Afrodisiaco, manda sogni premonitori ed ideale in ambito terapeutico.
In origine l'albero della mimosa cresceva in Australia sud-orientale e in seguito si diffuse in Europa meridionale nella sua forma più volgare.
La fragranza della mimosa simboleggia il progresso, infonde fiducia in se stessi, rende ottimisti, se pur con un tocco di stravaganza.
Il profumo o l'incenso è indicato a chi si trova in preda alla depressione senza più sapere cosa fare, poiché allontana tutte le vibrazioni negative dall'ambiente e dalla psiche.
In virtù del loro effetto sedativo, l'olio essenziale e l'incenso trovano valido riscontro nell'impiego in ambito terapeutico oppure durante l'ipnosi.
La mimosa fornisce sogni premonitori. Strofinandosi la fronte prima di coricarsi con l'olio essenziale, nel corso della produzione onirica, la mimosa potrebbe perfino indurre alla visualizzazione del futuro partners. L'incenso grazie alle sue proprietà stimolanti, esercita invece un potere afrodisiaco.
-Il libro dell'incenso. E. Droesbeke.
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